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Salute

La cattiveria, un ostacolo sconosciuto nei percorsi di cura

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Obiettivo della tavola rotonda è una riflessione a più voci, realmente transdisciplinare, sul fenomeno della cattiveria nei Pazienti complessi, come quelli oncologici. A parlarne  Paolo Marchetti, professore ordinario di Oncologia Medica dell’Università La Sapienza di Roma, Piergiorgio Donatelli, professore ordinario di Filosofia morale dell’Università La Sapienza di Roma, Vittorino Andreoli, psichiatra di fama internazionale, scrittore e già Direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona – Soave

La necessità di riconoscere e definire l’eventuale ruolo della cattiveria dei Pazienti nei loro rapporti familiari, personali e di cura nasce da un’esigenza culturale condivisa tra Paolo Marchetti, professore ordinario di Oncologia Medica dell’Università La Sapienza di Roma, Piergiorgio Donatelli, professore ordinario di Filosofia morale dell’Università La Sapienza di Roma, Vittorino Andreoli, psichiatra di fama internazionale, scrittore e già Direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona – Soave, Giovanni Giovannetti e Ruggero Po, noti giornalisti italiani, Eva Mazzotti, psico-epidemiologa, ricercatrice dell’Università La Sapienza di Roma, a partire da un’intuizione clinica di Claudia Sebastiani, collaboratrice di ricerca.

L’obiettivo della tavola rotonda è una riflessione a più voci, realmente transdisciplinare, sul fenomeno della cattiveria nei Pazienti complessi, come quelli oncologici. Il tema appare suggestivo, anche se insidioso, per le ripercussioni cliniche che potrebbe avere. Emergono i richiami culturali (e le moltissime differenze) con comportamenti o sentimenti presenti nelle diverse fasi della malattia oncologica come rabbia o aggressività. L’interesse su questo tema nasce dalla possibile relazione tra la cattiveria di un Paziente e la sua capacità di adattamento alla malattia e alle sue cure. Diversamente da ansia, depressione, rabbia, questo tema è affrontato raramente in medicina e ancor meno in oncologia, anche se nella pratica clinica a volte si evidenzia questo comportamento, che come altri, ostacola la cura e interagisce negativamente con il benessere del Paziente.

Alle ore16.30 del 12 aprile 2018, a Roma, presso l’oratorio dell’Arciconfraternita di Santa Caterina, in via Monserrato 111, si terrà, la tavola rotonda “La cattiveria, un ostacolo sconosciuto nei percorsi di cura”.

La cattiveria, intesa come piacere della sofferenza altrui senza un apparente vantaggio personale, è uno dei più pericolosi comportamenti umani e può manifestarsi in contesti interpersonali molto diversi, dagli ambienti di lavoro, alla famiglia,ai luoghi della malattia. In ambito medico e in un’ottica di attenzione alla (cura della) persona, ci dobbiamo interrogare sulla presenza ed entità di questo problema di rapporto (una sorta di voluta negazione della ricerca di un rapporto empatico) tra i Pazienti oncologici, in quanto possibile elemento modificatore delle relazioni sociali e delle risposte a livello neurobiologico.

Nel percorso di cura della malattia oncologica, prestare cura, sostenere, incoraggiare, accompagnare sono caratteristiche importanti del ruolo del medico, come quello del familiare. In quest’ambito, di fronte alla cattiveria della persona malata, c’è la tendenza a sottovalutare e giustificare: “Poverino, è malato…”. Partendo, però, dalla considerazione che la cattiveria potrebbe rappresentare un ostacolo alla cura, è giunto il momento di abbandonare una posizione di rimozione o negazione dell’eventuale presenza di questa difficoltà di rapporto, riappropriandoci di un atteggiamento scientifico volto a riconoscere ed esplorare un aspetto, ritenuto scomodo, della natura umana e studiarne gli effetti, diretti e indiretti, sulla malattia, sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita del Paziente.

A nostra conoscenza non ci sono pubblicazioni scientifiche su questo argomento e la tavola rotonda proposta rappresenta il punto di partenza per definire il costrutto di cattiveria e studiarlo in ambito clinico.

 

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