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Attualità

Il caso dell’aspartame

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Tempo di lettura: 6 minuti

aspartameL’Edulcorante più pubblicizzato di tutte le diete  potrebbe essere cancerogeno

di Adele Taccone

L’aspartame (E951) è un edulcorante artificiale intenso, a basso tenore calorico. Si presenta come una polvere bianca e inodore ed è circa 200 volte più dolce dello zucchero, per questo motivo è utilizzato da chi vuole ridurre l’apporto di calorie nella propria dieta. Da più di trent’anni questo edulcorante e i suoi derivati sono argomento di numerose controversie e di approfondite ricerche che comprendono studi sperimentali sugli animali, ricerche cliniche, studi sulle quantità assunte.

 Inizialmente l’autorizzazione per l’uso di aspartame fu esclusivamente per prodotti destinati ai diabetici. Nel giro di pochi anni il suo impiego si diffuse oltre cinquemila prodotti dagli yogurt alle bevande dolci. Il chimico che scoprì l’aspartame, stava cercando un farmaco antiulcera, si accorse per caso del potere dolcificante di questa sostanza (200 volte superiore a quello dello zucchero). Erano gli anni 80, la popolazione americana era già la più obesa del pianeta, la scoperta di un dolcificante a basso contenuto calorico fece un vero e proprio boom. La prima gomma da masticare senza zucchero fu distribuita gratuitamente a milioni di americani all’inizio degli anni ottanta, questi ricevettero in omaggio tramite posta la loro “dose” di aspartame sotto forma di gomme da masticare sotto il nome di NutraSweet, pubblicizzandolo come “una sostanza dolce più dello zucchero ma che non faceva ingrassare e non rovinava i denti”. Ma torniamo un po’ indietro: nel 1965 la SEARLE azienda farmaceutica dell’Illinois scopre per caso che un farmaco antiulcera che stava mettendo a punto era dolce, inizia così i test scientifici sulla sua sicurezza. Otto anni dopo li presenta all’ente governativo statunitense che si occupa della aspartame 1regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici (FDA) che nel 1974 autorizza l’aspartame per il commercio. L’FDA  è però costretta a fare un passo indietro davanti ricorso inoltrato dall’avvocato dei consumatori di Washington James Turner, nel ricorso si elencavano una serie di gravi problemi sanitari dovuti all’utilizzo di aspartame. John Olney patologo e psichiatra dell’università di St.Louis, nel 1971 scoprì che l’acido aspartico aveva provocato piccoli buchi nel cervello dei topi, l’avvocato Turner trovò allarmate anche un altro studio che la FDA aveva ignorato: a sette giovani scimmie, fu fatto bere latte con aspartame per un anno, 5 furono colpite da crisi epilettiche gravi, e una morì, stranamente alla scimmia non fu fatta l’autopsia. In sostanza, le conclusioni della ricerca effettuata dalla SEARLE minimizzavano i gravi effetti sulle scimmie trattate con alto e medio dosaggio di aspartame, spostavano invece l’attenzione sulle scimmie trattate con basse dosi che non avevano avuto reazioni particolari. Questo indusse l’FDA nel 1975 a sospendere l’approvazione dell’aspartame dando il via alle indagini, durante le quali furono trovate un numero impressionante di irregolarità. Nella seconda spedizione di indagine la tossicologa Jacqueline Verrett, conferma le irregolarità svoltesi durante la ricerca come ad esempio dichiarare animali morti come vivi (l’animale risulta vivo alla settimana 88 muore tra la settimana 92 alla 104 e risorge nella settimana 108 dell’esperimento, per  morire di nuovo alla 112) essa, definisce lo studio come “indecifrabile, inutile e che deve essere ripetuto. Davanti a questa irregolarità, i vertici dell’FDA chiedono di  aprire un’inchiesta giudiziaria contro la SEARLE, ma il procuratore che doveva avviare l’indagine sei mesi dopo viene assunto dallo studio legale che rappresenta la SEARLE,  lo seguirà di li a poco il procuratore capo nominato al suo posto.url-1 L’indagine giudiziaria quindi naufraga. La FDA costituisce una commissione di inchiesta interna formata da tre autorevoli esperti che all’unanimità votano contro l’approvazione del dolcificante definendo gli studi “SCONCERTANTI” e dichiarano: “le premesse non lasciano scelta alla Commissione se non concludere che i dati resi nel corso dell’udienza non escludono un effetto cancerogeno dell’aspartame e che, al contrario, sembrano suggerire la possibilità che l’aspartame possa contribuire allo sviluppo di tumori cerebrali”. Dopo quindici anni di inchieste, rapporti, investigazioni l’operazione aspartame è fallita eppure un anno più tardi entrerà ugualmente in commercio. Di fatto la bocciatura dell’aspartame è avvenuta nell’ottobre del 1980 a novembre viene eletto Ronald Wilson Reagan come presidente degli Stati Uniti d’America.

Il presidente Reagan, fresco di nomina, sostituisce subito il presidente della FDA con un suo uomo di fiducia: Arthur Hayes, che, come prima cosa, decide di rivalutare la situazione NutraSweet, ignorando tutte le investigazioni precedenti e facendo finanziare le nuove proprio dalla SEARLE. Ovviamente, questi studi portano alla conclusione che l’aspartame è un prodotto sicuro per la salute dell’uomo, e che probabilmente in precedenza dovevano esserci stati solo degli errori di trascrizione. Hayes a sua volta conosce bene una persona: l’amministratore delegato della SEARLE, Ronald Rumsfeld.  Questi viene chiamato nell’azienda per risanarne il bilancio dopo il crollo in borsa e  riesce perfettamente nell’intento, tanto da consegnare alla Monsanto, che stava acquisendo la SEARLE, una azienda nuovamente florida. Hayes, nel frattempo, approva qualsiasi autorizzazione, ultima quella della commercializzazione dell’aspartame nelle bibite. Fatto ciò, si dimette dalla sua carica, per andare a fare il consulente scientifico nell’azienda di pubbliche relazioni della Monsanto. Con Hayes, in totale, sono 9 gli uomini che dalla FDA sono passati a prestare servizio per la ex Searle. Ma, sei anni dopo, alcuni medici e neurologi iniziarono nuovamente ad indagare sull’aspartame. Istituita una nuova commissione d’inchiesta, gli uomini della ex Searle difendono l’azienda, sostenendo che la composizione dell’aspartame, ovvero gli amminoacidi fenilalanina ed acido aspartico, e le code in metanolo, rappresentano l’equivalente di un piatto a base di banane e latte, e che dunque tutti i suoi componenti sono di origine naturale. In particolare, mostrano uno spot pubblicitario in cui si afferma che “la natura non produce NutraSweet, ma NutraSweet non potrebbe essere fatto senza!“.aspartame 2

 

PRESENTE

Oggi l’aspartame è l’alleato più pubblicizzato di tutte le diete, protagonista di bevande e caramelle, snack dietetici e barrette di ogni tipo, l’aspartame è sempre più al centro di ricerche mediche che ne attesterebbero la pericolosità per la nostra salute. Sin dal 2002 l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha sottoposto a costante monitoraggio la sicurezza dell’aspartame e i suoi gruppi di esperti scientifici hanno emanato vari pareri in merito a studi apparsi sul dolcificante, “non c’è niente che faccia pensare ai possibili effetti genotossici o cancerogeni dell’aspartame e non c’è alcun motivo di rivedere l’ADI (consumo giornaliero consigliato) di aspartame pari a 40 mg/Kg al giorno”. La FDA americana, il JEFCA (il comitato misto Fao-Oms di esperti per la valutazione degli additivi alimentari), l’SCF(il Comitato scientifico per l’alimentazione) e l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ritengono l’aspartame non pericoloso e quindi commerciabile. Il 92 per cento delle ricerche indipendenti, ossia non sponsorizzate dall’industria, ha invece riscontrato diversi problemi con questa sostanza. Un esempio è L’Istituto Ramazzini, una ONLUS con a capo il professore Morando Soffritti che dal 1997 si occupa di studi e ricerce sull’aspartame. Questo ha evidenziato nelle cavie decedute, attraverso i relativi rilievi autoptici, un incremento di linfomi e leucemie anche con un tasso di aspartame inferiore a quello previsto per gli uomini, ovvero 20 mg/kg di peso corporeo. La corrispondenza di aspartame e tumori maligni (responsabile anche le dosi di metanolo che sprigiona nell’organismo) è stata quindi rilevata anche a partire da dosi inferiori a quelle ritenute ammissibili per gli essere umani. Questo avrebbe dovuto almeno destare un legittimo sospetto e indurre, se non ad un  divieto almeno ad un atteggiamento di prudenza e di cautela e, inevitabilmente, ad un programma di informazione ed educazione alimentare. Nulla di tutto questo è avvenuto se non una denuncia di terrorismo scientifico contro una delle maggiori Istituzioni di ricerca e studio dell’oncologia del nostro Paese. Inoltre le ricerche effettuate dal team del “Ramazzini” sono state rigettate dalle autorità sanitarie di tutto il mondo, le quali si ostinano a ritenere affidabili quelle effettuate (e finanziate) dalla ex Searle. Lo studio del “Ramazzini” viene contestato sia quanto a procedure che a requisiti, in particolar modo viene biasimato il mantenimento in vita degli animali fino a morte spontanea. Anche il nostro Ministero della Salute sembra voler tenere del tutto chiuso l’argomento: il direttore generale della sezione Sicurezza alimenti e Nutrizione, Silvio Borrello, sostiene di non avere più a disposizione le documentazioni attestanti gli esiti dei primi studi effettuati intorno agli anni ’80. Pare che questi documenti, da cui si potrebbero evincere opinioni tutt’altro che rassicuranti circa la tossicità dei dolcificanti chimici, siano stati perduti o distrutti, come accade a tutti i documenti che superano i 10 anni d’archiviazione. Dal canto suo però, il team del “Ramazzini” mette a disposizione, da ben sette anni, circa 12mila vetrini contenenti sezioni di organi di animali prelevate nelle varie fasi della malattia. Questi sono i risultati di una ricerca autofinanziata costata circa 5milioni di euro, che nessuno, però, si è preso ancora la briga di andare ad osservare.

 

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