Il Diritto e il Dovere – The Right and the Duty


di emigrazione e di matrimoni

Il Diritto e il Dovere

Non   votando il cittadino decide di non contribuire alla decisione di chi governerà il paese

Di Gianni Pezzano

In un periodo nel quale la parola elezioni in Italia ha un senso quasi permanente con ministri che sembrano in modalità campagna elettorale eterna, dobbiamo fare qualche pensiero a quel che è l’essenza stessa del nostro modo di governare, votare.


La Democrazia, in qualsiasi forma, si basa sul concetto che i cittadini abbiano una voce nella decisione di chi governerà il paese per un periodo di tempo. Ogni paese ha la propria versione di Democrazia, e quella italiana fu scritta con un pensiero particolare, di evitare il più possibile il ritorno di una dittatura nel paese. Questo era il compito della nostra Costituzione e la decisione della popolazione italiana nel referendum del 2 giugno 1946 fu che questo modo doveva essere nella forma di una Repubblica.

La Costituzione italiana scritta dall’Assemblea Costituente del 1946 stabilì che votare sia un diritto importante per tutti i cittadini italiani maggiorenni e infatti questo portò al diritto costituzionale di di voto anche   alle donne. Ma dobbiamo ricordarci che questo diritto non è stato un “regalo” dei potenti, ma un diritto acquisito con il sangue di quelli che hanno lottato per la caduta della dittatura.

Ruolo fondamentale

La Costituzione italiana nacque da un periodo particolare della nostra Storia, nacque da un paese in rovine e diviso da oltre vent’anni di dittatura e centinaia di migliaia di morti. La democrazia precedente aveva permesso l’ascesa della dittatura dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti e gli uomini e donne che fecero parte dell’Assemblea Costituente erano ben coscienti di questo fallimento.

Perciò la Costituzione da loro redatta mise ben in mostra i diritti e doveri di ciascun cittadino e quello più importante cioè il voto.

Purtroppo oggigiorno la diminuzione di presenze alle urne alle elezione europee due settimane fa, ha confermato che molti italiani hanno perso il senso dell’importanza di questo diritto.

Nel fare queste considerazioni non vogliamo limitarci solo all’Italia, ma desideriamo estendere il pensiero a tutte le democrazie perché ognuna sta attraversando un periodo di delusione verso la propria forma di governo, che ha garantito loro non solo successo economico nel caso della maggioranza dei paesi più grandi, come il nostro, ma anche una libertà personale impossibile nelle altre forme di governo.

Alle urne

Nel corso dei decenni a partire dal 1946 e le moltitudini di governi, politici e tecnici, abbiamo visto i cittadini italiani perdere fiducia nel sistema di governo. La risposta di molti è stata di abbandonare l’urna elettorale con la mentalità del “tanto non cambia niente”.

Però è proprio questa mentalità che mette in pericolo qualsiasi Democrazia moderna. Se, come nel caso delle elezioni presidenziali americane del 2016 nelle quali solo la metà circa dei cittadini ha votato, come fa il vincitore a dire che in realtà possa “rappresentare” il paese?

Questo non è un giudizio sull’operato del Presidente Donald Trump che sarà fatta solo nel futuro dalla Storia, ma una domanda seria perché è la base stessa del processo democratico. Infatti, la presenza italiana alle urne due settimane fa non è stata molto sopra la percentuale americana del 2016.


È facile per un qualsiasi cittadino criticare i politici e infatti il diritto d’opinione ed espressione è altrettanto fondamentale per una Democrazia efficace, ma basta criticare ed esprimere la critica in modo ufficiale non votando?

La risposta deve essere senza dubbio negativa.

Nel non votare il cittadino decide di non contribuire alla decisione di chi governerà il paese. Nel non votare il cittadino da più potere politico a gruppi e gruppetti minori che potrebbero anche avere ragione su alcune vicende, ma senz’altro non esprimono le idee e i pareri della maggioranza del paese.

Senza il voto della maggioranza dei cittadini l’esito di qualsiasi elezione non sarà mai fedele del tutto alle opinioni e idee del paese in generale, bensì i governi da queste elezioni indirizzeranno sempre le loro decisioni in base al loro elettorato che li ha votati.

In questi casi il cittadino che non ha votato deve davvero capire che la situazione che lui non gradisce non sono state determinate dai politici, ma dalla sua decisione di non votare invece di decidere direttamente chi sarebbe stato il suo candidato preferito.

Questo è il senso della frase in testa a questo articolo. Chi vota decide sempre il governo ma la croce di quella decisione sarà portata anche da chi NON ha votato.


Ma come si fa ad assicurare che il maggior numero di cittadini possibile voterà?

Obbligatorio

Nel caso italiano e di molti altri paesi il voto è libero e la decisione di non votare è rispettata. Ma davvero questa è il miglior modo di dar voce alla maggioranza?

In Australia esiste da 95 anni l’obbligo del voto e chi non si presenta all’urna elettorale rischia di dover pagare una multa. Questa decisione ha assicurato che le presenze siano alte ai seggi, anche se c’è sempre stato chi ha presentato scheda bianca o nulla (spesso con commenti ironici verso politici in generale). Naturalmente nessuno saprà mai chi siano questi cittadini, ma almeno i cittadini non possono dire che una minoranza rumorosa abbia deciso l’elezione.

Attualmente una ventina di paesi hanno il voto obbligatorio, tra questi ci sono la Grecia, il Belgio e l’Argentina.

Non sappiamo se questa sia una risposta ma come paese dobbiamo seriamente pensare a come far capire ai cittadini non votanti che devono far sentire le loro voci nella procedure che decidono i nostri governi per il prossimo futuro.

Politici

Ma non dobbiamo esentare i politici dal dibattito sulla bassa presenza di elettori alle urne.


Fin troppo spesso i nostri governanti hanno guardato soprattutto i loro sostenitori e dimenticano che chi siede ai banchi del governo in Parlamento non rappresenta solo minoranze, ma tutto il paese. Nel rappresentare gli interessi di gruppi particolari danno sempre l’impressione ai cittadini di non voler fare il bene per il paese in generale.

Inoltre, sentiamo la lamentela di non voler “votare il meno peggio”. Questa frase rivela il fatto che i programmi elettorali dei nostri partiti e candidati non sono veri e propri programmi governativi, ma spot da presentare in salotti televisivi e da urlare a quei sempre meno comizi elettorali che vediamo nel paese, per persuadere i loro elettori a continuare a votarli, ma quasi mai cercano di attirare chi non li ha votati nel passato. Per questo vediamo relativamente pochi cambiamenti nei voti a livello nazionale in paragone ad altri paesi.

Allora spetta anche e soprattutto ai politici incentivare i cittadini a votare perché, in fondo il voto del più povero conta quanto il voto del più ricco o più potente, ma nella maggioranza dei casi, le decisioni dei politici colpiscono i più deboli.

Quindi da paese dobbiamo capire che votare non è solo un Diritto ma anche un Dovere perché dobbiamo essere noi tutti a decidere chi ci governa e non solo i gruppi e gruppetti rumorosi.

 


di emigrazione e di matrimoni

The Right and the Duty

By not voting the citizen decides not to contribute to deciding who will govern the country

By Gianni Pezzano

In a period in Italy in which the word election has an almost permanent sense with ministers in eternal campaign mode, we must think about what is the very essence of our way of government, voting.

Democracy, in any form, is based on the concept that the citizens have a voice in deciding who will govern the country for a period of time. Every country has its own form of Democracy and the Italian form was designed with a specific thought in mind, to avoid as much as possible the return of a dictatorship to the country. This was the basic role of our Constitution and the decision of Italy’s population in the referendum of June 2nd, 1946 was that this had to be in the form of a Republic.

Italy’s Constitution written by the 1946 Constituent Assembly established that voting was an important right for all of Italy’s adult citizens and in fact this was also the Italian Constitution that extended the right to voting to women. But we must also remember that this right was not a “gift” by the powerful but a right bought with the blood of those who fought for the fall of the dictatorship.

Fundamental role

Italy’s Constitution was born in a particular period in our history; it was born in a country in ruins and divided by more than twenty years of dictatorship and hundreds of thousands of dead. The previous Democracy had allowed the ride of the dictatorship after the assassination of Giacomo Matteotti and the men and women who took part in the Constituent Assembly were well aware of this failure.

Thus, the Constitution written by them put well on display the rights and duties of each citizen and the most important of these was the right to vote.

Unfortunately, today the decreasing attendance at the polling booths at the European elections two weeks ago confirmed that many Italians have lost the sense of importance of this right.

In making these consideration we do not want to limit ourselves only to Italy but we wish to extend the thoughts to all Democracies because each one is passing through a period of disappointment towards its form of government that guaranteed not only economic success in the case of the majority of the countries with the biggest economies, such as ours, but also personal freedom that is impossible in other forms of government.

At the ballot box

Over the decades and the many governments, political and technical, since 1946 we have seen Italian citizens lose confidence in the system of government. The answer of many has been to abandon the ballot box with the state of mind that “in any case nothing will change”.

However, it is this very state of mind that puts any modern Democracy in peril. If, as we saw in the case of the American presidential elections in 2016 in which only about half the citizens voted, how can the winner say that in reality he or she “represents” the country?

This is not a judgment on the work of President Donald Trump which will be made only in the future by history, but a serious question because it is the very basis of the democratic process. In fact, the Italian attendance at the ballot box two weeks ago was not much higher than the American percentage in 2016.

It is easy for any citizen to criticize politicians and in fact the right to freedom of opinion and expression are just as essential for an effective Democracy, but is it enough to express the criticism officially by not voting?

The answer must without doubt be in the negative.

By not voting the citizen decides not to contribute to deciding who will govern the country. By not voting the citizen gives more political power to small and minor groups that could be right on some matters but they certainly do not express the ideas and opinions of the majority of the country.

Without the votes of the majority of citizens the outcome of any election will never be faithful to all the ideas and opinions of the country in general, rather, the governments of these election will always address their decisions according to the electoral base that elected them.

In these cases the citizens who did not vote must truly understand that the situation that they do not like was not created by politicians but by their decision not to vote instead of deciding directly who would have been their preferred candidate.

This is the sense of the phrase written in the head of this article. Who votes always decides the government but the cross of that decision will always be borne also by those who did NOT vote.

But how do we ensure that the greatest number of citizens possible will vote?

Compulsory

Is the case of Italy and many other countries voting is free and the decision not to vote is respected. But is this really the best way to give voice to the majority?

There has been compulsory voting in Australia for 95 years and those who do not go to the polling booth risks having to pay a fine. This decision has ensured that the attendance is high at the polling stations, even if there have always been those who present a blank or informal ballot paper (often with ironic comments on politicians in general). Naturally no one will ever know who these citizens are but at least the citizens cannot say that a noisy minority decided the election.

At the present time about twenty countries have compulsory voting, including Greece, Belgium and Argentina.

We do not know if this is the answer but as a country we must seriously think about how to make nonvoting citizens understand that they must make their voices heard in the procedure that decides our government for the near future.

Politicians

But we must not exempt politicians from the debate on the low attendance at the ballot box by electors.

All too often those who govern us have looked after their supporters above all and forget that those who sit at the government benches in parliament do not represent only minorities but all the country. By representing specific interest groups they always give citizens the impression of not wanting to do good for the country in general.

Furthermore, we hear the complaint of not wanting to “vote the least worst”. This phrase reveals the fact the electoral programmes/agendas of our parties and candidates are not true programmes for governing but advertising spots to be presented in television salons and to be yelled at the increasingly fewer campaign meetings that we see to persuade their electors to continue voting for them but they almost never try to attract those who did not vote for them in the past. For this reason we see relatively few changes in votes nationally compared to other countries.

So it is also and above all up to politicians to give encourage citizens to vote because, essentially the vote of a poor person counts just as much as the vote of the richest or most powerful but in the majority of cases the decisions of the politicians damage the weakest.

Therefore, as a country we must understand that voting is not only a Right but also a Duty because we must all decide who governs us and not only noisy minorities.

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