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La Cina non è un altro pianeta, parte II — China is not another planet, part II

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Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La Cina non è un altro pianeta, parte II

di Marco Andreozzi

Dopo molti anni di controprove, ormai si sa: quando in Cina emerge un dato economico negativo – sia nascosto agli occhi del mondo, sia catturato dagli analisti internazionali – il regime si rivolge al quadro internazionale in modalità nazionalistico-propagandistica – e in proporzione ai guai interni – come sempre tra i regimi senza democrazia. E infatti quello che è accaduto la settimana passata è esempio lampante. Dal dato di maggio, le esportazioni sono diminuite ufficialmente del 7,5% rispetto all’anno scorso, dopo che aprile riportava + 8,5% rispetto allo stesso mese dell’anno passato. Il saldo commerciale (esportazioni meno importazioni) va a 65 miliardi di dollari, contro i 78 miliardi del maggio 2022 (90 miliardi di dollari ad aprile). Inoltre, importazioni a – 4,5% per il calo della domanda interna, dopo – 7,9% ad aprile.

Il dato è di estrema rilevanza perché la Cina l’anno scorso era ancora sotto confinamento rigidissimo, anche nei centri a più alto valore aggiunto. Centinaia di milioni di persone chiuse in casa per mesi: impossibile ed irragionevole pensare ad una crescita positiva del PIL. Che il rimbalzo economico post-riapertura si sia già fermato parla da sé, e attenzione: sé i numeri della bilancia commerciale rappresentano meno dell’1% del PIL, i consumi interni ne sono sempre parte importante: se calano, sono guai, tanto è vero che anche l’inflazione risulta in calo rapido come indicatore di problemi seri, con alta disoccupazione giovanile, ufficialmente oltre il 20%. In più, vi è il continuo aumento degli scambi commerciali con la Russia, fin dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Oltre 20 miliardi di dollari di interscambio, 11 miliardi l’importazione di beni russi. E una Germania che, basato il proprio sviluppo su Russia e Cina, oggi ne paga dazio, anch’essa in recessione.

Nel precipizio socio-economico in cui la Cina si trova, in settimana succede, infatti, quanto segue. Prima la Regione Piemonte blocca la manifestazione di interesse dello stato cinese per l’acquisizione dell’aeroporto di Caselle. Provvedimento prevedibile da tutti, ma il risultato che Pechino cercava – rafforzare di continuo un’immagine di potenza come Paese che investe nel mondo ricco – probabilmente è raggiunto. Segue poi il pattugliamento aereo con gli alleati russi dentro la zona di identificazione della Corea del Sud, ed una nuova incursione di 37 aerei militari intorno a Taiwan. E qualche giorno prima una nave da guerra di Pechino si era avvicinata a quasi 100 metri da un cacciatorpediniere USA nello stesso stretto di Formosa.

Specchio della posizione del regime cinese alle crisi degli ultimi quindici anni è un’analisi (The Economist) delle parole-chiave usate dai diversi segretari di partito ad ogni congresso di ottobre, che si svolge ogni lustro. “Riforme strutturali politiche” (政治体制改革) è ripetuto 12 volte nel 1992 (zero cinque anni prima), mentre Xi la cita una sola volta nel 2017 e neanche una nel 2022. “Fiducia” (自信) sale tangibilmente negli ultimi due congressi con 14 citazioni e sempre zero in precedenza salvo una citazione nel 1997 e 5 nel 2012 da Hu Jintao a fine mandato. Il termine “militare” (军事) nel 2022 tocca il suo massimo, ripetuto 21 volte, mentre “lotta” (斗争), dal picco del 1987 di 45 citazioni va progressivamente a scendere fino alla risalita del 2012 con 5 citazioni (già all’ombra di Xi) e oltre 20 nei due seguenti congressi. La valutazione al lettore. Segue

La Cina non è un altro pianeta – Marco Andreozzi – Libro – Mondadori Store

di emigrazione e di matrimoni

China is not another planet, part I

by Marco Andreozzi

After many years of counter-evidence, it is well known: when a negative economic figure emerges in China – either hidden from the eyes of the world or captured by international analysts – the regime turns to the international arena in a nationalistic-propaganda mode – and in proportion to the home woes – as always among regimes without democracy. And in fact what happened last week is a prime example. Since May, exports have officially decreased by 7.5% over last year, after April reported +8.5% over the same month last year. The trade balance (exports minus imports) goes to 65 billion dollars, against 78 billion in May 2022 (90 billion dollars in April). Furthermore, imports at -4.5% due to the drop in domestic demand, after -7.9% in April.

The data are extremely important because last year China was still under very strict lock-down, even in the cities with the highest added value. Hundreds of millions of people locked up at home for months: it is impossible and unreasonable to think of positive growth in GDP. That the post-reopening economic rebound has already stopped speaks for itself, and nota bene: if the trade balance numbers represent less than 1% of GDP, domestic consumption is always an important part of it: if it drops, it’s trouble, so much so that inflation is also falling rapidly as a proxy of serious problems, with high youth unemployment, officially at over 20%. In addition, there has been a continuous increase in trade with Russia since the beginning of the invasion of Ukraine. Over 20 billion dollars in trade, 11 billion in imports of Russian goods. And Germany, having based its recent developments on Russia and China, is now paying the price, as well being in recession.

In fact, in the socio-economic precipice in which China finds itself, the following happens during the week. First, Italy’s Piedmont authority blocks the Chinese state’s expression of interest for the acquisition of Turin’s Caselle airport. A foreseeable measure by everyone, but the result that Beijing was seeking – i.e. to continuously strengthen an image of power as a country that invests in the rich world – has probably been achieved. Then follows the air patrol with the Russian ally inside the identification zone of South Korea, and a new incursion of 37 military aircrafts around Taiwan. And a few days earlier a Beijing warship had approached within almost 100 meters a US destroyer in the same Formosa Strait.

An analysis (The Economist) of the key words used by the various party secretaries at each October congress, which takes place every five years, reflects the Chinese regime’s position in the crises of the last fifteen years. “Structural political reforms” (政治体制改革) is repeated 12 times in 1992 (nil five years before), while Xi mentions it only once in 2017 and not even once in 2022. “Confidence” (自信) tangibly rises in the last two congresses with 14 citations and previously always zero except for one citation in 1997 and 5 in 2012 by Hu Jintao at the end of his mandate. The term “military” (军事) in 2022 reaches its maximum, repeated 21 times, while “struggle” (斗争), from the 1987 peak of 45 citations progressively decreases until the 2012 recovery with 5 citations (already under Xi’s shadow) and over 20 in the following two congresses. Up to the reader to elaborate. To be continued

 

La Cina non è un altro pianeta – Marco Andreozzi – Libro – Mondadori Store

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino), tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale; nomade digitale dal 2004, e sinologo, parla correttamente il mandarino.
Marco Andreozzi, is Doctor of mechanical engineering (polytechnic of Turin – Italy), industrial technologist and energy sector specialist, comes from professional experiences in five global corporates in Italy and extra-European countries, and as business leader; digital nomad since 2004, and China-hand, he is fluent in Mandarin.

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