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L’enorme peso del “Corona” sulla terza età

By 20 Aprile 2020 No Comments

“Gli anziani sono i custodi del nostro passato e hanno talmente tanto da insegnarci che non possiamo permetterci di perderli…”

di Chiara Cazzanti

Sono passati quasi due mesi dal primo caso di Covid nel nostro paese, ed abbiamo appreso molto sulle sue gravose caratteristiche. Ricco, povero, asiatico, americano, non v’è distinzione alcuna, ma ha una preferenza crudele: il debole.

Si accanisce su sistemi immunitari compromessi, su apparati circolatori o polmonari danneggiati e naturalmente, ad accomunare queste gravi patologie, nella maggior parte dei casi è la categoria degli anziani.


Purtroppo non c’è solo il danno, ma per molti di loro anche la beffa: le decisioni riprovevoli delle istituzioni che, irresponsabilmente, hanno collocato nelle case di cura pazienti positivi al virus, mettendo a rischio la loro già fragile salute.

La testimonianza di oggi è di chi in queste realtà dedica la propria vita, ma che a causa del momento che stiamo vivendo ha temporaneamente sospeso la propria attività. Persone che con loro impegno e dedizione portavano serenità ai nostri “nonni” come Simone Migliorati 34 anni, residente a Sovere (BG) e co-fondatore, insieme a Stefano Cortinovis, del Centro Italiano di Consulenza Relazionale del Benessere Animale e Umano (B.A.U), operante nella provincia di Bergamo (case di riposo, centri per persone con disabilità, scuole di ogni ordine e grado, asili, aziende ospedaliere – reparti di psichiatria, hospice e reparti di cure palliative).

Che impatto ha avuto il Coronavirus sulla tua attività?

Lavorando in strutture con persone così fragili dal punto di vista della salute, proprio come forma di tutela nei loro confronti e in accordo con le istituzioni stesse, ci siamo fermati immediatamente. Siamo purtroppo inattivi dalla terza settimana di febbraio.

La cosa che fa più male è non essere lì con i nostri “pazienti”. Ogni giorno mi chiedo chi tra loro potrò rincontrare e chi no quando ripartiremo. La situazione nelle strutture per anziani è drammatica è mi arrabbio molto quando sento dire “se ne vanno solo gli anziani”.

Lavorando anche con gli anziani, quali sono le tue attività con loro e a cosa serve la consulenza relazionale B.A.U.?

Le attività sono molto diverse a seconda dell’utenza con cui ci confrontiamo. L’aspetto fondamentale è la relazione. Un esempio di attività che coinvolgono l’animale sono i giochi cooperativi (nei quali vinciamo se tutti riusciamo a partecipare), la presa di cura come lo spazzolare il pelo dei cani e la preparazione della ciotola. Durante queste attività si crea un’alchimia che fatico a descrivere, come se andasse oltre la possibilità di essere raccontata con parole.

Gli obiettivi perseguibili con la nostra attività sono svariati e riguardano diversi piani: fisico, psico-educativo, relazionale, cognitivo. Abbiamo condotto diversi studi di ricerca con team di medici e di psicologi ed è emerso che la consulenza relazionale BAU ha su moltissime persone un effetto importante, addirittura in grado di migliorare il tono timico e quello dell’umore, andando ad agire sulla mancata manifestazione di disturbi comportamentali che, in assenza del cane, emergono e rendono più complessa la gestione della persona.

Credi che i nostri “nonni”, in questo momento, si sentano “abbandonati”?

È meglio che non ci pensi. La relazione che abbiamo instaurato in diversi anni di collaborazione con le strutture ha fatto in modo che si diventasse una grande famiglia. Molti dei “nostri nonni” li vediamo settimanalmente per tutto l’anno e sono parte di noi. Durante le attività si raccontano con le loro storie, i loro timori, le loro gioie e sono per noi i più grandi maestri di vita mai incontrati. La distanza fisica è la maggiore difficoltà che stiamo vivendo, vorrei essere al loro fianco per poter stringere le loro mani e dire “possiamo farcela!”. Vorrei rassicurarli, ma mi rendo conto che per una forma di tutela della salute questo non sia possibile.

Hanno ricevuto il sostegno necessario?

Parlo riferendomi alle strutture con cui collaboriamo. Ho la certezza che il personale assistenziale, medico ed infermieristico si stia facendo in mille pur di sostenere i “nostri nonni”, sono in buone mani.

Quali sono le tue sensazioni, cosa provi pensando a ciò che sta accadendo?

Da buon “controllore” la mia più grande fatica è il fatto di non poter controllare nulla. Per formazione personale e professionale sono abituato a cercare la crescita in ogni cosa che accade, ma non è semplice. C’è paura, tristezza, ma forse siamo pronti al cambiamento epocale che il pianeta ci stava richiedendo a gran voce e che non abbiamo voluto ascoltare.

Un episodio che hai toccato con mano e che ti ha colpito?

Una persona anziana con grave decadimento cognitivo e disturbi della memoria per Alzheimer, ha chiesto come mai da così tanto tempo non vedesse i cani. Penso sia il segno tangibile di quanto ci sia bisogno di pensare alla relazione e alle emozioni come “la più elevata forma di cura” se affiancate ad una terapia allopatica efficace. Un contributo fondamentale alla medicina tradizionale.

Cosa ti aspetti una volta che sarà passato questo periodo?

Sicuramente ci vorrà molto tempo prima di tornare alla normalità, ma spero che questo periodo di fermo mondiale possa essere utile per ripensare ad una cultura ecocentrica, che ci metta sul piano della natura e degli animali, abbandonando una visione egocentrica dell’uomo “padrone del mondo”.

Ho paura di dover rinunciare alla mia professione. Per me significherebbe rinunciare ad una parte di me, al mio sogno diventato realtà, ma poi mi soffermo ed osservo i miei cani che arrivano da situazioni di degrado e abbandono e nonostante tutto non perdono la speranza nell’essere umano e nel mondo.

Nella speranza che si torni energicamente a difendere i più deboli e bisognosi, valorizzando le iniziative e le organizzazioni come quella di Simone, spianando la strada per un futuro più umano e rispettoso.


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