L’esercito USA inizia la ritirata dalla Siria. Il governo si divide

By 12 Gennaio 2019Featured, Mondo, Primo piano

A dicembre Trump ha ordinato ai soldati americani di lasciare la Siria, attirandosi le critiche dei suoi collaboratori. Incerte le sorti dei miliziani dell’ISIS prigionieri degli americani.

di Vito Nicola Lacerenza

Venerdì scorso i 2.000 soldati americani dispiegati in Siria hanno iniziato ad imbarcare gli equipaggiamenti in vista del loro “imminente ritorno a casa”, annunciato alcune settimane fa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’operazione di rientro prevede l’arrivo di altre truppe di supporto, per garantire la sicurezza dei militari impegnati ad organizzare la ritirata. I preparativi per la partenza hanno destato forte preoccupazione nei curdi che dal 2014, data dell’arrivo in Siria degli americani, hanno combattuto al loro fianco aiutandoli a sconfiggere le milizie del sedicente Stato Islamico (ISIS). I Curdi sono considerati come terroristi dalla Turchia, che ha minacciato di dirigere contro di loro un’operazione militare su “vasta scala”. Inoltre, a rendere inquieti gli alleati degli USA, è la possibilità che l’ISIS si ricostituisca approfittando dell’anarchia dominante in Siria. Dello stesso avviso è anche l’ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti James Mattis, dimessosi dalla carica dopo la decisione di Trump di richiamare le truppe dal Paese, in quanto, secondo il presidente americano, “l’ISIS è stata sconfitta”.


La dichiarazione stride con le parole pronunciate dal Segretario di Stato USA Mike Pompeo a Il Cairo, la capitale egiziana, in occasione di un incontro diplomatico avvenuto giovedì scorso. «Fatemi essere chiaro, l’America non si ritirerà finché la lotta contro il terrorismo non sarà conclusa». Ad essere “chiare” per il momento sono le divergenze  esistenti all’interno dell’amministrazione Trump sulla politica estera in Medio Oriente, tema affrontato già in precedenza  dall’ex presidente Barack Obama. Anche lui, durante i suoi due mandati, ha cercato di ridurre la presenza militare nella regione, ritenendo che i jihadisti fossero stati sconfitti. Quando, però, questi ultimi si sono uniti alle file dell’ISIS nel 2014, Obama si è visto costretto a riaprire un nuovo fronte mediorientale, che ora rischia di ritirarsi lasciando aperte due grandi questioni: la prima riguarda la sospensione immediata dei programmi di addestramento USA dedicati alle forze dell’ordine siriane. In futuro, saranno loro a dover garantire la sicurezza nel Paese, ma solo il 20% degli agenti è stato adeguatamente preparato; la seconda questione  è relativa al futuro dei miliziani dell’ISIS catturati in Siria dagli americani.  Dal momento che la liberazione dei terroristi appare improbabile, ci si interroga su chi se ne assumerà la custodia.

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