L’Estonia militarizza la frontiera con la Russia

By 13 Gennaio 2019Mondo, Primo piano

Il piccolo Paese baltico ha un numero di abitanti quasi pari a quello dei soldati  dell’esercito russo. Il timore di un’invasione è alto e così il governo estone ha finanziato un piano di “difesa nazionale”.

di Vito Nicola Lacerenza

L’Estonia, la cui estensione territoriale è inferiore a quella della Lombardia e del Piemonte, ha un numero di abitanti pari a  un milione e trecento. Una cifra molto simile si ricava contando il numero di uomini che compongono l’armata russa, la quale minaccia costantemente di invadere la piccola Estonia. Ecco perché il governo estone ha deciso, pochi giorni fa, di stanziare diversi milioni di euro per installare sensori sotterranei, telecamere a infrarossi e cellule fotoelettriche lungo la frontiera con la Russia che, già da qualche anno, ha militarizzato i suoi confini schierando 80 mila soldati. Ma non sono soltanto loro a preoccupare il governo estone. A destare ulteriore timore sono gli agenti segreti russi, i quali, una volta entrati in Estonia, riescono ad accedere ad informazioni strategiche riguardanti la sicurezza nazionale. Lo dimostra l’arresto, avvenuto nel mese di settembre scorso, del maggiore dell’esercito estone Deniss Metsavas e suo padre. Entrambi sono accusati di spionaggio, per aver consegnato ai servizi segreti russi documenti riservati relativi ad un “piano di difesa nazionale”, preparato dall’Estonia per rispondere ad un eventuale attacco russo. La Russia è la seconda potenza militare al mondo ed, in passato, ha mostrato di poter invadere gli Stati vicini con grande rapidità. Basta pensare a quanto avvenuto nel 2014, data in cui il presidente russo Vladimir Putin ha dato il via ad una imponente offensiva militare in Crimea, regione dell’Ucraina meridionale, con il pretesto di “garantire l’incolumità delle comunità russe presenti nella zona” e che, effettivamente, sono numerose.


Moltissimi osservatori, però, hanno visto dietro l’invasione dell’Ucraina la volontà di Putin di aumentare la sua influenza negli Stati dell’est Europa, i quali, all’inizio degli anni 90’ facevano parte della Russia. Tra questi Stati c’è anche l’Estonia  diventata indipendente nel 1991 ed ha sempre vissuto col terrore del suo potente vicino. La popolazione estone, analogamente a quella della Crimea, include numerosi cittadini di etnia russa, un particolare che potrebbe offrire a Putin il pretesto di una nuova invasione, anche se molti analisti sono scettici a riguardo. Negli ultimi cinque anni, le Nazioni Unite hanno intensificato la loro presenza militare nei Paesi baltici. In Estonia, poi, gli Stati Uniti hanno inviato un contingente di supporto dotato di artiglieria contraerea di ultimissima generazione. Ma più delle armi americane, sono le sanzioni economiche imposte dalla comunità internazionale a scoraggiare le mire espansionistiche di Putin. Lo scorso anno, il presidente russo, per la prima volta da quando è al potere, ha registrato un drastico calo dei consensi dovuto all’aumento eccessivo del costo della vita, che ha ridotto in povertà milioni di suoi connazionali.

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