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Italiani nel Mondo

La Cultura è di tutti – Culture belongs to everyone

Gianni Pezzano

Pubblicato

il

La Cultura è di tutti

di emigrazione e di matrimoni

Negli ultimi mesi i lettori acuti avranno capito che abbiamo cambiato il sistema di articoli di questa rubrica “Italiani nel mondo”. Questo perché abbiamo due pubblici distinti, quello in Italia che conosce poco o niente delle moltissime realtà della vita degli italiani nel mondo ed il pubblico all’estero che, per molti motivi, conosce poco la vastità della nostra Cultura.

Per questo motivo ora alterniamo un articolo di aspetti di vita degli emigrati italiani ed i loro figli/discendenti con un articolo di un aspetto della Cultura italiana. In questo modo informiamo i lettori in Italia di quel che non sanno dei loro parenti e amici all’estero e allo stesso modo informiamo gli italiani all’estero di quel che è davvero il loro Patrimonio Culturale personale, il più grande del mondo.

Ma nel parlare di Cultura spesso sbattiamo contro un muro di pregiudizi creato in Italia dal vizio degli addetti ai lavori che, lavorandoci così vicino, non si rendono conto che questa consapevolezza sparisce nel momento in cui mettiamo piedi fuori l’Italia e anche dalla paura di molti, anzi troppi, sia in Italia che all’estero, che pensano che la nostra Cultura sia fuori della loro portata.

Allora per capire questo partiamo da quel che è spesso il luogo comune della nostra Cultura più diffuso tra gli italiani all’estero.

Non solo pasta e pizza

Quando fai il giro delle pagine dei social degli italiani all’estero ci trovi moltissimi post e scambi che trattano quel che è probabilmente l’aspetto della nostra Cultura più conosciuto all’estero, la cucina, con gente che paragona ricette, scandali sul nome di piatti oppure sugli ingredienti. E tutti che vogliono prove che la loro ricetta sia “quella vera”.

E nel cercare la ricetta “vera” cadono nel tranello perché la nostra cucina nasconde molti episodi del passato, come anche le tradizioni ed usanze che fanno parte della nostra Cultura e Storia.

Un esempio stupendo viene da Modena, il luogo di nascita di un prodotto che fino a due decenni fa era quasi sconosciuto all’estero, l’aceto balsamico. Il prodotto vero non viene da fabbriche commerciali, ma da una procedura artigianale complicata, praticata da molte famiglie. In quella città, quando una coppia si sposa uno dei regali tradizionali è la “batteria” di botti che produce questo aceto unico. Infatti, questa procedura ed il tempo che impiega, 12 anni per produrre l’aceto balsamico vero, spiega il costo altissimo del prodotto originale, anche in Italia.

Purtroppo, nel concentrarsi solo su alcuni piatti o controversie, “pasta Alfredo” docet, perdiamo l’opportunità di rivelare al mondo quel che si nasconde dietro ogni piatto e prodotto.

Allora, se vogliamo davvero promuovere la nostra cucina nel modo giusto, cominciamo a fare vedere le ricchezze che questo paese produce ed i loro ruoli nel nostro passato perché ogni prodotto italiano ha una storia da raccontare.

Alta o Bassa Cultura?

Inoltre, spesso quando parliamo di Cultura gli addetti ai lavori in Italia responsabili si concentrano sulla cosiddetta “Alta Cultura” che, benché espressione più pura ed elitaria della nostra Cultura, è difficile da fare apprezzare all’estero perché il pubblico potenziale non ha i mezzi personali, a partire da quelli linguistici, per potere apprezzare al meglio la nostra Lirica, Letteratura e persino i nostri migliori cantautori che meritano d’essere riconosciuti di più all’estero.

Infatti, i sistemi scolastici degli altri paesi insegnano poco o niente della nostra Cultura e Storia, tranne accenni a periodi specifici, come il Rinascimento o l’Impero Romano, oppure personaggi particolari che hanno avuto un impatto internazionale particolarmente importante e quindi molti autori, artisti ed opere non sono riconosciuti a livello internazionale quanto penseremmo per come sono trattati in Italia.

Per questi motivi le promozioni internazionali della nostra Cultura devono tenere ben in mente le condizioni nei mercati d’interesse, e devono coinvolgere anche gli addetti ai lavori locali per assicurare il massimo impatto. Difatti, per promuovere davvero bene la nostra Cultura dobbiamo finalmente capire che qualsiasi promozione deve per forza comprendere anche l’educare il pubblico internazionale in modo tale che vorranno vedere mostre, opere liriche e teatrali, e voler comprare i nostri libri, dischi, film, ecc. Che è quel che ora non fanno a livello pari al valore della nostra Cultura e ai numeri delle nostre comunità all’estero, oltre 90 milioni.

E per fare questo dobbiamo finalmente abbattere le barriere che ci impediscono di fare queste promozioni.

La barriera inattesa

La prima barriera da abbattere si definisce con una parola, il timore.

Il primo passo da fare se vogliamo promuovere questa nostra Cultura è di capire che le lingue straniere intimoriscono chi non le conosce bene, particolarmente i giovani, e questo succede regolarmente a coloro che dovrebbero essere i primi bersagli di qualsiasi promozione della nostra Cultura, gli italiani all’estero, ed i loro figli e discendenti.

Per molti di loro l’italiano è la lingua di famiglia, ma non hanno le capacità di poter capire ed apprezzare pienamente le nostre migliori opere di ogni genere in versione originale. Infatti, l’insistenza nel fare le promozioni in italiano trasmette l’impressione che la nostra Cultura sia destinata solo a un élite capace che parla bene la nostra lingua.

Questo ha l’effetto di scoraggiare chi vorrebbe imparare di più la nostra lingua e quindi di voler sapere di più del suo Patrimonio Culturale.

Ricordiamoci che la Cultura, partendo dalla nostra lingua, è quel che ci definisce come italiani, come è quel che abbiamo prodotto come società da millenni ed ha fornito al mondo artisti, scienziati, autori, musicisti, cantanti e molto altro ancora. Indubbiamente la Cultura è la nostra Gloria più importante ma in molti modi è anche la più incompresa.

Quindi dobbiamo fare di più per incoraggiare i figli e discendenti degli emigrati italiani a voler imparare la nostra lingua, fornendo esempi di opere ed artisti alla loro portata per iniziare la strada verso una padronanza della nostra lingua che li porterebbe ai prodotti culturali più importanti

E la seconda barriera è altrettanto insidiosa.

La seconda barriera

Questa barriera è creata dall’idea che la Cultura sia per pochi.

In realtà, la Cultura è di tutti, senza eccezioni, e non fornire le opere in modi che possano essere fruite, e soprattutto capite, vuol dire negare a una grande percentuale della popolazione il diritto di poter accedere alla nostra Cultura.

E nell’ostinazione di pensare solo all’ “Alta Cultura” e non aggiungere anche la “Bassa Cultura” ci facciamo male da soli perché questo vuol dire limitare chi vorrà vedere i nostri prodotti e non solo all’estero.

La Cultura non è semplicemente un gioiello da tenere in cassaforte da mostrare nelle grandi occasioni per fornire prove in convegni internazionali della nostra grandezza. Ha il potenziale d’essere anche la fonte più importante di introiti del paese, il semplice fatto che il paese con il Patrimonio Culturale più grande del mondo, il 70%, è solo al 7° posto come meta turistica vuol dire che il problema vero è in Italia proprio perché non siamo stati capaci di trasmettere questo messaggio al mondo.

La soluzione può venire solo dall’eliminare l’idea che “Con la Cultura non si mangia” e finalmente capire come paese che la Cultura deve essere considerata come un’industria e non semplicemente come un dettaglio particolare. Anzi, basta guardare l’elenco dei musei più visitati nel mondo e il numero di visitatori per renderci conto che con la Cultura ci si può mangiare e molto bene anche.

Allora, il governo deve capire che la nostra Cultura deve avere i mezzi per essere promossa nei modi giusti all’estero. Abbiamo l’obbligo di fare di più per promuovere la nostra lingua, dobbiamo incoraggiare la RAI a mettere sottotitoli nella programmazione internazionale così i programmi saranno accessibili e comprensibili a un pubblico molto più grande, e questo avrebbe anche l’effetto di introiti molto più grandi dalla pubblicità per l’ente statale…

Perciò, dobbiamo eliminare la mentalità che esiste da troppo tempo, che la Cultura sia per pochi eletti.

La nostra Cultura è di tutti noi italiani, senza eccezione, ed è il diritto non solo di cittadini italiani, ma anche di tutto il mondo, e questo ci da l’obbligo di assicurare che sia accessibile, in tutti i modi, a chiunque abbia voglia di capire cosa vuol dire davvero la Cultura italiana. E questo diritto non esiste se non forniamo i mezzi per permettere a tutti di accedere a ogni aspetto della nostra Cultura, compresi quelli all’estero, italiani e non.

E questa è la vera barriera da abbattere. La Cultura veramente appartiene a tutti e nel corso degli anni l’abbiamo dimenticato.

 

Culture belongs to everyone

di emigrazione e di matrimoni

In recent months keen readers will have understood that we have changed the system of articles for the “Italiani nel mondo” (Italians in the world) column. This is because we have two distinct audiences, the one in Italy that knows little or nothing about the many realities of the lives of Italians around the world and the public overseas that for many reasons knows little about the vast reality that is our Culture.

For this reason we alternate an article with aspects of the lives of Italian migrants and their children/descendants with an article about an aspect of Italian Culture. In this way we inform our readers in Italy about what they do not know about their relatives and friends overseas and in the same way we inform Italians overseas what their personal Cultural heritage really is, the biggest in the world.

But when we speak about Italian Culture we crash against a wall of prejudices created in Italy by the bad habit of the experts who, because they work so closely with it, they do not realize that this awareness disappears the moment we step outside Italy and also by the fear of many, too many in fact, both in Italy and overseas, who think that our Culture is beyond their reach.

So, to understand this let us start with what is often the most common cliché about our Culture amongst the Italians overseas.

Not only pasta and pizza

When you do the rounds of the social media pages of the Italians overseas you find very many posts and exchanges that deal with what is probably the best known aspect of our Culture overseas, our cuisine, with people who compare recipes, scandals about the names of dishes or the ingredients. And everyone wants to prove that their recipe is the “real one”.

And in looking for the “real” recipe they fall into a trap because our cuisine hides many episodes from the past, just as traditions and customs that are part of our Culture and history also do.

A stupendous example comes from Modena, the birthplace of a product that until two decades ago was almost unknown overseas, Balsamic Vinegar. The real product is not produced in commercial factories but by a complicated craft process practiced by many families. When a couple marries in that city one of the traditional gifts is the “battery” of barrels that produces this unique vinegar. In fact, this process and the time it takes, 12 years to produce real Balsamic Vinegar, explains the very high cost of the original product, even in Italy.

Unfortunately, like the “Pasta Alfredo” case shows us, in concentrating only on certain plates and controversies we lose the opportunity to show the world what is hidden behind every dish and product.

So, if we really want to promote our cuisine in the right way let us start by showing the riches that this country produces and their roles in our past because every Italian product has a story to explain about our past.

High or Low Culture?

Furthermore, often when we talk about Italian Culture the experts responsible for it in Italy concentrate on so-called “High Culture” that, although it is the purest and most elitist expression of our Culture, it is hard to appreciate overseas because the potential audience does not have the personal means, starting with the linguistic skills, to be able to better appreciate our Opera, Literature, and even our best Cantautori (Singer songwriters) who deserve to be better known overseas.

In fact, the school systems of other countries teach little or nothing about our Culture and history except for references to specific periods, such as the Renaissance or the Roman Empire, or to specific people who had a particularly important impact internationally and therefore many authors, artists and works are not recognized internationally as much as we would think from how they are treated in Italy.

For these reasons international promotions of our Culture must keep well in mind the conditions in the markets of interest and must also involve local experts to ensure the greatest impact. Indeed, to promote our Culture really well we must finally understand that any promotion must necessarily also include educating the international public in such a way that it will want to see exhibitions, operas and stage plays and to want to buy our books, records, films, etc. Which is what is not happening now at a level equal to the value of our Culture and the numbers of our communities overseas, more than 90 million people.

And to do this we must finally break down the barriers that prevent us from doing these promotions.

The unexpected barrier

The first barrier to break down is defined with one word, fear.

If we want to promote our Culture the first step to take is to understand that foreign languages frighten those who do not know them well, especially young people, and this happens regularly to those who should be the first targets for any promotion of our Culture, the Italians overseas and their children and descendants in particular.

For many of them Italian is the family language but they do not have the skills to fully understand and appreciate our best works of every kind in their original versions. Indeed, the insistence on carrying out the promotions in Italian means creating the impression that our Culture is destined only for the elite who speak our language well.

This has the effect of discouraging those who would want to learn more of our language and therefore who want to know more about their Cultural Heritage.

Let us remember that Culture, starting with our language, is what defines us as Italians, just as it is what we have produced as a society for millennia and we have provided the world artists, scientists, authors, musicians and others of every kind. Undoubtedly Culture is our greatest Glory but in many ways it is also the most misunderstood.

Therefore we must do more to encourage the children and descendants of Italian migrants to learn our language by providing examples of works and artists within their reach to start them on the road towards a mastery of our language that would lead them to the most important cultural products.

And the second barrier is equally insidious.

The second barrier

This barrier is created by the idea that Culture is only for a few.

In reality Culture belongs to everybody, without exception, and not providing the works in ways that they can be seen and especially understood means denying a large percentage of the population the right to access to our Culture.

And in insisting on thinking only of “High Culture”, and not adding “Low Culture” as well, we hurt ourselves because this means limiting those who will want to see our products and not only overseas.

Culture is not simply a jewel to be kept in a safe to be shown on major occasions to provide proof of our greatness at international get-togethers. It has the potential to also be our country’s greatness source of income but the simple fact that the country with the world’s greatest Cultural Heritage, 70% of the world’s Heritage, is only in 7th place as a tourist destination means that the real problem is precisely in Italy because we have been incapable of conveying this message to the world.

The solution can come only by eliminating the idea that “You cannot eat with Culture” and to finally understand as a country that Culture must be considered as an industry and not only as a particular detail. Indeed, we only have to look at the list of the  world’s most visited museums and the numbers of visitors to realize that we can eat with Culture and very well too.

So the government must understand that our Culture must have the means to promote itself overseas in the right ways. We have a duty to do more to promote our language, we must encourage RAI, the State broadcaster, to put subtitles on its international programmes in the languages of the target countries so that the programmes will be accessible and understandable to a much bigger audience and this would also have the effect of much greater advertising revenue for the State broadcaster…

Therefore we must eliminate the attitude that we have been creating for too long that Culture is for a select few.

Our Culture belongs to all us Italians, without exception, and the right is not only of Italian citizens, but also the whole world, and this gives us the obligation to ensure that it is accessible, in every way, to anyone who wants to understand what Italian Culture really means. And this right does not exist if we do not provide the means to allow everybody to access every aspect of our Culture, including those overseas, Italians and non-Italians.

And this is the real barrier to break down. Culture truly belongs to everyone and over the years we have forgotten this.

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