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Italiani nel Mondo

I nomi che possono far male – The names that can hurt

Gianni Pezzano

Pubblicato

il

di emigrazione e di matrimoni

I nomi che possono far male

Sembrerà strano per molti lettori in Italia, ma a volte le tradizioni possono fare male ai figli ed i discendenti dei nostri emigrati all’estero, in modo molto particolare i nostri nomi.

Per una lingua fonetica apparentemente semplice, i nostri nomi spesso sono strani e impronunciabili per la gente di altre lingue e non solo l’inglese del mio paese di nascita, l’Australia. E nel cercare di ambientarsi nel nuovo paese alcune famiglie hanno dovuto abbandonare una tradizione cara, anche se ormai in Italia è meno comune del passato.

Ho avuto una prova affascinante di questo fatto durante la seconda visita di mia nonna materna in Australia qualche decennio fa. Siamo andati a cena da paesani e nel corso della serata, visto che i figli di entrambe le famiglie erano nell’età in cui si poteva cominciare a pensare al matrimonio e ad eventuali figli, il discorso è andato inevitabilmente alle usanze e le tradizioni legate ai matrimoni.

Quando nonna ha fatto il commento che sperava che i figli avrebbero seguito la tradizione comune in molte regioni italiane, di dare il nome dei nonni ai figli, la figlia dei nostri paesani si è ribellata. “No! Non darò i nomi dei miei genitori ai miei figli!” Nonna e gli altri adulti sono rimasti stupiti non solo dal commento ma anche dall’emozione nella sua voce. Io invece capivo benissimo la sua reazione e guardavo le reazioni di nonna ed i genitori mentre lei ne spiegava i motivi.

Il nome della donna era Immacolata e ha spiegato i problemi che ha avuto a scuola con il suo nome, non solo perché è molto insolito in Australia, ma anche e soprattutto perché quando le altre alunne della scuola cattolica che frequentava hanno capito il significato del suo nome, lei è diventata bersaglio di commenti poco lusinghieri se non offensivi dalle sue coetanee.

A rendere questa situazione ancora peggio per lei era il fatto che il nome di suo padre era Amabile, un nome insolito anche in Italia e ancora più impronunciabile per gli anglofoni, e quindi lei aveva già immaginato come sarebbe stata la vita del suo eventuale figlio nel futuro.

Vedevo la delusione nei volti di nonna e gli altri adulti attorno al tavolo ed a questo punto ho deciso di spiegare che anch’io avevo avuto problemi nel corso degli anni perché ci sono sempre quelli che non accettano le cose nuove, e particolarmente nomi strani che non fanno parte del passato del paese.

Tra i nostri parenti e amici, sia in Italia che l’Australia, c’erano nomi che avrebbero creato problemi in quel mondo spesso crudele dei giovani, che non si rendono conto di come le loro battute e scherzi possono fare male. Ho zie che si chiamano Concettina e Soccorsina, mentre la prima sarebbe diventata “Connie” in inglese che è comune come nome, il secondo nome, in onore della Madonna del Soccorso del suo paese in Calabria, sarebbe stato molto difficile nell’ambiente scolastica in Australia. Allo stesso modo nomi maschili come Sossio, Rosario, Panfilo e persino Giuseppe creano problemi di pronuncia per gli anglofoni. Nel caso di Rosario, che in Italia è il nome di maschi, nei paesi di lingua spagnola il nome è utilizzato per femmine.

L’eventuale decisione di non dare i nomi dei nonni ai figli poi rischia di creare problemi tra generazioni, perché in moltissimi casi rompe una tradizione che andava avanti per generazioni.

Il nome di una persona è importante, è parte integrale della propria identità, ma, come abbiamo discusso nella recente serie di articoli dedicata proprio a questo tema, il fattore dell’identità subisce inevitabili cambi nel tempo per chi si trasferisce all’estero, visto che ogni paese ha lingua, tradizioni e usanze diverse da quelle italiane e quindi l’emigrato e i suoi figli devono trovare modi di adattarsi alla vita nel nuovo paese di residenza.

A rendere questa situazione ancora più triste è il male che questi cambi fanno nei rapporti tra generazioni, e in modo particolare tra chi è all’estero e chi rimasto in Italia raramente capisce i mutamenti nella vita che fanno parte fondamentale della vita nuova in un paese straniero.

Infatti, per quanto vogliamo tenere fede il più possibile alle nostre tradizioni e usanze, dobbiamo anche capire che le realtà diverse all’estero spesso non ci permettono di poter fare tutto quel che avremmo fatto in Italia.

Alla fine erano questi cambi che hanno creato le culture “italiane” all’estero, che hanno timbrato ciascuna di queste comunità italiane e sono soggetti che meritano studi seri, perché capiamo troppo poco delle esperienze e le decisioni che hanno costretto cambi nella vita degli italiani all’estero che pochi potevano immaginare prima di partire.

Ed è ora che incoraggiamo fortemente gente in Italia e all’estero a documentare finalmente in modo serio e sistematico queste comunità perché, in tutta onestà, ne sappiamo veramente poco di fasi importanti della Storia italiana alla quale l’Emigrazione ha dato e continua a dare un contributo importantissimo.

Ripetiamo l’invito ai nostri lettori all’estero di inviarci le loro storie ed esperienza su questo e altri aspetti d’essere emigrati italiani, oppure figli/discendenti di emigrati italiani a: gianni.pezzano@thedailycases.com  

 

The names that can hurt

 

di emigrazione e di matrimoni
It may seem strange to many readers in Italy but at times traditions can hurt the children and descendants of our migrants overseas, particularly our names.

For a seemingly simple phonetic language our names are often strange and unpronounceable for people of other languages and not only the English of my country of birth, Australia. And in trying to settle down in the new country some families had to abandon a precious tradition even if it is now less common in Italy than in the past.

I had fascinating proof of this fact during my maternal grandmother’s second visit to Australia a few decades ago. We went to dinner at the home of paesani, people from the same town and, seeing that the children of both families were at an age that they could start thinking of marriage and eventually children, in the course of the evening the discussion inevitably turned to the customs and traditions tied to weddings.

When my grandmother made a comment that she hoped the children would follow the tradition that is common in many Italian regions to name the children after the grandparents our paesani’s daughter rebelled, “No! I will not give my parents’ names to my children!” My grandmother and the other adults were amazed not only by the comment but also by the emotion in her voice. I on the other hand understood her reaction very well and I watched the reactions of my grandmother and the parents while she explained the reasons.

The daughter’s name was Immacolata and she explained the problems she had at school with the name, not only because it was very unusual in Australia but also and especially because when the other girls of the Catholic school she attended understood the meaning of her name she became the target of unflattering if not offensive comments from her peers.

What made her comments even worse for her was the fact that her father’s name was Amabile, an unusual name even in Italy and even more unpronounceable for English speakers and therefore she had already imagined what her eventual son’s life would have been like in the future.

I saw the disappointment in the faces of my grandmother and the other adults around the table and at this point I decided to explain that I too had had problems over the years because there are always those who do not accept new things and especially strange names that are not part of the country’s past.

Amongst our relatives and friends in both Italy and Australia there were names that would have created problems in that often cruel world of young people who do not realize how much their jokes and tricks can hurt. I have aunts called Concettina and Soccorsina, while the former could become “Connie” in English which is a common name, the latter name, in honour of the Madonna del Soccorso (Our Lady of Help) of her town in Calabria, would have been very difficult in the school environment in Australia. In the same way male names such as Sossio, Rosario, Panfilo and even Giuseppe create problems of pronunciation for English speakers. In the case of Rosario, which in Italy is a male name, in Spanish speaking countries the name is used for females.

Any decision not to give the grandparents’ names to children then risks creating problems between the generations because in many cases this breaks a tradition that went on for generations.

A person’s name is important, it is a fundamental part of a person’s identity but, as we discussed in the recent series of articles dedicated to this very issue, the factor of identity undergoes inevitable changes over time for those who move overseas since every country has its language, traditions and customs that are different from Italian ones and therefore the migrant and his children must find ways to adapt to life in the new country of residence.

What makes this situation even sadder is the harm that these changes cause in the relations between generations and particularly between people overseas and those who stayed in Italy who rarely understand the changes in life that are a fundamental part of the new life in a foreign country.

In fact, as much as we want to keep faith as much as possible with our traditions and customs we must also understand that the different realities overseas often do not let us be able to do everything we would have done in Italy.

In the end these changes were what created the “Italian” cultures overseas that marked each one of these Italian communities and they are subjects that deserve serious study because we understand too little about the experiences and the decisions that forced changes in the lives of Italians overseas that few could imagine before leaving.

And it is about time we strongly encourage people in Italy and overseas to finally document these communities seriously and systematically because, in all honesty, we really know very little about the major phases of Italian history to which Emigration has and continues to give a very important contribution.

We repeat the invitation to our readers to send us their stories and experiences on this and other aspects of being Italian migrants or the children/descendants of Italian migrants to: gianni.pezzano@thedailycases.com  

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