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Gli Italiani in Australia

By 21 Agosto 2020 No Comments

Quel modo di fare che ci ha portato ad essere amati in ogni angolo del pianeta

di Giuseppe Cossari e Paolo Buralli (CTIM Australia)

Durante la Seconda guerra mondiale, l’Italia giocava più massicciamente in quella parte del mondo a noi più vicina, il Continente Africano, i nostri soldati alleati dei tedeschi partirono per quelle terre calde e quei deserti dove si fecero onore molti dei nostri reparti militari ma anche dove, in migliaia, persero la vita.

Gli inglesi che erano i nostri principali avversari su quel fronte, il fronte Africano, erano determinati ed agguerriti e soprattutto spietati con i prigionieri che catturavano man mano che conquistavano terreno; dai diari di guerra rinvenuti dopo la fine del conflitto bellico, si trovano racconti che narrano della durezza inglese nei confronti dei nostri soldati Italiani, lasciati a bollire sotto il sole con pochissima acqua e quasi nulla da mangiare. Ci sono racconti che narrano di campi i cui i confini invalicabili, per i prigionieri, erano delineati con la farina che, puntualmente veniva rubata di notte dai nostri connazionali utilizzando solo le mani, visto che non possedevano nessun contenitore o strumenti di lavoro, per poi farci un po’ di pane per sfamarsi.


Gli Inglesi ad un certo punto decisero che questi prigionieri fossero più utili come lavoranti in quella terra lontana, l’Australia, Nazione dalle terre sconfinate e poco abitate, ancora priva di molte delle strutture necessarie, strade, ferrovie, abitazioni ect.. Ma soprattutto mancava la manodopera negli immensi campi di coltivazione d’ogni genere ed allevamento, perché i forti giovani Australiani erano partiti per il fronte lasciando le loro famiglie e le loro terre ai genitori che faticavano a portare avanti quei lavori di campagna che, una volta senza strumenti tecnologici si dovevano portare avanti con la forza delle braccia.

Per questo gli Australiani al fronte, vennero rimpiazzati dai prigionieri di guerra tra cui quelli Italiani che venivano assegnati alle famiglie di coltivatori che li utilizzavano come manodopera e forza lavoro ed a dir la verità, da quei diari emerge anche la “contentezza” di quei giovanotti che arrivati nella lontana terra grazie al loro lavoro, riuscivano a mettere insieme colazione, pranzo e cena, non dovendo più patire la fame, tant’è che lavoravano sodo e si facevano voler bene dai proprietari.

Questa lunga prigionia in Australia, che poi era diventata più una convivenza con famiglie Australiane terminò quando, dopo la prima bomba atomica su Hiroshima, fu dichiarato in tutto il mondo la fine delle ostilità e la totale resa dei Nazisti. I nostri Connazionali quindi, furono liberi di tornare a casa e i diari di guerra dei soldati prigionieri ci rivelano, che dopo essere tornati in Italia gli stessi agricoltori e le stesse famiglie che avevano in cura i prigionieri, furono gli stessi che sponsorizzarono il viaggio di ritorno degli ex-prigionieri ma, questa volta, come amici e operai cui era data la possibilità di vivere in quella terra, l’Australia, che era precedentemente stata la loro terra di prigionia.

Sempre i diari, raccontano di amicizie formatesi in quegli anni che divennero persino storie a lieto fini, famiglie che avevano perso il figlio in guerra che alla morte lasciarono tutti i loro beni proprio a quei ragazzi Italiani, ormai adulti, che avevano dopo la fine della guerra adottato come figli. Italiani che hanno ereditato terre e allevamenti che in seguito sono diventati grandi imprenditori agricoli in Australia o che hanno aperto aziende nel settore immobiliare e delle costruzioni, si narra che Melbourne è stata costruita dagli Italiani e forse, proprio questo duro lavoro da immigrati e quest’Italianità, oggi chiamata Made in Italy, che ci fa voler bene in tutto il mondo, la dobbiamo ai nostri emigrati che si sono fatti accettare ed amare per i loro comportamenti gentili e allegri, per il loro duro lavoro e per aver fatto conoscere al mondo quella cultura, quella italiana, che è ricca di storia tradizione, buon cibo e tanta allegria.


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