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Cinema & Teatro

Graham Vick, la vera scuola della regia contemporanea

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Tempo di lettura: 4 minuti

“You do not need to be educated to be touched, to be moved and excited by opera” 

“Non è necessario essere istruiti per essere toccati, commossi ed emozionati dall’Opera” 

Graham Vick, regista teatrale e in particolare operistico, gloria britannica e italiana ci ha lasciato  a Londra, il 17 luglio di quest’anno.  

Nato nel 1953 a Birkenhead, vicino Liverpool città dei Beatles, da poco nominato baronetto come i Beatles, Vick aveva studiato al Royal Northern College of music di Manchester. Il suo primo spettacolo d’urto era stato West Side Story portato in un mulino abbandonato, con 300 giovani disoccupati in scena. Per lui infatti il teatro era atto politico, azione sociale, forza viscerale, di cambiamento, di lotta: un’idea concretizzata nella creazione della Birmingham Opera Company, che da oltre tre decenni coinvolge la comunità cittadina nelle sue attività sopra e fuori dal palcoscenico.  

Un mito della regia teatrale, conosciuto e apprezzato da chi ne condivideva la grande fantasia impegnata socialmente e anche da chi questo modo di fare teatro non condivideva: il campo neutro del comune consenso era quello della sua grande professionalità e padronanza di tutti gli elementi operativi dello spettacolo operistico, che vuol dire quasi pan-artistico.  

L’Italia era la sua terra di adozione: oltre 70 Prime al suo attivo, di casa in tutti i maggiori teatri, ad aspettare sempre le sue trovate geniali. Il più affettuoso commiato lo si può vedere soprattutto in quattro teatri: al Comunale di Bologna, con la sua amata Bohème, rimessa in scena dopo il 2019; al Festival Rossini di Pesaro, che gli ha dedicato la stagione 2021, e al Teatro Regio di Parma, cui ha donato, incompiuto, il suo ultimo lavoro, “Un ballo in maschera” del cigno di Busseto, completato (e forse più…) da Jacopo Spirei; all’Arena di Verona, che gli ha dedicato il Requiem di Verdi. 

È Parma che tra tutti gli ha mostrato il maggiore affetto, anche con un intimo convegno il 25 settembre 2021, un mese e pochi giorni dopo la sua morte. Il convegno ha visto riuniti, davanti a un pubblico molto concentrato sull’evento, alcune delle persone che più avevano condiviso la sua storia umana e artistica di Vick che, come è intuibile con tanto artista, si confondevano una con l’altra. Ed ecco allora Ron Howell, coreografo e suo compagno per una vita, dal carattere allegro che così esorcizza il gravissimo lutto per quella persona cara e simpatica, “…un vero genio” dice, una persona che pensava in modo assolutamente originale, capace di cambiare le prospettive. Si percepisce la sua partecipazione sentimentale, e anche l’impressione non svanita malgrado ormai si siano interposte diverse settimane al loro definitivo addio su questa terra. 

Tra i vari relatori selezionati mi piace citare Jonathan Groves, il suo agente-manager, l’altro uomo più importante della sua vita, che fu vicino a lui negli ultimi momenti, quando, dopo il ritorno a Londra da una vacanza a Creta, consumata da Graham col caro Howell, il covid lo attaccò brutalmente fino all’epilogo. Poi, colui cui più che a tutti si deve la Rossini Renaissance, il capostipite della stirpe Mariotti, Gianfranco creatore del Rossini Opera Festival (padre del già grande direttore d’orchestra Michele, e di Giacomo, colonna portante del ROF) del quale è ancor’oggi Presidente Onorario, dopo 36 anni al timone: ricorda, Mariotti, un grande, quasi antico Moises et Pharaon, ove le strabilianti soluzioni scenografiche comportarono la revisione dell’intero contenitore, un palazzetto dello sport; oppure la Semiramide del 2018, vera perla di quella stagione. 

Lo stesso entusiasmo per la grande qualità registica-ampia di Graham Vick manifesta anche Anna Maria Meo, Direttrice del Regio di Parma, che con lui fece un’operazione molto arrischiata, per l’innovatività della soluzione, con lo Stiffelio di Verdi nel bellissimo contenitore del Teatro Farnese: nello spazio della platea, il pubblico si muoveva tra piani sopraelevati mobili, sopra i quali si svolgeva la scena, mentre, intorno, le gradinate erano coperte da drappi con scritte inneggianti alle diverse libertà di congiunzione e sentimenti, in particolare, ma non unicamente, di tipo non tradizionale. Fu uno shock, certamente per la gran parte del pubblico, ma lo spettacolo ebbe grande successo per la colossale innovatività complessiva. 

Ricordando Stiffelio, Semiramide, Bohème, Un ballo in maschera, devo dire che la sua attenzione al pubblico, a farsi capire, a interessare, a cercare di portare il discorso vicino alle menti che lo fruiscono, ai loro tempi e valori, riesce quasi sempre, e non è di poco conto il segno lasciato sul teatro d’opera. Anche se alcune direzioni artistiche hanno saputo mettere briglie alla sua fantasia concreta, alla sua vis realizzativa, come ad esempio il Teatro Massimo di Palermo con l’idea vickiana del Parsifal di Wagner in lingua italiana, forse il risultato che attendeva Vick è poi venuto ugualmente: spingere per la vicinanza al pubblico, che fu il suo vero amore, di questo essere la cui natura arrivava a confondersi con la sua opera. Questo è proprio il senso del suo contributo immateriale, che aleggerà a lungo ancora nei teatri che l’hanno conosciuto, come un fantasma benevolo, saldamente ancorato a quelle mura.  

Lo spirito di Graham Vick, il suo fantasma, è ormai entrato nelle nostre fascinazioni teatrali, e tanti vi fanno consapevole o inconsapevole riferimento, ma pochi hanno la sua classe nella via del contemporaneo. Il suo viso, la sua voce ci mostrano una mente vergine a modo suo, pulita e limpida, pronta al dialogo con tutti coloro che potevano aumentare il tasso artistico dell’opera. E il motivo è che Vick era più volte eccellente: eccellente nella professionalità opportuna per far muovere l’intera macchina teatrale; eccellente nell’interpretare il momento attuale in modo esteso e cosmopolita; eccellente nei sentimenti di amicizia e affetto; eccellente nell’intendere il prodotto teatrale come ciclo di evoluzione e mai statico, e dunque non più filologico, ma non per piacere di scandalo, bensì per spirito di servizio; eccellente nella originalità. 

Ci aspettiamo molto dai suoi successori come Jacopo Spirei, che ha raccolto il suo estremo testimone, nella ultima concezione di Graham Vick per il Festival Verdi 2021, ma anche dopo ben vent’anni di collaborazione.