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Italiani nel Mondo

Italiani nel mondo: una chiamata alle armi – Italians in the world: A Call to Arms

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di emigrazione e di matrimoni

Italiani nel mondo: una chiamata alle armi

Cosa sanno davvero in Italia delle moltissime realtà che sono gli Italiani nel mondo? E allo stesso modo, che armi hanno i nostri parenti e amici all’estero per farle conoscere agli italiani in Italia?

Ci sono tante armi, ma non tutte uccidono o feriscono. Anzi, molte delle armi che hanno avuto effetti molto longevi sono quelle che tanti non considerebbero mai come armi, le parole e le immagini.

Questa rubrica “Italiani nel mondo” è stata creata con un’intenzione specifica e vogliamo cogliere l’occasione dell’anno nuovo scrivendo questo articolo, e in seguito un altro nel prossimo futuro, su quel che i nostri lettori possono fare non solo per migliorare i loro rapporti con il paese d’origine dei loro genitori, nonni o bisnonni, ma anche su quel che possono fare per avvicinare il Bel Paese alle sue comunità di figli e discendenti di emigrati italiani sparsi in tutto il mondo.

Difatti, in questo articolo vorrei proporre ai lettori, e in modo particolare a quelli che hanno cominciato a leggere questi articoli di recente, solo alcune considerazioni sui mezzi a disposizione per fare capire ai parenti e amici in Italia le realtà delle loro vite, e delle vite dei loro genitori e avi, quando sono arrivati nei paesi all’estero dove cercavano una vita nuova per i loro figli.

E soprattutto, allo stesso tempo, di documentare per il futuro la vita degli emigrati ed i loro figli e discendenti, perché la Storia non documentata è destinata ad essere dimenticata e considerando il contributo di questi emigrati non solo alla Storia d’Italia, anche economicamente cosa che molti in Italia non ricordano più, abbiamo il dovere finalmente di raccogliere la Storia dell’Emigrazione italiana.

Ma prima dobbiamo chiederci cosa sanno davvero in Italia delle moltissime realtà che sono gli Italiani nel mondo? E allo stesso modo, che armi hanno i nostri parenti e amici all’estero per farle conoscere agli italiani in Italia?

La risposta alla prima domanda è un triste poco o niente delle realtà dell’emigrazione e per questo per rispondere alla seconda domanda bisogna fare una brevissima spiegazione di alcuni fatti dell’emigrazione per inserire la riposta nel suo contesto storico.

Secoli

L’emigrazione italiana non è un fenomeno nuovo e infatti risale a molto prima della nascita del nuovo regno chiamato Italia del 1860. All’estero c’erano già emigrati da tutta la penisola ed incredibilmente il figlio di uno di loro, James Matra, era sulla nave del Capitano inglese James Cook quando, nel 1770 , ha scoperto Botany Bay vicino a quel che sarebbe diventata poi la città di Sydney in Australia, la prima colonia britannica del continente.

Non sapremo mai quanti milioni di emigrati sono partiti dalla penisola nel corso dei secoli, ma una cosa è sicura, molte persone in Italia oggi non sanno di avere parenti sconosciuti all’estero, compreso anche gente partita nel ‘900. Anche in zone che non molti oggi pensano come zone di massiccia emigrazione come il Veneto e il Friuli.

Le intenzioni di questa rubrica non sono solo di dare informazioni su aspetti della nostra Cultura che i nostri parenti e amici all’estero non conoscono, ma soprattutto di cercare di avvicinare in ogni modo l’Italia ai figli e discendenti degli emigrati, che spesso sentono un vuoto che non riescono a spiegare del tutto, spesso nemmeno a loro stessi, ma che è il vuoto creato dal non conoscere le proprie origini.

Stranieri

È difficile spiegare, a chi non l’ha mai sentita, la sensazione di sentirsi uno straniero nel proprio paese, per poi scoprire di essere anche straniero nel paese d’origine dei suoi genitori. Eppure questo è quel che sentivo da giovane e per cui ho impegnato anni per prima riconoscere e poi capire.

E nel corso degli anni, e ancora di più da quando ho cominciato a scrivere questi articoli, durante gli scambi con lettori in altri paesi, ho capito che la sensazione non è affatto rara ed il solo fatto di tenerla dentro di noi non ha fatto altro che farci pensare che solo noi la sentivamo.

Ed è stato proprio nello scrivere queste mie emozioni che ho finalmente capito che noi figli e discendenti di emigrati italiani dobbiamo documentare le nostre emozioni ed esperienze, come gli emigrati stessi hanno il dovere di fare altrettanto, perché è solo tramite questi mezzi, queste armi emotive, che riusciamo a capire noi stessi e anche aiutare coloro che non riescono ad identificare il disagio che sentono ogni giorno.

Documenti

Ovviamente le armi nelle mani degli italiani all’estero per fare conoscere le loro realtà sono le parole e le immagini.

Tramite le armi potentissime dei libri e gli articoli che mettono in parole le nostre esperienze e sensazioni diamo testimonianze importanti che fino ad ora scarseggiavano, anche se ci sono individui in ogni paese che già svolgono questo compito fondamentale.

Poi, come ogni individuo è diverso, anche ogni paese è diverso e dobbiamo finalmente riconoscere che, benché i desideri degli individui siano uguali, le esperienze in ogni paese sono diverse e che non ne sappiamo abbastanza. Basta pensare alla legge in Argentina che obbligava gli immigrati ad adottare nomi spagnoli al posto dei loro nomi di nascita e allo stesso modo non permetteva a loro di dare nomi italiani ai loro figli nati in quel paese. In effetti questa legge negava loro l’identità personale di cui il proprio nome dovrebbe essere un diritto. Il fatto che questa legge sia stata abolita solo nel 2015 deve farci capire le difficoltà di vivere da italiani e figli di italiani in altri paesi che nessuno in Italia riesce a immaginare.

Ma scrivere libri e articoli non sono solo alcune delle armi a disposizione per documentare le nostre esperienze, la nostra Storia da figli e discendenti di italiani. Immagini, siano in fotografie che nei film, sono anche armi emotive, potenti ed importantissime per ritenere e trasmettere queste storie.

Recentemente abbiamo pubblicato un articolo (La Sicilia che non Ricordiamo – The Sicily we do not remember) riguardo il film “Maccaruni” ideato e prodotto da figli/discendenti di emigrati siciliani in Tunisia nel quale sentiamo e vediamo le testimonianze di queste esperienze. Quanti in Italia sanno di questo e di film simili in altri paesi come gli Stati Uniti e l’Australia, e non solo?

Allo stesso modo, sappiamo di gruppi teatrali in altri paesi che hanno scritto e rappresentato pezzi teatrali per tenere vivi i ricordi ed esperienze del loro passato. Molte di queste opere non sono in italiano e nemmeno nelle lingue dei paesi si residenza, ma spesso mettono insieme i dialetti dei genitori e nonni con la lingua locale, per creare lingue franche nuove, e temporanee, utilizzate per colmare i vuoti dei vocabolari delle famiglie immigrate per le nuove e spesso inattese esperienze in questi paesi.

L’Arma illusoria

Si parla tanto di avvicinare l’Italia con le sue comunità all’estero, ma non possiamo farlo in modo efficace se sappiamo poco o niente di quel che è successo e continua a succedere ai nostri parenti e amici all’estero.

Però la responsabilità di creare questi legami più stretti spetta sia all’Italia che agli italiani all’estero stessi, che devono cominciare a essere più attivi come comunità e non lasciare questo compito solo a pochi individui, alcuni dei quali lo fanno solo per motivi d’interesse personale e non solo per le comunità in generale.

Allora, gli italiani in Italia e gli italiani nel mondo devono agire insieme con queste armi potenti e creare opere in parole ed immagini che non solo spieghino la Storia degli italiani all’estero da paese a paese, ma anche per creare un sistema per fare crescere legami sempre più stretti tra l’Italia e le sue comunità.

Una rete mondiale delle comunità italiane nel mondo con l’Italia al centro non solo avrebbe effetti importanti a livello emotivo, ma, se impostata bene con scopi specifici, avrebbe anche effetti economici importanti per tutti, a partire dall’Italia stessa, ma solo se finalmente riconosciamo a livello ufficiale che gli italiani all’estero sono anche una risorsa fondamentale per il futuro del paese e non solo il ricordo dell’emigrazione del passato.

Infine, nel prossimo futuro pubblicheremo un articolo su un’altra arma a disposizione ideata con questi scopi ma che, per motivi fuori il controllo degli italiani all’estero, è diventata un semplice illusione che ha bloccato una visione più vasta del fenomeno degli italiani nel mondo.

I lettori sono invitati come sempre a inviare le loro storie ed esperienze per pubblicazione a: gianni.pezzano@thedailycases.com 

di emigrazione e di matrimoni

Italians in the world: A Call to Arms

What do people in Italy really know about the many realities that the Italians in the world are? And, at the same time, what weapons do our relatives and friends overseas have to make them known to Italians in Italy?

There are many arms (weapons) but not all of them kill or injure. In fact, many of the weapons that have very long term effects are those that many would never consider as weapons, words and images.

The column “Italiani nel Mondo” (Italians in the world) was created with a specific intention and we want to take the opportunity of the new year to write this article, and another in the near future, on what our readers can do, not only to improve their relations with the country of origin of their parents, grandparents or great grandparents, but also on what they can do to bring Italy closer to her communities of children and descendants of Italian migrants scattered around the world.

Indeed, in this article we would like to offer our readers, and in particular those who began reading these articles recently, only some considerations on the means available to make the relatives and friends in Italy understand the realities of their lives and the lives of their parents and forebears when they arrived overseas where they tried to make a new life for their children.

And especially, at the same time to document for the future the lives of the migrants and their children and descendants because undocumented history is destined to be forgotten and considering the contribution of these migrants not only to Italy’s history, and also her economy as many in Italy no longer remember, we have a duty to finally collect the History Of Italian Migration.

But first we must ask ourselves, what do people in Italy really know about the many realities that the Italians in the world are? And, at the same time, what weapons do our relatives and friends overseas have to make them known to Italians in Italy?

The answer to the first question is a sad little or nothing about the realities of migration and for this reason to answer the second question we have to make a brief explanation of some facts of migration to put the answer in its historic context.

Centuries

Italian migration is not a new phenomenon and in fact dates back to long before the birth of the new kingdom of Italy in 1860. Overseas there were already migrants from all the peninsula and incredibly the son of one of these, James Matra, was on the ship of the English Captain James Cook when he discovered Botany Bay in 1770, near to what would become the city of Sydney in Australia, the continent’s first British colony.

We will never know how many millions of migrants left the peninsula over the centuries but one thing is certain, many people in Italy today do not know they have unknown relatives overseas, also including people who left during the 20th century. Even in areas that not many today think of as areas of heavy migration, such as the Veneto and the Friuli.

The intention of this column is not only to give information on aspects of our Culture that our relatives and friends overseas do not know but above all to try to bring Italy closer in every way to the children and descendants of migrants who often feel an emptiness that they cannot fully explain, often not even to themselves, but which is the emptiness created by not knowing their origins.

Foreigners

It is hard to explain to those who have never felt it the feeling of being a foreigner in your own country to then discover that you are also a foreigner in your parents’ country of origin. And yet this is what I felt as a young man and that took me years to first recognize and then understand.

Over the years, and even more since I began to write these articles and during the exchanges with readers in other countries, I have understood that the feeling is not at all rare and the mere fact of keeping it inside ourselves does nothing but make us feel that only we feel it.

And it was precisely in writing about my emotions that I finally understood that we children and descendants of Italian migrants must document our emotions and experiences, like the migrants themselves have a duty to do the same thing, because it is only through these means, these emotional weapons, that we can understand ourselves and also help those who cannot identify the discomfort that they feel every day.

Documents

Obviously the weapons in the hands of the Italians overseas to make their realities known are words and images.

Through the very powerful weapons of books and articles that put our experiences and feelings into words we give important testimonies that, until now, have been in short supply, even if there are individuals in every country who already carry out this fundamental task.

And then, just as every individual is different, every country is also different and we must finally recognize that, although the desires of individuals are the same, the experiences in every country are different and that we do not know enough about them. We only have to think about the law in Argentina which required that immigrants adopt Spanish names in place of their birth names and in the same way did not allow them to give Italian names to their children born in that country. In effect this law denied them their personal identity of which their own name should be a right. The fact that this law was abolished only in 2015 has to make us understand the difficulty of living as Italians and children of Italians in other countries that nobody in Italy can imagine.

But writing books and articles are only some of the weapons available to document our experiences and our history as the children and descendants of Italians. Images, both in photos and in films, are also emotional, powerful and very important weapons to retain and transmit these stories.

We recently published an article (La Sicilia che non Ricordiamo – The Sicily we do not remember) about the film “Maccaruni” conceived and produced by children/descendants of Sicilian migrants in Tunisia in which we hear and see testimonies of these experiences. How many in Italy know about this and similar films in other countries like the United States, Australia and beyond?

Similarly we know about theatre groups in other countries that have written and performed plays to keep the memory of their past and their experiences alive. Many of these works are not in Italian and not even in the languages of the countries of residence but often combine the dialects of the parents and grandparents with the local language to create the new temporary lingua franca used to fill the gaps in the vocabularies of the immigrant families for the new and unexpected experiences in these countries.

The illusory weapon

There is a lot of talk about bringing Italy closer to her communities overseas but we cannot do this effectively if we know little or nothing about what happened and continues to happen to our relatives and friend overseas.

But the responsibility for creating the closer ties belongs to both Italy and the Italians overseas themselves who must begin to be more active as a community and not leave it only to a few individuals, some of whom do so only for reasons of personal interest and not just for the community in general.

So, Italians in Italy and Italians overseas must act together with these powerful weapons to create works in words and images that not only explain the History of the Italians overseas from country to country but also to create a system to make ever closer ties between Italy and her communities.

A worldwide network of Italian communities in the world with Italy at its centre would not only have major effects emotionally but would also, if set up with specific goals, have important economic effects for everyone, starting with Italy herself, but only if we finally officially recognize that the Italians overseas are also a fundamental resource for the future of the country and not just a memory of the migration of the past. 

Finally, in the near future we will publish an article about another weapon available that was conceived for these purposes but which, for reasons beyond the control of the Italians overseas, became a mere illusion that blocked a much wider vision of the phenomenon of the Italians in the world.

The readers are, as always, invited to send their stories for publication to: gianni.pezzano@thedailycases.com 

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