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Io non sono (solo) Italiano – I am not (only) Italian

By 26 Agosto 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Io non sono (solo) Italiano

Parliamo molto degli italiani all’estero, però cosa ne sappiamo davvero di questi italiani?

Ho finito la seconda parte di questa trilogia di articoli con le parole “vera identità da discendenti di emigrati italiani”. Questo non è a caso perché proprio questo era il punto che mi ha colpito delle due vicende cha hanno ispirato questi tre articoli. 

Parte 1: Nomi italiani e la perdita dell’Identità- Italian names and the loss of Identity


Parte 2: I Misteri degli Italo-Americani – The Mysteries of the Italian Americans

Parliamo molto degli italiani all’estero, però cosa ne sappiamo davvero di questi italiani? Ci concentriamo così tanto su chi potrebbe avere diritto alla cittadinanza italiana, e quindi il passaporto e poter votare, che fin troppo spesso dimentichiamo, soprattutto a livello ufficiale, che chi ha la cittadinanza non è che una minoranza della collettività italiana nel mondo. 

Purtroppo, nel parlare degli italiani nel mondo, con o senza cittadinanza, non facciamo una domanda fondamentale che potrebbe aiutare loro a trovare le loro origini e il loro patrimonio famigliare italiano. 

Tristemente la domanda è crudele, però non per questo non dobbiamo porla: può il figlio e/o discendente di emigrati italiano essere un “italiano vero”? Infatti, la canzone “L’Italiano” di Toto Cutugno ha avuto un successo enorme tra le comunità italiane in giro per il mondo, ma evita le molto spesso dure realtà delle comunità italiane in tutti i continenti. 

Inoltre, in certe circostanze, quel che ci obbliga a chiederci cosa siamo non è solo l’atteggiamento dei genitori che ovviamente vogliono che i figli facciano una vita nuova e prosperosa nel paese nuovo, ma anche l’atteggiamento degli autoctoni che spesso non sono affatto gentili con i nuovi vicini e non nascondono il loro disprezzo per gli stranieri. 

 Australia 

Sono figlio di emigrati italiani, nato e cresciuto in Australia, ma posso dire, come ho scritto in più occasioni in questa rubrica, che sin dai primi giorni di scuola mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Volevo essere come gli altri ma alcuni non volevano fare amicizia e regolarmente, anche da adulto, sentivo il commento “Go back to where you come from”, cioè, torna da dove sei venuto. 

Da bambino non capivo quella frase, era nato in Australia ma loro non lo volevano riconoscere. Però, con il passare degli anni ho capito che questo era la prima fase per capire la mia identità vera. In casa parlavamo in italiano, ma fuori casa in inglese a fare la spesa, dal medico, ecc., poiché il mondo fuori casa era anglofono. 

Il secondo passo è stato il primo viaggio in Italia quando ho capito che non ero tanto italiano quanto pensassi. Il mio italiano era rudimentale e la mia conoscenza della Storia e la Cultura del paese era scarsa paragonata ai miei cugini. Questo non cambiava il legame d’affetto con i cugini, ma sapevo che c’era una barriera tra di noi creata dagli ambienti in cui siamo nati e cresciuti, chi in Italia e chi all’estero. 

Sono tornato in Australia con moltissimi dischi e libri italiani e così è iniziato il mio percorso vero verso la mia identità. Ma cercarla ha aggravato la differenza tra me e gli australiani, particolarmente a scuola quando portavo qualcosa dal viaggio che alcuni hanno preso malissimo. 

Qualche anno dopo ho saputo d’essere nato cittadino italiano e ricordo benissimo il giorno che ho ricevuto il mio primo passaporto italiano e pensavo fosse la fine della ricerca. Ma non lo era, era semplicemente il riconoscimento della mia identità ufficiale di cittadino italiano, ed era anche l’inizio della terza fase che ha impegnato molti anni. 

Ora riguardo questi passi e capisco che il ragazzo cresciuto in una zona popolare della città di Adelaide non poteva immaginare il percorso che l’avrebbe portato a fare proprio quel passo che volevano i suoi avversari australiani a scuola e anche dopo, di tornare al paese dei miei genitori. 

Ed è stato nei miei vari viaggi in Italia che ho capito che la mia identità vera non è solo italiana, ma anche australiana. Per come sono cresciuto, in scuole australiane e lavorando per decenni in Australia, ero troppo australiano per essere “100% italiano” e viceversa. Non nel sangue, bensì come persona. 

Questo me lo sarei aspettato da figlio di emigrati, ma più  scambio pareri con altri figli e soprattutto discendenti di emigrati italiani nel mondo, più mi rendo conto che questa voglia si estende ben oltre la prima generazione nata nel paese nuovo. 

Domanda 

Un esempio che vedo regolarmente è nei post nelle pagine social degli italo-americani come quello dello screenshot in testa all’articolo. Il post dice: “Allora chi viene dalla Patria? Chi qui è 100% italiano?” Nello spazio delle prime 14 ore, il momento in cui batto questo articolo, ci sono stati quasi mille risposte e/o commenti. Molti dei quali in accordo con la domanda e altri che, precisano dicendo che sei del paese dove nasci, oppure sei una miscela. 

Difatti, quasi ogni giorno qualcuno scrive sui social d’aver ottenuto il risultato delle prove DNA ed è indignato che il risultato non è 100%, quindi rivelando anche il fatto di non conoscere la Storia delle moltissimi invasioni del paese nel corso dei millenni, per cui nemmeno in Italia troveresti mai qualcuno “100% italiano” secondo il DNA. 

Tristemente, come spesso accade in questi casi, ci sono anche risposte da italiani in Italia che prendono in giro questo atteggiamento e questo non fa altro che scaldare gli animi e non aggiungono niente di utile al soggetto. Anzi rendono banale una questione che è la chiave per l’identità dei discendenti degli emigrati italiani che va ben oltre l’aspetto legale della cittadinanza. 

Vedo spesso nei discorsi da parte di politici che il sangue definisce chi è o non è italiano. E questo è ovviamente un riferimento alla cittadinanza. Ma davvero tiene conto della realtà degli italiani negli altri paesi? Credo proprio di no, anzi l’ignorano. 

Con ogni generazioni che passa i figli e discendenti degli emigrati italiani sposano non italiani e questo è perfettamente naturale. I figli di questi matrimoni poi apprendono aspetti da entrambi i genitori e per questo motivo, di cultura e ambiente, questi figli incarnano non solo il loro aspetto italiano. Basta andare sulle pagine social degli italiani all’estero di tutti i paesi per vedere che moltissimi nomi e cognomi non sono, e non potranno mai essere, solo italiani. 

Allora perché chiedersi d’essere “100% italiano”, la risposta è semplice, fa parte della ricerca della propria identità da discendente di emigrati italiani, anche se alcuni ancora non lo capiscono. 

Identità vera 

So di rischiare la rabbia di lettori con quel che sto per scrivere, però la nostra identità personale non si basa solo su un aspetto della nostra vita, ma l’ambiente in cui nasciamo e cresciamo e ogni episodio, buono o cattivo della nostra vita.  

Dire di essere “100% italiano” vuol dire in effetti conoscere perfettamente la lingua e la cultura del paese. Chi non conosce la lingua, chi non sa niente della Storia e la Cultura del paese oltre le tradizioni di famiglia, anche se sono importanti per ciascuno di noi, può davvero dire d’essere 100% italiano? 

Inoltre, dire di essere “100% italiano” vuol dire rinnegare una parte della propria identità se nonni o genitori non sono italiani. Come anche rinnegare molti aspetti dell’ambiente in cui sei nato e cresciuto. 

Possiamo dire d’essere discendenti di emigrati italiani, ma dire “100% italiani” non fa altro che confondere quel che siamo davvero, il frutto di almeno due culture, quella italiana, quella del paese di nascita, e le culture di ogni genitore/nonno non italiano. 

Da figlio di immigrati italiani in Australia la mia risposta è stata di capire che non posso essere “solo” italiano. La mia scuola, le mie esperienze di vita erano in un altro paese e quindi quando qualcuno qui in Italia mi chiede del mio accento rispondo che sono italo-australiano e ne sono fiero. 

Naturalmente ogni persona deve trovare la propria risposta alla vera identità personale, ma dobbiamo farlo riconoscendo che la nostra vita all’estero non è una “vita italiana” bensì una vita con aspetti italiani, chi più, chi meno. 

La risposta non è facile, ne sono più che cosciente, però bisogna farlo in tutta onestà perché non esiste una “identità italiana” standard, perché ciascuno di noi è una persona unica e quindi anche la nostra identità personale da discendenti di emigrati italiani è unica. 

Di nuovo invitiamo i nostri lettori a inviare le loro storie da emigrati e/o figli/discendenti di emigrati italiani a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

 I am not (only) Italian

We talk a lot about Italians overseas, however, what do we truly know about these Italians?

I finished the second part of this trilogy of articles with the words “true identity as descendants of Italian migrants” This was not by chance precisely because this was the point that struck me about the two matters that inspired these three articles.

Part 1:Nomi italiani e la perdita dell’Identità- Italian names and the loss of Identity

Part 2: I Misteri degli Italo-Americani – The Mysteries of the Italian Americans

We talk a lot about Italians overseas, however, what do we truly know about these Italians? We concentrate so much on who could have a right to Italian citizenship, and therefore the passport and being able to vote, that all too often we forget, especially at an official level, that those who have citizenship are only a minority of the Italian collective around the world.

Unfortunately, when we talk about Italians around the world, with or without citizenship, we never ask an essential question that could help them find their origins and their Italian family heritage.

Sadly the question is cruel but this does not mean we should not ask: can the child and/or descendant of Italian migrants be a “true Italian”? In fact, the song “L’Italiano” (The Italian) by Toto Cutugno was a huge success amongst the Italian communities around the world but very often it avoids the harsh reality of the Italian communities in all the continents. 

Furthermore, in certain circumstance what forces us to ask ourselves what we are is not only the attitude of the parents, who obviously want their children to lead a new and prosperous life in the new country, but also the attitude of the natives who often are not at all kind with the new neighbours and do not hide their contempt for the foreigners.  

Australia 

I am the son of Italian migrants, born and raised in Australia, but I can say, as I have often done in this column, that since the first days at school I felt like a fish out of water. I wanted to be like the others but some of them did not want to become friends and regularly, even as an adult, I heard the comment “Go back to where you come from”, 

I did not understand that phrase when I was a child, I was born in Australia but they did not want to recognize that. However, with the passing of the years I understood that this was the first phase to understanding my true identity. We spoke Italian at home but English outside the home when shopping, going to the doctor, etc because the world outside the home spoke English. 

The second stage was the first trip to Italy when I understood that I was not as Italian as I thought. My Italian was rudimentary and my knowledge of the country’s history and Culture was scarce compared to my cousins. This did not change the emotional bond with my cousins but I knew that there was a barrier between us created by the environments in which we were born and grew up, who in Italy and who overseas. 

I returned to Australia with many Italian records and books and so began my path towards my identity. But looking for it made the difference between me and the Australians worse, especially at school when I brought something from the trip and some of them took this very badly. 

A few years later I found out I was born an Italian citizen and I remember very well the day I got my first Italian passport and I thought I was at the end of my search. But it was not, it was simply the recognition of my official identity as an Italian citizen and it was also the start of the third phase that took many years. 

I now look hack at those stages and I understand that the boy who grew up in a working class suburb of Adelaide could not imagine the path that would take him to take that very step that his Australian adversaries at school and even after wanted, to go back to my parents’ country. 

And it was during my various trips to Italy that I understood that my true identity was not only Italian but also Australian. Since I grew up in Australian schools and working for decades in Australia, I was too Australian to be “100% Italian” and vice versa. Not by blood but rather as a person. 

I would have expected this for the child of migrants but the more I exchange opinions with other children and especially descendants of Italian migrants around the world, the more I realize that this desire extends well beyond the first generation born in the new country. 

  Question 

One example that I see regularly is in the posts on the social media pages of the Italian Americans, such as the screenshot at the top of this article. The post says “So, who is from the Mother Land? Who here is 100% Italian?” In the space of the first 14 hours, at the time that I am typing these words, there have been almost a thousand replies and/or comments. Many of them agree with the question and many others specify that you are of the country where you are born, or you are a mix.

In fact, almost every day people on the social media write that he or she has had the results of their DNA tests and is indignant that the result is not 100%, thus also revealing the fact that they do not know the history of the many invasions in the country over millennia so that even in Italy you would never someone who is “100% Italian” according to their DNA. 

Sadly, as often happens in these cases, there are also the replies from Italians in Italy who mock this attitude and this only raises the temperature of the discussion and adds nothing useful to the subject. Indeed, they trivialize a question that is the key to the identity of the descendants of Italian migrants that goes well beyond the legal issue of citizenship. 

I often see in speeches by politicians that blood defines whether or not someone is Italian. And this obviously refers to citizenship. But does it truly take into account the reality of Italians in other countries? I really think not, in fact they ignore it. 

With every passing generation the children and descendants of Italian migrants marry non-Italians and this is perfectly natural. The children of these marriages then take in aspects from both parents and for this reason, of cultural and the environment, these children do not embody only their Italian aspect. We only have to go to the social media pages of the Italians overseas of all the countries to see that multitude of names and surnames are not, and cannot ever be, only Italian. 

So why ask yourself whether or not you are “100% Italian”? The answer is simple, it is part of the search for your own identity as a descendant of Italian migrants, even if some do not yet understand this.

  True identity

I know that I risk the anger of readers with what I am about to write, however, our personal identity is not based only on one aspect of our lives but the environment into which we are born and every episode, good or bad, in our lives.

Saying you are “100% Italian” in fact means you know that country’s language and culture perfectly. Can those who do not know the language or those who know nothing of the country’s history and Culture beyond the family’s traditions, even if they are important for each one of us, truly say they are 100% Italian?

Furthermore, saying you are “100% Italian” means denying a part of your identity if any grandparents or parents are not Italian. As well as denying many aspects of the environment in which you were born and grew up. 

We can say we are descendants of Italian migrants but saying “100% Italian” does nothing but confuse what we truly are, the fruit of at least two cultures, Italian Culture, the Culture of the country of birth and the Culture of each non-Italian parent/grandparent. 

As the child of Italian migrants in Australia my answer was to understand that I cannot be “only” Italian. My education and my life experiences were in another country and therefore when someone here in Italy asks me about my accent I answer that I am Italo-Australian and I am proud of this. 

Of course every person must find their own answer to their personal identity but we must do this recognizing that our lives overseas are not “Italian lives” but rather a life with Italian aspects, some more, some less. 

The answer is not simple, I am more than aware of this, however, we must do so with total honesty because there is no ”standard Italian” identity because each one of us is a unique person and therefore our personal identity as descendants of Italian migrants is also unique. 

  Once again we invite our readers to send in their stories as migrants and/or children/descendants of Italian migrants to: [email protected]


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