Maduro minacciato da un attacco aereo. Due bombe su Caracas

By 6 agosto 2018Mondo, Primo piano

Gli ordigni lanciati da droni sulla capitale venezuelana durante una parata militare. Maduro: «Hanno cercato di uccidermi. È il piano cospiratore dell’estrema destra colombiana».

di Vito Nicola Lacerenza


Il forte boato di due esplosioni ha creato allarme e pauratra le truppe della guardia nazionale schierate nel centralissimo viale Bolivar, cuore della capitale venezuelana Caracas, per celebrare l’81° anniversario della Guardia Nazionale Bolivariana. La scena è stata ripresa dalle videocamere dei media locali. La prima detonazione ha interrotto di colpo il discorso del presidente venezuelano Nicolás Maduro, che presiedeva alla parata insieme alla moglie e alle alte sfere del governo. Dopo il boato Maduro è rimasto attonito e ha alzato lo sguardo verso il cielo, mentre le guardie del corpo lo mettevano al sicuro. La seconda esplosione ha gettato nel panico le truppe e gli spettatori accorsi all’evento. Uomini in divisa e civili correvano ovunque per ripararsi dall’attacco di presunti droni, del cui intervento non esiste alcuna prova visiva. «Ho visto due bombe volanti- ha affermato Maduro in una conferenza stampa svoltasi alcune ore dopo l’attacco- Hanno cercato di uccidermi. È il piano cospiratore dell’estrema destra colombiana e venezuelana.” Alcuni sospetti sono stati arrestati e messi sotto processo ma tutte le prove dimostrano che dietro l’attentato c’è Juan Manuel Santos.

Il presidente colombiano che, secondo  Nicolás Maduro, sarebbe la mente del “sabotaggio millimetrico e terrorista del sistema elettrico” condotto alcuni giorni fa per interrompere la quiete dei venezuelani, che “vivono sicuri e in pace”. Accuse respinte dal governo della Colombia, dove attualmente vivono circa 40.000 profughi venezuelani. Molti di loro erano benestanti ma un decennio di pesante recessione economica ha distrutto la loro vita, riducendoli in miseria. Gli economisti prevedono che quest’anno l’inflazione in Venezuela raggiungerà un livello  record pari al 1.000.000%.


Il valore del Bolivar (la valuta venezuelana) si è polverizzato e le banconote valgono ormai quanto la carta straccia. Ma l’annullamento del potere d’acquisto non è l’unica cosa che impedisce ai cittadini di comprare beni di prima necessità come cibo, acqua e medicine. Supermercati e farmacie sono vuoti perché il sistema di produzione nazionale è collassato e lo Stato non riesce ad importare prodotti dall’estero da quando l’industria petrolifera, settore economico strategico del Paese, è entrata in crisi. Sebbene  Nicolás Maduro sia ritenuto il principale responsabile del disastro economico della nazione, il governo dittatoriale rimane in carica e si “auto-rielegge” attraverso false elezioni. Come quelle avvenute lo scorso 20 maggio.  Con l’aggravarsi della crisi, Maduro aumenta il suo controllo politico reprimendo le proteste  e facendo arrestare i leader dell’opposizione.

Alcuni osservatori sospettano che “l’attentato aereo” sia uno stratagemma architettato da Maduro per dichiarare lo stato d’emergenza e aumentare a dismisura il suo potere. Ma David Smilde, analista dell’ufficio di Washington per l’America Latina (WOLA),  ha smentito tale ipotesi. «Quest’evento renderà più feroce la retorica di Maduro e aggiungerà un po’ di sostanza alle sue teorie cospiratorie. Ma l’immagine di quanto accaduto lo indebolisce. La scena di lui, che viene interrotto nel bel mezzo del discorso mentre le forze armate se la danno a gambe, lo fa apparire vulnerabile».

 

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