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Ambiente & Turismo

Luoghi di Roma da non perdere: i Fori Imperiali

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Oggi vediamo la Roma ai tempi moderni, ma all’inizio del secolo i Fori Imperiali non esistevano, né si vedevano i loro resti.

di Ester Campese

Adesso che è possibile dopo un fermo di moltissimi mesi a causa della pandemia, tra le mete turistiche ed artistiche più significative di Roma, sicuramente un posto di riguardo è riservato ai Fori Imperiali. Un itinerario in quella che, nella città eterna, costituisce parte importante della Roma Monumentale. La via dei Fori Imperiali è infatti tra le più scenografiche e suggestive strade di Roma. E’ fiancheggiata dai resti monumentali di cinque piazze, detti Fori, che furono edificate da altrettanti Imperatori Romani, nell’arco di un secolo e mezzo.

Noi oggi vediamo la Roma ai tempi moderni, ma all’inizio del secolo i Fori Imperiali non esistevano, né si vedevano i loro resti. Al loro posto c’era invece un quartiere simile, a quello dell’attuale Trastevere; il quartiere Alessandrino rinascimentale. Fu Mussoli che durante il ventennio fascista, riprese un antico progetto che prevedeva una strada di collegamento tra Piazza Venezia ed il Colosseo.

Mussolini fece un’opera di sventramento dell’Alessandrino rinascimentale per portare alla luce i fori imperiali. Il quartiere fu completamente demolito e sbancato negli anni 1930, creando scarpate molto scoscese. Sbancò anche la velia, una collinetta bassa che collegava colle oppio al foro romano. In esso vi era collocato il tempio delle vestali di Castore e Polluce, i famosi Dioscuri, di cui oggi restano superstiti le tre colonne corinzie.

In ordine temporale il primo Foro eretto, nel 46 A.C. fu quello di Giulio Cesare. Fu Cicerone, suo amico, che trovò il luogo in cui edificarlo, vicino ai fori romani. L’intento era quello di costruire una piazza con all’interno il tempio di Venere genitrice. Il foro era lungo 160 mt e largo 75mt, cinto da un porticato dove la gente poteva passeggiare. Al centro era collocata la statua equestre di Giulio Cesare, all’epoca innovativa. Cesare la desunse da Alessandro Magno condottiero che aveva conquistato il mondo su bucefalo, il suo cavallo. All’interno del tempio di Venere vi erano sei dattilioteche, in cui era custodita una raccolta di gemme preziose e la statua di Cleopatra in oro. Solo pochi potevano accedere e vedere tale magnificenza. Cesare voleva omaggiare la sua amata Cleopatra da cui aveva avuto un figlio, Cesarione. Cleopatra però era malvista dai romani in quanto sovrana orientale, per questo la celebrò quasi privatamente.

Il secondo Foro, risalente al 2 A.C., è quello di Augusto, quello anche meglio conservato. Augusto successore di Cesare, diventato imperatore, sconfisse Bruto e Cassio e fece voto di dedicare a Marte ultore, Marte vendicatore, un fastoso tempio. Questo Foro ha una particolarità rispetto agli altri: un porticato che ai lati ha due apsidi, ad imitazione della via sacra di Delfi in Grecia. In esso erano ospitate diverse statue per celebrare la storia di Roma. Tra queste Enea, figlio di Venere, divenuto re di Alba Longa nonché un discendente della stirpe che fondò la città di Roma. Al centro del tempio era raffigurato Romolo, ai lati i simboli della repubblica. Tutto fu fatto come propaganda politica. Augusto presentava così, attraverso il Tempio, tutti gli uomini importanti degli albori di Roma, riprendendone le tradizioni. Ristabilì anche le figure sacerdotali. Costruì inoltre l’Ara Pacis in cui collocò la raffigurazione del mito della fondazione di Roma: Romolo e Remo allattati dalla lupa.

Un’altra grande piazza fu eretta sotto l’imperatore Vespasiano, nel 75 d.C., che metteva in comunicazione il Foro Romano con la Suburra. Il Foro veniva anche chiamato Tempio della Pace per la ritrovata concordia dopo una guerra. Fu costruito infatti in occasione di un trionfo bellico e con il denaro della conquistata giudea. La sommossa dei giudei che si ribellarono al dominio dei romani costrinse il figlio di Vespasiano, Tito, a recarsi in Palestina per sedare la rivolta. Non riuscendoci minacciò di distruggere il tempio di Gerusalemme, minaccia messa poi in atto. Mai più quel tempio fu ricostruito, i resti sono oggi quelli del muro del pianto. Gli ebrei sconfitti furono condotti come schiavi a Roma ed impiegati nella costruzione del tempio di Vespasiano. Il porticato attorno alla piazza era corredato di statue precedentemente site all’interno del palazzo di Nerone. Al posto dello stagno privato di Nerone fu costruito il Colosseo e parte della Domus Aurea. Al centro del foro era collocata una Mucca di oro come simbolo dell’antica e pregiata arte greca.

Fu la volta del Foro di Nerva detto anche Transitorio. Fu costruito in realtà da Domiziano ma a seguito della sua morte, per congiura, fu inaugurato nel 98 d.C. dal suo successore. Domiziano subì la “damnatio memoriae” per questo il foro fu dedicato a Nerva e non a lui. L’insediamento era composto da un porticato ed un tempio sito nel fondo. Era stretto, nell’unico spazio rimasto libero, tra il Tempio della Pace ed i Fori di Cesare e di Augusto. Questo passaggio, tra il foro e la suburra, fu così monumentalizzato e per questo fu anche detto Foro Transitorio.

Il più bello di tutti era il Foro di Traiano, costruito nel 112 d.C. al termine delle campagne belliche contro la Dacia. La Dacia era una regione del nord Europa corrispondente all’attuale Romania. Al termine della guerra Traiano tornò a Roma desiderando celebrare il suo trionfo. Questa vittoria portò l’impero alla massima espansione in oriente. Fu eretto così un nuovo monumento con al centro la statua dell’imperatore ed ai lati le esedre e gli apsidi. Fu costruita anche una basilica, che all’epoca era sede di tribunale. Solo successivamente con l’avvento del cristianesimo le Basiliche furono dedicata al culto religioso. La basilica Ulpia prese il nome da quello di battesimo dell’Imperatore, Marco Ulpio Traiano, ed era lunga ben 170 metri, la più grande dell’epoca. Dietro di essa la colonna traiana, policroma, in cui erano rievocati i momenti salienti del periodo imperiale di Traiano e dell’espansione territoriale. Fu anche la prima colonna rivestita da una fascia decorativa a forma elicoidale mai innalzata prima di allora.

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