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Ludovica Billi e la sordità contrastata con l’ironia in The Deaf Soul

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Ludovica Billi The Deaf Soul
Tempo di lettura: 7 minuti

Ludovica Billi, graphic designer e ideatrice della pagina social The Deaf Soul insieme all’amica Chiara Bucello, ci racconta come ha reso la sordità un suo punto di forza e argomento di sensibilizzazione sui social.  

Il ticchettio incessante di un orologio, le gocce di pioggia scroscianti sul pavimento, il fruscio degli alberi scossi dal vento. Suoni desueti, avvertiti da ognuno in maniera differente: chi solo con l’udito, chi con la vista e chi con l’udito e il cuore. Fra quest’ultimi Ludovica Billi (1997) graphic designer con radici toscane, empatica e solare, con la passione per il disegno, la fotografia e la pallavolo, nata con una “disabilità fantasma”: la sordità neurosensoriale bilaterale profonda, scoperta a sette mesi. Dopo aver portato le protesi acustiche fino all’età di sette anni, la svolta nella sua vita arriva dopo un intervento per l’installazione dell’impianto cocleare, un dispositivo elettronico per ripristinare l’udito in caso di sordità grave.  

Una rinascita emozionante e un rapporto stimolante con il mondo circostante, al quale però si aggiunge anche una bolla di tabù e pregiudizi riguardo la sordità. La volontà di Ludovica, però, supera qualunque cliché e inizia così, sui social, la sua battaglia di sensibilizzazione sulla sordità sotto l’egida dell’ironia. Nel 2020, infatti, con l’amica graphic designer Chiara Bucello, sorda dalla nascita, crea la pagina Instagram The Deaf Soul un progetto inedito per diffondere con creatività sui social una corretta informazione sulla sordità e dare un supporto emotivo alle persone e alle famiglie che convivono con la riduzione o perdita totale dell’udito. Sul feed della loro pagina Instagram i post strappalacrime o compassionevoli svaniscono al cospetto di curiosità e informazioni veicolate con un’ironia, che sdrammatizza la disabilità uditiva, intesa come una condizione con la quale convivere e di cui non provare vergogna. 

Ludovica Billi e Chiara Bucello

Facciamo un po’ di chiarezza: qual è la differenza tra l’impianto cocleare e apparecchio acustico?  

«L’impianto cocleare, diversamente dalle protesi acustiche (o apparecchi acustici) che amplificano il suono, convertono le onde sonore in segnali/impulsi elettrici, simulando di ciò che fa la coclea quando converte i suoni in segnali/impulsi nervosi».  

 

Ricordi qual è stata la prima cosa che hai sentito dopo l’intervento e cosa hai provato?  

«La prima cosa che ho sentito subito dopo l’avvio dell’impianto cocleare sono stati i ticchettii dell’orologio dello studio medico di mio padre. Ero spaventata, in preda dall’emozione, mi misi a piangere perché non avevo ancora consapevolezza di quello che sarebbe successo in quell’esatto momento. È stato il giorno più̀ bello della mia vita, questo ricordo per me è ancora nitido, come se fosse successo ieri».  

 

Com’è stato il periodo di formazione scolastica?  

«Un percorso di alti e bassi. Da bambina sono stata soggetta a continui e incessanti pregiudizi e atti di “bullismo”. Ho avuto momenti brutti e l’unico rimedio era l’accoglienza e l’amore della mia famiglia. Dalle superiori sono maturata e ho fatto delle mie fragilità un punto di forza, dando una nuova possibilità a me stessa. Ho fatto molte amicizie, ho ricevuto molto amore. Ho sempre visto la sordità come un “nemico” da annientare e vincere a qualunque costo. Mi sono ostinata a essere quella che non sono, fino ad accettare il fatto che non avrei mai potuto sconfiggere questo nemico, ma avrei potuto amarlo, scoprirlo, farne un punto di forza. 

Ho ricevuto anche critiche sulla mia sordità, ma ho imparato ad agire diversamente pensando e leggendo. Questa frase mi aiutava in un momento di sconforto: “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi: vivi come credi. Fai cosa ti dice il cuore: ciò che vuoi. La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi”. Ci ho messo tempo ad accettare la mia disabilità, ma ci sono riuscita: la disabilità che proprio non sopporto ancora è l’ignoranza, che cerco di abbattere con l’arma dell’auto ironia attraverso i social».      

Ludovica Billi da bambina, post intervento per l’installazione dell’impianto cocleare

In che modo la sordità rappresenta un tuo punto di forza?  

«È diventato un punto di forza quando ho capito che non potevo nascondermi dietro le mura di casa o tenere sempre i capelli sciolti anche d’estate, sotto il sole cocente, per paura di essere giudicata. Ho capito che era un punto di forza quando ho accettato me stessa e la mia caratteristica, mostrandomi per quella che sono senza aver timore del pensiero dell’altro; e accettare il fatto che non tutti possono e vogliono camminare sulla mia stessa strada». 

 

Come hai conosciuto Chiara, con cui hai ideato The Deaf Soul?  

«Durante la pandemia di Covid. Era un giorno qualunque, da quarantena e stavo passando la maggior parte del tempo sui social finché su TikTok mi è apparso un video di Chiara, che parlava della sordità in maniera ironica. Mi ha meravigliato il fatto che si è esposta sulla sua tematica, in cui mi riconosco anche io; e da lì l’ho contattata e abbiamo fatto amicizia. Dopo la conoscenza virtuale abbiamo deciso di aprire la pagina Instagram @thedeaf.soul per sensibilizzare sulla sordità e non solo. Poi, dopo lunghi mesi di conoscenza virtuale abbiamo deciso di incontrarci».  

 

A proposito di pandemia, l’uso delle mascherine ha creato una barriera comunicativa, specie per le persone sorde. Come avete affrontato il periodo?  

«È stato un periodo molto difficile, la pandemia ha sconvolto tutte le persone sorde perché le mascherine ci impedivano di vedere il labiale e la comunicazione era interrotta. Ci ha rese molto vulnerabili, perché eravamo stanche di chiedere continuamente di “abbassare la mascherina perché sono sorda”». 

Ludovica Billi e Chiara Bucello- Ph. Benedetta Trumino

Nella pagina The Deaf Soul si percepisce la vostra positività e autoironia nell’affrontare il tema della sordità. Quanto sono importanti questi due atteggiamenti nella tua vita?  

«Molto, bisogna trattare la tematica con tanta leggerezza e autoironia; con leggerezza non significa superficialità, ma planare sulle cose dall’alto. Le persone devono vedere che la sordità non è affatto un “problema”».  

 

Quali sono, secondo te, le difficoltà/barriere con cui ancora le persone sorde devono fare i conti?  

«Le città, che dovrebbero essere ancora più inclusive. Ad esempio i mezzi pubblici sono sprovvisti di piccoli display dove annunciano le fermate e in autostrada per mancanza di webcam, in caso di emergenza tutto viene fatto con la chiamata verso l’operatore».  

 

Quando le persone si relazionano con te, noti particolari disagi? 

«Le persone che parlano molto lentamente, pensando che a una persona sorda bisogna saper parlare molto piano, questo è un disagio che sento e provo spesso».  

Ludovica Billi Deaf Soul

Ludovica Billi- Ph. Benedetta Trumino

Hai subito qualche atto di sordofobia?  

«Sì, molte volte. Uno in particolare: sono uscita con un ragazzo per un appuntamento al buio e conversando è arrivata la domanda “Posso chiederti perché hai un accento così? Sei straniera?”. Ho buttato subito le carte in tavola, spiegando ed esponendo la mia caratteristica. Lui è rimasto abbastanza sconvolto e poco dopo ho visto che stava al cellulare. Dopo 5 minuti, ha ricevuto una chiamata da un suo amico e a causa di un’emergenza è andato via. Mi ha lasciato lì da sola, confusa e umiliata. Non si è fatto più vivo. Per me questo è un atto di sordofobia».  

 

 Cosa consiglieresti a ragazzi, ragazze e famiglie che subiscono atti del genere?  

«Molte persone nel mondo vivono una situazione di disabilità ovvero la sordità (a prescindere dalla criticità del problema) e ciò rende complicata la vita di chi ogni giorno vive in maniera difficile. In questo caso avere fermezza emotiva, evitare la pesantezza del problema o di negarlo, possono aiutare ad affrontare la disabilità in maniera semplice e leggera.  

Non confondere anche l’approvazione con la pigrizia. Approvare vuol dire capire che la situazione è reale e in alcuni casi è possibile lottare per avere dei miglioramenti importanti sotto tutti i punti di vista. Oltre alla disabilità personale molte famiglie affrontano quella che colpisce il proprio figlio. Questa situazione è un vero e proprio problema: essere genitori è già un bel lavoro e affacciarsi in una circostanza di questa portata è qualcosa di inaspettato e imprevedibile, che condiziona la vita di entrambi fino alla fine dei propri giorni.  

Bisogna reagire in maniera positiva e non colpevolizzarsi; la natura spesso decide per suo volere e questo non è colpa vostra. Accettare di crescere e curare il proprio figlio con sordità è una sfida di vita ma, allo stesso tempo, bisogna assisterlo per garantirgli una vita migliore proprio in base alle sue capacità. Un consiglio è quello di non isolarsi mai e di riempire la vostra vita e quella del vostro bambino di gioia e di persone che sono sempre pronte a darvi supporto e sostegno per affrontare al meglio la sordità e accettarla definitivamente e con positività».  

Chiara Bucello e Ludovica Billi- Ph. Benedetta Trumino

A Will tu e Chiara dichiarate che proprio le famiglie, oltre ai ragazzi, vi contattano per un supporto emotivo. Quali sono le domande che vi pongono spesso?  

«Quella più gettonata è “mi* figli* è sord*, mi consigli di mettere l’impianto cocleare?”. Altre domande che ci pongono spesso sono sui migliori dottori e quali reparti di otorinolaringoiatria seguire. Poi ci sono altre domande come tirare fuori i propri figli dalla disperazione e dall’ansia sociale, dalla difficoltà di non riuscire ad interagire con altri bambini».  

 

A una persona sorda è consigliabile non…. 

Dire: “Ah sei sorda? Pensavo fossi straniera!”, “Sei sorda? Poverina, come fai?”, “L’impianto cocleare non è bello da vedere, sciogliti i capelli”, “Porti qualche accompagnatore per le commissioni dato che sei sorda?”. Sono frasi offensive e possono creare danni psicologici». 

 

Ci lasci con il tuo motto nella vita?  

«Volere è potere. Nella vita se vuoi qualcosa, a prescindere dalla disabilità, puoi ottenerla. Nella mia vita ho affrontato tanti ostacoli e sfide, ma grazie alla mia volontà ho avuto il coraggio di compiere molte azioni, con successo».  

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