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La fine del Cattocomunismo, nell’anno di don Milani: grazie Schlein

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I Vescovi “scomunicano” la Schlein per la sua posizione sull’aborto.

di Sergio Bevilacqua – sociologo e sociatra

I Vescovi “scomunicano” la Schlein per la sua posizione sull’aborto.

Prodi prende le distanze dal PD neo-radicalchic: è morto l’Asinello, l’anima donatcattiniana e demitiana della sinistra DC. Aveva generato il Partito Popolare, figlio di quel compromesso storico la cui spericolata trasversalità tanto sangue ha fatto versare: estremo tentativo di una non ovvia Ragion-di-Stato, è stato violentemente osteggiato, martire Aldo Moro, a dimostrare quanto ciò fosse la solita “eclatant folie” (Nicolas Boileau, XVII-XVIII secolo, France!) italiana. È appassita la Margherita, servirà da ottimo segnalibro per la pagina 2023 del libro della storia politica italiana.

Lo spaccamento è definitivo. Carovane di cattolici ex-piddini sono in viaggio disordinato verso il centro, dove trovano braccia aperte ma minacciose.

Malgrado il senso che oggi attribuiamo al termine cattocomunismo sia ben più esteso di quello di Ossicini e anche di quello di Don Milani (di cui ricorre in questi giorni il centenario della nascita), sono venute ormai meno le condizioni di analoga strategia politica tra i solidaristi cattolici e i collettivisti social-comunisti. Interessi materiali li hanno tenuti insieme in diversi decenni di alleanza inconsistente: con gli oggetti da accompagnamento per una vita altrove, la tomba accoglie ideologi vetero-filosofici e ottusi d’economia apprenditiccia e libresca.

La globalizzazione sposta il problema di classe e quindi concretamente sindacale su piani non più nazionali, e i persistenti governucci da Paesi novecenteschi si trovano meccanicamente a fare cose di semplice supporto o a turar falle aperte da elementi dirompenti che provengono dalla più lontana sociogeografia del globo terracqueo. Così per la pandemia, per le situazioni meteorologiche, per la guerra, le migrazioni, l’incedere della donna, la comunicazione pervasiva in termini di quantità e di profondità e la tecnologia metaversale a colpire tutti gli archivi d’informazione e presto anche tutti i nostri sensi umani…

La retorica dell’antifascismo e della dittatura del proletariato cede concretamente davanti alle delocalizzazioni industriali e alla costituzione sempre più chiara di centrali mondiali di specializzazione in ogni campo, dall’arte alla scienza e alle tecnologie, con network diffusi e distribuiti, ma governati a tutti i punti cardinali. Chi ha sempre scommesso sulle differenze col suo più vicino, i “campanili”, deve ricredersi e considerare prima le somiglianze col suo più lontano. I venti della tempesta perfetta scuotono tutto e riportano tutto alle strutture elementari: chi porge l’altra guancia non si muove più insieme a chi vuole la lotta di classe, chi ha valori di tutela della vita non sta più con chi propugna aborto ed eutanasia, chi crede che “uomo e donna li creò” non sta più con chi estremizza il messaggio freudiano della semovenza del desiderio, mettendo al centro un progetto d’ingegneria sessuale legata alle fantasie (che sono però realtà psicologica…) e al criterio di successo nel piacere anziché nel dover’essere soprattutto.

E così ne vedremo delle belle, ma davvero belle!

La sinistra evirata delle lotte sindacali non esiste più, come una volta, nelle democrazie moderne. Keynes può pochissimo e deve rispondere al Mondo, non al suo governo, perché altera il meccanismo economico globale e ciò è scorretto, perché interviene su un piano di diritto sostanziale più esteso di quello nazionale ed è quindi razionalmente illegittimo, de iure globale condendo. I valori democratici reggono. in tutto il mondo esperto di essi, ma, per via dell’incedere di una profonda riorganizzazione del modello socio-economico, molti iniziano a dubitare che possa essere il popolo a gestire il suo proprio bene, e non siano meglio caudilli o altri accumulatori di potere personale e di lobby. L’ostilità umana, figlia delle difficoltà di comunicazione, degli interessi materiali e della limitatezza intellettiva naturale, è dietro l’angolo e si avvale di tutto per ottenere risultati e risorse di distruzione e non di costruzione. Intanto, i cattolici, trasversali da 30 anni ai partiti, stanno alzando la testa: bocciata la Schlein, ecco i dossettiani guardare al centro. Dall’altra parte, anche gli integralisti, non più offesi dalla sudditanza di tanti correligiosi al materialismo politico della sinistra, si stanno de-estremizzando, con la speranza di ricostituire nello stagno di casa se non la Balena bianca, almeno un branzinone. Altri, sempre lì, ricordano che Cesare è Cesare e che Dio è Dio, ma non attacca mica tanto oggi, che il vero Cesare, se c’è, vive agli antipodi se non addirittura nel metaverso…

Più o meno così la macro analisi.

E vediamo invece a livello del nostro Paese. Molti critici italiani sono degli informati-a-metà, e l’informazione-a-metà non dipende dal sistema dell’informazione, che è ricchissimo e poco costoso come non mai, bensì dalla capacità di ricercare, dalla distrazione e dalla ottusità ideologica di ciascuno; costoro usano gli strumenti di ricerca che si ritrovano, strumenti parziali e rozzi, cognizioni libresche, mentre solo l’esperienza clinica, come si muovono i sistemi operativi del mondo (sistemi aperti, e ciao spocchia dei sotuttoio da biblioteca…) è premiante nella tempesta perfetta… Ma questi, anche giovani, non demordono, e giù formule keynesiane, settecentesche idee economiche ricardo-smithiane, celebrazioni coi baffi dei morti staliniani (prodotti e subiti), risiko dei carrarmati da traumi infantili, confusione tra imprenditore, sfruttatore e capitalista, tra burocrazia e accidia, ed è solo un accenno alla varietà dei turbamenti mentali degli intellettuali e politicanti nostrani che hanno perso il contatto con la realtà di quel mondo tutt’uno del Terzo millennio.

Una vera “Sociosi” in gergo sociatrico, l’analogo della Psicosi in termini psicopatologici, quella della politica italiana, a rincorrere candidati e candidature che all’occhio modernamente clinico, più che ricordare la famosa micosi non fanno, date le zucche vuote dovute a vite di elementare empirismo d’antan, se va bene passate nei tribunali, nelle azienducce, nei Comuni, senza rapporti fisici con lo tsunami mondiale della Quadrivoluzione in corso.

Almeno, però, una delle sociosi più gravi, quella della confusione tra religione via di salvezza e oppio dei popoli, tra Cesare e Dio, tra materialismo (storico) e spiritualismo, tra peccato e pentimento è finita: è la fine del cattocomunismo.

Una vera liberazione, magari non totale, ma benefica. Grazie Schlein.

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