Irlanda, cresce la paura terrorismo dopo l’omicidio della giornalista Lyra Mckee


La reporter è morta mentre seguiva uno scontro tra polizia ed ultranazionalisti. Si teme il risorgere del terrorismo politico sull’isola ed il ritorno della frontiera tra le due Irlande dopo la Brexit.

“Il fatto che non ci sia più la guerra non vuol dire che lo spettro dell’attentatore abbia lasciato la stanza”. Sono queste le parole con cui, quattro anni fa, la giornalista irlandese 29enne Lyra Mckee aveva prospettato la possibilità che tra la Repubblica d’Irlanda e  l’Irlanda del Nord potesse risorgere la violenza. Giovedì scorso la reporter è  stata uccisa mentre stava seguendo un’operazione di polizia nella città nordirlandese di Londonderry, dove alcuni ultranazionalisti, appartenenti al gruppo denominato “Nuovo Esercito Repubblicano Irlandese”,  stavano seminando il caos. Tra i facinorosi e gli agenti è nato uno scontro, da cui è partito un proiettile che ha raggiunto  Lyra Mckee. Oggi gli inquirenti hanno fermato una 57enne sospettata dell’omicidio della giovane, definito dalle autorità “un atto terroristico”. Dagli anni ‘60 agli anni ‘90 del secolo scorso, nell’isola d’Irlanda, cattolici e protestanti si sono fronteggiati in una guerra cosiddetta “a bassa intensità”, perché caratterizzata da una lunga serie di attentati che hanno mietuto 3.000 vittime. Dietro le stragi c’era il gruppo terroristico IRA (Esercito Repubblicano Irlandese), la cui opera di morte si è fermata nel 1998, data in cui la Repubblica di Irlanda e l’Irlanda del Nord hanno firmato il “Good Friday Agreement” (l’Accordo del Buon Venerdì). Il trattato, tuttora in vigore, prevede l’abolizione della frontiera tra le due Irlande, permettendo il libero passaggio di persone e merci. “La generazione del “Good Friday Agreement”, la mia generazione- ha scritto Lyra Mckee- ed i figli ed i nipoti di coloro che hanno protestato per i diritti civili sono cresciuti con la convinzione che sarebbero stati i primi a godere della pace dopo decenni di violenza”. 

Ma il timore che sul suolo irlandese possa di nuovo scorrere il sangue cresce di giorno in giorno, alimentato dalle tensioni causate dalla Brexit. La possibilità che il Regno Unito, di cui l’Irlanda del Nord fa parte, possa uscire dall’UE senza un accordo diventa sempre più concreta. Se tale ipotesi si materializzasse, la frontiera tra le due Irlande rischierebbe di non essere più “libera” ed “invisibile”, ma disseminata di posti di blocco. Che, durante la “guerra a bassa intensità”, sono stati i principali obiettivi dei terroristi dell’IRA.  Secondo numerosi analisti, se il Regno Unito uscisse dall’Europa senza siglare un accordo commerciale, i posti di blocco al confine sarebbero inevitabili. Le migliaia di lavoratori che giornalmente attraversano la frontiera non sarebbero soggetti a controlli obbligatori da parte della polizia. I camion carichi di merci, invece,sarebbero ispezionati, dal momento che l’Irlanda del Nord sarebbe ormai fuori dal mercato unico europeo e non potrebbe più godere dei vantaggi commerciali riservati ai membri dell’Unione.


Tale scenario penalizzerebbe in modo significativo uno dei settori chiave dell’economia irlandese, l’agricoltura. Il rallentamento dell’import-export, causato dai posti di blocco, rischierebbe di far deperire alcuni prodotti, come la frutta e la verdura. Inoltre, non è da escludere l’imposizione di dazi sulle importazioni. Al momento non è chiaro quali potrebbero essere  le conseguenze di “una Brexit totale” sull’Irlanda, ma le ipotesi fatte dagli esperti sono tutt’altro che positive. Per scongiurare il risorgere di nuove tensioni tra le due Irlande, l’UE ha annunciato che offrirà al Regno Unito tutte le garanzie legali per evitare, “in ogni circostanza”, il ritorno della frontiera. Anche se meno dolorosa dal punto di vista commerciale, una situazione del genere segnerebbe di fatto la fine del “Good Friday Agreement” e, secondo alcuni esperti, potrebbe far risorgere la violenza nell’Isola. Di tale rischio sembra essere consapevole anche la polizia nordirlandese (PSNI), che ha annunciato il reclutamento, entro il mese di aprile, di 102 agenti, che verranno impiegati per il controllo del confine nel caso la Brexit si concluda senza un accordo tra Regno Unito ed Unione Europea. Per Drew Harris, il comandante della polizia della Repubblica d’Irlanda (GARDA), il ritorno dei posti di blocco alla frontiera rischia di alimentare le “campagne” di odio degli estremisti. «I nazionalisti repubblicani- ha detto  Drew Harris in un’intervista all’emittente inglese BBC- sperano di poter usare ogni differenza, messa in risalto dalla questione della frontiera, come cassa di risonanza per le loro campagne».

Lascia un commento