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Le opinioni devono essere libere

By 11 Luglio 2020 No Comments

La lettera aperta su “Harper’s Magazine” di 150 intellettuali contro una nuova intolleranza, sottoscritta da accademici, scrittori, giornalisti e artisti di fama mondiale.

a cura di Dania Scarfalloto Girard – presidente Comitato Lidu onlus Firenze

Le reazioni molte contraddittorie sono a scapito del dibattito aperto e hanno permesso al conformismo ideologico di erodere la tolleranza delle differenze. “Le cattive idee si sconfiggono attraverso la loro esposizione, l’argomentazione e la persuasione, non cercando di zittire o allontanarle. Rifiutiamo qualsiasi falsa scelta tra giustizia e libertà. L’una senza l’altra” non possono esistere, aggiunge la lettera. ”Il libero scambio di informazioni e idee sta diventando sempre più limitato, – avvertono i firmatari che aggiungono che la censura si sta diffondendo ampiamente in tutta la cultura attraverso la pratica del “public shaming”, la “gogna pubblica”. Le proteste che stanno scuotendo gli Stati Uniti a seguito della morte di George Floyd animate dal movimento Black Lives Matter, riaccendono le contraddizioni di un Paese che sembra incapace di fare i conti con la propria storia. Non c’è nulla di buono nella furia politicamente corretta che abbatte statue e cancella la storia: è il frutto avvelenato della politica dell’identità e di un atteggiamento liberal-totalitario molto pericoloso che si sta facendo strada negli Stati Uniti, soprattutto negli ultimi anni, e che dilaga in tutto l’Occidente. Un appello a non trasformare le proteste per la giustizia razziale “in un brand dogmatico e coercitivo”.

Lo scambio libero di informazioni e idee, la linfa vitale di una società liberale, viene soffocato ogni giorno di più. La tendenza alla censura si sta diffondendo anche nella nostra cultura: un’intolleranza per le opinioni diverse, l’abitudine alla gogna pubblica e all’ostracismo, e la tendenza a risolvere complesse questioni politiche con una vincolante certezza morale. Ma molti però hanno criticato questa lettera, sono in tanti a non essere d’accordo con i suoi contenuti. L’obiezione principale che viene mossa alle posizioni espresse dai firmatari è che si ergono a difensori della libertà di espressione quando in realtà vogliono mantenere una forma radicata e subdola di potere, che esclude le minoranze. Non a caso, dice spesso chi sostiene questa posizione, chi si lamenta del restringimento dei confini della libertà di espressione è soprattutto «maschio, bianco e anziano»: un’espressione ormai usatissima online per identificare una categoria che ha sempre occupato una posizione privilegiata nella cultura occidentale, e che adesso – dicono – si sente minacciata.


La lettera del 7 luglio 2020

“Le nostre istituzioni culturali stanno affrontando un momento di prova. Potenti proteste per la giustizia razziale e sociale stanno portando a richieste di riforma della polizia in ritardo, insieme a richieste più ampie di maggiore uguaglianza e inclusione in tutta la nostra società, non ultimo nell’istruzione superiore, nel giornalismo, nella filantropia e nelle arti. Ma questo necessario calcolo ha anche intensificato una nuova serie di atteggiamenti morali e impegni politici che tendono a indebolire le nostre norme di dibattito aperto e tolleranza delle differenze a favore della conformità ideologica. Mentre applaudiamo al primo sviluppo, alziamo anche la nostra voce contro il secondo. Le forze del liberalismo stanno guadagnando in tutto il mondo e hanno un potente alleato in Donald Trump, che rappresenta una vera minaccia alla democrazia. Ma non si deve permettere alla resistenza di indurirsi nel proprio marchio di dogma o coercizione, che i demagoghi di destra stanno già sfruttando. L’inclusione democratica che vogliamo può essere raggiunta solo se parliamo contro il clima intollerante che si è manifestato da tutte le parti.

Il libero scambio di informazioni e idee, linfa vitale di una società liberale, sta diventando sempre più limitato. Mentre ci aspettiamo questo dalla destra radicale, la censura si sta diffondendo anche più ampiamente nella nostra cultura: un’intolleranza di visioni opposte, una moda per vergogna pubblica e ostracismo e la tendenza a dissolvere complesse questioni politiche in una accecante certezza morale. Sosteniamo il valore di un contro-discorso robusto e persino caustico da ogni parte. Ma ora è fin troppo comune sentire richieste di punizione rapida e severa in risposta alle trasgressioni percepite del linguaggio e del pensiero. Ancora più preoccupanti, i leader istituzionali, in uno spirito di controllo del danno in preda al panico, stanno offrendo punizioni affrettate e sproporzionate invece di riforme ponderate. Gli editori vengono licenziati per l’esecuzione di brani controversi; i libri vengono ritirati per presunta inautenticità; ai giornalisti è vietato scrivere su determinati argomenti; i professori vengono indagati per aver citato opere letterarie in classe; un ricercatore viene licenziato per aver fatto circolare uno studio accademico peer-reviewed; e i capi delle organizzazioni vengono espulsi per quelli che a volte sono solo errori goffi.

Qualunque siano le argomentazioni su ogni particolare incidente, il risultato è stato quello di restringere costantemente i confini di ciò che si può dire senza la minaccia di rappresaglia. Stiamo già pagando il prezzo con maggiore avversione al rischio tra scrittori, artisti e giornalisti che temono per i propri mezzi di sussistenza se si discostano dal consenso o mancano di sufficiente zelo nell’accordo.

Questa atmosfera soffocante alla fine danneggerà le cause più vitali del nostro tempo. La restrizione del dibattito, da parte di un governo repressivo o di una società intollerante, invariabilmente fa male a coloro che mancano di potere e rende tutti meno capaci di partecipazione democratica. Il modo per sconfiggere le cattive idee passa attraverso l’esposizione, l’argomentazione e la persuasione, non cercando di zittire o desiderare di allontanarle. Rifiutiamo qualsiasi scelta falsa tra giustizia e libertà, che non possono esistere l’una senza l’altra. Come scrittori abbiamo bisogno di una cultura che lasci spazio alla sperimentazione, all’assunzione di rischi e persino agli errori. Dobbiamo preservare la possibilità di un disaccordo in buona fede senza terribili conseguenze professionali. Se non difendiamo la cosa da cui dipende il nostro lavoro, non dovremmo aspettarci che il pubblico o lo Stato lo difendano per noi.”

Questa lettera si può condividere oppure no, resta il fatto che le cose stanno degenerando e nei prossimi mesi la battaglia sarà veramente aspra anche per le elezioni imminenti, rimane il fatto che le opinioni devono rimanere libere. Ma cosa dice la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo? Articolo 19: Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

FONTI Il Post Harper’s Magazines; La Repubblica del 8 Luglio 2020; Insideover R.Vivaldelli


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