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L’on. Fabio Porta e la risorsa della rete degli italiani nel mondo – Fabio Porta and the network of Italians in the world

By 23 Aprile 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

L’on. Fabio Porta e la risorsa della rete degli italiani nel mondo

Intervista a Fabio Porta già parlamentare eletto in sud America con esperienza decennale in tema di comunità italiane all’estero

Molti nostri lettori conosceranno il nostro ospite, l’On Fabio Porta dai suoi anni alla Camera dei Deputati come eletto nella circoscrizione estera del Sudamerica. Si trova ora a Roma a causa della situazione di COVID-19) in attesa di poter tornare in Brasile

D: On. Fabio Porta ci racconti qualcosa dei suoi 10 anni di esperienza parlamentare e del lavoro svolto a favore della comunità italiana in sud America nel corso degli anni.

R: Dieci anni vissuti intensamente, grazie al rapporto continuo con la straordinaria comunità italiana che vive in Sudamerica; una collettività grande non solo numericamente ma soprattutto per la ricchezza della propria storia, ancora vivacissima, e per il profondo e forte legame con l’Italia.   Ho cercato al tempo stesso di essere presente e attuante in Parlamento, e sono particolarmente orgoglioso di essere riuscito a conciliare queste due dimensioni apparentemente difficili da coniugare insieme.   Difficile fare una sintesi del lavoro fatto: voglio sottolineare l’introduzione di un rapporto utile e virtuoso tra le nostre collettività e i consolati, con l’istituzione del cosiddetto “fondo per la cittadinanza” per il miglioramento dei servizi consolari; un’altra pagina che non dimenticherò mai è quella a difesa dei diritti umani, della giustizia e della memoria, culminata con la partecipazione del governo italiano come parte civile al “Processo Condor” (ndr: per le vittime delle repessioni politiche in Sud America negli anni ’70 e ’80 che compresere 23 italiani e finì con 24 ergastoli).; quindi, l’approvazione della legge che rende permanente le conferenze Italia-America Latina e la promozione dei Forum parlamentari italo-latinoamericani; infine l’emergenza Venezuela, che ho seguito con passione fin dal primo momento contribuendo alla soluzione di problemi concreti, come quello del pagamento delle pensioni italiane che erano bloccate da oltre due anni.


D: In questo periodo in cui siamo tutti chiusi in casa per l’emergenza sanitaria mondiale, ha qualche pensiero sui rapporti tra l’Italia e le sue comunità sparse in giro per il mondo, e non solo in Sud America? Molti italiani all’estero seguono con ansia gli sviluppi di questa tragedia che ci ha colpito così profondamente

R: La pandemia ha drammaticamente messo il nostro Paese al centro del mondo e ancora una volta è emerso un patrimonio di relazioni umane e sociali straordinario e per certi versi commovente: quello delle nostre collettività all’estero.   In tutto il mondo si sono moltiplicate iniziative di solidarietà per aiutare l’Italia a combattere il virus, spesso promosse dalle nostre tantissime comunità sparse in ogni angolo del pianeta.   Ci siamo sentiti tutti vicini all’Italia e al suo dramma; questo patrimonio non potrà e non dovrà essere disperso.   Oggi, più che nel dopoguerra, l’Italia può contare all’estero su collettività forti, organizzate e spesso in posizioni dominanti a livello politico, economico e sociale.   Una rete di risorse umane che, se adeguatamente sollecitate e coinvolte, potrà essere determinante per la ‘ricostruzione’ del Paese dopo la crisi dovuta a Covid19.

D: I rapporti tra paesi si mantengono anche con la stampa, ha qualche pensiero su come migliorare il ruolo fondamentale della Rai a favore degli italiani all’estero?  Pensa che sia sufficiente trasmettere in lingua italiana visto che la stragrande maggioranza di essi è ben oltre la terza generazione e quindi senza la capacità di capire del tutto la nostra lingua?

R: Per un Paese come il nostro, con una comunità ‘italica’ stimata in oltre 250 milioni di persone (solo in America Latina abbiamo circa 80 milioni di italo-discendenti !), un network televisivo come la RAI dovrebbe costituire un vettore strategico non soltanto di informazioni ma anche di lingua, cultura e ‘made in Italy’.   Purtroppo non è così, e per dimostrarlo sarebbe sufficiente analizzare il trend delle risorse destinate dalla RAI a “RAI International” prima e poi a “RAI Italia” in questi ultimi anni.   Ma non è solo una questione di risorse.   Che senso ha trasmettere in italiano senza sottotitolare i programmi ?    Sia in lingua inglese, spagnola e portoghese ma anche semplicemente in italiano, anche per aiutare le nuove generazioni di italiani all’estero ad avvicinarsi alla nostra bellissima lingua.  

D: Il ruolo di RAI World è anche di educare il pubblico, sia in Italia che all’estero, quali strumenti possono essere messi in campo per dare forza a questo ruolo? Ad esempio, quanto sappiamo della vita e delle vicende degli italiani all’estero, magari attraverso prodotti filmici?

R: L’epopea degli italiani nel mondo costituisce di per sé una fonte unica e irripetibile di ispirazione per documentari, film, sceneggiati.   La storia della nostra emigrazione nel mondo si incrocia da sempre con quella dei grandi Paesi di immigrazione, con le scoperte scientifiche, con la storia dell’arte, della musica, con la religiosità, lo sport, la politica…  Per non parlare delle vicende legate all’imprenditoria, al commercio, alla nascita dei sindacati.   Un materiale unico dal punto di vista della produzione cinematografica, ma soprattutto una storia ricchissima che meriterebbe essere conosciuta da tutti, principalmente in Italia.   Anche in questo caso sarebbe forse necessaria una maggiore attenzione e qualche investimento in più; è anche colpa nostra se in passato il cinema si è ricordato dei nostri emigrati più per raccontare la storia di gangster e mafiosi che non quella di scienziati e artisti.

D: Nel nostro giornale abbiamo cominciato a raccogliere la Storia e le esperienze dei nostri parenti e amici all’estero. Quali le sinergie possibili oltre all’impegno del nostro giornale per poter finalmente sapere e riconoscere i successi, i lavori, i sogni, e anche i fallimenti e le tragedie della Storia della nostra emigrazione con un occhio attento al contributo non solo economico, che gli emigrati hanno dato alla nostra Patria nel corso di ben oltre un secolo e mezzo?

R: Parlavo prima del mio lavoro parlamentare: se c’è un rimpianto, è quello di non essere riuscito a fare approvare una legge che continuo a ritenere fondamentale per l’Italia, prima ancora che per le sue comunità all’estero.   Mi riferisco all’introduzione dello studio multidisciplinare nelle scuole delle migrazioni, con particolare riferimento ovviamente alla storia dell’emigrazione italiana nel mondo.   Solo così riusciremmo, almeno in parte, a combattere quella incredibile e lesionista ignoranza che cresce in Italia relativamente alla ricchezza della presenza degli italiani all’estero.   Vivo da oltre venti anni in Brasile e ancora oggi è comune incontrare persone, anche in Parlamento (sic !), che si meravigliano quando racconto che nel Paese “del samba e del carnevale” vivono almeno 37 milioni di italo-discendenti.   E gli esempi, purtroppo, potrebbero continuare.   Come si fa a valorizzare qualcosa che non si conosce ? E’ questa la domanda che dobbiamo farci quando reclamiamo, giustamente, maggiore attenzione e qualche investimento in più diretto alle nostre collettività nel mondo.

D: Molti italiani soprattutto in sud America considerano il passaporto italiano un “bene di lusso”. Infatti con esso si può lavorare in Europa in generale e non solo in Italia. Esistono anche casi di falsificazione di documenti per ottenere la cittadinanza italiana, come accaduto per giocatori sudamericani di calcio nel passato per poter giocare come italiani o europei e non come extracomunitari. Sono in molti a desiderare questo privilegio, ma quanto è giusto e quanto è utile?

R: La cittadinanza non dovrebbe essere mai considerata un “privilegio”, come nemmeno una “concessione”.   Si tratta di un diritto, uno dei principali diritti alla base della vita di una nazione.   Un diritto che ovviamente comporta anche dei doveri, e questo per la sua intrinseca carica di responsabilità civile, sociale e politica.    I fenomeni di falsificazione e corruzione relativi al riconoscimento della cittadinanza italiana sono purtroppo una delle gravi conseguenze dell’enorme accumulo di domande di cittadinanza (soprattutto in Sudamerica e specialmente in Brasile) che in alcuni casi ha fatto arrivare a dieci anni il tempo per la definizione di questa pratica presso il Consolato.   Rafforzare i consolati con maggiori risorse umane ed economiche è il primo passo per facilitare una agile e attenta trattazione di questi processi ed evitare abusi e anche falsificazioni.   Voglio però ribadire in questa occasione che si tratta di fenomeni minoritari rispetto alla quasi totalità del numero di queste domande, quasi sempre originate da una sincera volontà di ricostruire il legame con l’Italia derivante dai propri vincoli familiari.   Che un cittadino americano con passaporto italiano lo utilizzi per lavorare o viaggiare nel resto dell’Europa e non in Italia non è di per sé un reato.   Mi domanderei semmai perchè questo avviene, o meglio perché troppo spesso l’Italia non riesce ad essere attrattiva per chi viene da fuori, a maggior ragione se con ascendenza o cittadinanza italiana.

D: La nostra legge di cittadinanza è adeguata per un mondo sempre più globalizzato?

R: L’Italia è un Paese in recessione demografica, prima ancora che economica.   Tra poco le due emergenze si aggraveranno, soprattutto la seconda.   Ma è chiaro a tutti gli economisti, e non soltanto a sociologi o demografi, che l’andamento demografico condiziona positivamente o negativamente l’economia.   Nel caso italiano il progressivo e per certi versi inesorabile invecchiamento della popolazione sta producendo ormai da diversi anni effetti negativi sull’incremento del nostro PIL.    Per “ringiovanire” la popolazione esistono soltanto tre leve: fare più figli o valorizzare le giovani generazioni di immigrati o emigrati.   Sappiamo che la prima opzione è al momento la più complessa, dipendendo in gran parte dalla sfavorevole congiuntura economica e dalle politiche per le famiglie dei nostri governi; riguardo a emigrati e immigrati, invece, sappiamo che oggi possiamo contare con una popolazione di oltre dieci milioni di persone (divisa quasi esattamente tra stranieri in Italia e italiani all’estero) e su un potenziale ancora più grande di italo-discendenti in grado di portare nuova linfa al nostro sistema sociale e produttivo.    La legge sulla cittadinanza va quindi mantenuta e adeguata, con l’obiettivo di includere e non escludere il patrimonio umano proveniente da emigrazione e immigrazione.   Il minimo comun denominatore dovrà essere lo ‘ius culturae’; una maggiore conoscenza della nostra lingua, della storia e dei valori costituzionali che sono alla base della nostra democrazia non potrà che dare maggiore consistenza alla piena cittadinanza di tutti.  

D: Visto che anche l’emigrazione italiana nel mondo sta arrivando alla quinta e oltre generazioni di discendenti degli emigrati, cosa possiamo fare come paese per aiutarli a scoprire le loro origini italiane e per mantenere contatti con il paese d’origine, con o senza passaporto italiano?

R: Come ho detto prima, investire in questo settore sarà fondamentale per la ricostruzione post Covid19.   Dalle nuove generazioni italiane nel mondo potranno arrivare idee, progetti e risorse utilissimi in una fase che sarà difficile e delicata.   Cosa fare ? Sarò concreto e obiettivo: lingua, scuola e turismo.   Tre settori strategici per ricomporre un rapporto che abbiamo troppo spesso lasciato alla nostalgia e allo spontaneismo.   La promozione della lingua e cultura italiana all’estero deve essere il canale principale sul quale puntare; l’ho sempre considerata parallela all’investimento in Italia sull’emigrazione a scuola: tanto importante sarà per i giovani italiani conoscere la presenza italiana all’estero, quanto fondamentale sarà offrire alle giovani generazioni italiane all’estero strumenti concreti e innovativi per recuperare o apprendere la lingua dei loro antenati.   Quindi scuola e università, a partire da una intensificazione degli scambi tra istituzioni educative italiane e straniere; scambi che coinvolgano le famiglie nell’accoglienza degli studenti e soprattutto le università.   In Italia abbiamo eccellenze universitarie a livello mondiale che potrebbero solo arricchirsi da una maggiore presenza di giovani italo-discendenti.   Infine il turismo, quello delle “radici” o di “ritorno” in primo luogo.   E’ un settore strategico sul quale ho lavorato molto da Presidente del Comitato sugli italiani nel mondo della Camera e adesso con il “Comitato 11 ottobre di iniziativa per gli italiani all’estero”; esistono studi e progetti portati avanti in questi anni da giovani ricercatori e operatori del settore.   Paesi con un bacino di utenti di gran lunga inferiore a quello degli italiani nel mondo (penso alla Scozia o all’Irlanda) hanno ottenuto risultati interessantissimi da investimenti e programmi mirati in questo campo; sarebbe strano se l’Italia non facesse altrettanto.

D: Ha qualche cosa che vuole dire ai nostri lettori prima di finire la nostra intervista?

R: Solo un ringraziamento per questa opportunità e un incoraggiamento a tutta l’informazione “per” e “su” gli italiani nel mondo; fate un lavoro importantissimo, fondamentale per dare sostanza, anche democratica, alla partecipazione delle nostre collettività alla vita pubblica italiana e siete un elemento imprescindibile per garantire oggi e domani quel preziosissimo legame che unisce l’Italia al mondo. Grazie !

Ringraziamo l’Onorevole Porta per la sua gentilezza e disponibilità e gli auguriamo buon lavoro, sia in Italia che in Sud America con i nostri parenti e amici in quel continente.

 

di emigrazione e di matrimoni

Fabio Porta and the network of Italians in the world

Interview with Fabio Porta, former parliamentarian elected in South America with decades of experience among Italian communities abroad

Many of our readers will know our guest, the Honourable Fabio Porta, from his years in Italy’s Chamber of Deputies as the elected representative of the overseas electorate of South America. He is currently in Rome due to the CIVID-19 situation as he waits to be able to return to Brazil.

Q: Fabio Porta, please tell us something of you 10 years of parliamentary experience and the work you have carried out for the Italian community in South America during the years.

A: They were ten years lived intensely thanks to the continual rapport with the extraordinary Italian community that lives in South America. It is a great community not only numerically but above all for the wealth of its history which is still very much alive and for the deep and strong connection with Italy. At the same time I tried to be present and active in Parliament and I am still particularly proud to have been able to reconcile these two dimensions which are apparently hard to put together. It is hard to make a summary of the work carried out, I want to highlight the introduction of a useful and virtuous relationship with our communities and the consulates with the institution of the so-called “fondo per la cittadinanza” (citizenship fund) for the improvement of the services at the consulates. Another page that I will never forget is that of the defence of human rights, justice and memory which culminated in the Italian government’s participation as the “Project Condor Trial” (editor’s note: for the 23 Italian victims of the political repression in South America in ‘70s and 80s which included and finished with 24 life sentences). And then the approval of the law that the Italy-Latin America conference permanent and the promotion of the Italian-Latin American Parliamentary Forums. Finally, the Venezuelan emergency which I followed passionately from the first instant, contributing to the solution of solid problems such as that of the payment of Italian pensions that had been blocked for more than two years.

Q: In this time that we are all closed in our homes due to the worldwide health emergency have you any thoughts about the relationship between Italy and her communities spread around the world and not only in South America? Many Italians overseas are anxiously following the developments of this tragedy that has affected us so deeply.

A: The pandemic has dramatically put our country at the centre of the world and again a heritage of in some ways moving extraordinary human relations has emerged; that of our communities overseas. Initiatives of solidarity around the world to help Italy fight the fight have multiplied, often promoted by our very many communities scattered in every corner of the planet.  We have all felt close to Italy and her drama. This heritage cannot and must not be lost. Today, more than after the war, Italy can count on overseas communities that are strong, organized and often in dominant positions politically, economically and socially. This is a network of human resources that, if properly solicited and involved, can be decisive for the “reconstruction” of the country after the COVID-19 crisis.

Q: Relations between countries are also maintained with the Press, do you have any thoughts on how to improve the essential role of the RAI in favour of Italians overseas? Do you think that it is enough to transmit in Italian since the vast majority of them are well beyond the third generation and therefore without the ability to fully understand our language?

A: For a country like ours with a strong “Italic” community estimated at more than 250 million (in Latin America alone we have more than 80 million Italian descendants!), a television network such as RAI should constitute a strategic vector not only for information but also for our language, culture and “made in Italy”. Unfortunately this is not so and to demonstrate this it would be sufficient to analyze the trend of the resources destined by RAI for “RAI International” before and then to “RAI Italia” in recent years. But it is not only a question of resources. What sense does it make to transmit in Italian without subtitles for the programmes? Be it in English, Spanish and Portuguese or also simply in Italian, also to help the new generations of Italians overseas to get closer our beautiful language.

Q: The role of RAI World is also to educate the public, both in Italy and overseas, what tools can be put in place to give strength to this role? For example, how much do we know about the lives and the events of Italians overseas, maybe through film products?

A: On its own the epic of the Italians around the world constitutes a unique and unrepeatable source of inspiration for documentaries, films and TV series. The history of our migration around the world has always intersected with that of the great countries of migration, with scientific discoveries, with the history of art, music and religion sport and politics… Not to mention the issues tied to entrepreneurship, commerce, and the birth of trades union. This is unique material from the point of view of film production but it is especially a very rich history that deserves to be known by everyone, mainly in Italy. And in this case too more attention and also more investment may be required. It is also our fault if in the past the cinema has remembered our migrants more by telling stories of gangsters and mafiosi than those of scientists and artists.

Q: Our newspaper had started to gather the history and the experiences of our relatives and friends overseas.  What possible synergies, in addition to the commitment of our newspaper,  are needed in order to finally know and recognize the successes, works, dreams, as well as the failures and the tragedies of the history of our migration with an acute eye for the contributions, and not only economic, that the migrants have given our Home land over well more than a century and a half?

A: I spoke before of my work in Parliament. If there is one regret it is that of not being able to pass a law that I continue to consider essential for Italy and even more for her communities overseas. I refer to the introduction of the multidisciplinary study on migration at school, obviously with specific reference to Italian migration around the world. Only in this way would we be able, at least in part, to fight that incredible and self destructive ignorance that is growing in Italy regarding the richness of the presence of Italians overseas. I have lived in Brazil for more than twenty years and it is still common today, even in Parliament (sic!), to meet people who are amazed when I tell them that at least 37 million Italian descendants live in the country of “samba and the carnival”. And unfortunately the examples could continue.  How do you value something you do not know? And this is the question we must ask ourselves when we rightly claim more attention and some direct investment for our communities around the world.

Q: Many Italians, especially in South America, consider the Italian passport a “luxury item”. In fact, you can work in Europe in general with the passport and not only in Italy. There are also cases of falsification of documentation to obtain Italian citizenship, as has happened in the past for South American football players to be able to play as Italians or Europeans and not as foreign players. Are there many who desire this privilege, but how right and how useful is it?

A: Citizenship should never be considered as a “privilege”, and not even as a “concession”. Citizenship is a right, one of the main rights underlying the life of a nation.  This is a right that obviously entails duties and for this reason, its intrinsic burden of civil, social and political responsibility. The phenomena of falsification and corruption regarding the recognition of Italian citizenship are unfortunately one of the serious consequences of the enormous accumulation of applications for citizenship (above all in South America and especially Brazil)) that in some cases have taken ten years for the resolution of a file at the Consulate.  Strengthening the consulates with greater human and economic resources is the first step to nimble and attentive treatment of these procedures and to prevent abuse and also falsification. However, in this occasion I want to emphasize that these are minor phenomena compared to the almost totality of the number of these questions, almost always originating from a sincere desire to rebuild a link with Italy that comes from the family ties. That an American citizen with an Italian passport uses it for work or to travel in the rest of Europe and not in Italy is not in itself a crime. If anything, I wonder why this happens, better yet, why Italy often cannot be attractive to those who come from outside, even more so if they are of Italian origins or citizenship.

Q: Is our citizenship law adequate for an increasingly globalized world?

A: Italy is in demographic recession even more than economic. Soon the two emergencies will worsen, especially the latter.  But it is evident to all the economists, and also sociologists or demographers, that the demographic trend conditions the economy positively or negatively. In the case of Italy, the progressive and inexorable aging of the population has for a few years now been producing negative effects on the growth of our GDP. There are only three levers to “rejuvenate” the population: having more children, to enhance the young generations of immigrants or emigrants.  We know that currently the first option is more complicated and largely dependent on the unfavourable economic situation and the policies for the families of our governments.  Concerning emigrants and immigrants, we know that today we can count on a population of more than ten million people (divided almost equally between foreigners in Italy and Italians overseas) and on the even greater potential of Italians descendants able to give new life to our social and productive system. The citizenship law must therefore be maintained and updated with the aim of including and not excluding the human heritage from emigration and immigration. The lowest common denominator must be the ‘ius culturae’ (law of Culture), greater knowledge of our language, history and those values of the Constitution that are the basis of our democracy can only give greater consistency to full citizenship for all.

Q: Considering that Italian migration around the world is reaching the fifth and greater generation of descendants of migrants, what can we do as a country to help them discover their Italian origins and to maintain the contacts with the country of origin, with or without an Italian passport?

A: As I said before, investing in this sector will be essential for reconstruction after COVID-19. In a phase that will be difficult and delicate, very useful ideas, projects and resources will come from the new Italian generations around the world. What to do? I will be concrete and objective: language, school and tourism. There are three strategic sectors to recompose a relationship that all too often we have left to nostalgia and spontaneity. The promotion of Italian language and Culture must be the main channel on which to focus and I have always considered this to be parallel to the investment in Italy of emigration in the school. It is as important for young Italians to know the Italian presence overseas, as it will be to offer the generations of young Italian overseas concrete and innovative tools to recover or to learn the language of their ancestors. Therefore, school and university starting with the intensification of the exchanges between Italian and foreign educational institutions, exchanges that involve families in the welcoming students and especially the universities. In Italy we have excellent world class universities that would only be enriched by a greater presence of young Italian descendants. Finally, tourism, in first place that of the “roots” or “return” in first place. This is a strategic sector on which I have worked a lot as President of the Committee on Italians in the world in the Chamber of Deputies and now in the “Comitato 11 ottobre di iniziativa per gli italiani all’estero” (11 October Committee of  Initiative for Italians overseas). There are studies and projects carried out by young researchers and operators in the sector. Countries with a far smaller user base than that of the Italians overseas (I am thinking of Ireland and Scotland) have achieved very interesting results from investments and programmes aimed at this field and it would be strange if Italy did not do likewise.

Q: Do you have anything you want to say to our readers before we finish our interview?

A: Only thank you for this opportunity and encouragement for all the information “for” and “about” Italians around the world. You are doing a very important job, basically to give substance, even democratic, to the participation of our communities to Italy’s public life and you are an essential part element for guaranteeing today and tomorrow that valuable link that unites Italy to the world, Thank you.

We thank the Honourable Fabio Porta for his kindness and availability and we wish him the best for his work in both Italy and South America with our relatives and friends in that continent.


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