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La coreografia della guerra – The Choreography of War

By 8 Marzo 2020 13 Marzo, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

La coreografia della guerra

In un periodo in cui si insegna che il colonialismo sia finito come un esito della seconda guerra mondiale le cronache internazionali ci dicono regolarmente che gli effetti del colonialismo si sentono ancora, e in nessun posto più dei confini tra l’India e il Pakistan che una volta facevano parte di una singola colonia britannica

Nel suo famoso libro sulla guerra, il generale prussiano Carl von Clausewitz scrisse una delle frasi più celebri sul peggior male che colpisce il nostro pianeta, “la guerra non è nulla più che il proseguimento della politica con altri mezzi”. Ma non sempre si fa la guerra con le armi, a volte la guerra si combatte anche con la coreografia.

In un periodo in cui si insegna che il colonialismo sia finito come un esito della seconda guerra mondiale le cronache internazionali ci dicono regolarmente che gli effetti del colonialismo si sentono ancora, e in nessun posto più dei confini tra l’India e il Pakistan che una volta facevano parte di una singola colonia britannica. Questa settimana la strage di musulmani a Nuova Delhi ci fa capire che questi due paesi sono eternamente sull’orlo di una guerra dopo le tre combattute in seguito alla divisione del 1947.


Come vedremo nel filmato sotto un punto specifico del confine è il luogo dove la guerra è combattuta due volte al giorno, all’issare e all’ammainare delle bandiere, ma non per onorare i rispettivi paesi, bensì per mostrare al nemico la risolutezza dei propri soldati. Vale bene la pena tenere questa cerimonia quando leggiamo le cronache dal sub-continente e gli sbagli dei colonialisti occidentali che volevano imporre i loro concetti ai loro sudditi. E, allo stesso tempo, riconosciamo gli errori di tutti le potenze coloniali, senza eccezioni, che non hanno lasciato i loro ex-territori in condizioni buone, bensì deboli e quindi soggette ad altre potenze altrettanto spietate.

L’avviso di Gandhi

Immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale le autorità britanniche avevano capito che l’epoca del colonialismo era finito, almeno ufficialmente. Per questo motivo decisero di dare indipendenza alle loro colonie, non solo per mantenere il loro Commonwealth, ma anche per evitare guerre di liberazione che già minacciavano potenze come la Francia, il Belgio e l’Olanda.
 
Senza dubbio il gioiello della corona dell’ex impero britannico era il sub-continente indiano che da anni creava problemi sotto la guida del Mahatma Gandhi, che era il paladino di una separazione senza violenza, ma solo fino a un certo punto tra i suoi seguaci. Per questo motivo Gandhi aveva consigliato ai britannici di non separare il sub continente tra indù e musulmani perché avrebbe creato la violenza che i britannici temevano.
 
Purtroppo non gli diedero ascolto e nel 1947 la colonia fu divisa in India di  maggioranza indù come la riconosciamo ora e in Pakistan di maggioranza musulmana che era diviso tra due zone al nord est e al nord ovest dell’India. Villaggi interi nei due paesi furono cacciati via per andare dai loro corregionali nell’altro paese e tra uno e due milioni di profughi morirono nell’esodo forzato.
 
Peggio ancora, la divisione geografica del sub continente fu fatta male e lasciò dispute di alcune zone confinanti, in particolare del Punjab che fu diviso tra i due nuovi paesi. Queste dispute portarono a tre guerre nei trent’anni dopo la divisione e il risultato fu la creazione di un altro paese, il Bangladesh, dalla parte orientale del Pakistan dopo la vittoria indiana nella terza guerra nel 1971.
 
Le tensioni tra i due paesi non sono mai sparite. Basta guardare l’elenco dei maggiori importatori d’armi per vedere l’India al quarto posto e il Pakistan al decimo posto. Certamente una parte del motivo è nella presenza dell’Afghanistan al confine e i suoi problemi legati al fondamentalismo islamico, come anche le tensioni tra l’India e la Cina, ma il maggior motivo per mantenere forze armate enormi è proprio il timore che prima o poi scoppierà un altro conflitto tra di loro.

La battaglia quotidiana

Infatti, un campo di battaglia unico esiste già tra i due paesi e si trova a Wagah sul loro confine nel Punjab, dove ogni sera la cerimonia della chiusura del cancello tra i due paesi diventa una guerra a colpi di coreografia. Una cerimonia che è diventata la dimostrazione dell’orgoglio nazionale da parte dei soldati di entrambi i paesi. In questa cerimonia partecipano le unità che controllano il confine e vengono scelti i soldati più grandi possibili, altissimi e di aspetto imponente.

Nel corso degli anni questo spettacolo bellico ha attirato un pubblico enorme, indiano e pakistano, che accoglie le grida degli ordini degli ufficiali e sottoufficiali e ogni passo della marcia delle squadre di soldati con un tifo da calcio con boati, applausi e canti. Sotto c’è il link a uno dei vari filmati della cerimonia su YouTube e dimostra che ora anche le soldatesse fanno parte della sfida quotidiana.

Il filmato ci fa vedere il lato indiano, ma si vede chiaramente che anche il lato pakistano ha un grande pubblico ad applaudire i propri eroi. Però, c’è un dettaglio nel filmato che fa capire che il nazionalismo, anche se di due paesi nuovi in termini storici ma antichi per la la loro Storia e tradizioni, svolge un ruolo fondamentale nella cerimonia. La scritta “Jai Hind” alla fine, che soldati e poliziotti indiani scambiano ogni giorno nelle loro attività,  e che vediamo anche nei film di Bollywood, vuol dire “Ave India” e quindi un segno che il futuro tra i due paesi sarà sempre a rischio, sia da una parte che dall’altra.

Le superpotenze

Nel corso della Guerra Fredda sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica hanno cercato di utilizzare la situazione tra i due paesi per il proprio vantaggio e questi tentativi sono culminati nel 1980 con l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Questa invasione ha avuto un ruolo fondamentale nell’indebolimento dell’URSS che portò al suo collasso ed era anche, come sappiamo, il motivo della nascita dei gruppi come Al-Qaeda che sono al centro dei problemi del terrorismo islamico nel mondo d’oggi.
 
Un altro conflitto armato tra le due potenze militari asiatiche avrebbe effetti enormi, e non solo economici, a un mondo già colpito duramente dalle ondate di profughi che vediamo nei notiziari e nei giornali ogni giorno.
 
Per quanto possa essere spettacolare guardare la cerimonia di Wagah, ci fa vedere una realtà che pochi conoscono. Malgrado la crescita enorme dell’economia indiana degli ultimi due decenni troppi ancora considerano il paese povero. La presenza di zone ancora povere all’interno del paese non deve trarre in inganno, l’India è diventata una grande potenza economica. Un segno di questa crescita è stata la scoperta sorprendente, soprattutto dagli americani, che tra gli attori più pagati nel mondo tre dei primi dieci sono attori di Bollywood, un chiaro segnale della forza della loro industria cinematografica che sta facendo molta strada nel mercato internazionale.

Quo vadis?

Ma come l’India e Pakistan sono potenzialmente il campo di una nuova guerra, la comunità internazionale deve tenere conto che non è l’unico conflitto potenziale. La guerra non ufficiale tra la Russia e l’Ucraina dimostra chiaramente che l’Europa è sempre a rischio di conflitti. Come esiste da tempo tensione in Cina per via della minoranza Uighur di religione musulmana che cerca libertà di culto.
 
Questi focolai internazionali non nascono da un momento ad altro, sono problemi che vanno avanti da decenni, se non addirittura da secoli, che fin troppo spesso la comunità internazionale non è riuscita a risolvere del tutto. Con l’eccezione dell’Oceania che si trova in una situazione politica insolita, non esiste continente che non abbia problemi e che non corra rischi di qualche livello. Le Americhe hanno problemi a causa dei problemi politici endemici e della potenza dei narcotrafficanti in paesi vuol dire che paesi come il Messico e la Colombia hanno motivi per temere instabilità politica di conseguenza.
 
Sono tutti problemi da tenere d’occhio, non per interesse di cronaca, ma soprattutto perché non sono lontani dal nostro paese. Infatti, avrebbero effetti su di noi in Europa e non solo perché colpirebbero immediatamente i nostri scambi commerciali con questi paesi. Conflitti del genere sono l’origine dei barconi che vediamo ogni giorno alla televisione e nei giornali. La faccia della gente che chiede asilo è la prova che i cosiddetti paesi moderni continuano a fallire nei tentativi di creare un mondo senza guerra. 
 
Per quanto possa essere “pittoresco” guardare la coreografia di Wagah tra India e Pakistan, quella cerimonia dimostra che il mondo ha ancora molto da fare in termini di politica internazionale e che dobbiamo cercare di risolvere queste situazioni con la politica e non con gli “altri mezzi” di von Clausewitz. 

di emigrazione e di matrimoni

The Choreography of War

In a period in which we teach that Colonialism ended as a result of the outcome of the Second World War international news reports regularly tell us that the effects of Colonialism are still felt today and nowhere more that the border between India and Pakistan which were once part of a single British colony.

In his famous book on war the Prussian general Carl von Clausewitz wrote one of the most famous phrases on the worst evil that strikes our planet, “War is nothing more than the continuation of politics with other means”. But war is not always fought with weapons, sometimes war is also fought with choreography.

In a period in which we teach that Colonialism ended as a result of the outcome of the Second World War international news reports regularly tell us that the effects of Colonialism are still felt today and nowhere more that the border between India and Pakistan which were once part of a single British colony. The massacre this week of Moslems in New Delhi makes us understand that these two countries are eternally on the verge of war after the three they fought following the division in 1947.

As we will see in the film clip below, one specific point on the border is the place where a war is fought twice a day, at the raising and lowering of the flags, not in honour of the two countries but instead to show the enemy the resoluteness of their soldiers. It is well worth bearing this ceremony in mind when we read the news reports from the sub-continent and the mistakes by westerns colonialists who wanted to impose their ideas on their subjects. And at the same time let us recognize that the mistakes of all the colonial powers which, without exception, did not leave their former territories in good condition but weak and therefore subject to other just as ruthless powers.

Gandhi’s warning

Immediately after the Second World War the British authorities understood that the age of Colonialism had ended, at least officially. For this reason they decided to give independence to their colonies, not only to maintain the Commonwealth but also to avoid wars of liberation that already threatened powers such as France, Belgium and Holland.

Undoubtedly the jewel of the British Empire’s crown was the Indian sub-continent which for years had caused problems under the leadership of Mahatma Gandhi who was the paladin of a separation without violence, but only to a certain point amongst his followers. For this reason Gandhi warned the British to not separate the sub-continent between the Hindus and the Moslems because it would have created the violence the British feared. 

Unfortunately they did not listen to him and in 1947 the colony was divided into India with a Hindu majority as we know it today and Pakistan with a Moslem majority that was divided into two areas to the north-west and north-east of India. Whole villages in the two countries were driven out to go to their fellow worshippers in the other country and between one and two million refugees died in the forced exodus.

Worse still, the geographic division of the sub-continent was carried out badly and left disputes over border areas, especially in the Punjab that was divided between the two countries. These disputes led to three wars in the thirty years after the division and the result was the creation of another country, Bangladesh, from the eastern part of Pakistan after India’s victory in the third war on 1971.

The tensions between the two countries never disappeared. We only have to look at the list of the biggest importers of weapons to see India in fourth place and Pakistan in tenth. Of course one part of the reason is the presence of Afghanistan and the problems linked to Moslem fundamentalism, as well as the tensions between India and China, but the main reason for keeping huge military forces is precisely that sooner or later another war will break out between them.

The daily battle

In fact, a unique battlefield already exists between the two countries and it is located at Wagah on the border in the Punjab where every evening the closing of the gate between the two countries becomes a war fought with choreography. This is a ceremony that had become a demonstration of national pride by the soldiers of both countries. The biggest, tallest and most imposing soldiers possible from the units that control the border take part in the ceremony.

During the decades the warlike spectacle has attracted a huge audience, Indian and Pakistani, which welcomes the orders of the officers and NCOs and every step of the marches of the teams of soldiers with football crowd like cheers, applause and chants. Below is the link to one of the film clips of the ceremony on YouTube and it shows that now even female soldiers take part in the daily provocation.

The film clip shows us the Indian side but we can clearly see that the Pakistani side also has a big audience applauding its heroes. However, there is a detail in the clip that lets us understand that nationalism pays an essential role in the ceremony, even if the two nations are new in historical terms but ancient in terms of history and tradition. The message “Jai Hind” at the end of the clip, which soldiers and police in India exchange during their daily activity, as we also see in Bollywood films, means “Hail India”  and is therefore a sign that the future between the two countries is always at risk, from both one side and the other.

The superpowers

During the Cold War both the United States and the Soviet Union tried to use the situation between the two countries to their advantage and these attempts culminated in the Soviet invasion of Afghanistan in 1980. This invasion played an essential role in the weakening of the USSR which brought about its collapse and, as we know, was also a reason for the birth of groups such as Al-Qaeda which were at the centre of today’s problems of Islamic terrorism.

Another armed conflict between the two Asian military powers would have enormous effects, and not only economically, on a world already badly hit by the waves of refugees that we see on the TV news and the newspapers every day.

As spectacular as the Wagah ceremony is to watch, the ceremony lets us see a reality that few know. Despite the huge growth of India’s economy over the last twenty years too many still consider the country poor. The presence of areas in the country that are still poor must not mislead us. India has become an economic power. A sign of this growth is the surprising discovery, especially for Americans, that some of the world’s highest paid actors come from Bollywood, a clear sign of the strength of their movie industry that is making inroads on the international market.

Quo vadis?

But just as India and Pakistan are potentially the field for a new war, the international community must bear in mind that it is not the only potential conflict. The unofficial war between Russia and Ukraine clearly shows that Europe is always at risk of conflicts. And for some time there has been tension in China due to the Moslem minority of the Uyghur’s
which seeks religious freedom.

These international hotspots are not created from one moment to another; they are problems that have been going on for decades, if not for centuries, which all too often the international community has failed to resolve fully. With the exception of Australia which has an unusual political situation, there is no continent that does not have problems and that does not run risks at some level. The Americas have problems due to endemic political problems and the power of the drug cartels in countries means the countries such as Mexico and Colombia have reason to fear political instability as a consequence.

These are all problems that must be watched, not for reasons of news interest but especially because they are not far from our country. Indeed, they would have effects on us in Europe and not only because they would hit our trade with these countries. Conflicts such as these are the origins of the boatloads of people we see every day on the television and the newspapers. The faces of the people who ask for asylum are the proof that the so-called modern countries continue to fail in their attempts to create a world without war.
 As “picturesque” as it may be to watch the choreography at Wagah between India and Pakistan that ceremony shows that the world still has a long way to go in terms of international politics and that we must try to resolve these situation with politics and not von Clausewitz’s “other means”.

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