Italiani nel Mondo

Il Destino più Crudele – The Cruellest Fate

By 9 Maggio 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

di emigrazione e di matrimoni

Il Destino più Crudele

Il weekend appena passato al Circuito Enzo e Dino Ferrari di Imola è stato il luogo del ‘Historic Minardi Day’ il sabato e la domenica e la commemorazione del 25° anniversario della morte del campione brasiliano Ayrton Senna il primo maggio

Di Gianni Pezzano

Il weekend appena passato al Circuito Enzo e Dino Ferrari di Imola è stato il luogo del ‘Historic Minardi Day’ il sabato e la domenica e la commemorazione del 25° anniversario della morte del campione brasiliano Ayrton Senna il primo maggio, e del pilota austriaco Roland Ratzenberger il giorno prima, entrambi organizzati da Gian Carlo Minardi insieme a Formula Imola. Queste due manifestazioni ci hanno dato molti momenti importanti, ma soprattutto ci hanno dato molto su cui pensare di quanto il Destino possa essere crudele.


L’Historic Minardi Day, ideato proprio dal manager di Faenza, è arrivato alla sua quarta edizione e ha messo in mostra oltre cinquant’anni di auto e di Storia di Motorsport e non solo della F1. Infatti, a dare un contributo in più a questi pensieri è stata la presenza di un gruppo particolare che rappresenta una fetta non indifferente della Storia della Formula 1, che ci ha fornito l’ispirazione principale per questo articolo.

Per mettere questi pensieri nel contesto giusto vorrei raccontare un incidente in un altro continente che è stato rievocato dal gruppo e da vedere i molti monoposto.

Melbourne

In uno dei primi gran premi d’Australia a Melbourne alla fine degli anni 90 mi trovavo ai box del Team Minardi quando ho visto arrivare Michael Schumacher per salutare Gian Carlo Minardi. Appena arrivato al box tutti gli appassionati, particolarmente i più giovani, sono corsi dal pilota tedesco per chiedergli l’autografo.

Dopo qualche secondo ho notato tre uomini di una certa età a pochi metri da questo gruppo che guardavano la scena, che si scambiavano sorrisi divertiti. Nessuno dei giovani ha riconosciuto che vicino a loro c’erano Jackie Stewart, Niki Lauda e Jack Brabham, cioè tre dei piloti più importanti dello sport che tra di loro hanno vinto 9 mondiali da piloti. Nel caso di Brabham, fu l’unico nella Storia dello Sport a vincere il campionato piloti e costruttori in una monoposto disegnata da lui stesso.

A stimolare ancora di più i miei pensieri era la presenza dei F1 Grand Prix Drivers Club (F1-GPDC, il club degli ex piloti di F1) che ha deciso di tenere la sua Assemblea Generale a Imola per poter partecipare alla commemorazione dei due piloti deceduti nel 1994.

Ho deciso di non nominare questi partecipanti, non per mancanza di rispetto verso loro, anzi meritano più rispetto possibile non solo per la carriera agonistica, ma ancora di più per le loro attività dopo il ritiro dal volante, ma per dimostrare quel che ho capito tra l’incidente di Melbourne e la commemorazione del Primo Maggio a Imola.

Camion

Naturalmente le monoposto di Senna e Ratzenberger erano sotto i riflettori per tutti i giorni imolesi. Ci sono state esibizioni di opere d’arte dedicate soprattutto al campione brasiliano e persino la presentazione di tre libri dedicati al compianto Senna. C’erano ovunque manifesti con il volto di Ayrton e tifosi con le sue magliette, molti dei quali sventolavano anche la bandiera del Brasile e non tutti questi erano i suoi connazionali.

Però a mettere la ciliegina sulla torta la mattina di mercoledì è stato l’arrivo del camion giallo che è diventato il punto di vendita dei souvenir e il merchandising dedicati al pilota di San Paolo.

Quel che mi ha più colpito era che le magliette, le immagini, i caschi e gli altri oggetti che i tifosi compravano in grandi quantità, erano gli stessi che vedevo in vendita ai circuiti nel corso degli anni della sua carriera.


Ed è stato in quel momento che ho capito quanto sia crudele il Destino, non solo verso Senna e Ratzenberger, ma anche verso gli altri piloti che hanno corso sui circuiti più importanti del mondo.

Volto giovane

Il volto di Senna che abbiamo visto in questi giorni era sempre quello del giovane pilota deceduto all’età di 34 anni e possiamo fare lo stesso discorso per un altro grande pilota morto in pista a una giovane età, lo scozzese Jim Clark.

Di Senna e Clark oggi non si parla solo delle loro vittorie e la scomparsa tragica, ma si specula anche su cosa avrebbero potuto ancora fare se non fosse stato per il Destino. Di quanti altri mondiali e quanti altri gran premi vinti e nel caso di Senna, della promessa da mantenere con Gian Carlo Minardi di correre per almeno un anno per la sua squadra, per dare il salto di qualità che lui e il team strameritavano.

E allo stesso momento è arrivata la realizzazione che il Destino è stato crudele anche con gli altri piloti perché alla fine della carriera vanno a fare altro, c’è chi non torna più in pista, chi fa altre categorie, chi rimane da dirigente, chi ha ruoli nel progettare auto e chi fa il manager per i giovani piloti.

Poi, l’età fa sentire gli effetti degli sforzi nell’abitacolo, degli incidenti inevitabili nel corso della carriera, senza dimenticare l’inesorabile declino fisico naturale di ciascuno di noi che spesso vuol dire che chi non ci vede dopo tanto tempo, spesso non ci riconosce più.

Ed è anche questo che ho notato a Melbourne, i giovani che non conoscevano la Storia dei tre grandi piloti e i più anziani presenti quel giorno che non hanno riconosciuto gli idoli della loro gioventù.


Casi particolari

Però, vorrei rompere la premessa dell’inizio dell’articolo di non nominare piloti del passato del F1-GPDC, perché troppi non sanno che ci sono state anche donne che hanno corso in F1. La prima fu l’italiana Maria Teresa de Filippis che fu anche Presidente del F1-GPDC e un’altra italiana, Lella Lombardi, fu l’unica donna ad ottenere punti nel campionato. Le altre donne a correre furono la scozzese Susie Wolff e un’altra italiana, Giovanna Amati.

Allora, per quanto sia giusto e doveroso ricordare i grandi campioni scomparsi, dobbiamo anche ricordare chi ha finito la carriera agonistica per prendere altre strade, in tutti e sensi, e che ora il pubblico stenta a ricordare e riconoscere. Hanno continuato a contribuire alla sport che tanto hanno amato e amano ancora ed è giusto che anche loro siano ricordati.

Per questo motivo dobbiamo chiederci se davvero il Destino più crudele sia di morire da giovane ed essere ricordato come l’eterno ragazzo che non cambierà mai più, come Senna e Clark prima di lui, oppure di finire la carriera ed essere dimenticato dal pubblico e diventare semplicemente una nota negli albi d’oro dei circuiti del mondo, e isolati paragrafi nel libri della Storia di Motorsport.

Abbiamo sentito dire tantissime volte ne corso degli anni che il Motorsport è pericoloso, ma bisogna sempre tenere in mente che, come il Destino, è anche molto crudele, sia in gara che dopo la carriera.

 


di emigrazione e di matrimoni

The Cruellest Fate

In the weekend just passed Imola’s Enzo and Dino Ferrari Circuit was the stage for the Historic Minardi Day on Saturday and Sunday and the commemoration of the 25th anniversary of the deaths of Ayrton Senna on May 1st

by Gianni Pezzano

In the weekend just passed Imola’s Enzo and Dino Ferrari Circuit was the stage for the Historic Minardi Day on Saturday and Sunday and the commemoration of the 25th anniversary of the deaths of Ayrton Senna on May 1st and Austria’s Roland Ratzenberger the day before, both organized by Gian Carlo Minardi together with Formula Imola. These two events gave us many major moments but above all they gave us much to consider about how cruel Fate can be.

The Historic Minardi Day, created by the same manager from Faenza, was in its fourth edition and put on display more than fifty years of the cars and history of Motorsport, and not just F1. In fact, what gave an extra contribution to the considerations was the presence of a specific group that represents a not inconsiderable contribution to the history of Formula 1 and they provided the main inspiration for this article.

In order to put these thoughts in their proper context I would like to explain an incident in another continent that this group and seeing the many cars made me remember.

Melbourne

During one of the first Australian grands prix in Melbourne at the end of the 1990s I was at the pits of the Minardi Team when I saw Michael Schumacher come to greet Gian Carlo Minardi. As soon as he arrived all the fans, and especially the youngest, ran to the German driver to ask for an autograph.

After a few seconds I noticed three men of a certain age a few metres away from this group watching the scene and swapping amused smiles. None of the young people recognized that nearby there were Jackie Stewart, Niki Lauda and Jack Brabham, three of the sport’s most important drivers who between them won nine world driver’s championships. In the case of Brabham, he was the only person in the history of the sport to win the driver’s and constructor’s championship in a car he had designed.


Stimulating even more my considerations was the presence in Imola of the F1 Grand Prix Drivers Club (F1-GPDC) that decided to hold its General Meeting in Imola to be able to participate in the commemoration of the drivers who were died in 1994.

I have decided not to name these participants, not due to lack of respect for them, in fact they deserve as much respect as possible not only for their competitive careers and more even for their activities after retiring from the wheel, but to demonstrate what I understood between the incident in Melbourne and the commemoration on May 1st in Imola.

Truck

Naturally Senna and Ratzenberger’s cars were under the spotlights for all the days in Imola. There were exhibitions of works of art dedicated above all to the Brazilian champion and even the presentation of three books dedicated to the late Senna. There were posters everywhere with Senna’s face and fans with his t-shirts, many of whom even waved the Brazilian flag and not all of these where his countrymen and women.

However, what put the icing on the cake on Wednesday morning was the arrival of the truck that became the point of sale of the souvenirs and merchandising dedicated to the driver from Sao Paolo.

What struck me most was that the t-shirts, the images, the helmets and the other objects that the fans bought in large quantities were the same I saw on sale at the circuits over the years of his career.

And it was in that moment that I understood how cruel Fate can be, not only towards Senna and Ratzenberger, but also towards the other drivers who raced on the world’s most important circuits.

Young face

Senna’s face that we saw over those days was always that of the young driver who died at 34 and we can say the same thing about another great driver who died on the track at a young age, Scotland’s Jim Clark.

When we talk about Senna and Clark today we talk not only about their victories and tragic ends but we also speculate what they would still have done had it not been for Fate. Of how many other world championships and grands prix won and, in the case of Senna, keeping the promise made to Minardi to race for him for at least a season to give him and the team the leap in quality they so richly deserved.

And at the same time I realized that Fate was cruel towards the other drivers as well because at the end of their careers they went on to do something else. Some never returned to the track, some went on to other categories, some stayed on as administrators, some took the role of developing cars and some became managers for young drivers.

Then the years makes them feel the effects of their efforts in the cockpit, of the inevitable accidents during the career, without forgetting the inexorable natural physical decline that for each of us often means that those who do not see us for some time often no longer recognize us.

And this too I noticed in Melbourne, the young people did not know the history of the three great drivers and the older people present that day no longer recognized the idols of their youth.

Specific cases

However, I want to break the premise I made at the beginning of the article of not naming other past F1 drivers of the F1-GPDC because too many do not know that women also raced in F1. The first was Italy’s Maria Teresa de Filippis who was also President of the F1-GPDC and another Italian woman, Lella Lombardi, who was the only woman to score points in the championship. The other women who raced were Scotland’s Susie Wolff and another Italian, Giovanna Amati.

So, as much as it is right and dutiful to remember the great champions who have gone, we must also remember those who finished their competitive careers to take other roads, in every sense, and who the public now struggles to remember and recognize. They continued to contribute to the sport that they loved so much and still love and it is proper that they too are remembered.

For this reason we must wonder if it is truly crueller to die young and be remembered as the eternal young man who will never change again, just like Senna and Clark before him, or to finish the career to be forgotten by the public and to simply become a note in the winner’s lists of the world’s circuits and isolated paragraphs in the history books of Motorsport.

Over the years we have heard many times that Motorsport is dangerous but we must always bear in mind that, just like Fate, it is also very cruel, both in the races and after the career

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