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I Tamburi e le Bandiere – The Drums and the Flags

By 3 Giugno 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

I Tamburi e le Bandiere

In un anno normale da mesi ormai ogni sera in tante città italiane si sarebbero sentiti gruppi di tamburi e chiarini e in piazzette e cortili si sarebbero visto altri gruppi allenarsi con bastoni e bandiere

Sappiamo tutti che l’emergenza Covid-19 ha cambiato drasticamente la vita in tutto in mondo, in ogni suo aspetto. In Italia l’emergenza ha voluto dire cancellare per quest’anno moltissime manifestazioni che durano almeno da decenni, e in un caso celebre da secoli, e che hanno segnato la vita di molte città, in modo particolare le città medioevali.

Perciò, vogliamo vedere cosa vogliono dire queste manifestazioni, non solo per l’economia e la qualità di vita di queste città, ma specialmente come possono offrire una rampa di lancio importante per il futuro attirando turisti da tutto il mondo per vedere un aspetto del nostro paese che pochi conoscono all’estero.


In un anno normale da mesi ormai ogni sera in tante città italiane si sarebbero sentiti gruppi di tamburi e chiarini e in piazzette e cortili si sarebbero visto altri gruppi allenarsi con bastoni e bandiere. Questi allenamenti sono la parte più evidente della stagione che doveva essere già iniziata in Italia. Siena, Faenza, Ascoli, Foligno, Città di Castello e Sulmona, per ricordarne soltanto alcune, sono città che di solito ospitano Pali di qualche genere, purtroppo quest’anno non sarà possibile vedere queste manifestazioni davvero bellissime.

Naturalmente il più famoso e indubbiamente il più appassionante è il Palio di Siena, sia per una cornice medioevale perfetta per l’occasione che per la rivalità tra contrade dove chi non partecipa in un’edizione fa la sua parte ad opporsi al rivale storico. I riti e le contestazioni al Palio senese riflettono le rivalità medioevali nella città.

Ogni Palio è l’occasione per mettere in mostra nel mondo la Storia di città cha hanno scritto capitoli della Storia d’Italia. Faenza, per esempio, una città non molto conosciuta all’estero ma che ha i suoi concittadini persino nella Divina Commedia, non è l’unica città dove i rioni mettono in mostra gli stemmi delle loro famiglie aristocratiche nei cortei che marciano fieramente verso ogni appuntamento del Palio del Niballo della città.

Non tutti i Pali sono corse di cavalli ed in alcuni casi non sono coinvolti nemmeno questi, come ad Alba dove gli animali protagonisti sono asini. Si va dalla corsa semplice come quella di Siena, a Quintane, Giostre, gare con anelli e così via. Ogni gara ha le sue caratteristiche e ognuno ha la sua preferita. E poi c’è anche il Palio delle Quattro Repubbliche Marinare che ovviamente coinvolge scafi.

Ma il Palio non è soltanto una gara di sport storico. Ogni Palio è un contesto che non solo ci permette di rivedere il passato, ma ci dà l’opportunità, anzi l’incentivo, di non perdere tradizioni e tecniche che senza i Pali rischierebbero di sparire. Queste tradizioni iniziano con quelle legate ai costumi.

Le contrade, i rioni e gli altri quartieri che ne fanno parte cercano di mettere in mostra la Storia e i dettagli che rendono ogni città italiana unica. Per poter fornire questi costumi per le sfilate storiche bisogna avere varie squadre che lavorano per tutto l’anno per ricreare i vestiti, le armature e le armi di una volta.

Nel caso dei costumi si parte dallo studio dei quadri e ritratti d’epoca per riprendere colori e disegni, si continua poi tramite gli archivi storici per documenti e racconti che descrivono quali materiali venivano utilizzati e come. Poi arriva la parte più impegnativa, quella di mettere insieme il tutto e di far tornare alla luce mode e stili che non si vedevano da secoli. Lo stesso discorso vale per le armi e le ricreazioni di vecchi stili di combattimento e di arti come la falconeria che caratterizzavano la vita dei ricchi e potenti di quel periodo.

La preparazione dei costumi mantiene in vita metodi e tecniche secolari di disegno e lavorazioni dei materiali. Nelle città che più tengono al loro passato i costumi sono tutti fatti a mano, in ogni dettaglio un capolavoro degli antichi mestieri tessili. Come anche le scarpe, riproduzioni fedeli dei modelli originali. 

Nel frattempo i diretti interessati si preparano. I fantini a conoscere, ad allenare i loro cavalli e animali per gli sforzi necessari a sostenere le gare. Ogni tipo di gara utilizza tecniche e animali diversi, ma i fantini spesso partecipano a più Pali e non è un caso che un controllo dei nomi dei fantini di ogni Palio troverebbe gli stessi nomi ripetersi di gara in gara. Soltanto i migliori vengono scelti e i loro servizi sono molto ricercati e la loro retribuzione non è soltanto nella forma dei trofei vinti.

Ma i fantini e i loro animali non sono gli unici elementi in competizione durante la stagione dei Pali. Anche gli sbandieratori sono in gara e la competizione tra di loro non è meno agguerrita di quella tra i fantini. Il pubblico festeggia ogni mossa buona dei suoi beniamini come prende in giro ogni sbaglio dei rioni e contrade avversari. I trofei degli sbandieratori hanno luoghi d’onore nelle sedi rionali quasi alla pari di quelli dei loro fantini. E le gare tra i ragazzi in costume non è da sottovalutare, e il premio per la miglior Dama del Palio è ambito ovunque.

Queste rievocazioni storiche dimostrano una faccia delle generazioni che hanno dato gloria al nostro paese. I ricordi e le lodi al nostro Medioevo e Rinascimento ci fanno ricordare una grande parte di quel che rende la nostra Cultura unica e ricchissima. Perciò questi eventi non sono da mantenere semplicemente per continuare in forma quasi innocua rivalità antiche, ma perché potrebbero svolgere un ruolo altrettanto importante per la promozione del nostro paese.

Con l’eccezione di Siena i Pali sono poco conosciuti all’estero, però hanno il potenziale di attirare turisti che poi non vedrebbero solo le gare agonistiche. Nell’andare ad assistere a queste gare i turisti avrebbero l’opportunità di vedere e godere zone che di solito hanno un numero limitato di turisti quando paragonati a Roma, Firenze e Venezia che sono, senza alcun dubbio, le città italiane più conosciute all’estero e dunque più visitate dai turisti.

Chi va a vedere Pali a Faenza, Ferrara, Alba, San Sepolcro, Teramo e tutte le altre città con feste medioevali, vedrebbe musei, gallerie e rocche, conoscerebbe nuovi piatti e prodotti regionali, ne assaggerebbe vini che spesso non escono dalle zone e capirebbe che i tesori culturali italiani non sono limitati ai tre grandi centri nominati, ma si trovano sparsi per tutto il paese. Chi fa il giro delle sedi dei rioni e delle contrade vedrebbe feste medioevali e mostre che presentano al mondo moderno la vita di una volta. La vita che ha dato luce a queste città bellissime, a opere d’arte straordinarie e anche a guerre feroci che hanno fatto la Storia non solo d’Italia, ma in molti casi anche del mondo.

Questi turisti vedrebbero i centri storici dei Pali al loro meglio, dove le piazze diventano le migliori cornici per i lavori dei rioni per le sfilate storiche e i Pali stessi. Chi va a Piazza del Campo a Siena per il Palio capirebbe all’istante una parte della realtà del passato della città. Chi va a vedere la gara della bandiera in Piazza del Popolo a Faenza le notti del weekend prima del Palio del Niballo, vedrebbe la vera bellezza di una Piazza poco conosciuta fuori della zona.

Purtroppo, ogni Palio ha i suoi critici, per esempio c’è chi non sopporta la confusione dei giorni di gara, chi mette in dubbio la veracità di certe gare, ma in fondo pochi possono negare che i Pali abbiano un impatto notevole sulle città.

Si, i Pali possono far molto per attirare nuovi turisti al Bel Paese ed è ora che siano promossi all’estero come meriterebbero. Ma non dimentichiamoci che non sono l’unica cosa nel nostro paese degna dei turisti. Cominciamo a guardare bene quel che abbiamo perché il futuro d’Italia dipenderà moltissimo dalla nostra capacità di attirare turisti internazionali e non solo perché i soldi che porterebbero nel paese servono per conservare quel che rischiamo di perdere per mancanza di fondi. 

È ora che l’Italia programmi bene il suo futuro, partendo anche dal fare crescere notevolmente il numero di turisti internazionali, non tanto ai tre grandi centri tradizionali, Roma, Firenze e Venezia, ma in città importanti che meritano un numero di turisti molto più grande perché il loro contributo al nostro passato fu molto più grande di quel che molti all’estero sanno.

Infine, che posto meglio che i Pali per far capire ai discendenti dei nostri emigrati all’estero la vera ricchezza della nostra, e quindi la loro Cultura, di vedere queste città al loro meglio, di guardare la bravura dei fantini, di sentire il rullo dei tamburi e di vedere volare in alto le bandiere di ragazzi che mantengono in vita tradizioni e capacità che sono solamente italiane.

 

di emigrazione e di matrimoni

The Drums and the Flags

In a normal year many Italian cities would have been heard for months the sound of drums and clarions and would have seen other groups training with sticks and flags in small squares and courtyards.

We all know that the Covid-19 emergency has changed life drastically around the world in every way. In Italy the emergency has meant many events were cancelled for this year that have lasted for at least decades, and in one famous case for centuries, and marked the life of many cities, specifically the medieval cities.

Therefore, we want to look at what these events mean, not only for the economy and the quality of life of these cities, but especially how they can be a major launching pad for the future by attracting tourists from around the world to see an aspect of our country that few know overseas.

(Translator’s note: words such as rioni and contrade all mean quarters/suburbs of cities and I have kept these in the article to show how customs change from city to city in Italy)

In a normal year many Italian cities would have been heard for months the sound of drums and clarions and would have seen other groups training with sticks and flags in small squares and courtyards. This training is the most evident part of the season that should have already started in Italy. Siena, Faenza, Ascoli, Foligno, Città di Castello and Sulmona, to name only a few, are cities which usually host some type of Palio, sadly it will not be possible to see these truly beautiful events this year.

Naturally the most and famous and undoubtedly the most exciting is the Palio di Siena, for both its perfect medieval setting and for the rivalry between the contrade where those who do not take part in an edition do their best to oppose their historic rivals. The rites and controversies of Siena’s Palio reflect the city’s medieval rivalries.

Each Palio is the occasion to show the world the history of cities that have written chapters of Italy’s history. Faenza, for example, a city that is little known overseas but has had citizens that can even be found in the Dante’s Divine Comedy, is not the only city where the rioni put on show the coats of arms of their aristocratic families in the processions that proudly march towards every appointment of the city’s Palio del Niballo.

Not all the Palios are horse races and in some cases not even these animals are involved, like in Alba where donkeys are the protagonists. They go from simple races such as at Siena, to quintane (quintaines), jousts, competitions with rings as targets and so forth. And then there is also the Palio delle Quattro Repubbliche Marinare (of the four Maritime Republics) which obviously involves boats.

But the Palio is not only a historic sport’s event. Each Palio is in a context that not only lets us glimpse the past but it gives us the opportunity, indeed the incentive, to not lose traditions and techniques that we would risk disappearing without them. These traditions start with those connected to the costumes.

The contrade, the rioni and the other districts that take part try to put on show the history and the details that make every Italian city unique. In order to provide these costumes for the historical parades there have to be a number of teams that work for all the year to recreate clothes, armour and the weapons of the past.

In the case of the costumes the work starts with the study of paintings and portraits from the period to take up the colours and the designs which then continues through the historical archives for the documents and the stories that describe which materials were used and how.  And then comes the most demanding part, putting everything together and to bring back to life fashions and styles that had not been seen for centuries. This is also true for the weapons and the recreation of ancient styles of fighting and arts such as falconry which characterized the lives of the rich and the powerful during that period.

The preparation of the costumes keeps alive centuries old methods and techniques of design and processing of the materials. In the cities that care most for their past the costumes are made by hand, in every detail a masterpiece of ancient textile crafts. Just like the shoes which are faithful reproductions of the original models.

In the mean time those directly involved get ready. The horsemen to get to know and train their horses and the animals for the efforts needed to endure the competitions.  Each type of competition uses different techniques and animals but the horsemen often participate in a number of Palios and it is no coincidence that if we checked the names of the horsemen of each one we would find the same names repeated in event after event. Only the best are chosen and their services are much sought after and their remuneration is not only in the form of the winner’s trophies.

But the horsemen and their animals are not the only elements in competition during the season of the Palios. The sbandieratori (flag throwers) are also in competition and this is no less fierce than that between the horsemen. The public cheers every good move by their favourites just as it mocks every mistake by their rival rioni and contrade. The sbandieratori’s trophies have places of honour in the headquarters of the districts almost on a par with that of their horsemen. And the competition between the people in costume is not to be underestimated and the prize for the best Lady of the Palio is coveted everywhere.

These historical re-enactments show us a face of the generations that gave glory to our country. The memories and the praise of our medieval period and the Renaissance let us remember a large part of what made our Culture unique and very rich. Therefore, these events are not to be kept simply to continue ancient rivalries in an almost harmless form but because they could play an equally important role for the promotion of our country.

With the exception of Siena, the Palios are little known overseas, however, they have the potential to attract tourists which would then see not only the competitions. When they come to watch these events tourists would have the opportunity to see and enjoy areas that usually have limited numbers of tourists when compared to Rome, Florence and Venice which are without doubt the Italian cities best known overseas and therefore most visited by tourists.

Those who go to see Palios in Faenza, Ferrara, Alba, San Sepolcro, Teramo and all the other cities with medieval festivals would see museums, art galleries and fortresses, they would get to know new dishes and regional products, they would taste wines that often do not leave the areas and they would understand that Italy’s cultural treasures are not limited only to the three great centres names but are spread throughout the country. Those who do the rounds of the headquarters of the rioni and the contrade would see medieval feasts and exhibitions which present to today’s world the life of times gone by. The life that gave birth to these beautiful cities and extraordinary works of art and also ferocious wars that made not only Italy’s’ history but in many cases also the world’s.

These tourists would see historic city centres at their best, when the piazze become the best settings for the work of the rioni for the historical parades and the Palios themselves. Those who go to the Piazza del Campo in Siena for the Palio would immediately understand a part of the reality of the city’s past. Those who go to see the exhibitions of the flags in Piazza del Popolo in Faenza on the evenings of the weekend before the Palio would see the true beauty of a Piazza that is little known outside the area.

Sadly every Palio has its critics, for example those who cannot stand the confusion of the days of the event and those who doubt the veracity of certain competitions but basically few can deny that the Palios have had a considerable impact on the cities.

Yes, the Palios can do much more to attract new tourists to Italy and it is time they are promoted overseas as they deserve. But let us not forget that they are not the only things in our country that deserve tourists. Let us start by looking closely at what we have because Italy’s future will depend very much on our capacity to attract international tourists and not only because the money they would bring are needed for preserving that we risk losing due to lack of funds.

It is time for Italy to programme its future well, also starting by significantly increasing the number of international tourists, not so much to the three great traditional centres, Rome, Florence and Venice, but in major cities that deserve a much bigger share of tourists because their contribution to our past was much greater that what many people overseas know.

Finally, what better place than the Palios to make the descendants of our migrants overseas understand the true wealth of our and therefore their Culture, than seeing these cities at their best, to see the skills of the horsemen, to hear the roll of the drums and to see the flags flying high from the hands of young people who keep alive traditions and skills that are purely Italian.


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