FeaturedMondo

Il Covid oltre i complotti: se l’unica causa del virus fosse ancora l’uomo


Che l’epicentro del Coronavirus fosse Wuhan era noto a tutto il pianeta sin dal principio di questa tragedia, ma probabilmente le domande più accusatorie sono state messe da parte per via degli innumerevoli interessi del resto del mondo verso un gigante economico quale quello cinese.

Nelle ultime ore il ruolo protagonistico della Cina rispetto alla diffusione mondiale del Coronavirus è stato fortemente denunciato da diverse autorità nel mondo del giornalismo e della politica, le quali hanno sottolineato una lunga serie di (evitabili) errori umani alla base dell’attuale pandemia.
Proprio ieri Julian Reichelt, direttore del noto quotidiano tedesco Bild, ha risposto con un videomessaggio al Presidente cinese Xi Jinping, che aveva chiesto attraverso la sua ambasciata in Germania di ritirare la richiesta di danni per la diffusione del Covid pubblicata appunto dal giornale.
Reichelt, dimostrando per altro un notevole coraggio, si è rivolto direttamente al leader cinese, segnalando non soltanto le misure violente adottate dalla dittatura comunista al potere nel paese contro i media (giornali e siti internet critici sull’operato del governo), ma anche l’omertà sulle caratteristiche del virus, e le imprescindibili responsabilità del continente cinese rispetto alla sua rapida propagazione oltre i confini nazionali a partire dalle situazioni dei wet market.

La necessità di una rieducazione alimentare

 

Più noti come i “mercati dell’orrore”, nei wet market cinesi vengono vendute specie esotiche di animali pericolosi per la salute umana, come pipistrelli, pangolini (nei quali un numero crescente di studi ha individuato la causa del coronavirus SARS-CoV-2) e zibetti.


A lato: dei pangolini in gabbia.

Questi esemplari selvatici dovevano già essere messi al bando dopo l’epidemia di SARS del 2003, ma il divieto era stato cancellato a emergenza conclusa.
Eppure, si tratta della principale causa di trasmissione dell’attuale virus, al di là di tutte le “ombre” gettate dalla presenza del vicino laboratorio di virologia di Wuhan (il quale ha più volte smentito il suo coinvolgimento).
Ora, la legge cinese sul divieto di commercio delle specie selvatiche sembra essere sempre di più una realtà non solo necessaria per il prossimo futuro, ma anche possibile: solo dieci giorni fa infatti il ministero dell’agricoltura e degli affari rurali di Pechino ha escluso cani e gatti dalla lista degli animali destinati al consumo umano, conseguendo già un risultato storico (ci auguriamo anche permanente) rispetto alla rieducazione culturale e igienica all’interno del paese, viste le modalità di macellazione degli animali e di vendita delle loro carni.

A sinistra: un wet market di Wuhan.

Chiaramente stiamo parlando di leggi che implicano una nuova considerazione del pianeta e degli ecosistemi mondiali: se tutti gli Stati le condividessero (facendole rispettare), si ridurrebbe notevolmente il rischio di future epidemie o pandemie.

La condivisibilità delle accuse del Bild

Purtroppo quindi le accuse di Reichelt sono considerazioni oggettive che tutti i paesi occidentali avrebbero dovuto rivolgere alla Cina non appena il virus è apparso in Europa, al di là delle numerose ipotesi sui “pazienti zero” (le quali, oltre tutto, hanno creato un clima degno degli untori manzoniani). Che l’epicentro del Coronavirus fosse Wuhan era noto a tutto il pianeta sin dal principio di questa tragedia, ma probabilmente le domande più accusatorie sono state messe da parte per via degli innumerevoli interessi del resto del mondo verso un gigante economico quale quello cinese.
Un altro motivo per cui, prima degli ultimi giorni, non si era parlato molto e tanto meno pubblicamente delle indubbie responsabilità cinesi (soprattutto in Italia), è stato infine il razzismo dei primi tempi: ricordiamo che nel nostro paese non sono mancate aggressioni a persone provenienti dalla Cina (fra tutti colpì il caso dell’uomo preso a bottigliate in provincia di Vicenza).
Al momento le argomentazioni di Reichelt sono ampiamente sostenute dal governo australiano (che ha richiesto un’indagine internazionale) e dal Presidente Donald Trump, convinto che la Cina debba risarcire il resto del mondo qualora fosse ritenuta definitivamente responsabile della diffusione del virus a partire dal laboratorio di virologia di Wuhan.
Vedremo se le inchieste al riguardo giungeranno a un esito positivo prima dell’inizio della “Fase 2” e, soprattutto, quanto influenzeranno il futuro del nostro paese.


Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]