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Italiani nel Mondo

Ma perché si decide di emigrare?— Why do people decide to migrate?

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di emigrazione e di matrimoni

Ma perché si decide di emigrare?

Il titolo di questo articolo sembra una banalità assoluta, però è una domanda seria ed importante perché oggi il fenomeno è al centro di molte idee che esistono nella mente di troppi con un’idea idealistica e soprattutto irreale di un fenomeno che ha segnato ben oltre due secoli di Storia della nostra penisola, iniziato molto prima del Regno d’Italia del 1861.

Un luogo comune di molti discendenti è che i loro nonni e bisnonni fossero tutti emigrati per loro spontanea volontà per cercare lavoro, per imparare la lingua del loro paese di adozione e costruire una vita nuova per i loro figli.

E per la maggioranza degli emigrati questa idea non è campata in aria. Ma possiamo dire davvero questo di tutti coloro che sono partiti?

Ed il semplice fatto che i giornali degli Stati Uniti avessero iniziato a parlare della “Mano Nera”, come si chiamavano le prime cosche italiane negli USA, negli ultimi decenni dell ‘800 deve già fare capire che non tutti gli emigrati italiani fossero onesti e sono partiti per fuggire dalle autorità italiane, in un periodo in cui la documentazione era facile da falsificare, oppure per estendere le mani della malavita italiana in altri paesi.

Però, non dobbiamo cadere nel tranello di pensare con il luogo comune di “italiani = mafia” come fanno troppi all’estero. Infatti, dobbiamo utilizzare questo aspetto per aprire la nostra mente all’idea che molti emigrati hanno utilizzato le possibilità all’estero, sì per fare una nuova vita, ma anche per fuggire da circostanze a casa che non sapevano come risolvere.

Abbiamo sentito spesso dire che i burocrati nei porti all’estero hanno cambiato i nomi e cognomi di immigrati italiani perché difficili da scrivere o pronunciare. Ma possiamo davvero scartare il concetto che c’erano quelli che volevano ottenere proprio questo una volta partiti dai loro paesi di nascita?

E capiamo che per i nostri lettori all’estero con bellissimi ricordi dei loro nonni queste idee sono facili da negare perché possono sembrare offese ai loro avi. Ma non per questo non possiamo ammettere che l’emigrazione ha aperto porte impossibili in Italia, a partire da matrimoni infelici a casa in un paese cattolico che non permetteva il divorzio ai più poveri fino al 1971…

Molti oggi non conoscono il concetto delle “vedove bianche” i cui mariti erano partiti per l’estero e poi sono spariti. Si chiamano “bianche” perché non seppero con sicurezza se i mariti fossero vivi o morti. Certo, molti sono veramente morti nelle condizioni orribili riservate per gli immigrati. Ma sappiamo anche di molti casi in cui alcuni colsero l’occasione per rifare una vita famigliare nuova con un’altra moglie e altri figli con lei. E conosciamo casi di padri spariti per decenni prima di tornare in Italia per trovare i figli lasciati in Patria, e non possiamo immaginare il dolore dei loro figli nello scoprire la verità del comportamento del padre.

Allo stesso modo sappiamo di chi è emigrato perché seppe che una delle “fidanzate” era incinta, chi è fuggito da fallimenti personali o di affari, come anche chi è emigrato perché le autorità locali dissero loro che non c’era alcuna possibilità di trovare lavoro.

Sappiamo di un emigrato che si è presentato a un console d’Italia onorario all’estero, per scoprire che il titolare era il federale fascista che lo aveva perseguitato nell’epoca della dittatura che era fuggito per evitare le vendette delle sue vittime. Come ci sono stati quelli che sono fuggiti dall’Italia proprio perché nel dopoguerra si sono vendicati contro altri federali.

Infatti, non è un caso che i periodi dopo le due guerre mondiali videro ondate enormi dell’emigrazione, e non pochi di questi sono emigrati per evitare li disprezzo dei paesani che non perdevano mai l’occasione di fare ricordare i loro atti di disperazione, come la prostituzione o anche il contrabbando, che costretti a compiere per sopravvivere in periodo di guerra.

Ad Adelaide in Australia conosciamo almeno tre casi di emigrati che fuggirono dai loro paesi meridionali per evitare faide in cui i loro padri e fratelli furono uccisi. Due di queste negli anni ’50, ma il terzo negli anni ’90, il che fa capire che in certe zone del paese una vergogna nazionale esiste ancora.

Nel caso di un nostro eroe nazionale, il fisico Enrico Fermi, la sua emigrazione negli Stati Uniti non fu dovuta al prestigio del Premio Nobel per la Fisica appena concessogli, ma perché la moglie era ebrea e quindi soggetta alle famigerate leggi razziali appena approvate da Mussolini. E come loro, Rita Levi Montalcini e altri, ma, tragicamente, troppi altri non ebbero queste possibilità e pagarono un prezzo orrendo per essere nati con la religione “sbagliata”…

Questi pochi casi fanno capire che ci sono motivi “buoni”, “cattivi”, oppure “tragici” che hanno costretto i nostri parenti e amici ad andare all’estero. Ma ora cominciamo a sapere di casi di discendenti di emigrati che cercano le loro origini e che non riescono a rintracciare affatto le origini dei nonni, oppure, una volta arrivati alla porta della casa di origine i loro lontani parenti rifiutano di accoglierli, non sempre perché sono passati troppi anni, ma anche perché alcuni di loro ricordano ancora perché il fratello, zio o cugino era scappato via. Così come alcuni dei parenti degli emigrati colsero la partenza di fratelli e sorelle per dividersi le proprietà dei genitori, magari con documenti con firme false degli emigrati…

E nell’utilizzare la parola “scappare” vogliamo rispondere a quelli in Italia che vedono la partenza di milioni dei nostri connazionali come una “fuga”. Certo nel caso di una percentuale, che non sapremo mai quanto grande, la parola potrebbe anche essere giusta, ma per tutti gli altri è un’offesa immeritata perché era l’unica possibilità per loro dopo le guerre e altre disgrazie di poter ricominciare daccapo perché i loro paesi erano così disastrati che non c’era più posto per loro.

E nel concludere vogliamo ricordare, sia a chi cerca le proprie origini in Italia, sia a chi vede i nostri parenti e amici all’estero con sdegno, che bisogna sempre giudicare ogni individuo per quel che ha fatto personalmente e NON per quel che avrebbe fatto un nonno, bisnonno e anche trisnonno…

Anche per questi motivi abbiamo bisogno di un progetto internazionale serio per capire finalmente le realtà della vita dei nostri connazionali all’estero e dei loro discendenti perché troppe persone, sia in Italia che all’estero, hanno dimenticato le molte tristi realtà in cui versava l’Italia di una volta, che costrinsero i suoi figli a trovare un paese nuovo, figli che, in un modo o l’altro, non hanno mai dimenticato il loro paese di nascita.

Why do people decide to migrate?

The title of this article seems an absolute banality but it is a serious and important question because today the phenomenon is subject to many ideas that exist in the minds of too many who have an idealistic and above all unreal idea of a phenomenon that marked much more than two centuries of centuries of the history of our peninsula starting much earlier than the Kingdom of Italy of 1861.

One stereotype of many descendants is that their grandparents and great grandparents all emigrated of their own accord to look for work, to learn the language of their adopted country and to start a new life for their children.

And for the majority of migrants this was not farfetched. But can we say this of all those who left?

And the mere fact that in the last part of the 19th century the newspapers in the United States began talking about the “Mano Nera” (Black Hand), as the first Italian gangs in the USA were called, already makes it clear that not all the immigrants were honest and they left to run away from Italian authorities, in a period in which documentation was easy to forge, or to extend the reach of Italy’s underworld to other countries.

However, we must not fall into the trap of thinking in terms of the cliché that “Italians = mafia” like too many overseas do. In fact we must use this aspect to open our minds to the idea that many migrants used the possibilities overseas, yes, to start a new life, but also to escape from circumstances at home that they did not know how to solve.

We have often heard it said that the bureaucrats in the ports overseas changed the names and surnames of Italian immigrants because they were hard to write or pronounce. But can we truly discard the concept that there were those who wanted to do precisely that once they left their birthplaces?

And we understand that for our readers overseas with beautiful memories of the grandparents these ideas are easy to deny because they could seem offensive about their forebears. But this does not mean that we cannot admit that emigration opened doors that were impossible in Italy, starting with unhappy marriages at home in a Catholic country that did not allow divorce for the poorer people until 1971…

Many today do not know the concept of the “vedove bianche” (white widows) whose husbands had left for overseas and then disappeared. They are called “white” because they never knew for sure if the husbands were alive or dead. Of course, many really died in the horrible conditions reserved for immigrants. But we also know of many cases of those who took the opportunity to make a new family life with another wife and to have other children with her. And we know of cases of fathers who had disappeared decades before who returned to Italy to look for their children left at home and we cannot imagine the pain of their children when they discovered the truth of their father’s behaviour.

In the same way we know of someone who migrated when he found out that one of his girlfriends was pregnant, of who fled from personal and business failures, as well as those who migrated because the local authorities told them there was no possibility to find work.

We know of a migrant who went to an Honorary Consul for Italy overseas to discover that he was the high ranking fascist official who had persecuted him during the period of the dictatorship and who had fled from Italy to avoid the revenge of his victims.  Just as there were those who fled from Italy precisely because they had taken revenge against other high officials after the war.

Indeed, it is no coincidence that the periods after the two World Wars saw huge waves of emigration and not a few of these migrated to avoid the contempt of their fellow townspeople who never lost the chance to make them remember their acts of desperation, such as prostitution or smuggling that they were forced to do in order to survive during the war.

In Adelaide, Australia, we know of at least three cases of migrants who ran away from their southern towns to avoid feuds in which their fathers and brothers had been killed. Two of these during the ‘50s but the third in the ‘90s that lets us understand that a national shame still exists in certain areas of the country.

In the case of one of our national heroes, physicist Enrico Fermi, his migration to the United States was not due to the Nobel Prize for Physics he had just awarded but because his wife was Jewish and therefore subject to the Racial Laws just approved by Mussolini. And like them Rita Levi Montalcini and others but, tragically too many others never had this chance and they paid an obscene price for being born with the “wrong” religion…

These few cases let us understand that there are “good”, “bad” or “tragic” reasons that forced our relatives and friends to go overseas. But now we are starting to know of cases of descendants of migrants who are looking for their origins who then discover that they cannot trace their grandparents’ origins at all or, once they are at the door of the original home, their distant relatives refuse to let them in, not always because too much time had passed but also because some of them still remember why the brother, uncle or cousin had run away. Just as some of the relatives of the migrants took the opportunity of the departure of the brothers and sisters to split the inheritance of the parents, maybe with documents with forged signatures of the migrants…

And in using the expression “escape” we want to answer those in Italy who see the departure of millions of our fellow citizens as a “flight”. Of course, in the case of a percentage, and we will never know how large, the word might well be right but for all the others it is an undeserved offence because it was the only chance they had after the wars and other disasters to be able to start from scratch because their towns had been so wrecked that there was no place for them.

And in concluding, we want remind both those who are looking for their origins in Italy and those who see our relatives and friends overseas with disdain that we always need to judge individuals for what he or she does personally and NOT for what a grandparent, great grandparent or also great, great grandparent may have done…

Also for these reasons we need a serious international project to finally understand the realities of the lives of our fellow countrymen and their descendants overseas because too many people in both Italy and overseas have forgotten the sad realities that was Italy of the past that forced its children to find a new country and who, in one way or another, have never forgotten their country of birth.

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