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Italiani nel Mondo

Le due categorie di discendenti di emigrati italiani (parte 1) – The two categories of descendants of Italian migrants (part 1)

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di emigrazione e di matrimoni

Le due categorie di discendenti di emigrati italiani (parte 1)

Recentemente abbiamo pubblicato un articolo di Paolo Cinarelli in Argentina (Il grande mito argentino: la migrazione- The great Argentinean legend: migration) riguardo i cittadini italiani nati e cresciuti in Argentina discendenti di emigrati italiani della quarta, quinta e oltre generazioni.

In seguito abbiamo ricevuto dei commenti da Fabio Porta in Brasile facendo riferimento ai tre oriundi dal Brasile nella nazionale azzurra che ha poi vinto gli Europei e, visto la vittoria, per non rischiare di perdere questo messaggio in mezzo all’euforia prima della vittoria nel calcio, e poi durante le settimane dopo per le medaglie vinte anche alle Olimpiadi del Giappone da atleti oriundi, abbiamo deciso di aspettare prima di trattare questo tema.

Allora vogliamo parlare degli oriundi e la cittadinanza o la non cittadinanza dei discendenti degli emigrati italiani. Nel ringraziare Fabio Porta per i suoi commenti vogliamo dire ai lettori che questo tema delicato sarà il soggetto di due articoli, perché ci sono sfumature importanti che dobbiamo considerare seriamente, anche perché chiamano in causa una legge importantissima che è soggetta a troppe controversie e non solo in Italia, la legge italiana di cittadinanza.

Partiamo dalla parte centrale delle osservazione del deputato della circoscrizione estera che comprende Sud America (consigliamo ai lettori che non l’hanno ancora letto di leggere l’articolo nominato sopra per capire il senso di questi commenti):

“Forse dovremmo scrivere qualcosa sull’Italia di Mancini, dove tre brasiliani con cittadinanza italiana ci stanno portando in finale a Londra (Jorginho Frello, Emerson Palmieri e Rafael Toloi); quando vinciamo idolatriamo i cosiddetti “oriundi”, per poi ignorarli il giorno dopo…

“Io continuo a credere che lo “ius culturae universale” sia la soluzione migliore per integrare gli stranieri in Italia (ai quali “dobbiamo” la cittadinanza, anche se a certe condizioni) ma anche gli italiani nel mondo; lingua e cultura per evitare che la cittadinanza sia solo uno “strumento” per viaggiare in Spagna o negli USA (per i sudamericani) ma un diritto da onorare con serietà e rispetto.”

E a questi commenti e all’articolo originale vogliamo aggiungere una domanda. Come paese, siamo davvero sicuri che vogliamo, come descritto nell’articolo originale e confermato da Fabio Porta, che la cittadinanza italiana e quindi il passaporto vengano visti come un mezzo per emigrare in paesi terzi, particolarmente dalla quarta generazione in poi, invece di essere mezzi per avvicinare l’Italia alle comunità italiane in giro per il mondo e anche per trovare il miglior modo di integrare gli immigrati e i loro discendenti che ora sono in Italia? 

 

Nel considerare gli oriundi, come sono normalmente chiamati i discendenti di emigrati italiani, dobbiamo riconoscere un fattore essenziale di questi nostri parenti e amici all’estero.

Abbiamo la tendenza di pensare a solo una categoria di oriundi che rende difficile trattare un tema che spesso smentisce, soprattutto a livello legale, una frase che vediamo spesso online sulle pagine degli italiani all’estero.

“Chi ha sangue italiano è italiano” Benché il sentimento sia bello, legalmente non è affatto vero quando parliamo della legge italiana di cittadinanza ed è questo aspetto che crea le due categorie di oriundi.

L’emigrato che ha lasciato l’Italia aveva indubbiamente la cittadinanza italiana, inoltre, molte coppie sono partite con figli e poi ne sono nati altri nel nuovo paese e quindi, per la legge italiana, i loro figli sono nati cittadini italiani. Ma in molti casi queste circostanze sono cambiate radicalmente per via di scelte specifiche dei genitori.

Infatti, nel corso del tempo molti emigrati hanno deciso di prendere la cittadinanza del nuovo paese di residenza e per la legge italiana questa scelta una volta voleva dire che comportava una rinuncia formale alla cittadinanza italiana e quindi i figli nati DOPO il cambio di cittadinanza non sono nati cittadini italiani ma cittadini del loro nuovo paese.

In moltissimi casi questo voleva anche dire che alcuni figli erano cittadini italiani oppure doppi cittadini secondo le leggi locali, soprattutto nei paesi di ius soli, mentre i loro fratelli e sorelle nati dopo il cambio avevano solo la cittadinanza locale. Per di più, nel caso del primo gruppo, effettivamente i loro discendenti sono tutti nati cittadini italiani, anche se non riconosciuti formalmente tali dal consolato fino alla presentazione della relativa documentazione.

Sono state queste circostanze a creare le due categorie di oriundi, la prima composta da quelli nati con la cittadinanza italiana e la seconda da quelli senza. Questo è il motivo per cui la frase del ‘sangue italiano’ non è realista quando applicata alla legge della cittadinanza italiana. Entrambe le categorie hanno indubbiamente sangue italiano ma solo i componenti del primo gruppo nascono cittadini italiani.

Però, tutte e due le categorie sono di sangue italiano, con gli stessi diritti di conoscere le loro origini, di voler rintracciare le loro famiglie in Italia e di poter sapere e conoscere bene il loro comune Patrimonio Culturale, a partire da quell’aspetto che li definisce, la nostra lingua comune.

Allora nel considerare i commenti di Fabio Porta riportati sopra dobbiamo tenere ben in mente queste realtà create dai paletti fissati dalla legge italiana, anche ricordando che in non pochi casi i genitori hanno incluso i loro figli minorenni nella domanda di cittadinanza locale e quindi hanno negato a loro la possibilità di mantenere la cittadinanza italiana, in alcuni casi, secondo gli anni di nascita, senza possibilità di ricorso contro le decisioni dei genitori.

Certo, festeggiamo persone come i calciatori Frello, Palmieri e Toloi nominati da Fabio Porta, come anche Marcelle Jacobs che ha vinto due medaglie d’oro alle Olimpiadi e gli altri atleti vincenti in azzurro a Tokyo, ma dobbiamo cominciare a capire che la situazione dei discendenti dei nostri emigrati non è bianco e nero come molti vorrebbero pensare, anche se solo per motivi politici sia in Italia che all’estero, e dunque dobbiamo, come paese, cominciare a pensare, come accennato da Fabio Porta, ad altri mezzi che permetteranno di fare avvicinare TUTTI i discendenti dei nostri emigrati all’Italia e non solo coloro con la fortuna d’aver potuto mantenere la cittadinanza italiana.

Segue parte 2

The two categories of descendants of Italian migrants (part 1)

 

di emigrazione e di matrimoni

We recently published an article by Paolo Cinarelli in Argentina (Il grande mito argentino: la migrazione- The great Argentinean legend: migration) concerning the Italian citizens born and bred in Argentina, descendants of Italian migrants of fourth, fifth and further generations.

We later received comments by Fabio Porta in Brazil who referred to the three oriundi (Italian citizens born overseas) in the Italian national football team that then won the European Championship and, not to risk losing this message in the middle of the euphoria first win in the football and in the weeks after due to the medals won in the Olympic Games in Japan we decided to wait before dealing with this issue.

So we want to talk about the oriundi and the citizenship or non citizenship of descendants of Italian migrants. In thanking Fabio Porta for his comments we want to tell our readers that this delicate issue will be the subject of two articles because there are many important shades that we must consider seriously, also because they call into question a very important law that is subject to too much controversy, and not only in Italy, the country’s citizenship law.

We start with the central part of the observations by the former Parliamentarian who represented the circumscription of South America in Rome (we recommend that readers who have not yet done so to read the article mentioned above to understand the sense of these comments):

“Maybe we should write something about Mancini’s Italy (national team) where the Brazilians with Italian citizenship (Jorginho Frello, Emerson Palmieri e Rafael Toloi); are taking us to the final in London; when we win we idolize the so-called “oriundi” to then ignore them the day after…

“I continue to believe that the “ius culturalae universale” (citizenship law based on knowledge of Italian Culture) is the solution to integrate the foreigners in Italy (to whom “we owe” citizenship, albeit with certain conditions) and also for the Italians around the world; language and culture to avoid that citizenship is only a “tool” to travel to Spain or the USA (for the South Americans) but a right to be honoured seriously and with respect.”

And we want to add a question to these comments and the original article. As a country, are we really sure that we want, as described in the original article and confirmed by Fabio Porta, that Italian citizenship and therefore the passport to be seen as a means of migrating to a third country, especially by the fourth generation onwards, instead of being means to bring Italy closer to the Italian communities around the world and also to find the best way possible to integrate the immigrants and their descendants now in Italy?

In considering the oriundi, as the descendants of Italian migrants are normally called, we must recognize one essential factor of our relatives and friends overseas.

We tend to think of only a single category of oriundi which makes it hard to deal with an issue that often denies, especially at the legal level, a phrase we often see online on the pages of the Italians overseas.

“Chi ha sangue italiano è italiano” (Who has Italian blood is Italian) Although the sentiment is nice, legally it is not at all true when we talk about Italy’s citizenship law and this is the aspect that creates the two categories of oriundi.

Migrants who left Italy undoubtedly had Italian citizenship and in addition many couples left with children and then others were born in the new country and therefore, according to Italian law, the children are born Italian citizens. But in many cases these circumstances changed radically due to specific choices by the parents.

In fact, over time many migrants decided to take out the citizenship of the new country of residence and according to Italian law this choice once meant formal renunciation of Italian citizenship and therefore the children born AFTER the change of citizenship were not born Italian citizens but citizens of their new country.

In many cases this also meant that some children were Italian citizens or dual citizens according to local laws, especially in countries of ius soli (law based on place of birth) while their brothers and sister born after the change only had local citizenship. Moreover, in the case of the first group, effectively their descendants are all born Italian citizens, even if they are not formally recognized as such by the consulate until the presentation of the relative documentation.

These were the circumstances that created the two categories of oriundi, the first composed of those born with Italian citizenship and the second those without. This is the reason that the phrase of Italian blood is not realistic when applied to Italy’s citizenship law. Both groups undoubtedly have Italian blood but only the components of the first group are born with Italian citizenship.

However, both groups have Italian blood, with the same rights to knowing their origins, to want to trace their families in Italy and to be able to know well their common Cultural Heritage, starting with that aspect that defines them, our common language.

So, in considering Fabio Porta’s comments reported above we must bear well in mind these realities created by the limits set by Italian law, also remembering that in not a few cases the parents included their underage children in their application for local citizenship, in some cases depending on the years of birth, without the possibility to appeal against the parents’ decisions.

Let us of course celebrate people like the footballers Frello, Palmieri and Toloi mentioned by Fabio Porta, as well as Marcelle Jacobs who won two gold medals in the Olympics and the other victorious athletes dressed in blue in Tokyo but we must begin to understand that the situations of the descendants of Italian migrants is not black and white as many would like to think, even if only for political reasons both in Italy and overseas, and therefore as a country we must start to think, as hinted by Fabio Porto, of other means that will allow ALL the descendants of our migrants to be brought closer to Italy and not only those lucky enough to have been able to keep Italian citizenship.

Part 2 will follow