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Diritti umani

Il diabete è una malattia condizionante… Per chi vuol farsi condizionare!

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Il contenuto del brano intitolato “Lettera Postuma alla nostra Principessa Diabetica”, che, nel 2017, ha vinto il primo premio nel Concorso “Il Diabete con la Penna in Mano” tenutosi presso la Camera dei Deputati, conferma che “non vi sono limiti ai traguardi della vita desiderati…”.

 di Giordana Fauci  

Il diabete è una malattia che colpisce un numero sempre maggiore di persone nel mondo intero: circa 537 milioni di individui (la media di una persona su dieci). Senza dimenticare i casi di decessi collegati alle complicanze derivanti dal diabete e che, nell’anno 2021, a livello globale, sono stati stimati in 6,7 milioni.

A non dimenticare la spesa sanitaria globale per la cura della patologia, che si attesta intorno ai 966 miliardi di dollari soltanto negli USA. Ecco perché non vi è dubbio: il diabete è una malattia sociale.

Anzi, il diabete è oggi la prima delle malattie sociali.

Ecco perché è ancor più importante parlarne e conoscerne ogni aspetto, per non farsi condizionare dalla sua presenza.

Germano Fauci, odontotecnico romano, nell’anno 2017 si è aggiudicato la 9°edizione del concorso letterario indetto dalla Federazione Diabete Giovanile Il Diabete, le  Storie, i Racconti, riservato agli autori amatoriali ed inediti che così hanno avuto modo di  raccontare le loro esperienze con la malattia. Germano Fauci, con il racconto Lettera Postuma alla nostra principessa diabetica ha prevalso su un lotto di numerosi concorrenti. La motivazione espressa dalla giuria del concorso, composta da giornalisti, medici e manager della sanità è la seguente: “Ottima esposizione, coinvolgente, ricca di sentimento.  Il diabete se non lo si conosce, incute la paura che solo con la conoscenze può essere  superata.  L’esempio della “principessa” che ha saputo, anche grazie ai suoi cari, affrontare il  diabete con successo evidenzia che non vi sono limiti ai traguardi della vita desiderati”.

Di seguito il testo vincitore del concorso, invero, oggi ancor più attuale, vista l’alta incidenza della malattia.   

Che adorabile persona è nostra nipote! Essendo i nonni, qualcuno potrebbe ritenerci “di parte”. Ma… Ne siamo certi: nessuno può smentirci ancor oggi. Fin dalla nascita quella neonata bellissima ci è apparsa perfetta. Era il ritratto della serenità e della salute. Noi nonni non potevamo che essere fieri e orgogliosi di lei. Col crescere quella bimba fantastica si è rivelata di una sensibilità e intelligenza senza pari. In men che non si dica, poi, quella bambina meravigliosa è divenuta una straordinaria adolescente. I suoi successi scolastici, come pure i traguardi sportivi e musicali, ne confermano l’eccezionalità.

Quell’adolescente strepitosa sarebbe inevitabilmente divenuta una donna speciale. Una donna, oltretutto, curiosa che avrebbe vissuto la vita nella sua interezza. Una donna che non avrebbe potuto non realizzarsi appieno. …Sentimentalmente e professionalmente. Così quell’adolescente si affacciava meravigliosamente alla vita, crescendo sotto gli occhi amorevoli e accorti dei familiari ed, in particolar modo, di noi nonni.

Già!

Perché noi siamo sempre stati legati a lei: da un amore profondo… Certamente unico. Non abbiamo ancor oggi necessità di parlarle: ci comprendiamo guardandoci negli occhi. Ad un certo punto però questo incantesimo meraviglioso si è inspiegabilmente interrotto. La nostra principessa, all’epoca, aveva appena compiuto i dodici anni. I suoi occhi profondi e curiosi si sono improvvisamente “spenti”: sono divenuti tristi e stanchi. Qualcosa, di certo, la turbava. Noi familiari ci siamo inutilmente affannati nel tentativo di comprendere cosa potesse affliggerla.

Non esiste fiaba in cui non intervenga un personaggio orribile…

…Un orco talmente malvagio da avere un unico obiettivo: porre fine alla felicità altrui. È quel che si è verificato anche nel corso di questa favola. Il mostruoso personaggio che nell’anno 1980 ha deciso di tormentare e rattristare la nostra amorevole nipote ha un nome altrettanto terribile: incute tutt’oggi timore al solo pronunciarlo. Quel mostro terrificante si chiama/va “Diabete”.

Di certo, avrebbe tenuto “prigioniera” per sempre la nostra adorabile creatura. Quel mostro le avrebbe impedito di vivere una vita appieno: quella a cui era inevitabilmente destinata. L’avrebbe condizionata al punto da non permetterle di realizzarsi: sentimentalmente e professionalmente. A seguito di questa scoperta, ha avuto avvio il “pellegrinaggio” della principessa: presso studi medici e ospedali dislocati nelle più varie località del mondo. Per anni abbiamo ricercato un “mago” che fosse in grado di salvarla…

…Dal malefico mostro che la costringeva a ripetute iniezioni quotidiane di insulina.

Nessuno, tuttavia, è stata in grado di liberarla dall’orribile maleficio. Tutti, di contro, ci hanno sempre confermato che la vita della nostra principessa sarebbe stata condizionata per sempre dall’insidiosa sindrome. Le premonizioni dei “maghi”, in verità, si erano rivelate anche peggiori: la principessa sarebbe stata “sopraffatta” al punto che il suo stesso aspetto avrebbe pesantemente risentito della presenza della patologia.

…Di certo la nostra principessa non avrebbe vissuto le gioie della maternità.

… Le sarebbe stato impossibile addirittura trovare un amore: nessuno, infatti, sarebbe stato disposto ad accettare il suo “stato” di salute.

…Altrettanto complicato portare a termine gli studi…

Frequentare l’Università, specializzarsi e, in futuro, reperire un  lavoro adatto alla sua “condizione”. Taluni si sono spinti ben “oltre” ritenendo che, negli anni, la nostra adorata avrebbe persino perso l’uso della vista e non solo. I “maghi”, ad essere onesti, avevano predetto sventure ancor più crudeli…

…La principessa avrebbe avuto aspettative di vita “pessime” ma, per fortuna, “brevi”.

Mai previsioni si sono rivelate tanto errate! Ora siamo due anziani nonni… Ancora in gamba a dire il vero! Oggi la nostra principessa è una splendida donna. Ha combattuto e combatte coraggiosamente quel mostro che ha continuato e per sempre continuerà ad essere presente nella sua vita…

…Una vita tutt’altro che “miserabile” e “pessima”.

Da allora ha sempre affrontato il diabete con intelligenza, attenendosi alle sue “regole”, quali i periodici controlli clinici, la regolare somministrazione di insulina, l’osservanza della dieta e dell’orario dei pasti. Queste “regole” le hanno permesso di vivere le gioie della maternità e, prima ancora, dell’amore. Le hanno, altresì permesso di avere successo negli studi e, invero, non solo. Le permettono ancor oggi di praticare sport… Sulle sue splendide gambe. Le permetteranno, infine, di viaggiare ancora a lungo… per “vedere” e visitare luoghi incantevoli.

La tristezza che avevamo colto nei suoi occhi molti anni or sono – quando aveva appena preso conoscenza dell’esistenza del suo terribile “nemico” – ha lasciato il posto ad uno sguardo più maturo ma non per questo meno gioioso  e sereno di quello che aveva durante l’infanzia, quando ancora non era diabetica. Pertanto, a distanza di molti anni, noi nonni non possiamo che essere ancor più orgogliosi e fieri di lei. La nostra principessa ha realizzato quel che aveva in progetto di realizzare nonostante la presenza della sindrome e, anzi, a dispetto della stessa sindrome – che ama definire “una marcia in più”.

La nostra principessa ci infonde addirittura coraggio quando ci lamentiamo dei nostri malanni. Ritiene che “ognuno deve considerarsi fortunato di quel che ha, anziché rammaricarsi  di ciò che avrebbe potuto avere…”. La nostra principessa ci ha rivelato un segreto.

…Un segreto che, a tal punto, è opportuno condividere.

Da accanita lettrice quale è sempre stata una frase di Confucio l’ha aiutata a sopravvivere al terrificante momento della scoperta della malattia: “Ciascun individuo  ha due vite. La seconda comincia quando si scopre di averne una sola…”. La giovane principessa ha fatto tesoro di questo fondamentale insegnamento che, in verità, ha trasmesso a noi, suoi anziani nonni.

…Principessa, la “tua sindrome” ti ha reso migliore: più forte e determinata.

La “tua sindrome” ha rappresentato un ulteriore motivo per essere ancor più fieri e orgogliosi di te. Conserveremo questa lettera tra i nostri scritti. Potrai leggerla quando non saremo più accanto a te. Ti terrà compagnia quando ti sentirai sola. Ti sarà utile a superare i problemi ed i momenti critici che, inevitabilmente, dovrai fronteggiare ancora nel corso della vita. Ti ricorderà il coraggio che, fin da piccina, hai mostrato e che ti ha permesso di essere la meravigliosa donna che sei oggi. Ti permetterà di non dimenticare l’amore che abbiamo sempre provato per te e che da sempre hai potuto cogliere nei nostri occhi.

I tuoi adorati nonni, Vladimiro e Silvana.

N.B.

L’originale di questa lettera, scritta a mano ed a firma dei coniugi Vladimiro Di   Mario e Silvana Porcacchia, è stato rinvenuto dal loro figlio, Fabio Di Mario, che pienamente concorde col pensiero dei suoi familiari, ha prontamente provveduto a consegnarlo nelle mani dell’interessata, Giordana Fauci, alla quale ha poi attribuito l’affettuoso appellativo di “Principessa Diabetica”, una principessa che, con la sua intelligente ironia, è stata ben lieta di ricevere questo “dolce” epiteto che io, suo fratello, confermo in pieno e desidero rendere pubblico nella speranza che possa esser d’aiuto a chi erroneamente vive il diabete come un limite, anziché come “una marcia in più…”.

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