Italiani nel Mondo

La pagina bianca da riempire – The blank page to be filled

By 20 Gennaio 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

La pagina bianca da riempire

Dalle pagine bianche nascono libri e fumetti, poesie e sceneggiature, come anche i concetti che fanno nascere progetti importanti e questo è l’intento degli articoli di questa rubrica.

La pagina bianca sullo schermo è come l’inizio dell’anno, ci sono tante cose da considerare e proporre ma non sai fino all’ultimo momento quel che uscirà. La pagina bianca fa paura, come sanno tutti gli autori e giornalisti, però è un campo di battaglia nel quale mettiamo in gioco non solo le nostre idee e le nostre speranze, come anche i nostri timori.

Dalle pagine bianche nascono libri e fumetti, poesie e sceneggiature, come anche i concetti che fanno nascere progetti importanti e questo è l’intento degli articoli di questa rubrica.

Non scriviamo per guadagnare lo stipendio, o per sentire complimenti o critiche per le nostre parole. Scriviamo perché sappiamo da tempo che c’è una grande pagina bianca da riempire che coinvolge oltre novanta milioni di persone , una pagina che deve descrivere gioia e tristezza, gloria e sconfitte, successo e fallimenti, e di discriminazione e integrazione.


Questa pagina bianca è un libro che deve essere scritto perché fa parte del mondo moderno e descrive lo sviluppo di molti paesi in giro per il mondo, partendo da quel paese che diede nascita a milioni che sono partiti per fare una vita nuova all’estero, l’Italia.

Questa pagina bianca si chiama la Storia dell’Emigrazione Italiana.

Sappiamo si o no?

Sappiamo tutti che nel corso degli ultimi due e rotti secoli italiani sono emigrati per molti paesi. C’erano italiani negli Stati Uniti per la sua Guerra di Indipendenza, come sappiamo che c’era un italiano con il Capitano Cook nel suo viaggio che portò alla scoperta del continente che sarebbe diventato l’Australia.

Sappiamo che, secondo le cifre del nostro Ministero degli Affari Esteri che ci sono più di una volta e mezzo la popolazione attuale d’Italia sparse tra le molte comunità italiane in tutti i continenti.

Ma cosa sappiamo davvero dei motivi che hanno spinto gli emigrati a lasciare i loro paesi di nascita?

Cosa sappiamo davvero delle condizioni che hanno trovato nei loro paesi nuovi? Cosa sappiamo delle discriminazioni e le persecuzioni che molti, troppi di loro hanno subito nel corso dei secoli? Quanti in Italia o all’estero sanno degli emigrati italiani vittime di linciaggi e stragi in più paesi? Cosa sappiamo di come sono sviluppate queste comunità italiane?

La risposta a queste domande è la stessa , è breve ed è anche molto triste; ne sappiamo veramente poco.

Stereotipi e capitoli


L’italiano medio in Italia conosce come minimo qualcuno che è emigrato, magari è un fratello, cugino o zio, magari un compagno di scuola o conoscente, ma cosa sa l’italiano medio delle realtà delle loro vite all’estero?

Quando in Italia si parla degli italiani all’estero si parla in termini di stereotipi e magari di capitoli individuali, soprattutto quando, come nei casi di cantanti e attori d’origine italiana, diventano famosi.

Oggi quasi nessuno ricorda che tra le truppe alleate in Italia durante la guerra c’erano figli di italiani, e quanti sanno che in questi stessi paesi italiani furono internati perché cittadini nemici?   Infatti, in Australia un internato italiano Francesco Fantin, un socialista, fu ucciso da un altro internato italiano fedele al governo fascista. Tutto fa parte della nostra Storia.

In Italia si pensa agli italiani all’estero come i parenti “strani” che non parlano bene l’italiano e che mangiano versioni strane dei nostri piatti, ma non capiscono perché le nostre tradizioni e usanze sono cambiate all’estero.

Dall’altro canto gli italiani all’estero sanno poco o niente del paese d’origine dei genitori o nonni. Sanno qualche parola d’italiano, sanno di Roma e Firenze, Michelangelo e Leonardo, ma della nostra Storia e della nostra Cultura sanno pochissimo perché non sono materia di studio nelle scuole all’estero.

Magari conoscono la Ferrari e Fellini, Sofia Loren e Roberto Benigni perché hanno avuto successo internazionale ma di Mario Monicelli, Luigi Magni, Fabrizio de André e Fred Buscaglione non sanno niente perché le loro opere sono sconosciute fuori i confini del paese.


Per loro essere “italiani” vuol dire essere fedeli alle tradizioni di famiglia e non capiscono l’enorme varietà di tradizioni e usanze nel Bel Paese. Le tradizioni di famiglia sono fondamentali, e infatti dobbiamo riconoscere che anche queste ormai fanno parte d’essere “italiani”, ma l’Italia ha anche l’obbligo di far capire ai nostri parenti e amici esteri la vera grandezza del nostro patrimonio culturale di ogni genere.

Onestà storica

Ma nel riempire la pagina bianca della Storia dell’Emigrazione Italiana dobbiamo stare attenti a metterci tutte le nostre esperienze e non nascondere fatti che molti trovano imbarazzanti . Benché la stragrande maggioranza dei milioni di emigrati fosse partita per i motivi che conosciamo bene, c’era una percentuale che partì per motivi meno nobili.

È facile indicare la malavita che è il motivo perché per molti stranieri “italiani” vuol dire “mafia”. Non ce lo fanno mai dimenticare, anche perché in molti programmi TV e film esteri il “cattivo” è chiaramente italiano.

Però, ci sono anche stati quelli che hanno lasciato il paese per fuggire dal servizio militare, o per via di un matrimonio infelice in un paese che non aveva il divorzio, oppure perché la società in Italia era andata in fallimento e voleva fuggire i creditori e altri motivi simili.

Poi, c’è una categoria particolare di emigrati italiani che sono partiti per motivi ideologici, tanto che per i primi decenni del 900 per via dei loro attentati e assassinii gli anarchici italiani erano considerati alla pari dei moderni fanatici musulmani. Questo è un capitolo che ormai non si sente più nominare e che faceva parte del retroscena del celebre processo a Sacco e Vanzetti negli Stati Uniti, che finì con la loro condanna alla sedia elettrica nel 1927.


Progetto

Riempire la pagina bianca della nostra Storia è già in ritardo. Benché alcuni gruppi qua e la all’estero ne hanno scritto qualche parola, non esiste alcun progetto internazionale coordinato per raccogliere le testimonianze personali che devono essere la base solida di qualsiasi Storia seria di questo fenomeno importante. E questi tentativi spesso sono limitati a paesini individuali e zone d’Italia invece di un progetto che coinvolga tutto il paese.

Come paese e come comunità italiane internazionali, a partire da quei gruppi che fanno tentativi di documentare la nostra Storia, dobbiamo incoraggiare le università in Italia e in quelle università estere con cattedre di lingua italiano e le comunità italiane internazionali, a trovare i fondi per indirizzare le ricerche di laureandi di origine italiana in Storia e nella nostra lingua verso temi di emigrazione italiana.

Dobbiamo documentare e capire la Storia delle comunità, dobbiamo registrare le testimonianze di chi rimane, come dobbiamo catalogare i cambi di tradizioni in ogni paese e le moltissime variazioni della lingua italiana che ci sono in tutti i paesi. Basti pensare che in Brasile il Talian, una versione del dialetto veneto, è riconosciuto come una lingua ufficiale del paese e questo dovrebbe essere un motivo di orgoglio per tutti gli italiani in tutto il mondo e non solo in Brasile.

Questo sito ha preso la decisione di chiedere ai lettori di inviare le loro storie da emigrati italiani o da discendente di emigrati italiani e abbiamo avuto delle storie affascinanti, ma questo da solo non basta.

Questo sito e quei gruppi che cercano di riempire quella pagina bianca hanno bisogno dell’appoggio non solo di politici   italiani che hanno dimostrato di conoscere poco e apprezzare meno il ruolo degli italiani all’estero, ma soprattutto delle comunità stesse in ogni paese perché quella pagina bianca sarà la Nostra Storia, non solo degli italiani all’estero, ma anche e soprattutto perché fa parte della Storia d’Italia, perché troppi nel Bel Paese hanno dimenticato che senza l’emigrazione il paese sarebbe molto diverso e certamente molto più povero di quel che è.


Spetta a noi tutti a riempire quella pagina.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

The blank page to be filled

From blank pages have come books and comics, poems and screen plays, as well as the concepts from which important projects are born and that is the intention of the articles of this column.

The blank page on the screen is like the beginning of the New Year, there are many things to consider and to propose but you do not know until the last moment what will come out. As all authors and journalists know, the blank page scares you, however, it is a battlefield in which we put into play all our ideas and hopes, as well as our fears.

From blank pages have come books and comics, poems and screen plays, as well as the concepts from which important projects are born and that is the intention of the articles of this column.

We do not write to earn a wage or to be complimented or criticized for our words. We write because we have known for some time that there is a big blank page to be filled that involves more than ninety million people, a page that must be describe joy and sadness, glory and defeat, success and failure and discrimination and integration.

This blank page is a book that must be written because it is part of the modern world and describes the development of many countries around the world, beginning from the country that gave birth to all millions who left to make a new life overseas, Italy.

This blank page is called the History of Italian Migration.

Do we know or don’t we?

We all know that over two hundred or so years Italians migrated to many countries. There were Italians in the United States for its War of Independence, we know that there was an Italian with Captain Cook in his voyage that brought the discovery of the continent that would become Australia.

We know that according to the figures of the Italian Ministry of Foreign Affairs there are more than one and a half times Italy’s current population spread over the Italian communities in all the continents.

But what do we know about the reasons that pushed the migrants to leave their country of birth?

What do we really know about the conditions they found in their new countries? What do we know about the discrimination and persecution that many, too many of them suffered over the centuries? How many in Italy or overseas know about the Italian migrants who were victims of lynchings and massacres in a number of countries? What do we know about how these Italian communities developed?

The answer to these questions is the same, it is short and very sad, we know really little.

Stereotypes and chapters

The average Italian in Italy at the very least knows someone who migrated, maybe a brother, cousin or uncle, maybe a schoolmate or an acquaintance, but what does the average Italian know about the reality of their lives overseas?

When in Italy they talk about Italians overseas they talk in terms of stereotypes and maybe of single chapters, especially when, as in the cases of singers or actors of Italian origin, they become famous.

Today almost nobody remembers that amongst the Allied troops in Italy during the war there were sons of Italian migrants and how many know that in these same countries Italians were interned because they were enemy citizens? In fact, in Australia an Italian internee, Francesco Fantin, a socialist, was killed by another Italian internee faithful to the fascist government. All this is part of our history.

In Italy they think of the Italians overseas as the “strange” relations that do not speak Italian well who eat strange versions of our dishes but they do not understand why our traditions changed overseas.

On the other hand Italians overseas know little or nothing about the country of origin of their parents or grandparents. They know a few words of Italian, they know Rome and Florence, Michelangelo and Leonardo but they know very little of our history and Culture because they are not taught in schools overseas.

Maybe Ferrari and Fellini, Sofpha Loren and Roberto Benigni because they were successful internationally, but they know nothing of Mario Monicelli, Fabrizio de André and Fred Buscaglione because their work is unknown outside the country.

For them being “Italian” means being faithful to family traditions and they do not understand the enormous variety of traditions and habits in Italy.   Family traditions are essential but Italy also has a duty to make our relatives and friends overseas understand the true greatness of our cultural heritage, of every type.

Historical truthfulness

But in filling in the blank page of the History of Italian Migration we must be careful to put in all our experiences and not to hide facts that many find embarrassing. Although the great majority of the millions of migrants left for the reasons that we know well, there was a percentage that left for less noble reasons.

It is easy to point out the criminal element because for many foreigners “Italians” means “Mafia”. They never ever let us forget it, even because in many foreign TV programmes and films the “bad guy” is clearly Italian.

However, there were those who left the country to avoid military service, or to flee an unhappy marriage in a country that did not have divorce, or because their company in Italy had gone bankrupt and wanted to run away from creditors and other similar reasons.

Then there was another category of Italian migrants who left for ideological reasons, so much so that in the first three decades of the twentieth century due to their bombings and assassinations Italian anarchists were considered on a par with today’s Moslem fanatics. This is now chapter that we rarely hear mentioned anymore and that was the background of the famous Sacco and Vanzetti trial in the United States that ended with their execution of the electric chair in 1927.

Project

We are already late filling in the blank page of our History. Although some groups here and there overseas have written a few words there is no coordinated international project to gather the personal testimonies that must be the solid foundation of any serious history of this important phenomenon. And these attempts are often limited to individual towns and areas of Italy instead of a project that involves the whole country.

As a country and international Italian communities, beginning with those groups that have made attempts to document our History, we must encourage universities in Italy and in those foreign universities with faculties in the Italian language and Italian communities overseas to find the funds to direct the research of those students of Italian origin in History and our language towards themes of Italian migration.

We must document and understand the History of the communities, we must record the testimonies of those who are left. We must catalogue the changes of traditions in each country and the innumerable variations of the Italian language in all the countries. We only have to think that in Brazil Talian, a version of the Veneto dialect, is recognized as an official language of the country and this should be a source of pride for all Italians around the world and not only in Brazil.

This site made the decision to ask readers to send their stories as Italian migrants or as descendants of Italian migrants and we have had fascinating stories but this alone is not enough.

This site and those groups that try to fill in this blank page need the support not only of Italian politicians who have shown they know little and appreciate less the role of Italians overseas and especially of the very Italian communities in every country because that blank page will be Our History, not only of Italians overseas but also and particularly because it is part of Italy’s History because too many in Italy have forgotten that without migration the country would have been very different and much poorer than what it is.

It is up to us to fill in this page.

Send you stories to: [email protected]

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