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Il Concetto Imperfetto, la Politica – The Imperfect Concept, Politics

By 3 Settembre 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il Concetto Imperfetto, la Politica 

Cosa vuol dire la “politica” in un parlamento, e in modo particolare a livello nazionale, che in fondo decide la qualità di vita di tutti i cittadini. 

Mentre l’Italia si avvia verso un referendum che è tanto controverso quanto importante, limitare il numero di parlamentari sia alla Camera dei Deputati che nel Senato, credo che la battaglia sia così emotiva che molti dimenticano che la posta in gioco non è semplicemente nei numeri ma cosa vuol dire la “politica” in un parlamento, e in modo particolare a livello nazionale, che in fondo decide la qualità di vita di tutti i cittadini. 

Ho avuto una vita diversa da molti perché ho avuto modo di vedere da vicino il lavoro di parlamentari di due paesi, l’Italia e l’Australia, il mio paese di nascita. Ho potuto constatare volta dopo volta che i parlamentari non sono “bestie” come pensano molti, ma esseri umani come noi tutti, con gli stessi pregi e difetti. Però, il loro ruolo ha un aspetto diverso della vita di quasi tutti gli altri cittadini, e non intendo solo i privilegi che esistono ovunque ci sono parlamentari, senza eccezioni. 


La differenza è che i parlamentari prendono decisioni che cambiano la vita di tutti. Ogni legge, ogni emendamento, ogni decisione ha un effetto sui cittadini del paese. Per questi motivi credo fermamente che il dibattito attuale si sia concentrato così tanto sui numeri, che abbiamo evitato del tutto la domanda più importante da fare per migliorare la nostra politica: il problema che dobbiamo risolvere è davvero il numero dei parlamentari e non il nostro sistema parlamentare che crea le condizioni di instabilità che favoriscono l’anti-politica? 

Documento imperfetto 

Ero già laureato in Storia quando ho letto per la prima volta la Costituzione d’Italia e due aspetti della Costituzione mi hanno colpito profondamente. E da allora, e particolarmente da quando mi sono trasferito in Italia nel 2010, ed ho avuto modo di vedere da più vicino la nostra politica, queste idee si sono rinforzate sempre di più. 

Il primo aspetto è quello che Roberto Benigni ha mostrato magistralmente nel suo spettacolo televisivo “La più bella del mondo” dedicato proprio alla nostra Costituzione. In effetti, nella sua prima parte la nostra Costituzione nei suoi principi base è un elogio alla Democrazia, e nessuno che creda davvero nel concetto fondamentale della Democrazia può metterlo in dubbio. 

Purtroppo, nell’elogiare questo aspetto della Costituzione ci siamo convinti che è così bella che non ci accorgiamo che ci sono fattori nella Costituzione che hanno bisogno di modifiche, perché non permettono la creazione di quegli strumenti essenziali per mettere in pratica i bellissimi ideali espressi nel documento, il sistema parlamentare. 

Infatti, il secondo aspetto che mi ha colpito della Costituzione in quella prima lettura è quel che vedo fin troppo spesso mentre seguo la politica italiana. Il sistema parlamentare italiano è anomalo ed ha alcune pratiche che non permettono la creazione di governi funzionanti, a partire proprio da come nasce il governo. 

La Fiducia 

In qualsiasi democrazia moderna il nuovo governo deve ottenere la fiducia del Parlamento. Mentre in altri paesi la fiducia si ottiene in una sola Camera, l’equivalente della nostra Camera dei Deputati, in Italia  la fiducia deve essere espressa anche dal Senato. Mentre questo potrebbe sembrare un’espressione altissima di Democrazia, le realtà elettorali quasi sempre la rendono vana. 

Infatti, per via della legge elettorale, e questo è un problema cronico del sistema politico italiano, la composizione del Senato non è mai la stessa della Camera e quindi il nuovo Governo deve fare un doppio lavoro per  arrivare alla fiducia, in modo particolare quando non ha la maggioranza nel Senato e quindi si aprono le porte ai compromessi parlamentari che hanno come risultati leggi che dovrebbero soddisfare le esigenze di tutti, ma che producono leggi che non raramente sono inefficaci e facilmente raggirate dai soliti furbi. 

Dunque è facile vedere come questi compromessi non fanno altro che indebolire leggi importanti. Ogni legge, e spesso ogni riga di ogni paragrafo di leggi, sono il risultato di trattative occulte e a volte approvate con maggioranze diverse perché ciascun partito cerca un vantaggio per sè stesso. E questo si vede in modo particolare con le molte leggi elettorali che regolarmente falliscono clamorosamente, perché quasi mai il parlamento italiano è riuscito a produrre governi funzionanti in tempi brevi. 

E questo gioco di interessi dei partiti introduce un altro aspetto anomalo del Parlamento italiano che in teoria è protetto dalla Costituzione, ma mai fedele al concetto originale dell’Assemblea Costituente. 

I parlamentari chi rappresentano? 

Nei dibattiti parlamentari in Italia e nelle direzioni dei Presidenti della Camere, i Deputati e i Senatori vengono chiamati con i loro nomi. Questo poi viene ripetuto nelle eventuali interviste, con l’aggiunta del nome del partito. Però in Italia, il semplice fatto che non esiste il vincolo di mandato indica che i parlamentari, almeno secondo le intenzioni dell’Assemblea Costituente, non rappresentano i partiti. 

Infatti, nei parlamenti britannici i deputati e i senatori sono nominati come “il Deputato per il seggio di ….” e il “Senatore dello Stato di…”. Cioè sono i rappresentanti dei cittadini dei seggi e degli Stati (Regioni in Italia) e non i rappresentanti dei loro partiti. Questo viene ripetuto nelle immagini televisive e le cronache politiche, magari con l’aggiunta del partito alla fine per far capire se appartengono al Governo, o all’Opposizione. 

Questo aspetto di nominare i politici come individui, invece di rappresentanti dei cittadini, alla fine vuol dire dimenticare che nel Parlamento rappresentano tutti i loro concittadini e non solo chi li ha votati. 

Il cambio di partito da parte di parlamentari non è raro all’estero. Partiti, come persone, cambiano nel corso del tempo, come vediamo regolarmente in Italia con la creazione continua di nuovi gruppi/partiti politici, ma la decisione finale su questa scelta del parlamentare deve essere fatta da chi lo ha votato, anche perché i motivi potevano essere legati proprio agli interessi dei cittadini, come leggi che potrebbero fare chiudere imprese nel territorio locale, per citarne solo un esempio. A volte un parlamentare deve votare contro il partito per questi motivi e la sua permanenza nel gruppo politico parlamentare potrebbe finire automaticamente di conseguenza. 

Limite di mandati parlamentari 

E nel parlare dei parlamentari dobbiamo anche citare un’altra regolare fonte di controversia verso il loro operato nelle Camere del Parlamento, il limite dei mandati. 

È facile dire che un parlamentare deve solo fare due legislature, però con un tale limite rischiamo effetti importanti. Il primo è che il Parlamento è un’istituzione così complicata e formale che un parlamentare neo-eletto ha bisogno di tempo per poter imparare come funziona la macchina burocratica, a partire dal poter riconoscere i poteri non sempre visibili che agiscono attorno i parlamenti di tutto il mondo. E spesso ci vuole una legislatura per imparare come comportarsi all’interno delle Commissioni e le sedute, ecc. 

Se limitiamo i mandati di parlamentari a due, come vuole uno dei gruppi parlamentari attuali, questo vuol dire che il parlamentare nuovo diventa efficace solo nella seconda legislatura e quindi, quando si trova a poter finalmente agire bene ha l’obbligo di lasciare il Parlamento per far iniziare il giro con un nuovo parlamentare. 

Di nuovo, la decisione del limite dei parlamentari deve essere presa dai suoi elettori che, almeno in teoria, sono quelli che sentono più gli effetti delle sue decisioni parlamentari. Ed è giusto e democratico che sia così. 

Costituzione viva 

Abbiamo tutti intenzioni buone quando iniziamo un progetto e questo è particolarmente vero per la Costituzione. Anzi, spesso dimentichiamo che le Costituzioni non sono perfette ed intoccabili, sono come esseri viventi, cambiano nel corso del tempo e come risultato delle esperienze della vita parlamentare e la Storia del paese. 

Nell’elencare questo esempi, e ce ne sarebbero molti altri, ho voluto fare capire al lettore che i problemi del sistema parlamentare italiano non sono legati al numero dei parlamentari. Infatti, in Italia il numero di Deputati in base alla popolazione degli elettorati è nei limiti delle altre grandi democrazie. 

I problemi della nostra politica imperfetta sono legati a un sistema parlamentare da render più efficace, a partire dalla doppia fiducia. Abbiamo bisogno di un parlamento e governi funzionanti e il sistema attuale non è capace di garantire questa efficacia. Infatti, vediamo regolarmente come certi gruppi/partiti politici, da entrambe le parti, utilizzano queste debolezze parlamentari per scopi partitici invece del bene dei cittadini in generale. 

E infine, come ho scritto più volte in questo articolo, la decisione se un parlamentare lavora bene o no non spetta ai Segretari dei partiti e alle riunioni in camere chiuse dei loro uffici, ma spetta ai cittadini che sono, almeno in teoria, i veri arbitri delle decisioni dei parlamentari. 

Certo, i cittadini potranno decidere di ridurre il numero di parlamentari, e questo è nel loro diritto. Però, siamo davvero sicuri che ridurre il numero di parlamentari sia la strada giusta per risolvere i problemi della nostra politica imperfetta? 

 

di emigrazione e di matrimoni

The Imperfect Concept, Politics

What “politics” means in a parliament, especially at a national level, that basically decides the quality of life of all its citizens.

While Italy is heading towards a referendum that is as controversial as it is important, to lower the number of parliamentarians in both the Chamber of Deputies and the Senate, I believe that the battle is so emotional that many forget that at play is not simply the numbers but what “politics” means in a parliament, especially at a national level, that basically decides the quality of life of all its citizens.

I have had a life that has been different from other people because I have been able to see up close the work of parliamentarians in two countries, Italy and Australia, my country of birth. I was able to see time after time that parliamentarians are not “beasts” like many think but human beings with the same strengths and faults. However, their role has one aspect that is different from that of almost all the other citizens, and I do not mean only the privileges that exist wherever there are parliamentarians, without exception.

The difference is that parliamentarians make decisions the change the lives of everybody. Every law, every amendment, every decision has an effect on the country’s citizens. For these reasons I strongly believe that the current debate has focussed so much on the numbers that we have completely avoided the most important question to ask to improve our politics: is the problem to be solved really the number of parliamentarians and not our parliamentary system that creates conditions of instability that favour anti-politics?

Imperfect document

I had already graduated in History when I read Italy’s Constitution for the first time and two aspects of the Constitution struck me deeply. And since then, especially after I moved to Italy in 2010, and I have had the opportunity to get a closer look at our politics, these ideas have been reinforced more and more.

The first aspect is what Roberto Benigni showed masterfully in his TV show “La più bella del mondo” (The world’s most beautiful) dedicated to our Constitution. In effect, the basic principals in the first part of our Constitution are a hymn of praise for Democracy and no-one who truly believes in the fundamental concept of Democracy can question this.

Unfortunately, in praising this aspect of the Constitution we have convinced ourselves that it is so beautiful that we do not notice that there are factors in the Constitution that need amending because they do not allow the creation of the tools that are essential for putting the wonderful ideals expressed in the document into practice, the parliamentary system.

In fact, the second aspect that struck me on the Constitution on that first reading is what I have seen all too often as I follow Italian politics. Italy’s parliamentary system is anomalous and has some practices that do not allow the creation of functional governments, starting precisely from how a government is formed.

Confidence

In any modern democracy the new government must obtain the confidence of the Parliament. While in other countries confidence is obtained in only one Chamber, the equivalent of our Chamber of Deputies, in Italy confidence must also be expressed by the Senate. While this may seem a very high expression of Democracy the reality of elections almost always neutralizes this.

In fact, due to the electoral law, and this is a chronic problem in Italy’s political system, the composition of the Senate is never the same as the Chamber and therefore the new government must do a double job to obtain the confidence, especially when it does not have the majority in the Senate and therefore this opens doors to parliamentary compromises that have as a result laws that could satisfy the needs of everybody but which produces laws that are often ineffective and easily hobbled by the usual crafty people.

Therefore, it is easy to see how these compromises do nothing but weaken important laws. Every law, and often every line of every paragraph of laws, have been the result of hidden negotiations and at times approved with different majorities because each political party looks for an advantage for itself. And we see this especially with the many electoral laws that regularly fail resoundingly because the Italian Parliament has almost never managed to produce functional governments in a short time.

And this interplay of interests of the parties introduces another anomalous aspect of Italy’s Parliament that in theory is protected by the Constitution but is never faithful to the original concept of the Constituent Assembly.

Who do the parliamentarians represent? 

During parliamentary debates in Italy and in the directions of the Presidents of the Chamber, the Deputies and the Senators are called by their names. This is then repeated in television interviews with the addition of the name of their party. However, in Italy the simple fact that there is no restriction to a mandate indicates that they, at least according to the intentions of the Constituent Assembly, do not represent the parties.

In fact, in the British Parliaments the Deputies and the Senators are named as the “Member for the electorate of…” and the “Senator for the State of…” That is, they are the representatives of the citizens of their electorates and States (Regions in Italy) and not the representatives of their parties. This is then repeated in the television and political news, maybe with the addition of the party at the end to let viewers understand if they belong to the Government or the Opposition.

In the end this aspect of naming politicians as individuals instead of as representatives of the citizens means forgetting that in Parliament they represent all their citizens and not only those who voted for them.

The change of parties by parliamentarians is not rare overseas. Political parties, like people, change over time as we see regularly in Italy with the continual creation of new groups/parties but the final decision on this choice by the parliamentarians must be made by those who voted for him or her, also because the reasons could be tied to the interests of the citizens, such as laws that could close companies in the local territory to state only one example. Sometimes a parliamentarian must vote against the party for these reasons and his stay in the parliamentary political group could end automatically as a result.

Limit of mandates in Parliament

And in talking about parliamentarians we must also mention another regular source of controversy regarding their work in the Chambers of Parliament, the limit of mandates in parliament.

It is easy to say that a parliamentarian must only sit for two legislatures, however, with such a limit risks major effects. The first is that Parliament as an institution is so complicated and formal that a newly elected parliamentarian needs time to learn how the bureaucratic machines operates, starting with being able to recognise the not always visible powers that act around parliaments around the world. And often this means that a legislature is needed to learn how to behave in the Commissions and the sittings, etc.

If we limit the terms of the mandates to two legislatures, as some parliamentary groups want, this means that the new parliamentarian becomes effective only in the second legislature and therefore when he or she is finally able to act well then has the obligation to leave Parliament to start another round with a new parliamentarian.

Once again, the decision to limit the parliamentarians must be made by his or her electors who, at least theoretically, are the ones who feel the effects of the decisions in parliament the most. And it is right and democratic that this is so.

Living Constitution

We all have good intentions when we start a project and this is especially true for the Constitution. Indeed, we often forget that Constitutions are not perfect and untouchable, they are living beings that change over time and as the result of experiences of parliamentary life and the country’s history.

In listing these examples, and there could be many more, I wanted to make readers understand that the problems of Italy’s Parliament are not connected to the number of parliamentarians. Indeed, in Italy the number of Deputies in proportion to the population of the electors is within the limits of the other great democracies.

The problems of our imperfect politics are connected to a parliamentary system to be made more effective, starting with the double confidence. We need functional Parliaments and governments and the current system is unable to guarantee this effectiveness. In fact, we regularly see how certain political groups/parties, on both sides, use these parliamentary weaknesses for party purposes instead of the good of the citizens in general.

And finally, as I have written a number of times in this article, the decision whether or not a parliamentarian has worked well is not up to the Secretaries of the parties and meetings in the closed rooms of their offices but it is up to the citizens who are, at least in theory, the true arbiters of the parliamentarians.

Of course, the citizens may decide to reduce the number of parliamentarians, and this is their right. However, are we truly sure that the reduction of the number of parliamentarians is the right path to solving the problems of our imperfect politics?


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