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La Costituzione e il ruolo delle opposizioni.

redazione

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Fare opposizione non vuol dire opporsi ad ogni proposta legge e ogni mossa del governo. In una società moderna ci sono temi che tutti condividono e sui quali governi e opposizioni hanno posizioni in comune

di Gianni Pezzano

 

Il 4 dicembre scorso abbiamo visto la vittoria della coalizione di convenienza che s’era opposta alle proposte di emendamenti della Costituzione italiana. Nel corso della campagna referendaria questa coalizione non ha fornito alcuna proposta da parte sua per la riforma della nostra Magna Carta in alternativa a quelli approvati al parlamento. Ora, a due settimane dal voto, molti di quelli che avevano difeso a spada tratta la Costituzione criticano il Presidente Sergio Mattarella per avere eseguito alla lettera quello stesso documento che molti avevano definito “la più bella del mondo”.

In un certo senso la campagna referendaria contro gli emendamenti era ingannevole. Nel difendere la Costituzione con tanta ferocia contro il SI, i suoi difensori hanno fatto capire che la Costituzione andava bene così com’è. Ma la loro reazione per la nomina del Presidente Mattarella di Paolo Gentiloni come Presidente del Consiglio e la seguente fiducia alle due camere del Parlamento, secondo la prassi descritta nella costituzione, dimostra chiaramente che anche i partiti dell’opposizione hanno critiche verso la Carta.

Questo loro silenzio nel corso della campagna referendaria ha tolto ai cittadini l’opportunità vera di svolgere un dibattito sano su quei punti della Costituzione che hanno bisogno di miglioramenti e dunque di evitare di ripetere gli sbagli del passato. Ora abbiamo perso questa occasione e chissà quando si ripeterà.

Fare l’opposizione non è facile, ma è un ruolo fondamentale per poter mantenere un sistema democratico sano. Non per niente nei paese anglosassoni il “Capo dell’Opposizione” è un titolo ufficiale che attira uno stipendio quasi alla pari del Primo Ministro, come anche il trattamento da parte delle  istituzioni e il protocollo ufficiale. Però questo riconoscimento ha un prezzo politico non indifferente che bisogna ricordare in ogni occasione.

Fare opposizione non vuol dire opporsi ad ogni proposta legge e ogni mossa del governo. In una società moderna ci sono temi che tutti condividono e sui quali governi e opposizioni hanno posizioni in comune. Per questo motivo ci sono incontri regolari tra i due rami parlamentari per assicurare che proposte di leggi su questi temi vengano approvate velocemente con il minimo di ritardo. La battaglie politiche vere sono ben altre ed è qui che il ruolo dell’opposizione diventa essenziale. Poi bisogna ricordare che le battaglie politiche si fanno in aula e non con le proteste simboliche perché le vittorie politiche si ottengono con i numeri parlamentari e non con i gesti vuoti.

Fare opposizione non vuol dire presentarsi continuamente a programmi e salotti televisivi per lamentarsi. Non vuol dire criticare il governo con letture sbagliate, se non addirittura consapevolmente false, della Costituzione per cercare di dipingere l’avversario come uno che non rispetta la costituzione. In questo casi è proprio l’opposizione che si macchia di un comportamente ‘falso’, e non il governo.

Fare opposizione vuol dire formare una squadra che sia potenzialmente un governo alternativo. Il Capo dell’Opposizione non deve semplicemente gridare scandalo a una proposta e poi rimanere in silenzio. Ha il dovere di presentare programmi politici alternativi per dimostrare esattamente cosa farebbe al posto del Capo di Governo. Questo è il suo ruolo vero che poi diventa il primo passo per la prossima campagna elettorale e rende più facile per il cittadino decidere se mantenere al potere il governo attuale, o al contrario dare all’opposizione la possibilità di mettere in azione il suo programma.

Il governo ha certamente la responsabilità di tenere fede alla costituzione e il ruolo del Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale sono proprio quelli di assicurare il rispetto delle regole costituzionali che garantiscono la nostra Democrazia. Però, queste regole dovrebbero applicarsi anche all’opposizione che dovrebbe essere tenuta alle stesse esigenze del governo.

La costituzione italiana ha dei punti che bisogna urgentemente rivedere. Serve davvero la crisi di governo dopo la caduta del governo, oppure è meglio chiudere la legislatura per andare al voto automaticamente come fanno altri paesi? Esiste davvero un ruolo utile per il voto parlamentare segreto con tutte le conseguenze destabilizzanti che abbiamo visto troppe volte in passato, iniziando dai franchi tiratori?

Allora a questi emendamenti possibili aggiungiamo il riconoscimento ufficiale dell’Opposizione da parte delle istituzioni, un ruolo che riconosce che una Democrazia si fa con due parti e non soltanto con una. Ma riconosciamo anche che il titolo del Capo dell’Opposizione non deve essere solo simbolico, ma deve comportarsi in modo adeguato al potenziale prossimo Capo di Governo e non soltanto come un protestatore a tempo pieno senza programmi politici da presentare, per far capire ai cittadini che è davvero in grado di guidare un futuro governo.

 

 

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