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Italiani nel Mondo

La chimera dell’Emigrazione “virtuosa” — The illusion of “virtuous” Migration

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Tempo di lettura: 8 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La chimera dell’Emigrazione “virtuosa” 

di Gianni Pezzano

 

Oggi vogliamo parlare di un aspetto della nostra emigrazione che potrebbe essere scomodo per molti, ma che dobbiamo affrontare in modo serio e diretto perché sempre più discendenti di emigrati italiani vanno in cerca delle loro origini. A volte trovano vicoli ciechi, oppure, peggio ancora, quando finalmente trovano i parenti in Italia hanno la brutta sorpresa di avere un’accoglienza brusca al punto che non sono invitati nemmeno in casa per un caffè, tantomeno la volontà di stabilire un rapporto con i nuovi parenti. 

Per capire queste situazioni dobbiamo comprendere che in questi casi quasi sempre il passato era stato nascosto dagli emigrati stessi, soprattutto ai figli e i nipoti. 

A rendere più amare queste scoperte è il sentimento molto diffuso che la nostra emigrazione sia stata sempre “virtuosa”. Purtroppo questo non è sempre stato il caso.  

E per trattare l’emigrazione “non-virtuosa” dobbiamo ricordarci che fino a non tanto tempo fa il mondo era molto più grande di quel che è in effetti oggigiorno, perché andare in altri continenti voleva dire dare un taglio drastico dei rapporti con i parenti, gli amici e persino i colleghi di lavoro rimasti in Italia. Ed era proprio questo che i “non-virtuosi” cercavano. 

Il caso più ovvio è quello di mariti che non potevano divorziare in Italia prima del 1971, e quindi partivano con l’intenzione pubblica di chiamare mogli e figli per poi semplicemente “sparire” dopo il loro arrivo nel nuovo paese. In molte zone le mogli abbandonate in questo modo si chiamavano le “vedove bianche” perché non sapevano se i mariti fossero morti davvero, oppure se fossero spariti per quel motivo. — CONTINUA

A questi aggiungo quelli che volevano sfuggire dalle responsabilità o dai loro sbagli in Italia. Allora l’uomo con problemi finanziari, magari l’amante si scopre meno convinto del rapporto quando la “fidanzata” gli dice d’essere incinta, litigi in famiglia, oppure, e conosco due casi del genere in Australia nei decenni dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli emigrati hanno dovuto fuggire pericoli a causa di faide nei loro paesini d’origine. 

Potrei andare avanti con un elenco lungo di casi del genere, ma questi pochi ci fanno già capire che l’emigrazione poteva dare all’emigrato una via di fuga da situazioni difficili, imbarazzanti, oppure illecite. 

Immagino già la reazione di sdegno di alcuni lettori alla sola idea di questi comportamenti di genitori, nonni o avi, ma rispondo con una costatazione così ovvia che molti la dimenticano. Gli emigrati erano e sono sempre esseri umani con tutti i propri pregi e difetti, con il proprio orgoglio, oppure la vigliaccheria di alcuni e quindi saremmo sciocchi nel pensare che tra i milioni di emigrati non ci sia stata gente che fuggiva dall’Italia per uno o più motivi e che non avevano intenzioni di tornare. 

La risposta a questa ultima domanda viene da coloro che non riescono a rintracciare la famiglia vera in Italia, oppure dall’accoglienza freddissima di parenti in Italia con un passato che non è mai stato dimenticato, oppure ricordato fin troppo bene, particolarmente nei casi dei parenti lasciati da mariti spietati che non avevano il coraggio di dire alla moglie le loro intenzioni. 

Mesi fa un amico giornalista, Pietro Antonucci, che scrive sull’emigrazione dalla zona di Frosinone, durante una visita a Faenza mi ha detto che diverse volte discendenti di emigrati negli Stati Uniti gli hanno chiesto aiuto ad avvicinare parenti in Italia, ed in molti di questi casi quelli in Italia hanno risposto in modo brusco che non volevano rapporti con i loro parenti all’estero. 

Ovviamente, i motivi possono essere molti, come ci potrebbero essere colpe da entrambe le parti, ma questi rifiuti spiegano benissimo che il passato non è sempre lindo come vogliamo credere. 

Poi, un giorno un nipote o pronipote di emigrati decide di rintracciare la famiglia e comincia le ricerche che spera lo o la porteranno alle proprie origini. Ma poi la scarsa documentazione, i cambi di nomi, dettagli intenzionalmente vaghi da parte dell’antenato, ecc., hanno l’effetto di rendere le ricerche più difficili del previsto. 

Di seguito alcuni riescono a superare queste barriere per poi scontrarsi con una realtà che mai avrebbero potuto sognare prima delle ricerche. 

Ma in questo non voglio suggerire ai discendenti dei nostri emigrati di non cercare le loro origini. Anzi, la mia intenzione è proprio quelle di aiutarli a farlo, ma farei un cattivo servizio se non scrivessi che una parte di loro non troverà le risposte che cercano e che, in certi casi, la scoperta potrebbe essere traumatica. 

Come sentiamo spesso che quando cerchi il passato non sai mai quel che troverai e la ricerca del passato della famiglia potrebbe essere particolarmente straziante perché a volte rischiano davvero di mettere l’antenato in una luce cattiva. Però la risposta non è nello scoraggiare gente a fare le loro ricerche, sarebbe ingiusto. 

Infatti, il problema nel guardare l’emigrazione come un’esperienza “virtuosa”, è che dimentichiamo che nella stragrande maggioranza dei casi, “virtuosi”  e “non-virtuosi”, l’emigrazione era un atto dovuto o costretto causato da guerre, disastri naturali, e anche lotte politiche (che molti oggi hanno dimenticato o non hanno mai saputo) in Italia all’epoca  e dunque qualsiasi tentativo di scoperchiare il nostro passato rischia di mettere a nudo quel che i nostri parenti non volevano farci sapere. 

E per questi motivi consigliamo a chiunque ha voglia di prendere questa strada di tenere la mente aperta e di non avere idee fisse perché il tempo ha il vizio di darci brutte sorprese. 

 

di emigrazione e di matrimoni

The illusion of “virtuous” Migration

by Gianni Pezzano

 

Today I want to talk about an aspect of our migration that could be uncomfortable for some but it is one we must face up to in a serious and direct way because more and more descendants of Italian migrants are looking for their origins. Sometimes they find a dead end or, worse still, when they finally the relatives in Italy that they have the nasty surprise of finding an abrupt welcome to the point that they are not even invited into the home for a coffee, let alone the desire to establish a relationship with the new relatives. 

In order to understand these situations we must apprehend that almost always in these cases the past had been hidden by the migrants themselves, especially from their children and grandchildren. 

Making these discoveries even bitterer is the widespread feeling that our migration has always been “virtuous”. Unfortunately, this was not always the case. And to deal with “non-virtuous” migration we must remember that until not so long ago the world was much bigger that it is in effect today because going to other continents meant having to make a drastic cut in the relations with the relatives, friends and even work colleagues left behind in Italy. And this was precisely what the “non-virtuous” migrants were looking for. 

The most obvious case is that of husbands who could not get a divorce in Italy before 1971 and therefore they left with the public intention of calling their wives and children over to then simply “disappear” after their arrival in the new country. In many areas the wives who had been abandoned in this way were called the “white widows” because they did not knew if the husbands for really dead or if they disappeared for that reason.  

To those I add those who ran away from their responsibilities or their mistakes in Italy. So the man with financial problems, maybe the lover who discovered himself less convinced of the relationship when the “girlfriend” tells him she is pregnant, arguments in the family or, and I know of two such cases in Australia in the decades after World War Two, migrants had to run away from danger due to feuds in their towns of origin. 

I could go on with a long list of such cases but these few already make us understand that emigration could give the migrant an escape route from difficult, embarrassing or illicit situations. 

I can already imagine the disdainful reaction of some readers at the mere idea of this behaviour by parents, grandparents or forebears but I answer with a statement that is so obvious that they forget it. Migrants always were and are human beings with all our strengths and faults, with our pride, or the cowardice of some, and so we would be foolish to think that amongst the millions of migrates there were not those who ran away from Italy for one or more reasons and had no intention of returning. 

And a detail from the United States gives us convincing proof of this. We often read that the surnames and places of origin of the grandparents/forebears were changed at Ellis Island in New York or other points of entry into the country. Of course this happened to many but how many took this opportunity to start the new life with a new identity that nobody could prove wrong? 

The answer to this final question comes from those who do not manage to trace their real family in Italy or by the very cold welcome of relatives in Italy with a past that has never been forgotten or remembered all too well, particularly in the cases of relatives left behind by ruthless husbands who did not have the courage to tell their wives their intentions.  

Months ago during a visit to Faenza a journalist friend, Pietro Antonucci, who writes about migrant from the area of Frosinone, told me that a number of times descendants of migrants in the United States have asked him for help for approaching relatives in Italy and that in many of these cases those in Italy replied brusquely that they did not want relations with their relatives overseas. 

Obviously there can be many reasons, just as there could be faults on both sides, but these refusals explain very well that the past is not always as clean as we want to believe. 

Then one day a grandchild or great grandchild of migrants decides to track down the family and starts the research that he or she hopes would lead to the origins. But then the scarce documentation, the changes of names, details left intentionally vague by the forebear, etc, have the effect of making the research harder than expected. 

Subsequently some manage to overcome these barriers to then collide with a reality they could never have dreamed of before the research.  

And by this I do not want to suggest to the descendants of our migrants not to look for their origins. Indeed, my intention is precisely that of helping them to do so but I would do a disservice if I did not write that some of them will not find the answers they are looking for and that in some cases the discovery could be traumatic. 

We often hear that when you look for the past you never know what you will find and the research of the family’s past could be particularly heartrending because at times we really risk putting the forebear in a bad light. However, the answer is not to discourage people from doing their research, that would be not be right.   

Indeed, the problem in looking at migration as a “virtuous” experience is that we forget that in the majority of the cases, “virtuous” and “non-virtuous” migration was an act that was forced by wars, natural disasters and also political struggles (which many today have forgotten or never have known) in Italy at the time and therefore any attempt to our uncover the past risks exposing what our relatives did not want us to know.   

And for these reasons we advise anyone who wants to take this path to keep an open mind and to have no fixed ideas because time has the habit of giving us unpleasant surprises.