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Italiani nel Mondo

Le due categorie di discendenti di emigrati italiani (parte 2) – The two categories of descendants of Italian migrants part 2

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Tempo di lettura: 8 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Le due categorie di discendenti di emigrati italiani (parte 2)

Le legge di cittadinanza italiana

La prima parte di questi due articoli (Le due categorie di discendenti di emigrati italiani (parte 1) – The two categories of descendants of Italian migrants (part 1)) ha presentato il problema delle due categorie di oriundi, quelli con il diritto alla cittadinanza italiana e quelli senza. Ma le cronache hanno dimostrato che c’erano e ci sono ancora quelli che cercano di inquinare le differenze tra queste categorie che, in ogni caso, sono entrambe composte da discendenti di emigrati italiani.

Nel 2000 la Serie A di calcio in Italia fu colpita dallo scandalo dei passaporti falsi dell’uruguayano Alvaro Recoba dell’Inter e l’argentino Juan Sebastian Veron della Lazio che, per poter giocare come cittadini italiani e quindi permettere alle loro società di poter acquistare altri giocatori extracomunitari secondo i regolamenti dell’epoca, sono stati iscritti come cittadini italiani in base a documentazioni risultate falsificate.

Questo scandalo dimostrò chiaramente i rischi della legge italiana di cittadinanza che permette a discendenti di emigrati italiani, senza limite di generazioni, di poter ottenere la cittadinanza italiana con tutti i suoi diritti.

Il semplice fatto che abbiano potuto fornire documenti con dettagli falsi per il riconoscimento alla nostra cittadinanza deve farci chiedere quanti oriundi abbiano potuto fare altrettanto fino ad allora, e anche negli anni  dopo, e sarebbe sciocco pensare sia che non ci siano ancora coloro che abbiano potuto farlo con successo, sia che non è ancora possibile farlo per i molti omonimi che permetterebbero di utilizzare legami famigliari falsi per dimostrare i prerequisiti per ottenere la cittadinanza italiana. Difatti, il caso di Brescia nel 2018 dimostra che questi timori non siano affatto campati in aria…

Allora, per risolvere questi problemi legati alla legge italiana di cittadinanza partiamo da una domanda fondamentale: ha davvero senso concedere la nostra cittadinanza per un numero illimitato di generazioni nate all’estero? Questo punto diventa ancora più importante quando pensiamo che non poche famiglie italiane all’estero risalgono a prima dell’800…

La risposta, anche a causa dell’incertezza della documentazione, deve essere che la legge non fornisce garanzie e questo diventa di importanza vitale quando pensiamo che la cittadinanza dà ai nuovi cittadini il diritto di voto nelle nostre elezioni.

Allo stesso tempo molti fattori dimostrano un crescente interesse per le loro origini da parte di discendenti di emigrati italiani. La prova più importante è l’aumento del “turismo di ritorno” di chi cerca le proprie origini nel nostro paese, come anche le richieste regolari online di utenti che chiedono aiuto per poter trovare le loro famiglie in Italia. Per questi motivi qualsiasi cambio alla legge deve tenere in mente ANCHE un aspetto essenziale, di avvicinare gli oriundi in giro per il mondo all’Italia che avrebbe ovvi benefici per tutti, a partire dagli effetti economici non indifferenti per il nostro paese.

Quindi, con questi aspetti ben in mente vogliamo proporre una modifica della legge di cittadinanza che limiti il diritto automatico alla cittadinanza italiana all’estero a tre o quattro generazioni che è il massimo che ci permetterebbe di avere certezze della documentazione necessaria per poter accedere alla cittadinanza.

Però, nel fare questo proposta, non vogliamo sbattere la porta in faccia a coloro che vogliono rintracciare le loro origini e riconoscersi come discendenti di italiani che potrebbero voler trasferirsi in Italia.

Perciò, il nostro suggerimento sarebbe di dare a questi oriundi, di entrambe le categorie, la possibilità di avere una corsia preferenziale alla cittadinanza italiana nel futuro con paletti ben precisi.

Ovviamente il primo sarebbe di poter dimostrare in modo chiaro ed inequivocabile le origini italiane con documentazione che, in questi casi, non sarebbe vincolante come quelle del primo suggerimento anche perché questi candidati devono dimostrare anche la chiara volontà di voler imparare di più della nostra Cultura e Storia, partendo dalla nostra lingua.

Questa possibilità di cittadinanza dovrà essere legata alla specifica intenzione di volersi trasferirsi nel Bel Paese e non per poter fare domande di emigrare in paesi terzi, come abbiamo visto nell’articolo citato nella prima parte che ha dato inizio a questi due articoli.

Dovremmo dare ai discendenti che hanno chiaro interesse alle loro origini, anche coloro che non vogliono ottenere la nostra cittadinanza, i mezzi di poter imparare la nostra Cultura e Storia creando corsi e studi specifici che li aiuterebbero a farlo anche in Italia. Visto che la Farnesina stima il numero di oriundi nel mondo a oltre 90 milioni, che è sicuramente una stima prudente, il potenziale mercato di servizi del genere non è affatto piccolo, anzi…

Certo, ci saranno quelli, sia in Italia che all’estero, che presenteranno obiezioni che tutti coloro con “sangue italiano” hanno il diritto alla cittadinanza, ma chi è in grado di garantire che tutti coloro che ora presentano domanda per la nostra cittadinanza abbiano davvero questo diritto secondo la legge attuale?

Inoltre, nel concentrarsi solo ai potenziali cittadini, facciamo finta che quelli della seconda categoria di oriundi non siano altrettanto discendenti di emigrati italiani, con gli stessi interessi nello scoprire le loro origini e famiglie in Italia ma che, per motivi fuori del loro controllo, non hanno alcun diritto alla cittadinanza.

Basta vedere quanti oriundi negli Usa hanno iniziato a fare le prove del DNA per dimostrare d’essere di origini italiane per capire che l’interesse per il paese d’origine degli avi non sparisce dopo due o tre generazioni ma aumenta nel tempo, ma tristemente non esistono i mezzi idonei a permettere loro di poter riempire il vuoto che molti ovviamente sentono della parte italiana della loro identità.

I nostri politici parlano spesso degli italiani all’estero ma quasi sempre per motivi di apparenza, perché alla fine non fanno niente di concreto per avvicinare davvero le comunità italiane nel mondo al loro paese d’origine.

Allora facciamo i passi necessari per fare conoscere l’Italia moderna ai discendenti dei nostri emigrati nel corso di oltre due secoli. Ma facciamolo per TUTTI e non solo per i pochi che potrebbero essere cittadini italiani solo perché i politici vogliono i loro voti o perché certe agenzie all’estero vogliono fare i loro affari per poterci guadagnare.

The two categories of descendants of Italian migrants part 2

 

di emigrazione e di matrimoni

Italy’s citizenship law

The first part of these two articles (Le due categorie di discendenti di emigrati italiani (parte 1)) – The two categories of descendants of Italian migrants (part 1)) presented the problem of the two categories of oriundi (descendants of Italian migrants), those with the right to Italian citizenship and those without. But reports in the news show that there were and still are those who try and pollute the differences between these categories which, in any case, are both made up of descendants of Italian migrants.

In 2000 Italy’s Serie A football league was hit by the false passports scandal involving the Uruguayan player Alvaro Recoba of Inter and the Argentinean Juan Sedastien Veron of Lazio who, to be able to play as Italian citizens and therefore allow their clubs to be able to buy other non-European Union players according to the regulations of the time, were registered as Italian citizens based on documents that were falsified.

This scandal clearly showed the risks of Italy’s citizenship law that allows descendants of Italian migrants, with no limits to generations, to be able to obtain Italian citizenship with all its rights.

The mere fact that they were able to provide documents with false details for the recognition of their citizenship must make us ask how many oriundi have been able to do so up till then and also in the years since and it would be foolish to think both that there are not still those who had not done so successfully and that it is still not possible to do so due to the many namesakes that would allow people to use fake family ties to show the prerequisites for obtaining Italian citizenship. Indeed, the Brescia case in 2018 shows that these fears are by no means far-fetched…

So, to resolve these problems tied to Italy’s citizenship law we start from an essential question: does it really make sense to grant our citizenship to an unlimited number of generations born overseas? This point becomes even more important when we think that not a few families overseas date back before the 19th century.

The answer, also due to the uncertainty of the documentation, must be that the law that does not provide guarantees and this becomes of vital importance when we think that citizenship gives new citizens the right to vote in our elections.

At the same time many factors show growing interest in their origins on the part of descendants of Italian migrants. The most important proof is the growing interest in “return tourism” of those looking for their origins in our country, as well as the regular requests by users online asking for help to find their families in Italy. For these reasons any change of the law must ALSO bear in mind one fundamental aspect, to bring the oriundi around the world closer to Italy which would have obvious beneficial effects for everybody, starting with the non-indifferent economic effects for our country.

Therefore, with these aspects well in mind, we want to propose an amendment to the citizenship law that limits the automatic right to Italian citizenship overseas to three or four generations which is the maximum that would allow us to have certainty of the documentation necessary to gain access to citizenship.

However, in making this proposal we do not want to slam the door in the face of those who want to trace their origins and to recognize themselves as descendants of Italians who may want to move to Italy.

Hence, our suggestion would be to give these oriundi of both categories the possibility to have a preferential path towards Italian citizenship in the future with very specific limits.

Obviously the first would be to show their Italian origins clearly and unequivocally with documentation which in these cases would not be as binding as those of the first suggestion, also because these candidates must also show their clear desire to want to learn more about our Culture and history starting with our language.

This possibility must be tied to the specific intention to want to move to Italy and not to be used to apply for migration to third countries, as we saw in the article cited in the first part that gave rise to these two articles.

We should give the descendants who have a clear interest in their origins, also those who do not want to obtain Italian citizenship, the means to be able to learn our Culture and history by creating specific courses and fields of study that would help them to do so also in Italy. Considering that the Italian Foreign Ministry estimates the number of oriundi around the world in more than 90 million, certainly a conservative estimate, the potential market for such services is not at all small, on the contrary…

Of course there will be those in Italy and overseas who will object that everybody of “Italian blood” has the right to citizenship but who is able to guarantee that all those who now apply for our citizenship really have this right under to the current law?

Moreover, in concentrating only on potential citizens we pretend that those of the second category of oriundi are not descendants of Italian migrants too with the same interest in discovering their origins and families in Italy but who, for reasons beyond their control, have no right to citizenship.

We only have to look at how many oriundi in the United States have begun to take DNA tests to show they are of Italian origin to understand that the interest in the country of origin of the forebears does not disappear after two or three generations but increases over time but sadly there are no suitable means that would allow them to fill the void that many obviously feel in the Italian part of their identity.

Our politicians and political candidates often talk about the Italians overseas but almost always for reasons of appearances because in the end they do nothing concrete to really bring the Italian communities around the world closer to their country of origin.

So let us take the steps necessary to make modern Italy known to the descendants of our migrants over the course of more than two centuries. But let us do so for EVERYBODY and not only for the few who could be Italian citizens just because the politicians want their votes or because certain agencies overseas want their business to be able to earn from it.