Il declino ovunque dei partiti moderati in Europa fa pensare ad un nuovo crepuscolo degli dei

By 29 ottobre 2018Politica, Primo piano

Merkel in Germania perde a vantaggio dell’estrema destra e degli ambientalisti. La destra è al potere in Italia, Austria, Ungheria,Danimarca e Polonia.Avanza perfino in Svezia.

di Vito Nicola Lacerenza


È trascorso poco più di un anno da quando Angela Merkel è stata rieletta cancelliera per il quarto mandato consecutivo, eppure il suo partito, la CDU, si trova a fare i conti con il calo di consensi più grande della sua storia. Fino all’ultimo la cancelleria ha tentato di mascherare le difficoltà. Ma, dopo che il suo alleato storico, la CSU, è stato sconfitto nelle elezioni regionali in Baviera dai Verdi e dai neonazisti di AfD, la Merkel ha annunciato che, terminato il suo mandato come cancelliera, non si ricandiderà a nessun altra carica pubblica.   L’esodo degli elettori tedeschi verso l’estrema destra è oramai inarrestabile. Oggi l’AfD rappresenta la terza forza politica in Germania ed è il primo partito d’opposizione. Il suo consenso, inoltre, cresce di mese in mese a causa della disaffezione verso i partiti tradizionali. Che, secondo gran parte dell’opinione pubblica, sono stati incapaci di porre fine alla recessione e non hanno saputo gestire la crisi migratoria. Due responsabilità che pesano non solo sui partiti tradizionali tedeschi ma anche su quelli di tutti gli Stati europei dove i nazionalisti hanno ottenuto importanti risultati alle elezioni  giungendo in alcuni casi al potere.

Come l’Italia, un Paese tra i fondatori dell’Unione Europea, che oggi è governata da una coalizione di cui fa parte la Lega, che fa dell’anti-europeismo e della politica anti-migratoria i punti chiave della sua agenda elettorale. Ma, prima dell’Italia, altre nazioni UE hanno visto salire al potere partiti nazionalisti, che, in alcune occasioni, hanno mostrato preoccupanti segni di deriva totalitaria. È il caso del presidente di estrema destra polacco Andrzej Duda. Al governo dal 2015, Duda ha fatto approvare leggi antidemocratiche come  quella che gli consente di poter nominare e licenziare i giudici e di controllare direttamente la stampa. Ma il provvedimento che più di tutti ha destato preoccupazione nella comunità internazionale è il divieto di “accusare lo Stato polacco di complicità nell’olocausto”.  Se da un lato tali norme hanno attirato sul presidente Duda dure critiche da parte dell’Unione Europea, dall’altra gli sono valse il sostegno del presidente ungherese Victor Obran e del leader ceco Miloš Zeman.

Che condividono col loro omologo polacco le stesse idee e il linguaggio xenofobo. Quest’ultimo è stato ampiamente utilizzato dai governi dell’Austria e della Danimarca, Paesi in cui la politica anti-migrantoria è al centro dell’agenda politica. L’ondata dei nazionalismi non ha risparmiato neppure la Svezia, lo Stato europeo “campione d’accoglienza migranti”. La nazione scandinava è governata da un partito moderato, ma negli ultimi mesi il partito neonazista svedese ha registrato un record di consensi. Il suo leader Jimmie Akesson è divenuto noto per il seguente slogan: “la Svezia agli svedesi, gli svedesi sono bianchi”.

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