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Il gruppo I2U2 e i nuovi scenari internazionali

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Il Gruppo I2U2, creato nel 2021, che associa India, Israele, gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti d’America ha lo scopo di realizzare investimenti congiunti e nuove iniziative in materia di acqua, energia, trasporti, spazio, salute e sicurezza alimentare.

di Alexander Virgili

 Gli scenari geopolitici internazionali sono in fase di accelerata trasformazione e riequilibrio, come dimostrato da numerosi eventi degli ultimi anni.  Terminato il ciclo della Guerra Fredda Cina, India e Russia si sono in vario modo proiettati sullo scacchiere mondiale mentre altri, quali la Turchia, si sono orientati a riesumare il ruolo di potenza regionale con la velleità di esserlo in modo autonomo.  Mentre Russia e Turchia sono attori già collaudati e sistematicamente puntati verso obiettivi noti da secoli, con la Russia interessata ad allargarsi verso Ovest e la Turchia, a più riprese, verso l’Europa e l’area mediterranea e Nord Africana, Cina ed India sono nuovi poli le cui spinte di espansione sono decisamente più recenti.  La Cina dopo essersi allargata negli anni ’50 verso Ovest, inglobando l’intero Tibet, ha esercitato il suo peso sulla Corea del Nord, verso il Viet Nam, ed altre aree, prevalentemente limitrofe, sino a spingersi, negli ultimi decenni, verso l’area artica, il Pacifico meridionale, l’Africa e l’oceano indiano. La Russia, frammentatasi l’URSS, ha cercato di inserirsi nelle aree d’influenza lasciate dagli USA in Africa e in Asia centrale ed occidentale, senza tralasciare l’Artico che considera area di preminente interesse, sino all’errore strategico dell’Ucraina, i cui esiti rischiano di finire fuori controllo.  Ad essi si sono aggiunti, negli ultimi decenni, alcuni Paesi dell’area araba, in particolare l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

Tra le iniziative di geopolitica recenti ma meno note è la costituzione di un gruppo, ad orientamento prevalentemente economico ma dal respiro certamente più ampio, il Gruppo I2U2, creato nel 2021, che associa India, Israele, gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti d’America. Lo scopo è quello di realizzare investimenti congiunti e nuove iniziative in materia di acqua, energia, trasporti, spazio, salute e sicurezza alimentare. Un raggruppamento apparentemente anomalo considerata la storia delle relazioni tra i Paesi coinvolti ma che deriva dagli sviluppi recenti dei lavori di due altri accordi: gli Accordi di Abramo del 2020 e quelli del precedente forum del “Quadrilateral Security Dialogue (QSD)”, avviato nel 2007, più semplicemente noto con la sigla Quad.  Sul piano squisitamente politico, gli “Accordi di Abramo” hanno sancito la normalizzazione delle relazioni diplomatiche fra Israele e gli stati del Bahrein e degli Emirati Arabi Uniti, che in tal modo si sono uniti a Egitto (1979) e Giordania (1994) nel novero dei Paesi arabi che hanno compiuto formalmente questo passo, primi fra gli Stati del Golfo Persico.  La metodologia seguita lungo questo percorso è stata non più strettamente ideologica, religiosa o etnica, ma, secondo la visione di un commentatore indiano, un approccio pragmatico basato sulla cooperazione multilaterale e su comuni interessi economici, che non vincolino però le strategie e l’autonomia di ciascun Paese.  Il forum del Quad, invece, concordando sull’importanza di un dialogo strategico sulla sicurezza reciproca tra Australia, India, Giappone e Stati Uniti, ha ampliato all’India il precedente “Dialogo Strategico Trilaterale” fra Australia, Giappone e Stati Uniti.  La Trilaterale, creata nel 2007, poi interrotta per alcuni anni, è stata riattivata nel 2017 con prospettive più ampie, anche a seguito della tensione tra India e Cina, infatti nel 2021 ha registrato un dialogo aperto anche a Brasile e Israele.  Nel giugno del 2021 su iniziativa dell’India, preoccupata per le tensioni nell’area Indo-Pacifica ed interessata ad avere un ruolo attivo, si è costituita una ulteriore Trilaterale che include India, Giappone e Italia.

Si sta tessendo una rete di fili sottili e flessibili in tanti settori, legami che, moltiplicati, possono assumere una resistenza ben maggiore di quella di ciascuno di essi. Nel luglio del 2022, un documento della casa Bianca[1] sottolinea che attraverso l’accordo si vogliono “mobilitare il capitale e le competenze del settore privato per modernizzare le infrastrutture, promuovere percorsi di sviluppo a basse emissioni di carbonio per le nostre industrie, migliorare la salute pubblica e l’accesso ai vaccini, promuovere la connettività fisica tra i paesi della regione del Medio Oriente, creare congiuntamente nuove soluzioni per il trattamento dei rifiuti, esplorare il finanziamento congiunto opportunità, collegare le nostre startup agli investimenti I2U2 e promuovere lo sviluppo di tecnologie emergenti e verdi, il tutto garantendo la sicurezza alimentare ed energetica a breve e lungo termine.”

Interessante notare che in parte tali nuove strategie e scenari derivano dalle riflessioni di uno studio del Middle East Institute, un think thank indipendente di Washington, nelle quali si sostiene che la pace e la stabilità regionali nell’Asia occidentale non sono garantibili attraverso la presenza militare degli Stati Uniti, ma attraverso un equilibrio di potere che alla fine modererà le ambizioni degli stati emergenti nella regione, vale a dire l’Iran e la Turchia.  Ѐ un concetto che supera la visione geo-strategica ottocentesca di derivazione britannica di un Vicino e Medio Oriente separati dall’Asia centrale. Il Vicino Oriente caratterizzato dalla predominanza turca, il secondo da quella araba, il terzo da quella indiana.  La geografia, in effetti, ha sempre articolato l’Asia nella tripartizione classica: occidentale, centrale ed orientale, tuttavia anche le ambizioni del mondo arabo-islamico avevano consolidato questa visione islamico-centrica. Trascurando con ciò il fatto che il perno centrale indiano più che elemento separatore costituisce un’area ponte verso il Sud-Est dell’Asia ed allo stesso tempo che l’espansione della conquista islamica si era prolungata verso il Magreb Nord Africano.   Ciò è dimostrato anche dal fatto che tra le ipotesi di potenziamento ed allargamento del Gruppo I2U2 si ipotizza l’inclusione dell’Egitto e dell’Arabia Saudita.  In tal modo l’India, potenza emergente, perde il suo relativo isolamento rispetto ad altre alleanze presenti attorno al proprio territorio e la rinforza rispetto all’ingombrante vicino cinese, che aveva precedentemente eliminato l’area intermedia del Tibet giungendo direttamente ai confini indiani. Allo stesso tempo trova spazio, all’interno di questo nuovo scenario di collaborazioni, l’Arabia Saudita, che ha sempre mirato alla leadership del mondo arabo, e ha modificato la sua precedente vicinanza al Pakistan (in funzione anti-indiana) ispirata da motivi religiosi, essendo il Pakistan a maggioranza islamica.  Anzi, all’interno di tale nuovo contesto, proprio India ed Arabia saudita ascendono ad un concreto ruolo di potenze intercontinentali stabilendo un equilibrio di potere contro le spinte di Iran e Turchia, il primo quale storico antagonista dell’Arabia saudita (anche per motivi religiosi tra Sciiti e Sunniti), la seconda con ambizioni di potenza Mediterranea di memoria ottomana.  Non a caso, con l’intensificarsi degli incontri di scambio tra India e Arabia saudita, i settori della difesa e della sicurezza sono emersi come “priorità maggiori” nelle relazioni bilaterali, con entrambe le parti interessate ad espandere gli impegni nel settore militare, comprese esercitazioni congiunte, scambi di esperti e cooperazione industriale che rafforzi la cooperazione bilaterale generale in materia di difesa. Ciò è funzionale alla visione saudita di essere riferimento centrale per il mondo islamico, ponte tra Africa, Europa e Asia, e di diventare una potenza globale in campo finanziario.  Nuovi scenari, dunque, che nei fatti stanno prefigurando un sistema multipolare con potenze di vario livello, regionali ed intercontinentali, e sfere di influenza diversificate.

[1]Joint Statement of the Leaders of India, Israel, United Arab Emirates, and the United States (I2U2)”, The White House, July 2022

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