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Italiani nel Mondo

Italiani, un Popolo di…-Italians, a People of…

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di emigrazione e di matrimoni

Italiani, un Popolo di…

Giuseppe Garibaldi, Leonardo da Vinci, Giuseppe Mazzini, Rita Levi Montacini, Margherita Hack, Oriana Fallaci, Amerigo Vespucci, Giovanni Caboto, Cristoforo Colombo, Enrico Fermi, Arturo Toscanini, Giovanni di Bernardone (san Francesco d’Assisi), Oriana Fallaci e Antonio Meucci sono alcuni dei nomi di gente che ha dato contributi importanti che hanno cambiato la faccia del mondo in tutti i campi della nostra esistenza. Erano tutti italiani e hanno tutti un altro punto in comune che spesso dimentichiamo quando parliamo della nostra Storia e la nostra Cultura, hanno vissuto fasi importanti della loro vita in altri paesi. In parole povere, loro, come milioni di altri nostri connazionali, erano tutti emigrati.

Ora guardiamo la frase nella foto in testa a questo articolo con la mente ben cosciente di questo fatto storico incontrovertibile, “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori…” e rendiamoci conto una volta per sempre che queste parole non sono parole vuote senza significato ma una realtà profonda che fin troppo spesso viene dimenticata quando i nostri politici, di tutti i colori politici, parlano degli italiani nel mondo per semplici motivi elettorali, invece di riconoscere non solo che i nostri emigrati hanno dato contributi enormi al nostro paese e che, in un modo o l’altro, loro ed i loro discendenti possono anche svolgere un ruolo importante per il presente e futuro del nostro paese, e anche ed in modo particolare, come paese sappiamo poco o niente della loro Storia, le loro esperienze e le loro realtà che, in virtù della frase che ispira questo articolo sono anche la nostra Storia, esperienze e realtà.

Quanti italiani in Italia sanno che il Capo dell’Opposizione federale in Australia (un titolo ufficiale del parlamento di quel paese) si chiama Anthony Albanese e quanti in italiani sanno che il Governatore dello Stato di Florida negli Stati Uniti si chiama Ron DeSantis? Politici di origini italiane si trovano in tutti i paesi che hanno comunità italiane e noi nel loro paese d’origine ne sappiamo quasi niente.

Allo stesso modo possiamo parlare di artisti, di tutti i tipi e livelli, scienziati, e non solo il Dottor Anthony Fauci che è ora riconosciuto in tutto il mondo a causa della pandemia, industriali, inventori, poeti, autori, insegnanti, accademici ed in ogni campo della vita moderna. Però, quando parliamo degli italiani all’estero abbiamo il brutto vizio di parlare solo di coloro che hanno avuto successo economico, dimenticando che i soldi da soli non decidono la qualità della vita, oppure l’importanza del contributo di un individuo.

Poi, dall’altro verso della medaglia, dobbiamo solo leggere la cronaca nera di giornali internazionali per vedere nomi italiani in molti, troppi, paesi per capire che non tutti i nostri contributi nel mondo sono stati positivi. Ma anche qui abbiamo il vizio di chiudere almeno un occhio, se non in alcuni casi “glorificare” stereotipi pericolosi di gente che ha sempre oppresso gli altri, partendo proprio dai loro connazionali. Come pochissimi in Italia sanno di coloro che sono morti dopo poco tempo all’estero a causa delle condizioni di lavoro e lo sfruttamento che tragicamente era spesso il risultato diretto della loro decisione di emigrare.

Tutto questo dimostra che, in fondo, l’Italia come paese sa poco o niente di quel che hanno fatto i nostri amici e parenti nei loro paesi di residenza. Questo vale anche per i loro discendenti, e non solo coloro che hanno potuto mantenere la loro cittadinanza italiana nel passaggio delle generazioni. E anche qui pensiamo a loro solo per motivi politici perché potrebbero votare per il Parlamento a Roma e dimentichiamo che i discendenti senza la cittadinanza sono anche loro discendenti di emigrati italiani e quindi hanno gli stessi diritti di conoscere il loro passato, le loro radici e ancora più importante, il loro Patrimonio Culturale che è il nostro, il più grande del mondo.

E cosa facciamo davvero per avvicinare tutti questi molti milioni di persone al loro paese di origine? In parole tristi la risposta è quasi sempre poco o niente di utile e di lungo termine. Sono regolarmente il soggetto di bei discorsi, di buone intenzioni in Italia, ma quando si tratta di fare qualcosa di concreto le intenzioni diventano solo retorica vuota per nascondere la pochissima volontà vera di istituire progetti seri e fattibili che molti in Italia, a partire proprio dai nostri politici, non riconoscono ma avrebbero effetti positivi di lungo termine per il nostro paese.

Però, tutto questo rimarrà impossibile, almeno nel breve termine, se non cominciamo a conoscere e capire le esperienze dei nostri parenti e amici all’estero nel corso dei secoli. Quindi abbiamo bisogno di un progetto vero ed internazionale per raccogliere la Storia e le storie dei nostri emigrati.

Un progetto del genere è già in ritardo, ma siamo il paese dell’eterno presente che non ha ancora imparato che il futuro si costruisce su fondamenta solide radicate nel nostro passato. Abbiamo bisogno di conoscere questa Storia primo perché è la nostra e poi perché non sappiamo che saremmo stati molto più poveri, in tutti i sensi, se quei molti milioni non avessero deciso di partire per altri paesi e continenti. E li ripaghiamo con un silenzio imbarazzante che dice molto di più di noi che delle loro imprese.

Finché l’Italia non avrà capito fino in fondo che il nostro contributo al mondo comprende ANCHE le vite dei nostri emigrati e i loro discendenti, quelle belle parole in cima all’articolo sono destinate a rimanere sempre vuote, come tutti i discorsi che nominano i nostri emigrati.

Italians, a People of…

 

di emigrazione e di matrimoni

Giuseppe Garibaldi, Leonardo da Vinci, Giuseppe Mazzini, Rita Levi Montacini, Margherita Hack, Oriana Fallaci, Amerigo Vespucci, Giovanni Caboto (John Cabot), Christopher Columbus, Enrico Fermi, Arturo Toscanini, Giovanni di Bernardone (Saint Francis of Assisi), Oriana Fallaci and Antonio Meucci are a few of the names of people who made important contributions that changed the face of the world and in all the fields of our existence. They were all Italians and they all have one other point in common that we often forget when we talk about our history and Culture, they lived major phases of their lives in other countries. Put simply, they, like millions of our fellow countrymen and women, were all migrants

Now let us look at the phrase in the photo at the top of this article with our minds well aware of this incontrovertible fact, “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori…”  (A people of poets, of artists, of heroes, of saints, of thinkers, of scientists, of navigators, of transmigrators…) and let us realize once and for all that these are not empty words without meaning but a profound reality that all too often is forgotten when we our politicians, of all the political colours, talk about the Italians around the world for mere electoral reasons instead of recognizing not only that our migrants have given a huge contribution to our country and that in one way or another they and their descendants can also carry out an important role for the present and future of our country, and also and in particular, as a country we know little or nothing about their history, their experiences and their realities that, by virtue of the phrase that inspires this article, are also our history experiences and realities.

How many Italians in Italy know that the Leader of the Federal Opposition in Australia (an official title of that country’s Parliament) is called Anthony Albanese and how many Italians know that the Governor of the State of Florida in the United Sates is called Ron de Santis? There are politicians of Italian origins in all the countries that have Italian communities and we in their country of origin know almost nothing about them.

We can talk in the same way about artists, of all kinds and levels, scientists, and not only Dr Anthony Fauci who is now recognized around the world due to the pandemic, industrialists, inventors, poets, authors, teachers, academics and in every field of modern life. However, when we talk about Italians overseas we have the bad habit of talking only about those who have had financial success forgetting that money alone does not decide the quality of life or the importance of the contribution of an individual.

Then, on the other side of the coin, we only have to read the crime pages of international newspaper to see Italian names in many, too many, countries to understand that not all our contributions in the world have been positive. And here too we have the bad habit of turning a blind eye, if not in some cases “glorifying” dangerous stereotypes of people who have always oppressed others, starting with their own countrymen and women. Just as very few in Italy know of those who died after a short time overseas due to work conditions and exploitation that tragically was often the direct result of their decision to migrate.

All this shows that, deep down, Italy as a country knows little or nothing of what our relatives and friends overseas have done in their countries of residence. This is also true of their descendants and not only those who were able to keep their citizenship in the course of the years. And here too we think of them only for political reasons because they could vote for the Parliament in Rome and we forget that the descendants without citizenship are also the descendants of Italian migrants and therefore they too have the same rights to know their past, their roots and even more importantly, their Cultural Heritage which is ours, the biggest in the world.

And what are we doing to bring these many millions of people closer to their country of origin? In sad words, the answer is almost always little or nothing and long term. They are often the subject of beautiful speeches with good intentions in Italy but when it comes to doing something concrete the intentions become simply empty rhetoric to hide the very little real desire to set up serious and feasible projects that many people in Italy, starting right with our politicians, never recognize would have positive long term effects for our country.

However, all this will remain impossible, at least in the short term, if we do not start to know and understand the experiences of our relatives and friends overseas over the centuries. Therefore, we need a true and international project to gather the history and stories of our migrants.

Such a project is already overdue but we are the country of the eternal present that has not yet learnt that the future is built on solid foundations that are rooted in our past. We need to know this history firstly because it is ours and then also because we do not know that we would have been much poorer, in every way, if those many millions had not decided to leave for other countries and continents. And we repay them with an embarrassing silence that says a lot more about us than about their exploits.

Until Italy has fully understood that our contribution to the world ALSO includes the lives of our migrants and their descendants those beautiful words at the head of the article are destined to always remain empty, like all the speeches that mention our migrants.

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