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Il progetto UCAI: “Africa-Europa: identità e differenze. Culture e politiche in dialogo”

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Il progetto di Ucai onlus, di cui è presidente l’economista Otto Bitjoka, ha avuto il sostegno della Farnesina perché si inserisce nel quadro degli intenti del documento strategico e d’indirizzo “Il Partenariato con l’Africa”, pubblicato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nel 2020.

 Il futuro rapporto produttivo tra Stati Europei e Stati Africani è possibile ripartendo da un cambio di paradigma che prende il via dalla decostruzione dei falsi miti sull’Africa e dal voler finalmente conoscere la storia e la cultura di un territorio tra i più vasti e ‘misteriosi’ del mondo.

Di questo cambio di paradigma si fa portavoce Ucai che ieri nella sede della Lidu onlus a Roma, ha presentato in conferenza stampa il progetto “Africa-Europa: identità e differenze. Culture e politiche in dialogo”, finanziato dallo strumento del “Decreto Missioni 2022” del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).

Conoscere per capire ed apprezzare, ma soprattutto per essere interlocutori attenti e consapevoli dei diritti e delle libertà altrui, nel caso dell’Africa si intende il miglior partner economico che la UE può vantare, in un confronto costruttivo che deve finalmente essere paritario per produrre benefici per entrambi i continenti.

Il progetto di Ucai onlus, di cui è presidente l’economista Otto Bitjoka, ha infatti avuto il sostegno della Farnesina proprio perché si inserisce nel quadro degli intenti del documento strategico e d’indirizzo “Il Partenariato con l’Africa”, pubblicato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nel 2020.

“L’Unione delle Comunità Africane in Italia (UCAI) che ho fondato nel 2018 – ha spiegato Bitjoka agli accademici e giornalisti presenti – ha immaginato questo progetto come un laboratorio che porti ad una visione condivisa e maturata nel tempo. Nel corso del 2023 saranno organizzati 4 tavoli di lavoro che porteranno al termine ad un documento che tracci un percorso di vero partenariato e si lasci alle spalle l’idea di un’Africa sottomessa o da depredare”.

Un dialogo interculturale aperto e franco, come evidenziato da Marco Massoni direttore scientifico del progetto, che crei le condizioni per superare il rapporto asimmetrico del passato dove esisteva un donatore ed un beneficiario. Perché in realtà l’Africa è una enorme miniera di materie prime la cui popolazione, che entro la fine di questo secolo sarà quasi il 40% del totale del globo, è consapevole dei propri vantaggi e diritti ed in possesso anche del 50% delle terre arabili e non coltivate del mondo.

Una ricchezza enorme in un’ottica di prossimo futuro con cui l’Italia e la Ue devono necessariamente continuare la collaborazione intrapresa per un proficuo scambio di interessi comuni, lasciando all’Africa il diritto all’autodeterminazione delle sue politiche interne ed abbandonando l’azione di cooperazione intesa come attività di supporto e di indirizzo a chi si pensa sia ‘svantaggiato’.

Una riflessione che porta a un cambiamento di paradigma, ad una rottura epistemologica che tracci la giusta rotta per la conoscenza di un mondo da noi poco esplorato nella sua storia e nei percorsi di vita, su cui si innesta il valore aggiunto delle eccellenze afroitaliane dell’Ucai, i veri ed ideali mediatori per il personale bagaglio culturale acquisito a metà tra paese d’origine e quello di approdo ed impegno lavorativo. Un know-how quello dei professionisti Africani in Italia di tutto rispetto, perché frutto di merito guadagnato sul campo con sacrificio e tanti pregiudizi superati nel corso della vita.

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