Italiani nel Mondo

Mamma Rai e la Musica Proibita – Mother RAI and the Forbidden Music

By 10 Novembre 2020 Novembre 23rd, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Mamma Rai e la Musica Proibita

Sembrerà strano all’estero, però la Cultura italiana, partendo dalla musica leggera, televisione e anche il cinema ha una Storia particolare di censura.

Tutti i lettori sicuramente ricorderanno le scene del film premio Oscar “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore, nelle quali il parroco costringe il proiettista Alfredo a rimuovere ogni scena ritenuta “offensiva” perché mostrava in alcuni film baci innocenti e con il passare degli anni diventavano sempre più trasgressivi.

Quelle scene hanno fornito la base per una delle più belle scene riguardanti le meraviglie del cinema con l’adulto Totò che, dopo la morte di Alfredo, ha potuto finalmente vedere ciò che non gli era permesso vedere da bambino. Tra queste scene vediamo quella che fu effettivamente la prima scena in topless nei film italiani di Clara Calamai nel film del 1942 “La Cena delle Beffe” di un regista che oggi è quasi dimenticato, Alessandro Blasetti, e poi a loro volta le altre scene scandalose dei decenni che seguirono.


Negli anni la censura non si è limitata ai singoli parroci ma l’emittente televisiva di Stato italiana RAI è stata famosa per la sua Commissione che richiedeva modifiche a copioni o testi, o censura totale di canzoni o scene non solo perché considerate “oscene” ma anche perché affrontavano questioni delicate, o rischiavano di offendere i leader politici, il Papa e in un caso famoso anche il più potente alleato del Paese.

La RAI poteva far questo perché per i primi decenni dopo l’ultima guerra mondiale era l’unica emittente nel paese e a giusto titolo chiamata “Mamma Rai, ma con l’arrivo prima delle stazioni radio private e poi delle stazioni televisive private questa egemonia è diminuita, ma non per questo la RAI non esercita ancora i poteri di limitare il messaggio di cantanti, registi e altri.

Il primo caso che vogliamo citare coinvolge uno dei primissimi cantautori, e uno dei pochi conosciuti a livello mondiale, ma che nessuno oggi avrebbe pensato potesse subire le imposizioni della censura.

L’amico deceduto

Nella sua canzone “Vecchio frack” del 1955 Domenico Modugno fa un omaggio commovente a un suo amico deceduto. Modugno non solo ha descritto l’amico ma la sua presentazione è anche un’opera teatrale. Però la versione uscita non è quella che lui aveva registrato originalmente.

Infatti, come si capisce dal filmato sotto, la versione originale mostra che l’amico si era suicidato, però la RAI non voleva che si capisse ed impose il cambio del testo per nascondere il fatto doppiamente tragico. Questa tabù sarà cancellato poi nel 1967 da Fabrizio de André con la sua straziante “Preghiera di gennaio” dedicato al suo amico Luigi Tenco suicidatosi al Festival di San Remo di quell’anno.

In ogni caso, chissà se Modugno avrebbe subito la stessa sorte se quella canzone fosse uscita solo tre anni dopo con la sua vittoria al Festival di San Remo e il successo davvero mondiale della sua “Nel blu dipinto di blu”(Volare)?

In quegli anni la Rai già faceva capire che certi commenti e battute non erano graditi. “La pansè” e “Tu vuò fa l’americano” di Renato Carosone, e di nuovo Modugno con “Lazzarella” e “Resta Cu’mme” e persino la presentazione della canzone “Tua” di Jula de Palma al Festival di San Remo del 1960 furono soggetti a censura per non “offfendere” il pubblico.

Gli anni ‘60

Con gli anni ’60 sono arrivati poi anche i cantanti più impegnati socialmente e quindi i temi “delicati” sono diventati una valanga perché erano anche il preludio delle contestazioni del ’68.

Probabilmente il cantautore più colpito è stato il grandissimo Fabrizio de André, perché per lui nessun tema sociale era considerato intoccabile. Parlava di prostitute, droga, giustizia, potere, guerra e così via. Allora non pochi suoi brani ora leggendari come “Via del Campo,” “Bocca di Rosa”, “Il Giudice” e molti altri attrassero l’attenzione non tenera della Censura.

Molti altri cantautori e gruppi furono colpiti dai diktat della censura della RAI, Tony Santagata, Giorgio Gaber, Francesco Guccini e i Nomadi per “Dio è morto”, frase che era stata pronunciata da Nietzsche oltre un secolo prima, Celentano e così via. Ma un caso di censura ebbe l’effetto opposto di quel che la Rai sperava. Tutto per non offendere gli Stati Uniti.

Nella sua “C’era un ragazzo come me che amava i Beatles e i Rolling Stones” Gianni Morandi racconta la storia di un amico americano chiamato alle armi per morire poi in Vietnam. La canzone era una critica non nascosta della Guerra che già attirava proteste in tutto il mondo. Per evitare di offendere l’alleato più importante la RAI impose modifiche al testo che comprendevano una aggiunta di Morandi che faceva il suono del mitra, che effettivamente era più potente della versione originale. Ascoltiamo ora questa canzone.

I decenni recenti

Le contestazioni del ’68 non sono sparite con la fine del decennio. I temi trattati dalle proteste portarono a grandi cambiamenti nella società italiana che sentiamo ancora oggi.

Quindi la musica leggera degli anni ’70, ’80 e oltre rifletteva i dibattiti, le controversie e i punti di vista dei cantanti e i parolieri. Allora canzoni di Claudio Baglioni, Antonello Venditti, Edoardo Bennato, Sergio Endrigo, Luca Carboni, Gino Paoli, Lucio Battisti, Francesco Magni, Elio e le Storie Tese; Marco Masini, Lucio Dalla, Ron, Enrico Ruggeri ed i Pooh, per nominarne alcuni, sono state modificate oppure bandite del tutto.

Ma probabilmente il caso più ridicolo di questa censura non è stato nel testo della canzone, bensì nel talento della davvero grande Mina che, tristemente, non ha mai avuto il riconoscimento internazionale pari al suo talento straordinario.

Nel 1978 Mina presentò il brano “Ancora, ancora” durante il programma “Mille e una luce” dove il problema non era affatto il testo della canzone, ma, come era capitato a Jula de Palma al Festival di San Remo del 1960 già citato, la sua presentazione era considerata troppo “lasciva” al punto, come vedremo nel filmato sotto, che il regista cercò di “smorzare” il tono con effetti speciali, ma senza successo.

Oggigiorno una presentazione del genere sarebbe considerata moderata, soprattutto considerando cantanti come Madonna, Sabrina Salerno, Loredana Bertè ed altri; però la reazione della “Tigre di Cremona” non si fece attendere.

Mina prese male la decisione del regista e si ritirò nella sua villa in Svizzera. Malgrado tutti i singoli e gli album di grandissimo successo nei decenni a venire da quella sera, Mina non si è più esibita in pubblico.

Certamente la reazione di Mina ha aiutato a mettere un velo di mistero sulla sua carriera e indubbiamente non ha nuociuto alle vendite dei suoi dischi, però, quella sera ha dimostrato che censure del genere non sono che un’eredità del passato che faremmo bene a dimenticare, perché molti programmi televisivi hanno superato abbondantemente i limiti che una volta la RAI ha rispettato con uno zelo esagerato.

Sfumature

In ogni caso, di tanto in tanto si sentono lamentele riguardo la censura della RAI. A volte si tratta di qualche vicenda di canzoni, ma, visto il clima politico del paese molto più spesso i problemi nascono non tanto da canzoni, ma da comici e presentatori che hanno offeso le sensibilità di capi politici che decidono la sorte della Rai, e quindi mettono a rischio un’azienda statale che in molti modi ha deciso lo svolgimento della Cultura in Italia.

Nel presentare questa breve Storia della censura RAI, una Storia che potrebbe riempire un libro, vorremmo far capire ai nostri lettori che l’Italia è un paese che molto spesso non è quel che appare all’osservatore all’estero.

La Musica, il cinema e anche l’Arte in generale, come tutte le Signorie del Rinascimento hanno capito perfettamente, non sono sempre solo un mezzo per il semplice intrattenimento ma anche un mezzo efficacissimo per trasmettere messaggi che il potente di turno  vorrebbe o non vorrebbe sentire.

Allora incoraggiamo i nostri lettori ad ascoltare bene le parole delle canzoni italiane che sentono alla televisione, radio o al cinema perché non raramente quel che dicono è un messaggio importante.

E anche questo è un motivo per molti per imparare la lingua italiana perché nel non capire bene la nostra lingua perdiamo le moltissime sfumature dei nostri artisti, di ogni genere, e non solo i cantautori.

 

di emigrazione e di matrimoni

Mother RAI and the Forbidden Music

It will seem strange overseas but Italian Culture, starting with pop music, television and even the movies has had a particular history of censorship.

Many readers will certainly remember the scene in Giuseppe Tornatore’s Oscar winning film “Cinema Paradiso” in which the parish priest forced Alfredo the projectionist to remove every scene he considered “offensive” because it showed at least innocent kisses and which, over the years, became more and more provocative.

Those scenes provided the basis for one of the most beautiful scenes concerning the wonders of the Cinema with the adult Toto who, after Alfredo’s death, could finally see what he was not allowed to see as a child. Amongst these scenes we see what was effectively the first topless scene in Italian movies by Clara Calamai in the 1942 film “La Cena delle Beffe” (“The Jester’s Supper” in the USA) by a director who is almost forgotten today, Alessandro Blasetti, and then in turn the other scandalous scenes of the decades that followed.

Over the years the censorship was not limited to individual parish priests but Italy’s State broadcaster RAI was famous for its Commission that demanded changes to scripts or lyrics, or total censorship of songs or scenes not only because they were considered “obscene” but also because they dealt with delicate issues, or risked offending political leaders, the Pope and in one famous case even the country’s most powerful ally.

RAI could do this because during the first decades after the last world war it was the country’s only broadcaster and righty called “Mamma RAI” (Mother RAI) but with the arrival of the first private radio stations and then television stations this hegemony decreased but this did not mean that RAI did not continue to exercise its power to limit the message of singers, directors and others.

The first case we want to mention involves one of the first cantautori (singer songwriters) and also one of the few known internationally but who nobody today would think could have suffered the “instructions” of the censorship.

The deceased friend

In his 1955 song “Vecchio Frack” (Old Tuxedo) Domenico Modugno makes a moving tribute to a deceased friend. Modugno not only described the friend but his presentation is a piece of theatre. Yet the version that was released was not what he had recorded originally.

In fact, as we can understand from the video below, the original version showed that the friend had committed suicide but RAI did not want this to be understood and imposed the changes to the lyrics to hide the doubly tragic fact. This taboo would be removed in 1967 by Fabrizio de André with his poignant “Preghiera di gennaio” (January ‘s Song) dedicated to his friend Luigi Tenco who had committed suicide at that year’s San Remo Song Festival

In any case, who knows if Modugno would have suffered the same fate if this song had been released only 3 years later after his win at the San Remo Song Festival with “Nel blu dipinto di blu” (Volare) and its truly worldwide success?

In those years RAI had already made it clear that certain comments and jokes were not welcome. “La pansè” and “Tu vuò fa l’americano” by Renato Carosone and Modugno again with “Lazzarella” and “Resta’Cu’mme” and even the presentation of the song “Tua” (Yours) by Jula de Palma at the 1960 San Remo Song Festival were the subject of censorship so as not to “offend” the public.

The ‘60s

And then with the ‘60s also came the more socially committed singers and therefore the “delicate” issues became an avalanche because they were also the prelude to the ’68 protests.

Probably the cantautore who was most hit was the great Fabrizio de André because for him no social issue was untouchable. He sang about prostitutes, drugs, justice, power, war and so forth. So not a few of his now legendary songs such as “Via del Campo,” “Bocca di Rosa”, “Il Giudice” and many others drew the rigorous attention of the censorship.

Many other cantautori and groups were hit by the dictates of RAI’s censorship, Tony Santagata, Giorgio Gaber, Francesco Guccini with the group I Nomadi for “Dio è morto” (God is dead) which forgot that the phrase was used by Nietzsche more than a century before, Adriano Celentano and so on. But one case of censorship had the opposite effect to what RAI hoped and all in order to avoid offending the United States.

In his song “C’era un ragazzo come me che amava i Beatles e i Rolling Stones” (There was a young man like me loved the Beatles and the Rolling stones) Gianni Morandi tells the story of an American friend who was drafted into the Army to then die in Vietnam. The song was an open criticism of the war that had already drawn protests around the world. In order to avoid offending the country’s most important ally RAI imposed changes to the lyrics that included Morandi making the sound of a machine gun that effectively made the song more powerful than the original version.

Recent decades

The ’68 protests did not disappear with the end of the decade. The issues covered by the protests led to great changes in Italian society that we still feel today.

Therefore Italian pop music of the ‘70s, ‘80s and beyond reflected debates, controversies and the points of view of the singers and the lyricists. So songs by Claudio Baglioni, Antonello Venditti, Edoardo Bennato, Sergio Endrigo, Luca Carboni, Gino Paoli, Lucio Battisti, Francesco Magni, Elio e le Storie Tese; Marco Masini, Lucio Dalla, Ron, Enrico Ruggeri and I Pooh, to name a few, were modified or banned altogether.

But probably the most ridiculous case of this censorship was not in the lyrics of the song but rather from the talent of the truly great Mina who, sadly, never had the international recognition on a par with her extraordinary talent.

In 1978 Mina performed the song “Ancora, ancora” in the programme “Mille e una luce” where the problem was not at all in the song’s lyrics but, as happened to Jula de Palam in the 1960 San Remo Song Festival as mentioned above, her presentation that was considered too “wanton” to the point that, as we see in the video below, the director tried to “tone down” the performance with special effects but without success.

Today such a performance would be considered moderate, especially considering singers such as Madonna, Sabrina Salerno, Loredana Berté and others but the reaction of the “Tigress of Cremona” was not long in coming.

Mina took the director’s decision badly and retired to her villa in Switzerland. Despite the great success of all her singles and albums in the decades since that night Mina never again performed in public.

Certainly Mina’s reaction helped to draw a veil of mystery on her career and undoubtedly did not harm the record sales but that evening showed that such censorship was only the legacy of the past that we would do well to forget because many television programmes have far exceeded the limits that RAI once respected with exaggerated zeal.

Nuances

In any case, we still hear from time to time complaints about RAI’s censorship. Sometimes they are about matters concerning a song but, considering the country’s political climate, very often the problems arise not so much from songs but from comedians and presenters who offended the sensibilities of political leaders who decide the fate of RAI and therefore put at risk a state corporation that in many ways has decided the development of Culture in Italy.

In presenting this brief history of RAI’s censorship, a history that could fill a book, we would like to make our readers understand that very often Italy is not the country that it appears to be to overseas observers.

Music, Cinema and even Art in general, as all the great Ruling Houses of Italy’s Renaissance understood perfectly, are not always only simple means of entertainment but also very effective means of transmitting messages that the powerful leaders may or may not want to hear.

So we encourage our readers to listen closely to the words of Italian songs that they hear on the television, radio or at the movies because very often what they say is a very important message.

And this is another reason to learn Italain because not understanding our language well means losing the many nuances of our artists, of every kind, and not only the cantautori.


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