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Italiani nel Mondo

La donna in nero — The woman in black – La mujer de negro

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La donna in nero

Oggi abbiamo molto piacere di pubblicare un articolo dal nostro amico e contributore in Argentina, Paolo Bonanno Cinarelli. Questo articolo è stato la risposta a un nostro scambio online durante la nostra serie di articoli con il titolo “Veri eroi italiani da ricordare” che intendiamo continuare nel prossimo futuro.

Racconta la Storia dei suoi bisnonni, ed in modo particolare la bisnonna, e ci sentiamo veramente onorati di poterlo pubblicare perché è il simbolo di quel che cerchiamo di fare per gli italiani nel mondo in questo giornale.

Difatti, questa serie è la nostra reazione alla triste usanza online di moltissime pagine dei social di tutti i paesi di utilizzare immagini di criminali, veri e del cinema, la TV o libri, per fare post ogni giorno. Un’usanza che è un’offesa alla memoria degli innumerevoli nostri concittadini che hanno fatto la loro vita nuova all’estero con vero onore e non in modo illecito.

Come abbiamo visto nei primi articoli, non abbiamo bisogno di utilizzare criminali come “modelli di vita” perché, sia in Italia che all’estero, abbiamo avuto e continuiamo ad avere innumerevoli persone che meritano d’essere riconosciute per imprese importanti ed in questo caso l’impresa è stata di poter lottare e vincere una battaglia importantissima per assicurare il futuro della propria famiglia in Italia ed in Argentina. Senza dubbia l’impresa più importante di qualsiasi persona.

Queste sono le imprese che costituiscono la Storia dell’Emigrazione Italiana perché la nostra Storia NON è composta dalle statistiche di quante persone sono emigrate e per quali destinazioni, perché nascondono il fatto che ogni cifra corrisponde a una persona vera che merita la dignità d’essere conosciuta e non rappresentata da una cifra anonima…

Perciò la nostra Storia è composta dalle imprese di tutte queste persone che hanno creato le nostre grandi comunità all’estero e che hanno avuto successo di ogni genere, persino economico, ma il successo più importante sarà sempre di assicurare il futuro della nostra famiglia.

E questo articolo è un esempio fantastico di queste imprese e merita essere conosciuto in tutto il mondo.

E nel pubblicare questo articolo con moltissimo piacere ripetiamo l’invito ai lettori di inviarci le loro storie perché è ora che cominciamo a capire fino in fondo che la Storia, le nostre tradizioni, il nostro passato non è composto solo dai delitti dei criminali che sono la nostra vera vergogna nazionale e internazionale, ma dalle imprese della stragrande maggioranza composta da gente onesta che è partita per l’estero e che nell’assicurare il futuro della propria famiglia hanno anche contributo allo sviluppo d’Italia e continuano a farli in moltissimi modi.

Inviate le vostre storie a: gianni.pezzano@thedailycases.com

La donna in nero

Paolo Bonanno Cinarelli

“Guardati allo specchio e dimmi cosa vedi” dicevo spesso ai miei pazienti tra una seduta e l’altra, finché un giorno è toccato a me. Così mi sono guardato allo specchio e mi sono visto dentro attraverso gli occhi senza poter versare qualche lacrima.

Lo sguardo è subito andato verso la donna in nero. Lei ha conservato quel colore dal suo rientro in Italia dovuto alla morte di suo marito. Aveva 19 anni e per la seconda volta ha attraversato l’oceano per rifare la vita da zero, questa volta con tre bambini per tornare a un minuscolo paese del centro della Sicilia. Ha impastato il pane per tutta la sua vita, per dare un presente ai suoi figli, senza lasciare il lutto e in rigorosa castità.

I miei bisnonni Vito e Nunzia sono arrivati a Buenos Aires nel 1912 poco più che bambini, venivano da un paese chiamato Regalbuto, oggi in provincia di Enna. Mio nonno Salvatore era nato quando Nunzia aveva solo 13 anni.  Non sapevano parlare lo spagnolo nè tantomeno scriverlo. Vito era disposto a fare qualsiasi lavoro improvvisando i più diversi mestieri ad ogni nuova proposta.

Con l’inizio della guerra il mio bisnonno decise di tornare in Italia da volontario. Probabilmente gli sarebbe spettata una pensione, ma lo scoppio di un ordigno con gli austriaci in piena ritirata mise fine ad ogni sogno. Erano gli ultimissimi giorni di guerra e Nunzia rimase vedova neanche ventenne e decise di tornare a Regalbuto con i suoi tre figli. Salvatore, il più grande, aveva sei anni e il più piccolo non conobbe mai suo padre.

Già negli anni 70 i miei genitori hanno deciso di tornare in Argentina e compiere lo stesso sogno americano dei nonni e i genitori, ma sono tornati in Italia e si sono stabiliti a Genova, dove sono nato io. Oggi abito a Buenos Aires cercando di realizzare quel sogno argentino ereditato da loro. Gestisco i principali profili di social dedicati agli italiani a Buenos Aires dando consigli ed informazioni alle altre persone che intendono fare lo stesso percorso.

The woman in black

Today we are very pleased to publish an article by our friend and contributor in Argentina, Paolo Bonanno Cinarelli. This article was the result of an online discussion during our series of articles with the title “Real Italian heroes to be remembered” that we intend continuing in the near future.

The article tells the story of his great grandparents, and particularly his great grandmother, and we feel truly honoured to be able to publish it because it is the symbol of what we in this newspaper are trying to do for the Italians around the world.

In fact, this series was our reaction to the sad online habit of many social media pages of all the countries to use images of real or fictional criminals to make posts every day. This habit is an offence to the memory of countless of our fellow countrymen and women who made their new lives overseas with true honour and not illegally.

As we saw in the first articles, we have no need to use criminals as “models of life” because, in both Italy and overseas, we have had and continue to have countless people who deserve to be recognized for major feats and in this case the feat was to be able to fight and win a very important battle to ensure the future of their family in Italy and Argentina. Undoubtedly the most important deed of any person.

These are the feats that make up the History of Italian Migration because our history is NOT made up of statistics of how many people migrated and to which destinations because the statistics hide the fact the each number represents a real person who deserves the dignity of being recognized as a person and not represented by an anonymous number…

So, our history is made up of these feats of all these people who created our great communities overseas and who had success of every kind, even economic, but the most important success will always be to ensure the future of our family.

And this article is a fantastic example of these feats and deserves to be recognized around the world.

And in publishing this article with much pleasure we repeat our invitation to our readers to send us their stories because it is time we begin to understand deep down that history, our traditions, our past, is not made up only of the crimes by the gangsters, who are our real national and international shame, but of the feats of the vast majority of migrants that is made up of honest people who left for overseas and who, in ensuring the future of their families, also contributed to Italy’s development and continue to do so in very many ways.

Send your stories to: gianni.pezzano@thedailycases.com

The woman in black

Paolo Bonanno Cinarelli

“Look in the mirror and tell me what you see” I often said to my patients between one sitting and another, until one day it was my turn. So I looked in the mirror and I saw myself through the eyes without being able to shed a few tears.

The gaze immediately went to the woman in black. She had kept that colour since her return to Italy due to the death of her husband. She was 19 years of age and for the second time she crossed the ocean to restart her life from scratch, this time with three children to return to the tiny town in the middle of Sicily. She made bread for all her life, to give as a present to her children, without ever abandoning the colour of mourning and in strict chastity.

My great grandparents, Vita and Nunzia, came to Buenos Aires in 1912 little more than children. They came from a small town called Regalbuto, today in the province of Enna. My grandfather Salvatore was born when Nunzia was only 13. They could not speak Spanish, much less write it. Vito was willing to do any job, improvising the most diverse trades with each new proposal.

With the start of World War 1 my great grandfather decided to return to Italy as a volunteer. He would probably have gotten a pension but the explosion of a bomb with the Austrians in full retreat put an end to all the dreams. This happened in the very last days of the war and Nunzia was left a widow when she was not even twenty and she decided to return to Regalbuto with her three children.  Salvatore, the eldest, was six years old and the youngest never knew his father.

In the ‘70s my parents decided to go back to Argentina to carry out the same “American dream” of the grandparents and the parents but they came back to Italy and settled in Genoa where I was born. Today I live in Buenos Aires trying to make that Argentine dream I had inherited from them come true. I manage the major social media pages dedicated to the Italians in Buenos Aires giving advice and information to other people who intend taking the same path.

La mujer de negro

Hoy tenemos el gusto de publicar la nota de un nuestro amigo y colaborador de Argentina, Paolo Bonanno Cinarelli. Este artículo es la respuesta a un intercambio online surgido de nuestra serie de notas tituladas “Los verdaderos héroes italianos para recordar” que continuaremos en el futuro.

Este artículo cuenta la historia de sus bisabuelos, sobre todo de su bisabuela, y estamos realmente honrados de poder publicarlo porqué es el símbolo de lo que interntamos hacer en este diario por los italianos en el mundo.

De hecho, esta serie es nuestra reacción a la triste costumbre de varias páginas y perfiles de muchos países que en sus posteos diarios usan imágenes de criminales reales y del cine, la televisión o libros. Esta costumbre es una ofensa a la memoria de incontables conciudadanos que construyeron de modo lícito su nueva vida en el extranjero manteniendo alto su honor.

Como vimos en nuestros primeros artículos, no necesitamos recurrir a criminales como “modelos de vida” porque tanto en Italia como en el mundo, tuvimos y seguimos teniendo innumerables personas que merecen ser reconocidas por sus logros y en este caso el mérito era el de poder luchar una importantísima batalla para forjar un futuro a su familia en Italia y en Argentina. Sin duda es la batalla más importante para cualquier persona.

Estas son las azañas que construyen la Historia de la Inmigración Italiana, porque nuestra Historia NO está hecha de estadísticas por cantidades de personas que partieron hacia cuáles destinos, porque las estadísticas esconde el hecho que cada cifra corresponde a una persona real que merece la dignidad de ser recordada. Es mucho más que una cifra anónima…

Por esto nuestra Historia está formada por el éxito de todos aquellos que crearon nuestras grandes colectividades en el extranjero con resultados de todo tipo, incluso económico, pero el mérito más importante siempre será el de asegurar el futuro de nuestra familia.

Este artículo es un ejemplo fantástico de estos logros y merece ser reconocido en todo el mundo.

En la publicación de esta nota repetimos con mucho placer la invitación a los lectores de enviarnos sus historias porque ahora logramos realmente comprender que la Historia, nuestras tradiciones, nuesto pasado, no están solamente formada por los delitos de los criminales que son la verdadera vergüenza nacional e internacional, sino por los logros de la grandísima mayoría de personas honestas que partieron hacia el exterior y que para forjar el futuro de nuestras familias tambien han contribuido al desarrollo de Italia, que hoy lo siguen haciendo de muchas otras maneras.

Envíen sus historias a: gianni.pezzano@thedailycases.com

La mujer de negro

Paolo Bonanno Cinarelli

“Mírate al espejo y dime qué ves” le decía a mis pacientes de una sesión a otra, hasta que un día me tocó a mi. No pude evitar mirarme al espejo y ver dentro mío a través de mis ojos llenos de lágrimas.

No pude evitar ver a la mujer de negro. Conservó ese color de ropa desde que volvió a Italia por la muerte de su esposo. Tenía 19 años y por segunda vez cruzó el oceano para rehacer su vida desde cero, pero con tres niños pequeños para volver a un minúsculo pueblo del centro de Sicilia. Amazó pan por el resto de su vida para poder darle un presente a sus hijos, para sobrevivir, conservó el luto por el resto de su vida. Nunca volvió a tener un hombre.

Mis bisabuelos Vito y Nunzia llegaron de adolescentes a Buenos Aires en 1912. Venían de un minúsculo pueblo llamado Regalbuto, totalmente aislado del resto del mundo. Mi Abuelo Salvatore había nacido cuando Nunzia tenía 13 años. No sabían hablar ni escribir y en los primeros tiempos Vito trabajó de cualquier cosa.

Ya comenzada la primera guerra mundial mi bisabuelo decidió volver a Italia como voluntario. Probablemente tendría una pensión de guerra, pero murió en el frente austriaco pocos días antes de terminada la guerra ya con el ejército enemigo en retirada. Nunzia enviudó a los 19 años y volvió a Sicilia con sus tres hijos. Salvatore, mi abuelo y el mayor, tenía seis años, el menor nunca conoció a su padre.

Ya en los años 70 mis padres decidieron volver a Argentina y cumplir el sueño americano que abuelos y bisabuelos no lograron terminar, pero se volvieron a Italia donde nací yo, en Génova. Hoy vivo en Buenos Aires logrando cumplir el sueño argentino que el resto de las generaciones intentó realizar. Administro los principales perfiles de las redes de italianos en Buenos Aires dando información y consejos a otras personas que deciden emprender el mismo recorrido.

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