La nostra barriera invisibile – Our invisible barrier

By 15 maggio 2018Italiani nel Mondo

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La nostra barriera invisibile

Nella nostra ricerca per le storie degli italiani all’estero e quindi anche della Storia d’Italia e dei molti paese di residenza, dobbiamo tenere conto che quel che ci definisce come italiani, cioè la nostra lingua italiana,   spesso crea incomprensioni ed equivoci, sia all’interno delle comunità italiane all’estero che tra queste e il Bel Paese.
di Gianni Pezzano


Chiunque in Italia sia andato all’estero avrà ricordi di incontrare oriundi all’estero per poi continuare il viaggio con il pensiero che c’era qualcosa nelle conversazioni che era fuggito, di solito in parte e a volte in tutto.

Ovviamente l’italiano degli italiani all’estero è soggetto a molte influenze sia prima di partire che dopo l’arrivo nel nuovo paese. Queste influenze poi creano le moltissime versioni della lingua italiana che si trovano in ogni comunità italiana in ogni paese.

Nessuna collezione di storie dei nostri parenti e amici all’estero potrebbe essere completa senza trattare questo fenomeno di “barriera invisibile” che abbiamo tutti incontrato nella nostra vita, sia in famiglia nei nostri paesi di residenza quando comunichiamo con parenti e amici in Italia, sia quando andiamo a trovarli in Patria.


Falsi amici, naturali e creati

Chi ha studiato una lingua conosce benissimo il fenomeno chiamato “falsi amici”, ossia quelle parole nelle due lingue con origini comuni che poi, nel corso dei secoli, cambiano significato da una lingua all’altra.

Per esempio, la lingua inglese ha influenze da moltissime culture, comprese quella latina da millenni e quella italiana recentemente, come anche dal tedesco, il greco (particolarmente nelle scienze) e persino dall’arabo (che spiega perché la parola “zucchero” è cosi simile in molte lingue).

Quindi un anglofono che parla di “library” non vuole comprare libri, ma vuole andare in biblioteca. Una parola che spesso crea problemi quando tradotta in inglese è la parola italiana “simpatico” e lo stesso con “sympathique” in francese e parole simili in altre lingue. Spesso viene tradotta in una frase piuttosto che in una parola.

Questo fenomeno viene poi amplificato da immigrati di molti paesi in Italia che, per via dell’educazione, soprattutto nelle ondate di immigrazione dall’inizio del 900 fino agli anni 70 quando la grande maggioranza degli emigrati italiani, in particolar modo i maschi, non hanno completato la scuola e quasi sempre la lingua parlata da loro non era nemmeno l’italiano, ma i dialetti dei paesi di nascita in Italia.

Allora, quando pensiamo agli emigrati italiani dalle zone rurali, non solo meridionali ma anche dal Veneto e il Friuli che per molti decenni erano considerati i “meridionali del nord”, dobbiamo tenere sempre in mente che non avevano il vocabolario per il loro nuovo ambiente all’estero. Di conseguenza, prendevano parole dalle varie lingue locali e inventavano le parole nuove che creavano incomprensioni con parenti e amici nel Bel Paese.

Non è raro in un paese anglosassone, come l’Australia, il paese di nascita di chi scrive, sentire dire da un immigrato italiano che lavora in “fattoria” e indubbiamente era questo quel che scriveva ai parenti in Italia. Ma quella “fattoria” non è la parola descritta dall’Accademia della Crusca, bensì la loro versione di   “factory”, la parola inglese per lo stabilimento dove questi lavorava.

Allora l’italo-australiano, genitori e figli, parlano di “parkare” (parcheggiare), “fenza” (recinto di qualsiasi genere) e “scioppo” da shop in inglese. Parole che non esistono nella lingua italiana e questo non si limita soltanto a queste parole.

Ricordo benissimo una sera a casa quando ho risposta a una telefonata trovando mia zia in una delle sue rare telefonate. Mia madre non poteva rispondere immediatamente allora ho parlato con zia mentre lei finiva il suo compito. Zia mi ha chiesto “e cosa fa mamma?”, ho risposto automaticamente “sta facendo una checca”, mi sono reso conto dello sbaglio nel sentire le risate di mamma e il silenzio molto eloquente di mia zia. Non credo d’essere l’unico a fare uno sbaglio del genere…(!)

Vale la pena citare il caso dei primi anni dei casinò nella varie città australiane. Inevitabilmente molti clienti fissi erano italiani e, altrettanto inevitabilmente, quando venivano parenti dall’Italia in visita arrivava l’invito di dare una serata ai tavoli di gioco. Purtroppo la lingua inglese non ha accenti e quindi gli ospiti interpretavano la parola per un altro tipo di divertimento…

Oggi

Sarebbe facile dire che equivoci del genere non succedono più tra le nuove leve di emigrati italiani, ma basta dare un’occhiata alle pagine del social media dedicate a questi giovani per capire che anche loro stanno creando un linguaggio italo-inglese nuovo.

Stamattina nella pagine Facebook degli italiani di Adelaide in Australia un utente ha fatto un appello per sapere come pagare il suo “rego” mentre lui si trovava in un altro stato. Un italiano nel Bel Paese non capirebbe quella parola “rego” perché è essenzialmente australiana e vuol dire “registration” cioè il bollo della macchina(che è statale in Australia). Ci è voluto poco per questa parola per entrare nel nuovo vocabolario dei giovani emigrati italiani in quel paese.

Per spiegare a chi non è mai stato nella “terra dei canguri”, come molti italiani ancora   considerano il paese più urbanizzato nel mondo, gli australiani hanno l’usanza di abbreviare parole e quindi “registration-rego”, “barbecue-barbie” e una parola del genere è entrata persino nel vocabolario internazionale, l’onnipresente “selfie”.

Storie e racconti, studi e ricerche

Perciò aspettiamo che alcune della storie dai nostri lettori comprenderanno anche equivoci del genere e sarà davvero interessante non solo sapere le moltissime variazioni della lingua italiana causate non solo dall’inglese (Australia, Stati Uniti, Canada e Inghilterra), ma dal francese, lo spagnolo (soprattutto in Sud America), il portoghese e tutte le altre lingue dei paesi dove si trovano comunità italiana.

Abbiamo l’obbligo di registrare e catalogare queste parole e variazioni ma, soprattutto, abbiamo l’onere di scrivere come questa barriera invisibile create da queste fusioni e invenzioni di parole hanno avuto effetto sui rapporti tra italiani, in Italia e all’estero.

La nostra richiesta per le storie non è il gesto semplice di cercare il modo di riempire pagine del sito, ma l’inizio di un progetto serio che intendiamo estendere a autorità accademiche, ecc., per studiare tutti gli aspetti dell’emigrazione italiana che ha cambiato molti paesi, a partire dal Bel Paese stesso.

Per questo motivi non ci stanchiamo di chiedere ai lettori di inviare le loro storie personali su questo e gli altri temi che abbiamo trattato e tratteremo in questi articoli, perché non sono semplicemente episodi buffi, tragici o divertenti.

Sono un mezzo importante per capire chi siamo e di poter mostrare che il fenomeno dell’emigrazione/immigrazione è molto più complesso di quel che si pensa, particolarmente in Italia.

In realtà sono degni di studi seri a partire dagli accademici, storici, sociologi, ecc., ma per poterlo fare dobbiamo avere il materiale primo e questo può   venire solo da chi ha avuto esperienze dirette dei molti temi legato all’emigrazione italiana. Cioè, deve venire da noi tutti…

Lettori sono invitati a inviare le loro storie a: [email protected]

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Our invisible barrier

In our search for stories of Italian migration around the world and therefore also for the history of Italy and the many countries of residence, we must take into account what defines us as Italians, in other words our language of Italian, which has often created misunderstandings, both within Italian communities themselves and also between the Italians overseas and Italy.
by Gianni Pezzano

Anyone in Italy who had travelled overseas has memories of meeting Italians migrants abroad and then continuing their trip with the thought that there was something that they did not quite understand in the conversation, sometimes in part and sometimes in full.

Obviously the Italian language spoken by Italians overseas is subject to many influences, before they leave and after they reach the new country. These influences then create the different versions of Italian that are found in Italian communities in each country.

No collection of stories about our relatives and friends overseas can be complete without treating this phenomenon of an “invisible barrier” that we have all struck in the course of our lives, both in our countries of residence when we communicate with relatives and friends in Italy and when we go to visit them there.

False friends, natural and created

Whoever has studied a language knows well the phenomenon called “false friends”, those words in both languages with common roots which, over time, have changed meanings from language to another.

For example, English has been influenced by many cultures, including Latin over millennia and Italian recently, as well as German, Greek (especially in the sciences) and even Arabic (which explains why the word “sugar” is similar in so many languages).

Therefore when an English speaker talks about a “library” he does not mean a bookshop (libreria in Italian). One word which often creates problems when translated into English is the Italian “simpatico”, as well as “sympathique” in French and similar words in other languages. Often it can only be translated only with a phrase rather than one word.

This phenomenon is then amplified by migrants from all over Italy due to their education, above all in the waves of migrants from the beginning of the twentieth century up to the 1970s, when the great majority of Italian migrants, especially the males, had not completed school and the language they spoke was not even Italian but the dialects of their hometowns in Italy.

Thus, when we speak about Italians migrants from agricultural areas, and they were not only from the South of Italy but also from the Veneto and the Friuli regions which were considered the “southerners of the north”, we must always bear in mind that they did not possess a personal vocabulary for their new environment abroad. Subsequently, they took words from the various local languages and invented the new words that created misunderstandings with relatives and friends in Italy.

It is not rare in English speaking countries such as Australia, the birthplace of the writer, hearing an Italian migrant say they work in a “fattoria” and undoubtedly this was the word that was then put into letters to relatives in Italy. But this “fattoria” was not the word defined by Italy’s Accademia della Crusca, which oversees the Italian language, in another word a farm, but their version of the English “factory” where he or she worked.

So Italo-Australians, parents and children, in their version of Italian speak of “parkare” (parking in English), “fenza” (any type of fence) and “scioppo” (shop). They are all words that do not exist in Italian and the matter is not limited only to these words.

I remember well an evening at home when I answered the telephone and found Aunt Maria from Italy in one of her rare telephone calls. My mother could not answer immediately and so I spoke with my aunt as she finished her job. My aunt asked “What is mother doing?” and I answered automatically “sta facendo una checca” (“she is making a cake” In modern Italian “checca” is often a derogatory word used in relation to homosexuals…). I do not think I am the only person to make such a mistake…(!)

It is worth mentioning a case from the early years of casinos in a number of Australian cities. Inevitably many regular clients were Italians and just as inevitably when relatives from Italy came to Australia on holiday there would be the invitation to an evening at the gaming tables. Unfortunately English does not have accents so the guests interpreted the word for another form of “entertainment” as the English “casino” is the Italian word for brothel, rather than the Italian “casinò”…

Today

It would be easy to say that such misunderstandings do not happen with the new Italian migrants, but we need only to take a look at the pages of the social media dedicated to these young people to understand that they too are creating a new Italo-English language.

This morning in the Facebook page of the Italians in Adelaide, Australia, a user appealed for information on how to pay his “rego” since he was in another state. An Italian in Italy would not understand the word “rego” because it is essentially Australian and means the car’s registration renewal(which is a state tax in Australia).   It did not take long for this word to enter the new vocabulary of young Italian migrants in that country.

A word of explanation for those who have never been to the “land of kangaroos”, as many Italians still consider the most urbanized country in the world. Australians have the habit of abbreviating words and therefore “registration-rego” and “barbecue-barbie” and one such word has even entered the international vocabulary, the ever-present “selfie”.

Stories and tales, studies and research

This is the reason we expect that some of the stories from our readers will also include such misunderstandings and it will be truly interesting not only to know the multitudinous variations of Italian caused not only by English (Australia, United States, Canada and England) but also French, Spanish (above all in South America), Portuguese and all the other countries where there are Italian communities.

We have the duty to record and catalogue these words and variations, but above all we also have the obligation to write how the invincible barrier created by this fusion and invention of words affected the relationships between Italians, in Italy and abroad.

Our request for the stories is not a simple gesture as a way of filling the pages of the site but the beginning of a serious project that we intend extending to academic authorities, etc, in order to study all the facets of Italian migration which changed many countries, beginning with Italy itself.

For these reasons we do not tire of asking readers to send in their personal stories on this and the other themes that we have dealt with and we will treat in future articles because they are not simply funny, tragic or enjoyable episodes.

They are an important means to understanding who we are and to show that the phenomenon of emigration/immigration is much more complex that is usually thought, especially in Italy.

They are truly worthy of study beginning with academics, historians, sociologists, etc, but in order to do so we must have the raw material and this can come only from those who have direct experience of the many themes tied to Italian migration. That is, it must come from all of us…

Readers are invited to send their stories to: [email protected]

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