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Attualità

L’ Ucai di Otto Bitjoca in lotta per la dignità del popolo africano e la mobilità globale

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Il presidente della Unione Comunità Africane d’Italia, economista di fama internazionale, rilancia in un nuovo paradigma la presenza nel paese degli oltre 700mila cittadini italiani di origine africana. Tema centrale la mobilità globale di individui liberi che realizzerà un’ibridazione tra culture

di T. Primozich

L’Inno d’Italia ( Inno di Mameli) e subito dopo quello dell’Africa (Nkosi Sikelel’ iAfrika) . Così il tenore Julien Fadio, cantante lirico originario della Costa D’Avorio introdotto dall’attrice Marcia Sedoc, ha dato il benvenuto con un segno tangibile di ibridazione culturale, a tutte le autorità presenti in apertura del  Gran Gala Ucai di ieri sera 31 gennaio presso la Tenuta di San Antonio, in via Elsa Morante 15, a Tivoli Terme in provincia di Roma.

Un evento che oltre alla partecipazione di numerose ambasciate del continente africano in Italia, ha avuto come ospite d’onore Alessandro Di Battista che ha accolto le istanze di Otto Bitjoca, tese a far chiarezza una volta per tutte sui motivi che hanno portato i paesi africani, ex colonie europee, al punto di non riuscire ancora oggi ad affrancarsi economicamente dai paesi colonizzatori.

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie alla  Cattolica di Milano, con un master in Management, fondatore di Extrabanca, Otto Bitjoca ha spiegato il suo sentirsi italiano, anzi lombardo, senza mai dimenticare la sua origine camerunese e la sua gente.  “Vivo sotto dittatura della mia coscienza – ha spiegato nel presentare il progetto di Ucai – e in Italia, paese dove vivo ormai da 40 anni,  c è una cattiva lettura del nostro essere africani, i media non riflettono la realtà di quello che siamo”. Ed in effetti Bitjoca rappresenta nel corso della sua vita tutto quello che nell’immaginario italiano un africano non potrebbe mai essere. Al centro del suo intervento la sua personale lotta per la conquista del rispetto della dignità del popolo africano, con il riconoscimento delle caratteristiche identitarie, che ne fanno persone che amano vivere insieme e non conoscono individualismi. Primo ad organizzare in passato Gli Stati Generali dell’Emigrazione in Italia, ha fondato  l’Unione Comunità Africane d’Italia allo scopo di mettere in sinergia tutte le produttività intellettuali ed imprenditoriali con radice africana, individuando le variabili che regolano le mobilità globali, per arrivare al superamento del concetto di ‘Accoglienza’ ed approdare ad una integrazione che sia Ibridazione tra Culture. Il tutto mettendo al primo posto la meritocrazia che è connotata da impegno e adeguata formazione.

Ma per raggiungere un obiettivo così alto, e secondo Bitjoca non tanto lontano dal realizzarsi, è necessario poter contare all’interno della politica italiana. “Chiedo ad Alessandro Di Battista di impegnarsi nel costituire una Commissione d ‘inchiesta che chieda ai francesi di rendere pubblici i contratti di decolonizzazione,  – ha affermato con forza Bitjoca – potremo così ricostruire come si muove il sistema predatorio di un paese come la Francia”. Parole forti che già da qualche giorno hanno alimentato il dibattito politico europeo quando lo stesso Di Battista ha lanciato un j’accuse sulla impossibilità delle ex colonie francesi a gestire autonomamente le loro economie, costrette ad utilizzare come moneta il franco coloniale, che, essendo stampato in Francia, obbliga qualsiasi transazione economica, con qualsivoglia paese del mondo, a riconoscere il 50% dell’utile al governo francese. Situazione che non lascia alcun margine di utile e quindi di sviluppo per i paesi africani che battono tale moneta.

Una realtà che Alessandro Di Battista ha approfondito nel suo ultimo viaggio in Costa Rica dove ha potuto raccogliere le tante testimonianze dei migranti africani in quel paese. “ Ho conosciuto molti giovani provenienti dall’Africa e tutti laureati, in cerca di occupazione nei paesi del Su America e fiduciosi di poter arrivare anche in Usa. Da loro ho appreso la piaga del franco francese coloniale che di fatto impedisce lo sviluppo dei paesi da cui sono partiti” ha spiegato Di Battista accogliendo le istanze di Bitjoca.

Ma la onlus Ucai è una organizzazione che vuole anche utilizzare una nuova chiave di lettura dell’africanità in un’ottica di riappropriazione della propria storia consentendo di raccontarla dal punto di vista del ‘nero’, fuori dagli stereotipi che lo vedono come un popolo sottomesso e inetto.  Tale realizzazione è possibile sviluppando il potenziale umano attraverso la formazione e l’inserimento nel mercato del lavoro. Otto Bitjoca ha quindi chiesto a tutti i presenti di voler diventare ambasciatori di Ucai per dare forza ad un progetto che non solo crei una forte e stabile rete di solidarietà fornendo un’ampia gamma di servizi, ma che contribuisca allo sviluppo dei paesi dell’Africa con il supporto di partnership con istituzioni interessate a vario titolo a rapporti sinergici e di integrazione.

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