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Attualità

Giustiniano La Vecchia e Hubrains, il contenitore di menti che fa scoprire ai giovani il loro scopo

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Giustiniano La Vecchia Hubrains
Tempo di lettura: 8 minuti

Giustiniano La Vecchia racconta la nascita di Hubrains, l’associazione nata per aiutare i giovani tra i 14 e i 22 anni a capire il loro scopo e a favorire la creazione di startup innovative.

La passione, che arde e ci spinge a scegliere una strada invece di un’altra e ci fa alzare al mattino con il desiderio di percorrerla; potremmo chiamarla scopo. Ognuno porta dentro di sé questa fiammella: c’è chi la conosce bene sin dall’adolescenza e chi, ancora, non sa di possederla, ma è dentro di sé in attesa di essere alimentata e liberata. Chi crede fermamente in questo potenziale inespresso, insito soprattutto nelle future generazioni, è Giustiniano La Vecchia. Innovatore, speaker, inspiring people e autore dei libri La vita è una startup, La felicità è un viaggio e anche un’anima inquieta e curiosa, che ama vivere di creatività, nuove idee e stringere alleanze con i giovani. Da questo desiderio dirompente nasce nel 2021, all’inizio della pandemia, Hubrains. Un’associazione apartitica e senza scopo di lucro, che sostiene gratuitamente i giovani creativi e appassionati di tutta Italia tra i 14 e i 22 anni, con delle attività per mettere in moto l’energia, capire il loro scopo nella vita e favorire la creazione di startup innovative

Un percorso di crescita, che avviene sotto la guida dei Nomadi Creativi, mentori giovani che aiutano i ragazzi e le ragazze a trovare il loro scopo e degli Ispiratori del futuro. Guru adulti che, grazie al loro esempio, alla disponibilità e all’ascolto liberano il talento dei ragazzi, un fattore prezioso per le aziende, le organizzazioni e le comunità che vogliono migliorare e creare innovazione sociale e crescita culturale. Il progetto, alla continua ricerca di Ispiratori, aziende e regioni d’Italia con visioni dirompenti ha in cantiere, dopo Trento, Trieste e Torino, l’apertura di nuovi hub di Nomadi Creativi in giro per l’Italia e all’interno di quelle aziende, che credono nella connessione con le nuove generazioni. 

Giustiniano ci ha parlato della nascita di questa associazione che dona una «sana inquietudine» ai ragazzi; del sogno di far nascere un hub in Sicilia lanciando anche un appello alle regioni e città, che vogliono diventare sede di un grande evento mai visto, la cui parola d’ordine sarà GIOVANI. 

 Che adolescente eri? 

«Ho avuto la fortuna di avere un padre folle. Un normalissimo autista di pullman, però inquieto come me ed eterno ragazzino; lui mi ha trasmesso positività. Andavo a scuola con scarsi risultati, perché dovevo suonare la batteria e giocare a calcio. Ero interessato a tantissime cose e ho avuto la fortuna di avere dei genitori, che mi dicevano di fare quello che volevo l’importante che fosse una cosa per volta e fatta bene». 

 Facilitatore, trainer oltreché autore e speaker. Quando hai scoperto i tuoi talenti? 

«Credo che la scoperta del talento di ognuno, sia una naturale conseguenza dell’alimentare una sana inquietudine, che non è una malattia, ma un desiderio di ricerca e di andare oltre ciò che è tramandato dalla tribù. Questa continua ricerca e desiderio di scoperta mi hanno fatto innamorare di quello che mi appassiona; che si sia trasformato in un talento, non lo so, ma è la passione che alimenta le cose che faccio».   

Come nasce Hubrains? 

«Da un’idea avuta durante un convegno nel 2007, dove parlavo di talenti. All’evento c’era un amministratore delegato e un direttore del personale di due grandi aziende e rimasi stupito dai loro discorsi, dove non veniva mai citata la parola “giovani”. In quell’occasione, si è avvicinato un ragazzo dicendomi: “Spero che quello che ha detto possa metterlo in pratica in futuro, perché abbiamo bisogno di avere spazio”.

Dopo tanti anni e un’esperienza all’estero seguendo delle startup, ho avuto la conferma di quanto i giovani fossero e sono una linfa importante per la crescita. Così, all’inizio del Covid chiacchierando con alcuni amici, ho pensato che era arrivato il momento di lanciare Hubrains. Ci auguriamo che questa associazione, che ha l’obiettivo di aiutare i ragazzi ad avere il loro scopo per cui vale la pena di alzarsi al mattino e agire, diventi una fondazione. Li sosteniamo dicendogli che gli errori e i fallimenti fanno parte della crescita di ognuno di noi e da lì si costruisce la consapevolezza».  

 

Giustiniano La Vecchia e Hubrains: un contenitore di menti per il talento 

 Perché proprio il nome Hubrains? 

«Hubrains è il contenitore di menti. Tutta la storia dell’uomo e dell’umanità passa attraverso menti di giovani che hanno fatto la differenza: Leopardi ha scritto l’Infinito a 26 anni, Einstein la teoria della relatività a 21, John Keats morto a 27 anni ha scritto una delle poesie più belle “Le stagioni dell’uomo”, che tutti i giovani e non solo dovrebbero leggere. L’energia che hanno queste generazioni va liberata, per questo il nome hub di cervelli e di talenti dove c’è bisogno di contaminazione». 

Quali sono i valori essenziali dell’associazione? 

«L’etica, il rispetto, l’unicità (invece della diversità) di ogni singolo umano. Non mi piace parlare di diversità, perché insieme alla parola leadership e resilienza penso siano le tre parole più abusate di questo periodo. Al posto di leadership parlerei di ispiratori e al posto di resilienza, della capacità di costruire consapevolezza.

Il nucleo centrale dell’associazione è quello di tornare a utilizzare i grandi doni che l’universo ci fa quando nasciamo, sostanzialmente tre: la clessidra che ci ricorda che non abbiamo un tempo infinito; la bussola per ricordarci che ognuno di noi deve fare il suo viaggio e che ognuno deve scrivere la colonna sonora della propria esistenza. Nessuno può morire senza aver ascoltato la colonna sonora della propria esistenza fatta di quelle note che ognuno di noi mette, cioè le esperienze. Tutto questo lo possiamo mettere in atto con la creatività che, a differenza della conoscenza, non ha limiti perché regge sull’immaginazione». 

 Cosa rappresenta per te il talento? 

«È creatività e conoscenza, unite alla capacità e alla passione». 

 Hubrains aiuta i giovani a trovare il loro scopo. In che modo li aiutate e secondo quali criteri selezionate i ragazzi? 

«Abbiamo due tipi di percorso: Disruptive Entrepreneurs, sei mesi durante i quali imprenditori dirompenti coinvolgono i ragazzi che hanno delle idee di future imprese legate all’innovazione sociale (prodotti e servizi che migliorano la qualità della vita delle persone e dell’ambiente) e alla crescita culturale. Li aiutiamo a capire cosa vuol dire costruire un’impresa, come selezionare il team e tutti quegli aspetti fondamentali per la riuscita di un’organizzazione.  

Disruptive talent, è invece un percorso di 4 mesi legato allo sviluppo dell’intelligenza emotiva, sociale e collettiva e allo sviluppo delle soft skill. Entrambi i percorsi sono totalmente gratuiti e finanziati dai nostri sostenitori. I ragazzi sono selezionati in base al desiderio reale che hanno di partecipare, alla passione, all’intelligenza emotiva e alla voglia di mettersi in discussione e fare davvero qualcosa per la comunità e sé stessi».   

Giustiniano La Vecchia parla di Hubrains: tra coraggio e passione da alimentare

Giustiniano La Vecchia e i ragazzi di Hubrains

Giustiniano La Vecchia e i ragazzi di Hubrains

 C’è la storia di un giovane o startup dall’alto potenziale, che è riuscita a esprimersi grazie a Hubrains e ricordi con soddisfazione? 

«Ci sono tante startup dalle idee pazzesche, che stanno sviluppando i ragazzi. Una si occupa di prevenzione, un’altra che chiamiamo “La Stanza della conoscenza” aiuta i ragazzi e le ragazze in difficoltà con la scuola e un’altra in ambito biomedicale di servizio alla terza età. Ci sono tantissime idee e tutte devono avere un impatto dal punto di vista sociale e di crescita culturale». 

 Nei lavori di squadra con ragazzi e ragazze quali sono le difficoltà maggiori che avete riscontrato? 

«Tre anni fa ho partecipato a un convegno come speaker a Cagliari per raccontare la mia esperienza. Ho parlato per un’ora su diversi temi e mi ha stupito come durante il mio speech nessuno dei circa 200 ragazzi ha fatto phubbing (ossia, guardare il cellulare mentre si parla). Quando ho chiesto il motivo, mi hanno detto “Perché ci hai detto delle cose che vogliamo sentirci dire, fatte di speranza, coraggio e passione”.

Ho capito che non bisogna usare espressioni come: “Io ho fatto questo…”, “Non capite niente”, “Adesso vi spiego come si fa”, “Non avete voglia di fare nulla”. La cosa migliore che si possa fare è credere in loro, ascoltarli e dare, con degli esempi concreti, la possibilità di vedere che ce la possono fare. Ti devi fidare, diventare loro alleato e lavorare con loro; non essere il loro professore». 

 Quanto è importante il coraggio per rompere gli schemi, esprimersi al meglio e innovare? 

«Più che innovare, direi rivoluzionare e per farlo il coraggio è fondamentale. Il coraggio di non aver paura, e questo vale per tutte le persone anche quelle di una certa età che hanno perso il lavoro. I mentori dei ragazzi dei due percorsi e di tutte le attività, sono quelle persone che hanno perso il lavoro ma che hanno ancora tantissime cose da dire. Sono 50-60-70enni meravigliosi con tanta energia e che hanno solo bisogno di trovare di nuovo quella luce e passione che hanno perso. Tutti devono sapere che esiste sempre una seconda possibilità». 

 Cosa consiglieresti a chi desidera reinventarsi? 

«Di non perdere il fuoco della passione, alimentarlo. Viviamo in un paese in cui il fallimento è visto come una tragedia che ti segna per tutta la vita, invece è un livido temporaneo e dai fallimenti si possono imparare tantissime cose. Non bisogna aver paura di prendere in mano la propria vita e ricominciare». 

 E ai giovani che ancora non sanno qual è il loro scopo? 

«Mi viene in mente Michelangelo quando di fronte alla Pietà, disse che l’opera d’arte era già dentro il blocco di marmo e lui lo ha solo liberarto dal superfluo. Il nostro dovere è liberare il talento. Se avete il fuoco dentro, non vi è chiaro cos’è, ma sentite che c’è qualcosa scriveteci. Hubrains è fatta di tutte quelle persone che hanno il desiderio, la voglia e la passione di connettersi in termini di conoscenza e talento». 

La consapevolezza che aiuta a crescere e i progetti futuri

Giustiniano La Vecchia

«Nel tuo viaggio o fase della vita devi distaccarti dall’opinione e dal giudizio degli altri» dichiari a Radio Italia. Secondo te qual è il modo migliore per distaccarsi dall’opinione degli altri ed essere anche consapevole che i giudizi, a volte, possono nuocere al talento? 

«Il giudizio nuoce a prescindere, perché è fatto di esperienze e pensiero di altri. È come se dovessi fare 100 metri alla finale delle Olimpiadi, ma avessi attaccato alla caviglia un peso di 100 chili (il giudizio). Il punto è che c’è un lucchetto, che basterebbe aprire per staccare il peso, solo che nessuno ce lo fa vedere. Noi siamo abituati a pensare che un ragazzo valga in base ai voti dati a scuola e non dalle esperienze che vive.

Una cosa che ho imparato è che noi cambiamo nel momento in cui esprimiamo la nostra consapevolezza fatta di esperienze dirette, fallimenti e successi. Non possiamo più vivere di convinzioni, cioè il sentito dire come: “Si fa così”, “Non ti preoccupare”, “Ci penso io”. Queste sono le nostre convinzioni e non esperienza diretta; la crescita di una comunità passa attraverso la consapevolezza delle persone nelle difficoltà. Quando le convinzioni incontrano la consapevolezza, questa vince sempre». 

 Progetti futuri?  

«Ci auguriamo che in autunno parta la web radio di Hubrains, dove i protagonisti saranno i ragazzi. Ogni due mesi cambieranno i deejay, i ragazzi selezionati, che porteranno il loro palinsesto musicale e le loro idee, fermo restando che ci saranno delle attività che verranno svolte regolarmente. Sarà una radio sia in italiano, che in inglese.

Voglio far nascere in Italia gli hub dei Nomadi Creativi, una sorta dei caffè letterari come quelli dell’Illuminismo, dove giovani e meno giovani si incontrano per far circolare idee ed energia. Stiamo progettando anche un hub a Berlino, grazie a dei ragazzi italiani che ci hanno scritto per sapere come farne nascere uno in quella realtà in fermento. Mi piacerebbe che ci fossero delle aziende che potessero creare questi hub dentro la loro azienda e una volta ogni due settimane ospitare persone per ragionare sui temi del presente e del futuro. Sono certo che con un po’ di sforzo, coraggio e sana inquietudine avremo altri hub un po’ dappertutto.

Speriamo che anche in Sicilia in città come Catania o Siracusa possa nascerne presto uno; sono stato a Marsala per incontrare un professore di ginnasio dirompente, un nomade creativo, che vorrebbe creare un hub lì. Tutti questi hub saranno, poi, propedeutici all’iniziativa che si terrà alla fine del 2023: tre giorni con un grande bazar di idee, dove ragazzi italiani e di tutto il mondo condivideranno talento, creatività ed energia. Stiamo scegliendo la città e la regione che ha una visione dirompente e che ci diano una mano a mettere in atto questa idea. Così come l’abbiamo pensata, non ne esistono al mondo. Immaginate un bazar come quelli della Turchia o di Istanbul, ma di giovani e non solo!».  

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