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La Democrazia e le sfide del mondo che cambia

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Gianni Pezzano, editorialista italo australiano:’Le elezioni presidenziali americane aprono nuovi scenari per comprendere il concetto di democrazia. Ogni paese che si dice democratico ha le sue anomalie, il voto segreto parlamentare in Italia è un’anomalia. La democrazia è un obiettivo ideale possibile con la collaborazione di tutte le forze sociali’

Di Gianni Pezzano

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Oggi e nel corso dei prossimi giorni il mondo aspetta il voto per il 45° presidente degli Stati Uniti. Siamo alla fine di una campagna elettorale aspra e controversa e non abbiamo dubbi che chiunque risiederà nella Casa Bianca per i prossimi quattro anni sarà visto da una grande parte della sua popolazione come indegno, o indegna di quel ruolo istituzionale.

Non intendiamo scrivere dei pregi o difetti dei due candidati, oppure di dare un nuovo punto di vista al voto. Nel corso di questi giorni milioni di parole saranno scritte in tutte le lingue del mondo a riguardo e queste parole povere saranno sommerse da firme autorevoli che attireranno il pubblico internazionale. Allo stesso tempo, ci sono temi legati alla campagna elettorale e altre vicende recenti che bisogna tenere in mente nel prossimo futuro perché la politica di vari paesi, compreso il nostro, ci dimostrano che il concetto della Democrazia sta subendo attacchi importanti e ancora più pericolosi del passato dalle varie dittature perché vengono dall’interno di paesi che erano considerati fortezze democratiche.

Dopo il caso americano già nominato, il secondo caso viene dal Regno Unito e la sentenza della sua Alta Corte che devono essere i due rami del parlamento a decidere di attuare le clausole di uscita dall’Unione Europea che apparentemente era decisa dal plebiscito del Brexit del 23 giugno scorso. Scrivo plebiscito e non referendum perché la decisione della Corte era il riconoscimento che il voto era di riferimento e non vincolante come sarebbe stato un voto costituzionale.

Naturalmente questo ha suscitato l’ira dei politici che avevano sperato in un processo rapido, ma fanno finta di scordare che già prima del voto diversi costituzionalisti avevano avvisato della probabilità di un risultato del genere. La decisione della Corte è vista come un’ingerenza alla politica dai giudici, un’accusa che abbiamo sentito più volte in Italia in passato, ma non lo è affatto. Infatti, l’appello di tre cittadini semplici contro il voto del Brexit era di forma e non di programma. Il Parlamento aveva attuato l’entrata nell’Unione Europea originariamente e dunque doveva essere lo stesso parlamento ad attuare l’uscita con le stesse formalità. Sarà interessante vedere se i parlamentari britannici seguiranno il consiglio del voto popolare, oppure seguiranno le convinzioni personali visto che la maggioranza di loro aveva lottato contro il Brexit. Non è un conflitto da poco e dimostra la base della delusione mondiale nella democrazie riflessa nella campagna presidenziale americana.

Secondo l’Enciclopedia Treccani Democrazia vuol dire “ Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo” e fino a qui siamo tutti d’accordo, ma la seconda frase della definizione dice “ che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi”. E qui vediamo la base delle varie forme di Democrazia che vediamo in giro per il mondo.

La forma originale della Democrazia ad Atene era diretta con voti del “popolo”, ma quel popolo votante era composto dai privilegiati ed escludeva non soltanto gli schiavi della città, ma persino intere categorie della popolazione. In una situazione del genere era facile mettere al voto proposte e decidere in base a poche domande. Però, con la crescita delle popolazioni, con l’introduzione del concetto di cittadinanza, il diritto di voto a tutti i maggiorenni e sistemi di governo sempre più complicati è diventato impossibile governare un paese in base al semplice voto del cittadino. Questo voto è rimasto per casi particolari come cambi della costituzione, per concetti importanti come il divorzio, oppure in certi casi, l’abolizione di imposte e cosi via.

Il concetto della Democrazia Parlamentare è nato proprio per questi motivi. I parlamentari sono eletti per decidere le leggi in nome dei loro elettori. Questo spesso crea conflitti tra i parlamentari e una parte della popolazione che appoggia o si oppone a certe misure. Un voto su concetti “morali” come parità dei diritti di matrimonio, il divorzio, l’eutanasia e la fecondazione artificiale metterà sempre i parlamentari contro gruppi non indifferenti dell’elettorato. Negli Stati Uniti lo vediamo nel dibattito per il diritto di portare le armi che ritengono faccia parte dei loro diritti civili secondo la Costituzione.

Queste delusioni popolari si trovano anche in Australia, la Francia e altre democrazie, anche se dobbiamo riconoscere che le voci più insistenti in questi paesi vengono da minoranze che hanno programmi politici con pochi concetti consoni con i diritti e i doveri espressi della Democrazia. Ma ciò non deve ingannare, la delusione generale contro i politici è vera e da affrontare con tutti i mezzi per evitare instabilità politiche che hanno il potenziale di svolte disastrose come ora vediamo nella Turchia di Erdogan che la sfrutta per cercare poteri che sono in opposizione con il concetto della Democrazia.

I parlamentari di questi paesi devono sapere agire per creare un ponte tra i loro elettori e le varie burocrazie. Devono sapere come rispondere ai timori degli elettori e spiegare le loro decisioni. Infatti, il voto segreto parlamentare in Italia è un’anomalia in questo senso. Come fa l’elettore a giudicare il lavoro e le decisioni del suo parlamentare se non sa come ha votato? Allo stesso tempo il voto segreto ha creato le condizioni per i cosiddetti “franchi tiratori” che fin troppo spesso hanno indebolito il lavoro dei due rami del parlamento.

Non esiste una formula magica per risolvere le delusioni e trovare soluzioni. L’unica cosa che la Storia ci dimostra è che queste soluzioni non vengono dai populismi, ma dalla collaborazione tra il parlamento, la magistratura e la burocrazia, collaborazione che spesso manca in Italia per motivi a volte più personali che per motivi di programma. Sono discorsi che vedremo sempre più spesso in seguito all’elezione di oggi perché il nuovo Presidente americano, chiunque sarà, dovrà cercare di risanare quelle rotture nella società americana che sono state messe alla ribalta nel corso dei 18 mesi della campagna elettorale.

Però, noi in Italia non dobbiamo far finta di niente. Malgrado dettagli come il diritto alle armi che qui non esiste, le motivazioni per le delusioni popolari negli Stati Uniti, come il Regno Unito e gli altri paesi sono praticamente uguali alle nostre. Infine, dobbiamo prendere atto che tutti i cittadini e non solo i parlamentari hanno la responsabilità di trovare soluzioni per i disagi e i timori. Il costo di non affrontarli presto è troppo alto da sopportare.

 

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