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Italiani nel Mondo

La paura del nuovo — The Fear of the new

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La paura del nuovo

Mentre aspettiamo gli sviluppi in questo periodo incerto della politica italiana, un mondo politico reduce da due legislature anomale con nessun partito o potenziale coalizione capace di formare un governo con una maggioranza veramente funzionante, vogliamo dare un’occhiata al passato per fare un commento su un aspetto del carattere italiano che ci impedisce di fare le riforme necessarie per dare al paese un sistema di governo veramente degno di un paese moderno, tra le potenze economiche più importanti del mondo.

Nel 1944 un commediografo e giornalista napoletano Guglielmo Giannini fondò il giornale satirico “L’Uomo Qualunque”, che, secondo l’Enciclopedia Treccani, era “caratterizzato da un linguaggio colorito e popolaresco…” e che “alimentò, facendo leva sul malessere sociale dei ceti medi, la sfiducia contro i partiti”. Parole simili a certi sviluppi nella politica italiana nel corso degli ultimi dieci anni.

Come risultato, il Fronte “L’Uomo Qualunque”, ispirato dalle parole della rivista, decise di presentare una lista sia per l’Assemblea Costituente” del 1946, che scrisse l’attuale Costituzione  italiana, che alle elezioni nazionali di novembre di quello stesso anno ottenendo un grande successo elettorale ma che, di nuovo sempre secondo la Treccani “Il Fronte, tuttavia, incapace di darsi un programma definito, si avviò a un rapido declino e dopo le elezioni politiche del 1948 scomparve dalla scena politica” E di nuovo sentiamo profumo della politica italiana recente.

Fu proprio questa esperienza che ispirò la parola “qualunquismo”, ora quasi una bestemmia politica, per descrivere, sempre secondo la Treccani, “l’atteggiamento, morale e politico, polemico nei confronti dei partiti politici tradizionali in nome della gestione tecnocratica e non ideologica del potere”

Quando Giannini pubblicò la sua rivista non esisteva ancora la televisione in Italia, ma, indubbiamente, anche lui avrebbe utilizzato questo mezzo per spargere le voci di dissenso verso la politica come ha fatto il satirista moderno Beppe Grillo, anche in “spettacoli” teatrali, che ha portato il suo Movimento 5 Stelle ad avere la maggioranza relativa nel Parlamento che abbiamo visto sciogliersi man mano che la legislatura svolgeva i suoi lavori negli ultimi anni, ancora prima dell’arrivo della pandemia covid che ha scosso il mondo dal 2020.

Infatti, chiunque abbia studiato la Storia del nostro paese, non solo dopo la seconda guerra mondiale, ma persino negli anni che portarono alla dittatura fascista, avrebbe capito che l’esperimento delle “buone intenzioni” del M5S di dare voce a coloro che secondo Grillo, non sono ascoltati dai politici, dimenticando che i cittadini hanno sempre avuto voce in capitolo ed il mezzo era, ed è ancora, il più potente del nostro sistema, il voto, era destinato a fallire.

E qui ci troviamo nel vizio italiano che crea queste situazioni perché, non basta “essere contro” il potente di turno per ottenere il successo politico e soprattutto nella legislazione, bisogna avere un programma politico con scopi e progetti seri e precisi da realizzare durante la durata della legislatura.

Ed infatti, proprio questo è mancato in Italia negli ultimi anni, complice anche una legge elettorale che rende quasi impossibile la formazione di una maggioranza funzionante nel Parlamento per cui ogni legge, anzi, ogni clausola di ogni legge, è soggetta a compromessi necessari per approvarla, e quindi, fin troppo spesso, hanno avuto l’effetto di rendere sterili le proposte originali veicolate durante le campagne elettorali.

E proprio questo è il fallimento del M5S negli ultimi anni, con il sogno tecnologico di fare votare online gli iscritti per indicare ai loro parlamentari come votare nella Camera dei Deputati e al Senato.

Fare le leggi è già difficile di per sé, ma questo tipo di “governo tramite referendum” è sempre destinato al fallimento perché le leggi devono anche obbedire a certe regole, e soprattutto alle condizioni dettate dalla Costituzione, dettagli che gli iscritti non possono capire, tantomeno immaginare.

Però, siamo un popolo che da tantissimo tempo si lamenta della politica, e molti politici non sono da meno, ma abbiamo il vizio di non voler capire che le lamentele hanno come base un sistema politico imperfetto, che ha bisogno di riforme importanti per creare un sistema di governo veramente efficace e non solo per fornire un palco pubblico che permetta ai politici di fare discorsi parlamentari trasmessi dal vivo dalla RAI per voti importanti in Parlamento.

Allora, per quanto sia fondamentale fare certe riforme, non esiste la vera volontà di realizzarle perché, in parole povere, “siamo italiani e non facciamo certe cose”. Per cui, non guardiamo altri sistemi di governo, non accogliamo idee radicali, in termini di politica italiana, perché “abbiamo sempre fatto così”. E qui dobbiamo chiederci, perché ci lamentiamo se non vogliamo cambiare il sistema?

Ed è questo atteggiamento che dobbiamo cambiare in Italia, partendo non da votare per chi è “contro”, ma per chi è capace di presentare un programma politico vero, con progetti già pronti da presentare al Parlamento appena entrato nelle sue funzioni dopo le elezioni.

Questo ragionamento potrebbe sembrare un’utopia a molti lettori, ma non è altro che il risultato dell’aver seguito la politica italiana da vari decenni e anche d’aver vissuto in un altro paese e avere visto che ci sono modelli esteri che possono fornire metodi e procedure per rendere i nostri sistemi governativi e legislativi più efficaci, a partire da una procedura della politica italiana che è diventata una forma di assassinio politico, perché permette ai politici di far cadere i governi senza farci vedere i volti dei parlamentari responsabili: il voto segreto.

Gli elettori non hanno solo il diritto di votare ma hanno anche il diritto di sapere come hanno votato i loro rappresentanti nelle aule parlamentari per sapere poi se votarli di nuovo, oppure di bocciarli perché non hanno mantenuto le promesse delle campagne elettorali.

E anche questo è un aspetto del nostro Parlamento che deve cambiare. Dobbiamo riconoscere ogni deputato e senatore NON con il proprio cognome, e magari alla televisione con il simbolo ed il nome del suo partito/movimento, bensì come il Deputato del seggio di XXX, oppure il Senatore per la regione YYY. Così, al momento dei voti importanti si ricorderanno che la loro responsabilità non è verso i loro partiti o movimenti, ma verso i loro elettori.

Ma tutto questo non potrà succedere se continuiamo ad avere paura del nuovo e bocciamo riforme semplicemente perché “abbiamo sempre fatto così” con l’effetto che le riforme non hanno mai funzionato perché non hanno mai toccato i veri difetti del nostro sistema parlamentare. Anche perché per certi politici, di tutti i partiti, sono proprio quei difetti che vogliono mantenere perché garantiscono le poltrone ministeriali che, per loro, sono più importanti del lavoro effettivo del nostro Parlamento.

 

The Fear of the new

While we await developments in this uncertain period of Italian politics, a political world coming out of two anomalies legislatures with no party or potential coalition able to form a government with a really functional majority, we want to take a look at the past to make a comment about one aspect of Italian character that prevents us from making the reforms necessary to give the country a system of government truly worthy of a modern country that is one of the world’s most important economies.

In 1944 a Neapolitan playwright and journalist Guglielmo Giannini founded the satirical magazine “L’Uomo Qualunque” (The Ordinary Man) that, according to Italy’s prestigious Treccani Encyclopaedia, was “characterized by colourful and working class language…” and that “using the social malaise of the middle classes as leverage fuelled the distrust of parties” These words are similar to certain developments in Italian politics over the last ten years.

As a result, the “L’Uomo Qualunque” Front, inspired by the words of the publication, decided to present a list in both the “Assemblea Costituente”, the constituent assembly that drew up Italy’s current Constitution and the national elections of November that same year obtaining great success but, again according to the Treccani, “the Front however, incapable of giving itself a defined programme, started a rapid decline and after the 1948 political elections disappeared from the political scene” And again we smell the scent of recent Italian politics.

And it was this very experience that inspired the Italian word, now almost a political swearword, “Qualunquismo” (political apathy) that describes, again according to the Treccani, “the moral, political and quarrelsome attitude towards traditional political parties in the name of technocratic and non-ideological management of power” 

When Giannini published his newspaper there was still no television in Italy but undoubtedly he too would have used this means to spread the voices of dissent towards politics like the modern satirist Beppe Grillo did, also in “shows” on the stage, that led to his “Movimento 5 Stelle” (M5S, Five Star Movement) that had the relative majority in Parliament that we have seen dissolving as the legislature carried out it work in recent years, even before the arrival of the Covid pandemic that has shaken the world since 2020.

In fact, anyone who has studied our country’s history, not only after World War 2 but even in the years that led to the fascist dictatorship, would have understood that the experiment of “good intentions” of the M5S to give voice to those who, according to Grillo, was not heeded by politicians, forgetting that the citizens already had a voice in these matters and the means was and still is our system’s most powerful weapon, the vote, was destined to fail.

And here we find ourselves with the Italian bad habit that creates these situations because it is not enough to “be against” the current powerful people to achieve political success and above all in legislation, you have to have a political programme that has serious and precise aims and projects to be carried out during the duration of the legislature.

And in fact, this is precisely what has been lacking in Italy in recent years, also assisted by an electoral law that makes it almost impossible to form a functional majority in Parliament for which every law, indeed every clause of every law, is subject to compromises to approve and therefore, all too often, have had the effect of making the original proposals during the electoral campaign sterile.

This is exactly the M5S’s failure in recent years with the technological dream of making the members vote online to indicate to their parliamentarians how to vote in the Chamber of Deputies and the Senate.

Drafting laws is already hard on its own but this type of “government by referendum” was always destined to fail because laws must also obey certain rules and especially the conditions dictated in the Constitution, details that the members cannot understand, much less imagine.

However, we are a population that has been complaining about our politics for a long time, and many of our politicians have done no less, but we have the bad habit of not wanting to understand that the complaints have as a foundation an imperfect political system that needs major reforms to create a truly efficient system of government and not only to provide a public stage to allow politicians to make parliamentary speeches broadcast live by RAI for major votes in Parliament.

So, as important as it is to carry out certain reforms, there is no real desire to implement them because, in plain words, “we are Italians and we do not do certain things”. Thus, we do not look at other systems of government, we do not welcome radical ideas in terms of Italian politics because “because we have always done it in this way”. And we must wonder, why do we complain if we do not want to change the system?

And it is this attitude that we must change in Italy, starting from not voting for those who are “against” but for those who are capable of presenting a real political programme with projects already to be presented in Parliament as soon as it enters into its function after the elections.

Ours could seem a utopian idea to many readers but it is nothing more than the result of following Italian politics for several decades and also of having lived in another country and having seen models and procedures overseas that could provide methods and procedures to make our systems of government and legislative systems more efficient, starting from a procedure of Italian politics that has become a form of political assassination because it allows politicians to bring down governments without letting us see the faces of the parliamentarians responsible, the secret vote.

The electors not only have the right to vote but they also have the right to know how their representatives voted in the Chambers of Parliament to know if they have to vote for them again or to reject them because they failed to keep their campaign promises.

And this too is an aspect of our Parliament that must change. We must recognize each Deputy or senator NOT by their surname and maybe with the symbol and name of his party/movement on TV but rather as the Member for the Seat of XXX or the Senator for the Region of YYY. Hence, at the moment of voting they remember that their responsibility is not to their parties or movements but to their electors.

But this will  never happen if we continue to be scared of the new and we reject reforms simply because “we have always done it in this way” which has had the effect that the reforms have never worked because they never touched the real flaws in our parlimaentary system. Also because, for certain politicans of all the parties, these defects are precisely what they want to keep because they guarantee the Ministerial positions that for them are more important than the effective work of our Parliament.

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