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I volti sconosciuti degli oriundi – The Unknown Faces of Italians Overseas

By 7 Giugno 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

I volti sconosciuti degli oriundi

Le nostre esperienze all’estero non sono diverse da quelle che ora fanno i nostri nuovi residenti in Italia

Quando parliamo degli emigrati italiani in giro per il mondo e dei loro discendenti pensiamo subito alle partenze e ai loro sforzi per costruire una vita nuova per le loro famiglie, però ci sono aspetti della loro vita che pochi in Italia conoscono. Questi aspetti non solo dimostrano il livello di impegno dei nostri connazionali all’estero, ma potrebbero fornire anche esempi che potrebbero e dovrebbero essere utili per aiutare i nuovi residenti nel nostro paese a integrarsi.

Naturalmente chi è emigrato con successo ha voluto chiamare nel nuovo paese di residenza i suoi parenti e compaesani. Di conseguenza ogni comunità italiana all’estero ha concentrazioni particolari di persone provenienti dallo stesso paese. Per citarne solo due esempi, Minturno (LT) ha una “colonia” di discendenti degli emigrati minturnesi a Stamford, Connecticut negli Stati Uniti e San Giorgio la Molara (BN) ne ha una altrettanto grande ad Adelaide in Australia. In molti casi le popolazioni in questi centri urbani sono più grandi delle popolazioni attuali nei paesi di origine.


Allo stesso modo questi gruppi si concentrano nella stessa zona della città, creando non solo delle “Little Italy”, ma anche molte pseudo colonie paesane. Infatti, ricordo benissimo un giro di visite in una strada di Melbourne, Australia con i miei genitori dove se non parlavi il dialetto di Bianco (RC) rischiavi di non trovare nessuno che ti capisse. In questo caso, i paesani erano anche tutti impiegati di un paesano che aveva creato un’impresa di pullman di grande successo.

Di conseguenza molti di questi gruppi hanno cominciato a formare circoli sociali, sia a livello regionale che di paesi individuali, come il Circolo di Fondi (LT) a Melbourne. Questi gruppi poi sono stati la base della commemorazione dei Santi patroni dei loro paesi dove senza dubbio l’esempio più famoso è la Festa di San Gennaro a New York.

Insieme ai circoli sociali sono nati anche gruppi sportivi in tutti i continenti e sarebbe interessante vedere quanti Club Juventus si trovano in giro per il mondo, come anche Inter e Milan, per non dimenticare poi gli esempi famosi di Boca Juniors e San Lorenzo in Argentina che sono clud con forti legami e radici italiani.

Però, il volto meno conosciuto di queste attività comunitarie è formato dai gruppi di promozione della lingua e della Cultura del Bel Paese e, soprattutto, dai gruppi di assistenza ai connazionali.  

Per quel che riguarda l’insegnamento della lingua italiana ai figli degli emigrati il nome più conosciuto è indubbiamente la Società Dante Alighieri che si trova in ogni paese con comunità italiane, ma non è l’unico gruppo che cerca di mantenere l’uso della nostra lingua all’estero.

Sono gruppi che dobbiamo incoraggiare anche nel futuro perché diffondere la nostra lingua sarebbe anche un mezzo importante per aiutare la nostra editoria in grande crisi, ma dobbiamo chiederci se il governo e le case editrici italiane si rendano davvero conto del potenziale mercato internazionale per i nostri libri e film, anche se puntassimo solo alle comunità italiane in giro per il mondo. Non parliamo di comunità estere piccole, ma di oltre 90 milioni di emigrati italiani e i loro discendenti. Possiamo veramente continuare a far finta che non possano dare un contributo importante alla nostra editoria e altre industrie culturali?

Ovviamente la chiesa cattolica ha fornito una base per alcuni dei gruppi di assistenza e l’Ordine degli Scalabriniani è particolarmente attivo in questi compiti, ma non si limita solo ai gruppi dei fedeli. Infatti, in molte di queste comunità esistono i Patronati italiani per aiutare i connazionali che hanno bisogno di aiuto non solo per le loro pratiche per eventuali pensioni italiane, ma anche per le pratiche per le pensioni dei paesi di residenza.

In ogni caso, sarebbe sciocco pensare che questi gruppi di assistenza sociale esistano soltanto per aiutare i nostri connazionali in questi problemi burocratici. Purtroppo non tutti gli emigrati italiani hanno avuto successo e non pochi hanno bisogno di assistenza di vario genere. A volte gli aiuti sono finanziari, come anche per aiutare i giovani che a volte sono emarginati, spesso per via delle loro origini, particolarmente per la prima generazione nata all’estero, oppure perché hanno bisogno di aiuti particolari come coloro che hanno figli disabili, ecc.

Poi, con l’invecchiamento degli emigrati sono state le comunità a formare gruppi di beneficenza che hanno acquistato e gestiscono case di cura per gli anziani. Questi gruppi forniscono il servizio più importante perché in molti casi i loro assistiti hanno perso la capacità di parlare la seconda lingua, quella del paese di residenza. I servizi forniti ai nostri connazionali all’estero in queste case di cura sono i più adatti ai bisogni specifici dei nostri anziani, come infermiere e assistenti che parlano l’italiano, i cibi adatti ai loro gusti e in molti casi visite di suore e sacerdoti di lingua italiana che forniscono l’assistenza spirituale che molti connazionali cercano nella terza fase della vita.

Queste sono le cose che rendono ancora più grandi le nostre comunità all’estero. Sarebbe stato facile dire che lo Stato dei paesi di residenza doveva fornire i servizi in cambio delle tante tasse pagate, ma siamo stati noi italiani a capire che siamo proprio noi i migliori a fornire i servizi di cui abbiamo bisogno nelle varie fasi della nostra vita.

Sono gli esempi che noi in Italia dobbiamo studiare e capire per poter aiutare gli immigrati che ora arrivano nel nostro paese per integrarsi al meglio.

Noi italiani dovremmo essere i primi a capire l’importanza di imparare la nuova lingua di residenza, ma anche come è altrettanto importante imparare la lingua di origine. Le nostre esperienze all’estero non sono diverse da quelle che ora fanno i nostri nuovi residenti in Italia.

Chiunque sia mai andato in case di cura per gli anziani italiani all’estero sa benissimo cosa affronterà questo paese nel futuro non tanto lontano per gli immigrati che ora sono giovani e sani, ma che con il tempo sentiranno gli effetti dei loro sforzi. Chiunque sia andato a vedere i gruppi di assistenza forniti ai nostri connazionali all’estero sa benissimo che ci sono problemi inerenti al processo di immigrazione, e che bisogna vegliare e agire per aiutare gli immigrati ad integrarsi nel nostro paese nel migliore di modi.

Ogni volta che parlo con immigrati in Italia, ogni volta che sento parlare di loro mi ricordo il mio passato in Australia e sento le stesse frasi e luoghi comuni sui volti nuovi e le voci nuove che ora girano in Italia.

A differenza degli altri paesi di immigrazione come gli Stati Uniti e l’Australia, l’Italia è fortunata perché ha un tesoro nella Storia e le esperienze dei nostri connazionali all’estero. Abbiamo potenzialmente una fonte enorme dalla quale potremmo prendere esempio e imparare per cercare di evitare gli sbagli, in alcuni casi le tragedie, commessi nel passato in quei paesi.

Il miglior modo di riconoscere gli sforzi e i lavori degli emigrati italiani non consiste solo in riconoscimenti e onorificenze ufficiali per alcuni di loro, ma di riconoscere i lavori svolti nel campo dell’assistenza verso chi ne ha bisogno. Il miglior modo consiste nell’imparare da queste esperienze e di metter le lezioni in pratica in Italia.

Mettiamo in pratica le lezioni che ci pervengono dall’estero anche perché sono una parte della Storia d’Italia e senza dubbio questa fase di immigrazione già fa parte della prossima fase della nostra Storia. Non ripetiamo gli sbagli degli altri paesi, ma dimostriamo d’aver imparato e di poter fare meglio.

di emigrazione e di matrimoni

The Unknown Faces of Italians Overseas

Our experiences overseas are no different from those of our new residents in Italy

When we talk about Italian migrants overseas and their descendants we immediately think about the departures and their efforts to make a new life for their families, however, there are aspects to their lives that few in Italy know. These aspects not only show the level of commitment of our fellow Italians overseas but also provide examples that could and should be useful for helping the new migrants in Italy to integrate.

Naturally those who migrated successfully called their relatives and fellow townspeople to the new country of residence. Subsequently every Italian community overseas has specific concentrations of people from the same town. To name only two, Minturno(LT) has a “colony” of descendants of Minturnese migrants in Stamford, Connecticut in the United States and San Giorgio la Molara(BN) has one just as big in Adelaide in Australia. In many cases the populations of these urban centres are much bigger than the current population of the towns of origin.

In the same way these groups concentrated in the same area of the city creating not only “Little Italies” but pseudo colonies of townspeople. In fact, I remember very well a round of visits with my parents to a street in Melbourne in Australia where if you did not speak the dialect of Bianco(RC) you risks not finding anybody could understand you. In this case, the townspeople were also all employees of another person from the town who had set up a very successful bus business.

As a consequence many of these groups began to form social clubs at both a regional and town level, such as the Fondi Club in Melbourne, Australia. These clubs were then the basis for the commemoration of the Patron Saints of their hometowns where without doubt the most famous is the Feast of San Gennaro in New York.

Together with the social clubs, sporting clubs were also formed in all the continents and it would be interesting to see how many Juventus Clubs there are around the world, as well as Inter and Milan, without then forgetting the famous examples of Boca Juniors and San Lorenzo in Argentina with strong Italian links and roots.

 However, one face of these community activities that is less known is formed by the groups for the promotion of Italy’s language and Culture, and also welfare assistance for our countrymen and women.

As far as the teaching of the Italian language to the children of migrants is concerned, the most famous name is undoubtedly the Dante Alighieri Society which is found in every country with Italian communities but it is not the only group that tries to maintain the use of our language overseas.

These are groups that we must encourage also in the future because spreading our language could also be a major means for helping Italy’s publishing industry which in crisis but we must ask ourselves if both the government and Italy’s publishers truly realize the international potential of our books and films overseas, even if we aimed only at the Italian communities around the world. We are not talking about small overseas communities but about more than ninety million Italian migrants and their descendants. Can we truly continue to pretend that they cannot give a major contribution to our publishing industry and the other cultural industries?

Obviously the Catholic Church provided a foundation for some welfare groups and the Order of the Scalabrinians is especially active in these tasks and this work is not limited only to groups of the faithful. In fact, in many of these communities there are the Patronati, the welfare branches of the Italian trade union movement, that assist their countrymen who need help not only for their Italian pension applications but also with applications for pensions in the countries of residence.

 In any case, it would be foolish to think that the welfare groups exist only to help with the bureaucratic problems of our fellow countrymen and women. Sadly, not all the Italian migrants were successful and not a few needed various types of assistance. Sometimes the assistance is financial, as well as to help young people who were often marginalized because of their origins, especially in the first generation born overseas, or because there are those who need specific assistance such as those with disabled children, etc.

And then, with the aging of the migrants, there were communities that formed charity groups that purchased and managed aged care homes. These groups provide the most important service because in many cases their clients lost the capacity to speak the second language, the language of their country of residence. The services provided to countrymen and women overseas in these aged care homes are the most suitable for the specific needs our elderly, such as nurses and assistants who speak Italian, the food is suitable for their tastes and in many cases nuns and priests who speak Italian provide the spiritual assistance that many of our countrymen and women seek in the third stage of their lives.

 These are the things that make our overseas communities even greater. It would be easy to say that the Sate of the countries of residence should provide the services in exchange for the taxes paid but we Italians were the ones who understood that that we are the best people to provide the services we need in the various stages of our lives.

 These are the examples that we in Italy must study and understand in order to help to help the immigrants that are now arriving to the country to integrate better

We Italians should be the first to understand the importance of learning the new language of residence but also how it is equally important to learn the language of origin. Our experiences overseas are no different from those of our new residents in Italy.

Whoever has gone to an aged care home for the Italian elderly overseas knows very well what this country will face in the not distant future with the migrants who are now young and healthy but with time they will feel the effects of their labours. Whoever has gone to see the welfare provided by our countrymen and women overseas knows very well that there are problems inherent to the process of migration and that we must watch and act to help the migrants to integrate into our country in the best way possible.

Every time I speak with a migrant in Italy and every time I hear someone talk about them I remember my past in Australia and I hear the same phrases and clichés about the new faces

Unlike the other countries of immigration such as the United States and Australia, Italy is fortunate because she has a treasure in the history and the experiences of our countrymen and women overseas. We have potentially a huge source from which we could take examples and learn to try to avoid the mistakes, and in some cases tragedies, committed in the past in those countries.

The best way to recognize the efforts and the labour of the Italian migrants does not consist only of official acknowledgments and honours  for some of them but by recognizing the work done in the field of assistance for those in need. The best way consists in learning from these experiences and to put the lessons into practice in Italy.

Let us put into practice the lessons that come from overseas, also because they are a part of Italy’s history and without doubt this phase of immigration is already part of the next stage of our history. Let us not repeat the mistakes of the other countries but let us show we have learnt and can do better.


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