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Diritti umani

In India l’omosessualità è un reato punibile fino a 10 anni di reclusione

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 La Corte Suprema dell’India sta decidendo se legalizzare gli omosessuali, abolendo la vecchia legge.

di Vito Nicola Lacerenza

Essere gay in India potrebbe non essere più un crimine. Al momento però è in vigore una norma denominata “Sezione  377”, che prevede una pena detentiva per tutti coloro che compiono “atti sessuali contro natura”, intendendo i rapporti intimi tra persone omosessuali. La legge rientra in un codice penale coloniale inglese del 1860, anno in cui l’India era una colonia dell’impero britannico. Usi e costumi occidentali d’allora furono imposti agli indiani che, fino a prima dell’arrivo degli inglesi, avevano accettato l’omosessualità come un fenomeno del tutto normale. Le varie divinità della religione induista, la più diffusa in India, cambiano sesso ripetutamente o sono “ambosessi”. Il dio induista Ardhanarishvara è metà uomo e metà donna. Facendo leva sui principi della religione locale la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) indiana ha fatto pressioni sulle autorità locali affinché eliminassero la “Sessione 7”. Un primo ma temporaneo risultato è stato ottenuto del 2009, quando la Corte di Nuova Delhi ha dichiarato legittimi i rapporti sessuali tra omosessuali.

Ma nel 2013 i giudici sono stati costretti a ripristinare la “legge anti-gay”, dopo che il Parlamento indiano ha rivendicato a sé il diritto di decidere sul tema. Recentemente la Corte Suprema ha riaperto la questione e a breve deciderà se abrogare definitivamente la “Sessione 377” oppure no. Si tratta di un evento storico reso possibile dalla vicinanza alla causa dei Gay di ampie sfere della società civile indiana, che reputa la norma coloniale inglese “incivile” e “non conforme alla cultura locale”. Tra i più illustri sostenitori dell’abrogazione della “Sessione 377”, oltre a varie personalità del mondo dello spettacolo e della musica, ci sono una delle più celebri testate giornalistiche dell’India, “The Times of India” e la Società Psichiatrica Indiana; quest’ultima ha dichiarato erronea la catalogazione dell’omosessualità tra le malattie mentali, sottolineando come anche nel mondo animale abbiano luogo rapporti sessuali tra esemplari dello stesso sesso.

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