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La politica cinematizzata

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politica cinematizzata
Tempo di lettura: 3 minuti

Come si sta evolvendo la comunicazione politica? Elementi di marketing e cinema sembrano le ultime novità del settore.

di Alexander Virgili

Politica e comunicazione sono due ambiti che si intrecciano in maniera indissolubile, soprattutto nell’era contemporanea. Se è vero che una buona o una cattiva comunicazione risulta decisiva per le sorti di un candidato, di una campagna o di un movimento, ne deriva la necessità di armarsi degli strumenti migliori per perorare la propria causa. Ogni periodo storico ha uno stile comunicativo preciso e ben delineato che ha influenzato, nel bene o nel male, la comunicazione politica.    

I professionisti della comunicazione devono rimanere costantemente aggiornati e tenere il passo con i nuovi trend, soprattutto da quando i social network sono diventati decisivi nell’opinion making.

Cavalcare dei contenuti virali ed utilizzare le diverse piattaforme, diverse per ogni target, si è reso quanto mai necessario. I risultati spesso possono risultare fuori luogo, eccessivamente informali o addirittura pacchiani, ma questo è ormai relativo. Ogni piattaforma ha un pubblico preciso ed ogni pubblico ha degli interessi e delle modalità comunicative che vanno assecondate. I politici più investono di più sulla comunicazione, hanno collaboratori che creano contenuti diversificati per ogni piattaforma. Facebook e Twitter per gli over 40, Instagram per coloro che vanno tra i 20 ed i 30 anni, TikTok per gli adolescenti, LinkedIn per i professionisti o per chi è in cerca di occupazione e così via. Ovviamente le fasce d’età sono una indicazione approssimativa e generale del pubblico principale presente sui diversi social.      

Alcuni social media manager tuttavia, si stanno rendendo conto che c’è una tipologia di comunicazione più trasversale e che consente di avere un impatto maggiore e su un pubblico più ampio: il cinema. Questo ovviamente non inteso come la creazione o proiezione di film di propaganda, che sono passati di moda da diversi decenni. Semplicemente si tratta di applicare le logiche e le tecniche del cinema (quello esteticamente di qualità) al politico di turno.

La cinematizzazione

La cinematizzazione [1] è infatti un intreccio tra le tecniche visive dinamiche del cinema e del suo montaggio e le immagini fotografiche già esistenti, o realizzate appositamente pensando al loro inserimento nella sequenza filmica. In un certo senso sono gli epigoni dei teorici e cineasti delle avanguardie russe che tentarono diverse vie verso un cinema politico. Oggi i social media ripropongono l’idea di una produzione “popolare” delle immagini e delle loro sequenze, una produzione nella quale fissati dei canoni di gusto e di metodo, le persone producono in proprio le descrizioni dei soggetti.

Da alcuni mesi, infatti, sia la Casa Bianca che Downing Street, per citare un paio di esempi rilevanti, stanno pubblicando brevi video con il Presidente o il Primo Ministro che potrebbero essere tranquillamente scambiati per trailer cinematografici. Musica accattivante, luci curate, movimento a rallentatore ed eventualmente delle scritte in sovraimpressione. Non è necessario che trasmettano un messaggio specifico. Alle volte vengono pubblicati questi video senza un contesto particolare, senza una descrizione. L’importante è far girare un’immagine del politico che potremmo associare ad un attore di un film o una serie televisiva.   L’obiettivo è sicuramente quello di dare una certa immagine “cinematizzata” della persona come leader per attirare le simpatie del pubblico. La comunicazione contemporanea si traduce spesso in contenuti semplici, rapidi e che lasciano all’immaginazione di ognuno il contesto ed il messaggio. Sembra insomma quasi un’operazione di neuromarketing più che di comunicazione politica come siamo abituati ad intenderla. Eppure non c’è da sorprendersi troppo. All’inizio di questa riflessione la premessa riguardava l’importanza della comunicazione e l’utilizzo degli strumenti migliori. Il cinema ed il marketing sono sicuramente ambiti che vanno inclusi a pieno titolo come strumenti misti emergenti per una nuova e forse più efficace comunicazione politica.

Il passaggio a questo nuovo metodo comunicativo è sicuramente stato facilitato dalla crescita esponenziale delle piattaforme dedicate ai video, lasciando in secondo piano quelli dove si rendeva necessaria una interazione principalmente scritta. Ricordiamo però che l’immagine di un’immagine è sempre un’altra immagine, con caratteristiche e conseguenze storico-estetiche diverse, per modalità di ricezione e rapporto con l’oggetto dell’interpretazione visiva. Nell’era del digitale e del virtuale, il reale e l’artefatto si distinguono sempre meno.

[1] Ci si riferisce in questo articolo solo alla cinematografia e non all’identico termine chirurgico (la “cinematizzazione” degli arti)

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