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La Cina è in recessione. La protesta per il 20° Congresso del Partito Comunista: basta con la dittatura! — China is in recession. The protest in order the 20th Communist Party Congress: stop with the dictatorship!

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di emigrazione e di matrimoni

La Cina è in recessione. La protesta per il 20° Congresso del Partito Comunista: basta con la dittatura!

Di Markus Forward

“Dì no al test Covid, sì al cibo. No al lockdown, sì alla libertà. No alle bugie, sì alla dignità. No alla rivoluzione culturale, sì alla riforma. No ai grandi leader, sì al voto. Non essere schiavo, sii cittadino”, si legge in uno striscione appeso a uno dei numerosi ponti che attraversano le grandi tangenziali che sono parte integrante della mobilità di Pechino. “Fai sciopero, rimuovi il dittatore e traditore nazionale Xi Jinping”. Si legge su un altro striscione. Tutto questo il 12 ottobre nella capitale che da domenica vedrà il XX Congresso del Partito Comunista: Xi Jinping sarà il nuovo ‘timoniere’ (come Mao Tse-tung)?

Forse è sfuggito ai media come Xi abbia già superato il vecchio Mao per gli eventi sopra descritti, mai accaduti con un così alto livello di visibilità nei confronti di un presidente in carica. E poco importa se è l’iniziativa di un solo uomo (un certo Mr. Peng) o magari guidata dall’opposizione all’interno del partito. Oggi molte persone sono stremate dai numerosi lockdown della strategia zero covid, e anche a Shanghai manca l’acqua pubblica. Ma il Paese trapela ovunque e, infatti, sabato pomeriggio è stato bloccato il mio WeChat, l’unico ‘strumento’ per chattare con il mondo cinese: uno specchio in più della realtà del Paese.

I continui lockdown danneggiano l’economia, ma perché tante sciocchezze? Certo, pochi posti letto in terapia intensiva, vaccini cinesi inefficaci, ma la vera domanda è un’altra. Il punto di partenza è l’attuale recessione, in atto di fatto dal 2018 (sebbene ufficialmente a +6,75%) grazie anche alle tariffe ‘Trumpian’, come dichiarava quell’anno l’economista Xiang Songzuo dell’Università del Popolo ((525) 向松祚震撼演讲:四十年未有之大变局 – YouTube – Il discorso scioccante di Xiang Songzuo: grandi cambiamenti mai visti in 40 anni), fatta eccezione per il rimbalzo post Wuhan nel 2020. Tuttavia, il Paese messo nelle mani di Xi nel 2012 era già in declino economico, anche a seguito della crisi finanziaria globale del 2008; per esempio. le esportazioni verso i paesi ricchi sono in calo da molti anni, un calo delle importazioni di beni e servizi (ora dimezzato dal 2012), un trend negativo della produttività. La massiccia iniezione di liquidità nel settore immobiliare – con il dubbio plauso delle Nazioni Unite – ha portato centinaia di città fantasma e un aumento del debito del 100% del PIL ufficiale in un decennio (strada veloce e furiosa per il fallimento). Quell’anno i media hanno riportato anche fallimenti aziendali, morte di imprenditori e fughe all’estero.

Xi Jinping, figlio supremo di Xi Zhongxun – compagno di Mao, di famiglia di proprietari terrieri nella regione settentrionale dello Shaanxi – è un ‘principe rosso’ predestinato che deve tutto al partito, compreso il periodo della ‘rivoluzione culturale’ che lo vide al lavoro duro nelle terre familiari dello Shaanxi. Nel disastro economico serviva un guerriero, e nota bene un fatto importante: Xi è il primo presidente del nord della repubblica popolare fondata da intellettuali del sud (principalmente di etnia Hakka). Nella Cina “continentale”, la pausa culturale Nord-Sud fa impallidire le differenze tra Napoli e Torino in Italia! “I nordici sono guerrieri”, mi disse molti anni fa un membro del partito del sud (ma lo sapevo già). Dal 2012 sono stati aboliti gli aggiustamenti rispetto alla somma dell’esagerato PIL regionale riportato (fatto ammesso anche dall’expremier Li Keqiang) e la traiettoria ufficiale di crescita, seppur discendente, continua a rallentare.

Luis Martinez dell’Università di Chicago, con il suo lavoro di ricerca sulla quantità di luci notturne come “proxy” analitico per la crescita economica, mostra che il PIL reale cinese dal 2000 è aumentato della metà della cifra ufficiale. Questo fatto, però, vale per qualsiasi dittatura del pianeta (Nightlights.pdf (worldbank.org) ), niente di strano quindi (e dovrebbe essere noto a tutti), se non una ben più efficace propaganda ‘morbida’ da parte del regime cinese. In conclusione, è plausibile considerare i continui lockdown, con le conseguenti ricadute socio-economiche, come un semplice capro espiatorio per coprire l’effettiva recessione ancora in atto nel Paese, ovvero il fallimento di un sistema.

 

China is in recession. The protest before the 20th Communist Party Congress: stop with the dictatorship!

by Markus Forward

“Say no to Covid test, yes to food. No to lockdown, yes to freedom. No to lies, yes to dignity. No to cultural revolution, yes to reform. No to great leaders, yes to vote. Don’t be a slave, be a citizen,” reads one banner hanging from one of the numerous bridges crossing the great ring roads that are an integral part of Beijing’s mobility. “Go on strike, remove dictator and national traitor Xi Jinping,” read another banner. All this on 12 October in the capital that from Sunday will see the XX Congress of the Communist Party to take place: will Xi Jinping be the new ‘helmsman’ (like Mao Tse-tung)?

Perhaps it has escaped the media that Xi has already surpassed the old Mao for the events described above, never happened with such a high level of visibility against a president in office. And it matters little if it is the initiative of a single man (a certain Mr. Peng) or perhaps led by the opposition within the party. Today, many people are exhausted by the numerous lockdowns of the zero-covid strategy, and in Shanghai there is a lack of public water, too. But the country is leaking everywhere and, in fact, Saturday afternoon my WeChat was blocked, the only ‘tool’ to chat with the Chinese world: one more mirror of the country’s reality.

Continued lockdowns damage the economy, but why so much nonsense? Sure, few ICU beds, ineffective Chinese vaccines, but the real question is something else. The starting point is the current recession, de facto since 2018 (although officially at + 6.75%) thanks also to the ‘Trumpian’ tariffs, as the economist Xiang Songzuo of the University of the People declares that year ((525) 向松祚震撼演讲:四十年未有之大变局 – YouTube), except for the post Wuhan rebound in 2020. However, the country placed in Xi’s hands in 2012 was already in economic decline, also following the global financial crisis of 2008; e.g. exports to rich countries have been decreasing for many years, a declining imports of goods and services (now halved since 2012), a negative trend in productivity. The massive injection of liquidity into real estate – with the dubious acclaim of the United Nations – brought hundreds of ghost-towns and a debt increase of 100% of official GDP in a decade (fast and furious road to bankruptcy). Business bankruptcies, deaths of entrepreneurs and escapes abroad were also reported in the media that year.

Xi Jinping,supremo son of Xi Zhongxun – a Mao’s companion, from a family of landowners in the northern region of Shaanxi – is a predestined ‘red prince’ who owes everything to the party, including the period of the ‘cultural revolution’ which saw him working hard in the familiar lands of Shaanxi. In the economic disaster, a warrior was needed, and nota bene an important fact: Xi is the first northern president of the people’s republic founded by southern intellectuals (mainly of Hakka ethnicity). In the ‘mainland’ China, the North-South cultural hiatus makes the differences between Italy’s Naples and Turin pale! “The Nordics are warriors,” a southern party member told me many years ago (but I already knew that). Since 2012, the adjustments compared to the sum of the exaggerated regional reported GDP (facts also admitted by the premier Li Keqiang) have been abolished and the official growth trajectory, albeit descending, still slows down. 

Luis Martinez of the University of Chicago, with his research work on the amount of nighttime lights as an analytical ‘proxy’ for economic growth, shows that China’s real GDP since 2000 has increased by half the official figure. This fact, however, applies to any dictatorship on the planet (Nightlights.pdf (worldbank.org) ), nothing strange then (and should be known to all), except for a much more effective ‘soft’ propaganda by the Chinese regime. In conclusion, it is plausible to consider the continued lockdowns’, with the consequential socio-economic fall-outs, as a simple scapegoat to cover the actual recession still underway in the country, i.e. the failure of a system.

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