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Italiani nel Mondo

La vita affascinante di Joe Caputo, da Carpino (Puglia) a Melbourne passando per il Brasile

Paolo Buralli Manfredi

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Intervista a Joseph A. Caputo conosciuto ai più come Joe Caputo Presidente della Federazione Pugliese d’Australia di Melbourne e membro del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo (CGPNM)

Buongiorno Mr Caputo, partirei con il domandarle di dare una breve presentazione di sé stesso: chi è Joe Caputo?

Io sono nato a Carpino, un piccolo paese del Gargano in provincia di Foggia, un’area bellissima ed anche montagnosa della Puglia e il mio paese è molto conosciuto anche per il Carpino Folk Festival, il Festival della Musica Popolare che conta ad oggi ben venti edizioni. I miei genitori sono emigrati in Brasile negli anni Cinquanta, in realtà mio Padre partì prima, come si faceva una volta poi, una volta stabilizzato con lavoro e casa si facevano quelli che oggi chiamano i ricongiungimenti famigliari. Cosi abbiamo fatto anche noi negli anni 50 e emigrammo in Brasile.

Mio papa’ faceva il marinaio in una nave mercantile ed era specializzato nell’area “caldaie navali” mi ricordo ancora oggi che, quando ero piccolo, ci raccontava che le caldaie nelle navi, sono posizionati nel punto più basso delle navi e che lui aveva una paura pazzesca perché sapeva che se la nave fosse affondata non c’era scampo per le persone che lavoravano in quell’area della nave, fortunatamente non successe mai nulla di ciò e dopo un duro lavoro durato anni e tanti sacrifici, riuscì a mettere da parte abbastanza soldi per poter acquistare una fattoria nel nord est del Brasile, nell’isola di Itaparica nello Stato di Bahia, ed una volta comprata organizzò il viaggio per poterci riabbracciare e finalmente dopo tanto tempo la Famiglia si riunì.

Negli anni sessanta però, il Brasile sprofondò in una pessima situazione politica ed economica con un iper inflazione che toccò punti tremendi, insomma una situazione invivibile dunque, a malincuore, si pensava di dover lasciare tutto e ritornare in Italia dove la situazione economica era migliorata ma non abbastanza per poter stare tranquilli. Mio Padre contattò suo fratello, mio Zio, che viveva a Melbourne spiegando la nostra situazione, e mio Zio fece l’atto di richiamo “la chiamata per i parenti” e ci permise di poter emigrare in Australia e tutti dunque, partimmo nuovamente per la nostra “seconda emigrazione”.

In Australia ho lavorato in diversi settori, nell’industria tessile, lì incominciai anche a fare il sindacalista per la tutela dei lavoratori, poi ho lavorato alla Ford Australia, industria metalmeccanica, dove ho continuato, avendo acquisito esperienza sindacale nell’industria tessile, a fare il sindacalista e negli anni Ottanta mi sono inserito nel contesto politico australiano diventando da prima Consigliere e poi Sindaco di Brunswick  per diversi anni. Negli anni 90 nella zona metropolitana di Melbourne ci sono stati accorpamenti e amalgamazioni delle varie città e Brunswick divenne parte di Moreland che raggruppa sei nuovi sobborghi. Nella citta’ di Moreland sono stato eletto sindaco per due mandati.

Dal 2001 al 2011 sono stato nominato dal Governo Statale come Commissario della Commissione Multiculturale dello Stato del Victoria ed attualmente sono Presidente della Federazione Pugliese d’Australia, federazione che conta una dozzina di club e circoli in nello Stato del Victoria e ricopro anche la Presidenza onoraria della Federazione Australiana delle Comunità Etniche – organismo Federale che vanta oltre mille associazioni aderenti a livello nazionale.

Ed infine faccio parte del Consiglio dei Pugliesi nel Mondo, incarico che nel passato era conosciuto col nome di Consultore per la Regione Puglia a Melbourne.

Quando fu fondato il primo Club dei Pugliesi?

Uno dei primi club Pugliese fu fondato a metà degli anni 70. Questo fu il San Marco in Lamis Social Club e proprio nel 1976 gli stessi comprarono la prima sede a Cannining Street, Carlton (questa sede era una sala di ballo chiama la Cumparsita).  Dopo del San Marco Club nacquero altre associazioni ed altri club; va ricordato però che i Pugliesi in Australia c’erano già molto tempo prima degli anni novanta, pensate che, siamo riusciti tramite documenti storici, a trovare la presenza dei Pugliesi già nel 1890 circa, Pugliesi che provenivano da Molfetta una città vicino a Bari, Capoluogo della Puglia, questi primi pionieri erano pescatori trasferitesi dalla Puglia ad Adelaide, e Port Pirie e Frematle nell’Australia occidentale. Altra ondata di Pugliesi avvenne nel 1920 ma il grosso dell’emigrazione dei Pugliesi arrivarono in Australia tra la fine della Seconda Guerra Mondiale, anni ‘40 ed gli anni ‘50. E proprio negli anni Cinquanta dalla provincia del Foggiano da “San Marco in Lamis Foggia” arrivarono a Melbourne oltre 5000 San Marchesi il che significa, badate bene, che a Melbourne, oggi si sono più Sammarchesi che a San Marco in Lamis – in Puglia!

Esiste partecipazione ed interazione tra le nuove generazioni di Pugliesi che approdano in Australia con i Club ed associazioni dei Pugliesi presenti sul territorio?

Direi certamente di si, io vengo contattato ogni giorno da giovani Pugliesi che cercano informazioni per muoversi dalla Puglia verso l’Australia e da persone già sul territorio australiano che hanno bisogno di consigli o aiuto. Devo dire che i nostri Clubs e le nostre associazioni dalla fine del 2019 ad oggi, si sono dati veramente da fare per supportare i connazionali Pugliesi che si sono trovati, praticamente intrappolati in Australia causa il covid19, giovani che non potevano lavorare e che non erano supportati dal Governo Australiano perché non rientravano nelle categorie selezionate dal Governo per ottenere il supporto adeguato, qui veramente devo fare un plauso a tutte le associazioni ai club ed ai Pugliesi che si sono dati un gran da fare per aiutare i connazionali più in difficoltà.

Crede che i club andrebbero ideologicamente ristrutturati cambiandone le attrattive per attirare i giovani migranti che sicuramente hanno bisogni differenti?

Le strutture che esistono da molto tempo in genere difficilmente accettano di farsi modificare, come insegnava Nicolò Macchiavelli, la cosa più difficile è cambiare gli usi ed i costumi delle società che hanno forti radici e credenze. Certo è che io ed altri abbiamo e stiamo spingendo verso il cambiamento ed è già da due anni che pian piano, i Clubs stanno introducendo nuove iniziative volte ad attirare all’interno dei club, non solo le nuove generazioni di migranti ma anche le seconde e terze e quarte generazioni degli Italo-Australiani Pugliesi residenti in Australia. Ad esempio abbiamo creato una serie di eventi ingaggiando professionisti della Taranta, un ballo tipico pugliese che è molto amato dai giovani con musiche tradizionali che coinvolgono emotivamente il pubblico, iniziative che purtroppo si sono bloccate per colpa del virus che ha posto dei limiti insuperabili per l’organizzazione degli eventi.

Esistono interazioni tra Associazioni Italiane ed i Club?

Si esistono, anche grazie ai Consultori come me che si sono prodigati per spingere la Regione Puglia a sostenere delle iniziative tra l’associazionismo ed i club e questo supporto ha dato modo di poter invitare degli artisti della Regione Puglia presso le Associazioni ed i Club per esibirsi e far conoscere la Cultura pugliese in Australia, ovviamente, non solo ai Pugliesi ma anche agli Australiani ed agli Italo-Australiani di seconda, terza, quarta generazione.

Esistono rapporti tra club e Associazionismo Pugliese con le Istituzioni Australiane?

Non posso dire che ci siano rapporti stabili e continuativi, va detto però che si dialoga spesso con gli enti locali, magari per ottenere sale per eventi o qualsiasi cosa possa servire alle Associazioni Pugliesi od ai Clubs e devo dire che gli Italiani in genere sono molto ben voluti ed ascoltati dalle istituzioni Australiane essendo sempre attivi anche nel sociale e spesso introdotti nelle istituzioni sia comunali come consiglieri o come nel mio caso, tempo fa, persino come dicevo prima, come Sindaco di importanti città. Oggi come oggi, i giovani italo-australiani sono presenti in tutte le sfere istituzionali, nei vari parlamenti sia dei singoli Stati che a livello Federale.

Quale consiglio darebbe ai giovani che vogliono venire in Australia?

Il consiglio principale che do ai giovani che vogliono approdare in Australia è di non pensare che l’Australia sia un Paese facile, nonostante l’economia ed il Sistema in generale sia ottimamente gestito, dico a loro di non pensare che siano tutte rose e fiori, se si viene per le vacanze, ovviamente non ci sono problemi, sicuramente è una vacanza che porteranno nel cuore per tutta la vita, natura stupenda, posti bellissimi, città metropolitane vivibilissime, alti livelli di sicurezza. Mentre per chi arriva con permessi di studio lavoro o vacanza lavoro sicuramente dovranno adattarsi a fare dei lavori d’ogni tipo ma sicuro si creerà un bagaglio d’esperienza importante e molti riusciranno a ottenere dei visti permanenti.

A chi invece arriva con l’obiettivo di crearsi una vita in Australia, mi sento di dire che non sarà una passeggiata, qui in Australia la legislazione in materia d’immigrazione è molto rigida e poco flessibile, solo coloro che hanno alte skills, capacità e requisiti richiesti dal Governo australiano e se veramente motivati potranno provare ad acquisire la cittadinanza, ma va detto chiaramente che il percorso sarà molto duro, per quanto detto la prima cosa che consiglio di fare e di andare sul sito del Governo dove, alla voce Immigration, possono accedere a tutte le informazioni per poter comprendere quali requisiti son richiesti anno per anno dal Governo Australiano per avere il Visto più idoneo per venire in Australia a lungo termine con l’obiettivo di rimanerci per sempre.

Posso dire anche che, grazie al sistema informatico governativo, si sa già con che visto si partirà quali sono le regole da rispettare e le leggi da osservare poi c’è da dire anche, che i giovani oggi sono più fortunati perché hanno dalla loro la tecnologia che li supporta, se pensate oggi con un clic sul cellulare si arriva in tutte le parti del mondo, si può persino vedere la casa dove si andrà ad abitare, la strada ed il quartiere, diciamo che non è più un’avventura come una volta, è tutto più semplice da questo punto di vista.

I nostri primi migranti, invece, erano più fortunati dal lato di ottenimento dei visti, spesso gli veniva pagato il biglietto e persino ottenere la cittadinanza era molto più semplice perché un tempo erano richiesti due semplici requisiti, essere in salute e avere  forza per lavorare duramente, al contrario però partivano senza alcun tipo di informazione, una valigia con quattro cose dentro e si imbarcavano affrontando un lunghissimo viaggio senza neanche sapere cosa avrebbero trovato una volta arrivati a destinazione e spesso, se non sempre, senza saper una parola di inglese… allora si che erano tempi duri e difficili!

Intervista realizzata con il supporto di Joe Cossari – CTIM 

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