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Italiani nel Mondo

La flautista italiana a Londra e gli uccelli d’Australia— The Italian flautist in London and Australian birds

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La flautista italiana a Londra e gli uccelli d’Australia

Uno degli scopi di questa rubrica “Italiani nel mondo” è di promuovere la nostra Cultura, compresi i nostri artisti in giro per il mondo, nati in Italia e non. Per questo motivo mi ha fatto molto piacere vedere il messaggio da Nadia Ostacchini, un nostro contatto a Londra nonché fondatrice e Direttore Artistico del Tricolor Theatre Company (il cui nome da un segnale importante) che ha segnalato il lavoro di una nostra concittadina in quella città.

Abbiamo accolto il suo suggerimento con molto piacere perché una sua opera non solo coinvolge il mio paese di nascita, l’Australia, ma perché dimostra benissimo un concetto che ho raccontato spesso nei nostri articoli, che molti lettori in Italia probabilmente non capiscono fino in fondo.

Due delle chiamate più divertenti di questo anno sono state proprio con la protagonista di questo articolo, non solo perché lei è pimpante, divertente e anche bella con un bell’accento perugino, ma anche perché ho capito benissimo il suo amore per la musica ed il suo strumento, il flauto. E abbiamo parlato anche di come chi emigra cambia con i nuovi contatti ed esperienze, ed il suo nuovo album, accolto con molto apprezzamento da critici esperti, ne è la prova. Per cui Sara Minelli sarà anche un ospite per il programma online “Ether, il quinto elemento” presentato da Isabel Russinova, in cui partecipa Tiziana Primozich direttore del nostro giornale, nel prossimo futuro per cui consigliamo ai lettori di tenere d’occhio il sito (LINK)

Sara Minelli ha studiato musica in vari conservatori in Italia compreso il diploma per il flauto all’Accademia di Musica a Firenze con Michele Marasco. I suoi riconoscimenti comprendono il Premio Internazionale “Valentino Bucchi” a Roma, il Premio “Alberto Gori” a Siena e Cinque Giorni di Nuova Musica a Milano e nel Regno Unito il “Arts Council of England” (il Consiglio delle Arti d’Inghilterra) l’ha premiata con l’ “Artists International Development Fund Award” (il Premio del Fondo di Sviluppo degli Artisti Internazionali). E ha fatto concerti in molti paesi europei e anche in Israele, tra i quali importanti festival musicali.

Chi vuole sapere di più della sua vita e carriera potrà trovare ulteriori informazioni sul suo sito web

Il video sotto ci da un esempio del suo lavoro con un brano scritto dal compositore iraniano Rouzbeh Rafie.

Recentemente Sara ha iniziato una collaborazione con il compositore inglese Edward Cowie che aveva pubblicato un ciclo di musica ispirato dagli uccelli del Regno Unito, ed il nuovo abum in cui Sara ha un ruolo centrale ha avuto un’altra ispirazione insolita.

Un suo viaggio in Australia nel 1981 ha aperto la mente di Cowie ai canti degli uccelli del continente/paese ed il risultato è un CD pubblicato recentemente con Sara al flauto, insieme al pianista e docente universitario Roderick Chadwick che è anche iscritto al “Royal Academy of Music” (l’Accademia Reale di Musica).

Il titolo dell’album è “Where Song was Born: 24 Australian Bird Portraits” (Dove nacque la canzone: 24 ritratti di uccelli australiani), ogni brano ispirato da un uccello specifico. Il video sotto è del sesto brano “Golden Whistler” (il “fischietto dorato”, Pachycephala pectoralis, foto sotto il video).

Quando mi è arrivato il CD regalatomi da Sara mi ha colpito la bellezza della copertina che fa capire che la musica è qualcosa di unico. Ed in tutto l’album quel che spicca è il flauto di Sara che da voce ai volatili australiani. Per chi ama la musica consigliamo questo album perché fa sentire qualcosa di nuovo ispirato dal mondo che ci circonda e che troppo spesso ignoriamo.

Questo album è sicuramente un tipo di progetto che lei non avrebbe immaginato quando ha preso la decisone di trasferirsi, ma è proprio per questo motivo che l’album ci fa capire qualcosa che potrebbe sembrare banale per molti, ma non lo è affatto.

L‘atto di emigrare ci cambia in modi che nessuno può immaginare prima di prendere residenza in un altro paese. Troppi pensano al solito cibo, magari cambi di lingua, e questi sì che hanno un impatto fondamentale per noi tutti, però ogni contatto che facciamo con altri ci fa capire cose del mondo fino ad ora sconosciute, e molte di queste sono motivo di ispirazione, oppure spunti per pensieri che alla fine ci spingono a prendere strade che non avremmo mai pensato nel nostro paese di nascita.

Ma noi che abbiamo fatto questo passo non ci rendiamo conto di questi nostri cambiamenti personali perché sono spesso sottili e naturali, ma ce ne rendiamo conto al nostro eventuale ritorno nei luoghi di nascita, prima perché scopriamo che anche loro sono cambiati in quel periodo e poi, mentre parliamo con parenti e amici, ci rendiamo conto che il rapporto non è lo stesso di prima.

Questa ultima frase non sempre vuol dire che il rapporto è peggiorato, ma questi cambiamenti in noi e gli altri si riflettono nei rapporti umani. Magari un parente ti fa notare che il tuo italiano è cambiato nel frattempo, soprattutto per chi ora abita in altri continenti per cui possono passare molti anni prima di tornare in Italia. Eppoi, vedi il tuo paese di nascita con altri occhi che ricordano quel che avevano visto e fatto all’estero, e quindi il paese potrebbe sembrare più piccolo e strano di prima.

Anche di questo abbiamo parlato nelle telefonate con Sara, e mi auguro che lei come anche i nostri lettori, scriverà un articolo su questo aspetto della vita degli emigrati che chi non è mai vissuto all’estero non potrà mai capire fino in fondo perché, andare all’estero per una breve vacanza è un conto, ma andarci per una nuova vita è totalmente diverso e non può non cambiarci.

E l’album di Sara è un simbolo importante di quel che la vita all’estero può fare a ogni individuo e in questo non dobbiamo mai dimenticare un’altra cosa.

Non tutti coloro che partono riescono ad adattarsi a nuovo paese, qualcuno perché gli mancano parenti e/o amici, qualcun altro perché parte con un’idea troppo “idealista” del nuovo paese e ci va pensando di trovarlo senza i “difetti” che vedeva in Italia e rimane deluso nello scoprire che ogni paese ha gli stessi difetti, anche se spesso sotto forme che non si possono immaginare prima di partire. E altri non capiscono cosa cercano davvero e che quel che si cerca potrebbe essere dentro sé stesso.

Anche per questi motivi dobbiamo documentare la Storia dell’Emigrazione Italiana, non solo per (giustamente) ricordare le imprese di gente come Sara capace di mettere in mostra i propri talenti, ma anche per capire perché le persone non riescono ad adattarsi a nuovo paese, anche per aiutare tutti coloro che ora vengono in Italia.

E ripetiamo l’invito ai nostri lettori di inviare le loro storie ed esperienze a: gianni.pezzano@thedailycases.com

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di emigrazione e di matrimoni

The Italian flautist in London and Australian birds

One of the purposes of the “Italiani nel Mondo” column is to promote our Culture, including our artists around the world, whether or not they were born in Italy. And for this reason I was very pleased to see the message from Nadia Ostacchini, one of our contacts in London, as well as the founder and Artistic Director of the city’s Tricolor Theatre Company, a name that gives a major signal, that told us about one of our fellow citizens in that city

We welcomed her suggestion with much pleasure because one of the subject’s works not only involves my country of birth, Australia, but also because it shows very well a concept that Iwehave often mentioned in our articles that many readers in Italy probably do not fully understand.

Two of this year’s most enjoyable calls were with the subject of this article, not only because she is bubbly, entertaining and also beautiful with a nice accent of her home city of Perugia, but also because I understood very well her love for music and her instrument, the flute. And we also spoke about how those who migrate change with the new contacts and experiences and her new album, that was greeted with much appreciation by the critics, gives proof of this. For this reason, in the near future Sara Minelli will also be a guest of the online programme “Ether, il quinto elemento” (Ether, the fifth element) presented by Isabel Russinova in which Tiziana Primozich, this newspaper’s editor, also takes part, so we advise our readers to keep an eye on the website (LINK)

Sara Minelli studied music in various Conservatories in Italy, including a diploma for the flute at Florence’s Accademia dela Musica with Michele Marasco. Her awards include Rome’s “Valentino Bucci International Prize” the “Alberto Gori Prize” in Siena and Milan’s “Cinque Giorni di Nuova Musica” (Five Days of New Music) and the Arts Council of England awarded her its “Artists International Development Fund Award”. And she has performed in many European countries and also in Israel, including major music festivals.

Those who want to know more about her life and career will find further information on the website

The video below gives a sample of her work with a piece written by Iranian composer Rouzbeh Rafie.

Recently Sara began a collaboration with English composer Edward Cowie who had published a cycle of music inspired by birds in the UK and the new about in which Sara has a central role had another unusual inspiration.

A trip to Australia in 1981 opened Cowie’s mind to the songs of that continent/country’s birds and the result is a recently released album with Sara on the flute together with pianist and university lecturer Roderick Chadwick who is also a member of the Royal Academy of Music.

The title of the album is “Where Song was Born: 24 Australian Bird Portraits”, with each track inspired by a specific bird. The video below is the sixth track, the “Golden Whistler” (photo below the video).

When the CD she gave me arrived I was struck by the beauty of the cover which on its own makes it clear that the music is unique. But what stands out in the whole album is Sara’s flute that gives voice to the Australian birds. We suggest this album to those who love music because it lets us see something new inspired by a world that surrounds us and which we often ignore.

This album is certainly a type of project that she would not have dreamed of when she decided to move but it is precisely for this reason that the album makes us understand something that may seem trivial to many, but it is not at all.

The act of migrating changes us in ways that nobody can imagine before taking residence in another country. Too many think of the usual food, maybe changes of language, and these do have an essential impact for all of us, however, every contact we make with others lets us understand things of the world hitherto unknown and many of these inspire us or give us ideas that ultimately lead us to take paths that we never would have taken in our country of birth.

But we who taken this step do not notice these personal changes of ours because they are often subtle and natural but we realise them on our eventual return to our places of birth firstly because we discover that they too have changed in that period and then, as we talk with relatives and friends, we realize that the relationship is not the same as before.

This final statement does not always mean the relationship has gotten worse but these changes in ourselves and the others are reflected in the changes in the relationships. Maybe a relative points out that our Italian has changed in the meantime, especially for those who now live in other continents for which reason many years can pass before returning to Italy. And then we see our birth place with other eyes that remember what they had seen and done overseas and therefore the town may seem smaller and stranger than before.

And we also spoke about this in our calls and I hope that Sara, as well as our readers, will write an article about this aspect of the life of emigrants that those who have never lived overseas will never be able to understand fully because going overseas for a short holiday is one thing but going there to start a new life is totally different and can never fail to change us.

And Sara’s album is an important symbol of what life overseas can do to every individual and in this we must never forget something else.

Not all of those who leave manage to adapt to life in the new country, some because they miss the relatives and/or friends, some leave with a too “idealistic” idea of the new country and goes there thinking to find it without the “defects” he or she had seen in Italy and is disappointed to discover that every country has its defects, even if they come in forms that we could not imagine before leaving. And others do not really know what they are looking for and it may be in themselves.

These are also reasons why we must document the history of Italian Migration, not only to (rightly) remember the deeds of people like Sara, who are capable to put their talents on show, but also to understand why people cannot adapt to the new country, also to help those who are now coming to Italy.

And we repeat our invitation to readers to send their stories and experiences to: gianni.pezzano@thedailycases.com .

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