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Jack the Stripper: a 76 anni dallo Squartatore tornano a tremare le prostitute londinesi

By 27 Febbraio 2020 No Comments

Il 2 febbraio del 1964 viene trovata morta, presso l’Hammersmith Bridge, la trentenne Hannah Tailford, strangolata e con parecchi denti in meno. Il corpo completamente nudo, a parte le calze. Due mesi dopo, l’8 aprile, eccone un’altra sulle rive del Tamigi, non lontana dal luogo del primo ritrovamento.

La vita per le prostitute londinesi non è mai stata facile. Era il 1888 quando Jack the Ripper (Jack lo Squartatore) iniziò a prenderle di mira, riuscendo a non farsi catturare mai, diventando, di fatto, il serial killer più famoso del mondo. Di lui che sappiamo? Uccideva prostitute lasciando i loro corpi nudi nei vicoli della città; così come iniziò a uccidere, smise spontaneamente; tanti furono gli indiziati, ma mai nessuno fu accusato e condannato per quegli omicidi.

Passano in seguito più di 70 anni, in cui si fanno congetture, si scoprono nuove tecnologie investigative che, forse, avrebbero potuto indicare il vero colpevole, anni in cui, ogni volta che una prostituta viene trovata morta, c’è qualcuno che non può esimersi dal gridare “Jack è tornato!”, eppure, è solo nel biennio 1964-1965 che lo spettro di Jack lo Squartatore sembra veramente aver rimesso piede in città. Già, perché per le vie di Londra ricominciano a comparire cadaveri di prostitute.

Il 2 febbraio del 1964 viene trovata morta, presso l’Hammersmith Bridge, la trentenne Hannah Tailford, strangolata e con parecchi denti in meno. Il corpo completamente nudo, a parte le calze. Due mesi dopo, l’8 aprile, eccone un’altra sulle rive del Tamigi, non lontana dal luogo del primo ritrovamento. È Irene Lockwood, 26 anni, anch’essa prostituta, anch’essa morta strangolata e lasciata nuda per strada. In questo caso c’è persino chi confessa l’omicidio, ma la testimonianza viene ritenuta inattendibile per le discordanze con le circostanze del ritrovamento.


Gli omicidi proseguono e il 24 aprile tocca a Helen Barthelemy, prostituta ventiduenne, il cui cadavere viene trovato in un sottopassaggio a Brentford. Un piccolo indizio per gli investigatori? Frammenti di vernice sul cadavere, utilizzata nell’industria automobilistica, probabilmente da collegare al luogo di lavoro dell’assassino.

Il tempo passa e il 14 luglio, nel distretto di Chiswick, nonostante sia pattugliato regolarmente dalla polizia, viene trovata la quarta prostituta morta, Mary Fleming, 30 anni. Ancora nuda, ancora strangolata e ancora con tracce di vernice addosso.

Frances Brown, di 21 anni, è la successiva. Trovata a Kensington il 25 novembre. Kim Taylor, collega della Brown, riesce a dare alla polizia una descrizione dell’auto su cui è salita quasi un mese prima l’amica, quando è stata vista l’ultima volta viva: si tratta di una Ford Zephyr o di una Ford Zodiac.

L’ultima delle sei vittime accertate è Bridget O’Hara, 28 anni, trovata morta dietro l’Heron Trading Estate, in un capannone di stoccaggio. Ancora tracce di vernice e stesso modus operandi.

Quando i delitti iniziano a venire associati tra loro, gli inquirenti e l’opinione pubblica pensano subito a un serial killer e la mente dei londinesi non può che volare a quel Jack the Ripper che mise in ginocchio la città nel lontano 1888. Ma se è vero che il vecchio Jack, strangolava e squartava le sue vittime, lasciandole mezze nude e smembrate tra i vicoli di Londra, il nuovo assassino le strangola, sì, ma ciò che lo contraddistingue è qualcos’altro: lui le vittime le spoglia completamente. E allora, ecco che il soprannome affibbiatogli si trasforma in Jack the Stripper, Jack lo Spogliatore.

Il soprannome fa quasi sorridere, ma in realtà dietro di esso si nasconde un assassino non meno furbo e sfuggente del suo predecessore illustre. Sono quasi 7.000 i sospettati interrogati dall’investigatore incaricato del caso, John Du rose di Scotland Yard, senza cavarne un ragno dal buco. Questi organizza anche una conferenza stampa, nella quale tenta un bluff insperato, rivelando di avere ristretto la cerchia dei sospetti inizialmente a 20 persone, poi a 10 e infine a 3. La speranza è quella di mettere in agitazione il killer e indurlo a commettere qualche errore. Ebbene, un risultato lo ottiene: Jack the Stripper smette da quel momento di uccidere, lasciando però l’investigatore senza un colpevole. Proprio come fece lo Squartatore, dunque, che interruppe spontaneamente la serie di delitti, sparendo nel nulla.

E proprio come lui, anche nel caso dello Spogliatore, sono diversi i sospettati su cui si concentrano negli anni seguenti le indagini di detective, scrittori e giornalisti interessati alla vicenda, nessuno dei quali però riesce a mettere insieme qualcosa di più di una serie di prove puramente indiziarie o di coincidenze. Al tempo dei delitti, l’investigatore Du Rose, così come rivelò in un’intervista nel 1970 alla BBC, riteneva che il maggior indiziato fosse tale Mungo Ireland, una guardia giurata di origini scozzesi che lavorava alla Heron Trading Estate. Era questa, infatti, la fabbrica nel cui capannone di stoccaggio era stata trovata l’ultima vittima, così come era la fabbrica da cui, si scoprì, provenivano i frammenti di vernice trovati sulle vittime. Mungo Ireland, a cui era stato dato dalla polizia il nome in codice di “Big John” era però un uomo e un marito rispettabile, che decise di suicidarsi con il monossido di carbonio nel garage di casa piuttosto che venire additato ingiustamente come “mostro”. E la storia gli ha dato ragione, in quanto recentemente si è in seguito appurato che, al momento dell’ultimo delitto, Big John si trovava in Scozia. Un alibi più solido dell’acciaio, quindi.

Insomma, la storia si ripete, in modalità leggermente diverse, ma con i medesimi risultati: prostitute morte per le strade di Londra, un assassino che la fa franca e smette spontaneamente di uccidere e investigatori di ogni tipo che tentano di risolvere un mistero che tale resterà.

Sono passati, nel frattempo altri 55 anni, e chissà, forse il vecchio Jack è pronto per tornare ancora una volta a far parlare di sé, con un’altra sanguinaria comparsata sulle rive del Tamigi. Chissà come se la caverebbe oggi, con prove del DNA, database internazionali condivisi e profiler super-addestrati. Chissà con che soprannome verrà ricordato in futuro il prossimo Jack the…


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